Istituto Magistrale Statale “Edmondo De Amicis”
C.so Brunet, 12 – Cuneo
La solitudine nel non amore
“Cioccolato & sangue”
Rosanna Donini, 3 segmento B, Polis
Introduzione
“Lentamente muore chi non ama”, recitava Martha Medeiros, ma non amare, o meglio non riuscire ad amare, è la conseguenza di sofferenze, traumi e carenze che hanno radici ben più profonde.
Ho scelto di affrontare questo tema della solitudine nel non amore, in quanto ritengo che ognuno di noi può provare ad indagare nella propria vita e attraverso una sottile auto-analisi, arrivare a conoscere il “luogo altro” del nostro malessere interiore. Pur essendo consapevole che affrontare questa indagine introspettiva non è alla portata di tutti, ho constatato che la Musica, la Poesia così come le Abitudini hanno salvato molte vite dall'orlo del suicidio.
Anche se oggi è diventata naturale e spesso conveniente l'affermazione ”Io non credo nell'Amore” è tuttavia, a mio parere, una negazione alla vita.
Inoltre, io sostengo sia più corretto affermare “Io credo nel non amore”.
L'Amore esiste e non ha contrario quand'è reale e incondizionato, esso è forse l'unico pensiero, sentimento, che non mi ha mai fatta cadere in contraddizione e sul quale mi soffermo spesso a pensare, giungendo alla fine a constatarne l'esistenza.
Ogni individuo nasce da un atto d'Amore, anche quando non voluto, anche quando nato, è triste affermarlo, a scapito di una violenza subita, il nascituro è di per sé un atto d'Amore, giacché al suo ingresso nel mondo è una creatura pura e vergine e inconsapevole del male.
Mahatma Gandhi
Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere
“Non mi ama nessuno...”, “Era la persona sbagliata...”, spesso frasi come queste affiorano dalle nostre labbra, ecco che allora riemerge una vecchia ferita, mai sanata, è l'impronta di un'antica mancanza di affetto, il residuo di un bisogno d'amore rimasto inappagato, magari vissuto nell'infanzia e che si è radicato in noi condizionando ed influenzando tutte le nostre relazioni affettive.
Ecco perché ritengo sia necessaria l'autoanalisi per identificare questa originaria mancanza d'amore al fine di diventare finalmente per noi stessi, quella madre e quel padre amorosi che sono mancati quando c'era bisogno.
Padre e madre di me stesso, maestro di me stesso, mi ripeto da tempo.. e riuscendo in questa impresa, sono certa, possiamo liberarci dalle sofferenze amorose.
La carenza d'amore si cela dietro molte maschere, è una verità che vale anche per chi, al contrario, è stato amato troppo o nel modo sbagliato.
All'origine di una persona depressa c'è sempre la precoce esperienza di un amore sbagliato o negato, di conseguenza nasce l'incapacità di rinunciare a ciò che era stato negato.
Lo sviluppo affettivo
L'evoluzione della personalità è fondamentale e si forma attraverso lo sviluppo affettivo e, mediante la metodologia psicoanalitica, si ha una più chiara concezione sulla natura di fondo dell'uomo.
L'uomo è un essere conflittuale nel quale pulsioni, desideri si scontrano con le esigenze esterne e materiali e sociali e queste ultime trasformatesi in esigenze interiorizzate (Langer1973). Quindi l'uomo è un essere frustrato e angosciato e per sopravvivere elabora meccanismi di difesa i quali costituiscono sia la patologia che la maturità e la salute.
Lo sviluppo dei meccanismi di difesa, della socializzazione e della razionalità è un processo complicato che dura tutta la vita e che dipende sia dalle esperienze che ciascuno fa ma anche da come ciascuno è in grado di elaborarle.
Tutto ciò dipende a sua volta dal livello di maturazione psico-biologica a cui segue una sequenza prefissata di fasi psico-sessuali secondo il principio (Erikson 1959).
epigenetico
L'energia di base è stata definita libido, e l'argomento rivoluzionario della psicanalisi fu proprio la scoperta, ad opera dello psicoanalista Sigmund Freud, che molti dei nostri comportamenti comuni sono in realtà dettati da impulsi di origine sessuale. Considerato il fatto che dal punto di vista "siamo infanzia", psichico l'eredità della nostra Freud cominciò dall'analisi delle pulsioni infantili per arrivare alla conclusione che esse sono dettate da istinti sessuali non censurati. Fu un annuncio scioccante, un'ipotesi di lavoro che costò parecchio a Freud in termini di successo accademico: Freud considerava la sessualità infantile ovvero un individuo perversa e polimorfa, che, data la mancanza di una censura morale consolidata, esplorava ogni via del piacere corporeo (la libido) senza sensi di colpa.
Nelle tradizioni religiose ritroviamo dei detti che evocano profonde conoscenze psicologiche. Uno di questi è "I peccati dei genitori ricadranno sui figli". Sappiamo che a livello somatico con la trasmissione genetica si ereditano anche malattie, e che gli errori di vita del genitore peseranno sulla vita del nascituro. Così a livello psicologico gli sbagli educativi, unitamente alla violenza ed all'incomprensione che sovente li caratterizza, vengono ritrasmessi generazione dopo generazione. L'io adulto è contaminato dal genitore e il ragionamento non è libero ma condizionato dai pregiudizi assimilati fin dall'infanzia.
Lo sviluppo affettivo è parte integrante della personalità e passa attraverso lo sviluppo della sessualità fin dall'infanzia. Per l'infante, la figura dominante è la madre, successivamente gli altri componenti della famiglia.
L'Es è un complesso di forze istintive che l'individuo riceve in dotazione dalla specie insieme a tutto il patrimonio genetico originario e la personalità del bambino, inizialmente risulta essere tutta costituita dall'Es. Nell'adulto invece, l'Es costituirà solo una parte essendosi sviluppati nel frattempo l'Io, componente cosciente e razionale ed il Super-io, componente normativa sociale. L'Es è dunque irrazionale.
Nello sviluppo della sessualità di un individuo Freud distingue cinque fasi: la fase orale, quella anale, quella fallica, una fase di latenza e infine la fase genitale.
La fase orale inizia dalla nascita a 18 mesi circa; il bambino esplora il mondo principalmente con la bocca. In questo periodo porta alla bocca gli oggetti per conoscerli e succhia il latte dal seno materno, ovvero la parte del corpo che lo lega al mondo circostante è la bocca. In questa fase il bambino trae piacere dall'incorporare ciò che è buono e dallo sputare ciò che non lo è, sia esso il cibo (importanza del seno materno) che non ha solo una funzione di nutrimento fisico, ma anche erotico-affettivo; c'è un “Seno buono” ed un “Seno cattivo”, un dito, un oggetto. Un vissuto non pienamente soddisfacente in fase orale, comporta “fissazioni” e le abitudini comportamentali successive, possono essere ricondotte ad esso: per esempio il fumare, il mangiarsi le unghie o l'alterazione del comportamento alimentare.
La fase anale inizia a 18 mesi fino ai 3 anni circa ed è la fase in cui il bambino impara a controllare la ritenzione delle feci (l'educazione al vasino). incassa
E' il periodo in cui i primi si e i primi no, ciò che può e ciò che non deve fare. Questo implica secondo Freud il raggiungimento di una prima forma di autonomia psicologica. Il vissuto in fase anale influenza il carattere adulto comportando la tendenza ad essere prodigo o avaro.
La fase fallica, dai 3 ai 5 anni, è una fase cruciale, caratterizzata dalla masturbazione legata all'interesse per il pene in entrambi i sessi, in conseguenza della sua maggiore visibilità. I maschi e le femmine si accorgono della propria differenza sessuale solo dopo il superamento del complesso edipico che caratterizza questa fase.
I maschi temono di perdere ciò che pensano abbia perso anche la femmina (complesso di castrazione), le femmine tendono a sentirsi inferiori ai maschi per ciò che manca a loro e subentra l'invidia del pene. In questa fase si definiscono i ruoli sessuali che si assumeranno da adulti. Subentra il complesso di Edipo: i maschi vogliono sposare la mamma e le femmine il papà, entrambi sopperiscono alla gelosia nei confronti del papà e della mamma assumendo i ruoli dei genitori.
Super-Io:
E' in questa fase che si forma il Super-Io: i ruoli che si obbligano ad assumere portano i bambini a far fronte ai primi imperativi sociali legati alla figura materna e paterna. Freud ipotizza che un'errata comprensione dei rispettivi ruoli assunti in questa fase sia all'origine dell'omosessualità e della delinquenza.
La fase di latenza va dai 6 agli 11 anni: è caratterizzata da un assopimento istintuale, le pulsioni lipidiche vengono in parte rimosse in parte sublimate: i bambini se superano serenamente la fase fallica passano a questa fase con la consapevolezza della diversità dei sessi e si concentrano sull'apprendimento dei comportamenti sociali, trascurando momentaneamente quelli di natura sessuale.
Freud ( ), scrive “L'epoca di latenza e’ un fenomeno fisiologico”.La maturazione psicologica e fisica legata alla pubertà rappresenta il passaggio alla fase genitale, caratterizzata dalla ricomparsa degli impulsi sessuali rimossi nella fase precedente.
In questa fase tutte le pulsioni precedenti (orale, anale, fallica) si uniscono, ma non piu’ per soddisfacimento in autoerotismo come nella fase fallica o come ricerca del piacere, bensì per la ricerca di un oggetto che conduce lentamente alla sessualità adulta.
Secondo questa teoria se un individuo ha superato tutte le fasi sarà in grado di avere una vita psicosessuale equilibrata, nel caso contrario, se ci saranno stati traumi e la persona si sarà fissata ad uno stadio, saranno presenti disturbi e difficoltà non solo nell'ambito sessuale ma anche affettivo, fisico, emotivo, intellettivo e psichico.
L'espressione che uso di “non amore”, vuole indicare tutti i gradi di carente amore parentale.
La carenza di amore produce la mancanza di amore per se stesso e di fiducia primaria sotto diverse sfumature e la sventura di un insufficiente amore parentale non può essere eliminata. Tuttavia la considero in stretta connessione con l'esperienza di una carenza esistenziale propria dell'essere umano, ovvero la mancanza di sicurezza in questo mondo.
Solo attraverso una giusta, o meglio direi sana rielaborazione, dei traumi e carenze subiti l'essere umano può, eventualmente ricorrendo alla psicoterapia laddove da solo non ne venisse a capo, liberarsi dalla solitudine nel non amore. Il metodo della Maieutica usato da Socrate per i suoi allievi, l'arte di “tirar fuori” pensieri assolutamente personali, era un metodo paragonabile ai giorni nostri con la psicoterapia.
E a proposito di esistenza, l'esistenzialismo del filosofo tedesco Heidegger, ci propone la sua teoria sull'essere, ed è una via che se sappiamo cogliere, può aiutare l'individuo a concepire se stesso grazie all'“essere per la morte”; ovviamente per giungere alla consapevolezza della nostra finitezza.
Martin Heidegger, Messkirk, 26/09/1899- Messkirk26/09/1976
Martin Heidegger
Il filosofo Heidegger, quando, nel 1927 pubblica la sua opera principale “essere e tempo”, espone e si pone il problema dell'esistenza offrendoci, attraverso il suo pensiero, le modalità di accesso per vivere una vita autentica. Nell'opera, attraverso la sua riflessione intellettuale, la fenomenologia assume una svolta ermeneutico-linguistica; noi siamo al mondo sempre come interpreti e il linguaggio è la dimora dell'essere, pensatori e poeti sono i guardiani di tale dimora.
La riflessione intellettuale di Heidegger si basa principalmente sull'esistenza, l'uomo è “stretto” nel suo concetto di essere che ha ereditato, e qui affronta la sua ricerca rinunciando però alla risposta ontologica.
Il primo problema è ovviamente quello di determinare quale possa essere l'ente che deve essere interrogato, allora la filosofia dovrà in primo luogo essere un'analisi dell'esistenza, che sarà la strada preliminare da percorrere per poi fondare l'ontologia, cioè la scoperta del senso dell'essere.
“Dasein”
L'esistenza è esser-ci cioè come poter-essere. in
L'uomo viene gettato nel mondo e si rivela come un essere nel mondo, “der welt sein”, ovvero un essere per le cose e che si prende cura di esse.
L'essere nel mondo non è mai un soggetto puro perché non è mai uno spettatore disinteressato delle cose e dei significati.
“Mit-sein”
Inoltre l'essere è un con-essere, cioè che ha cura degli altri e l'Esserci si caratterizza come situazione emotiva e di comprensione.
L'essere con gli altri significa preoccuparsi per gli altri e ciò può avvenire in modo autentico, aiutando l'altro a trovare la sua libertà.
L'esistenza inautentica, al contrario, è la continua ricerca del nuovo, l'uomo basa la sua vita sul piano degli enti e dell'oggettività, la sua è un'esistenza anonima, cadendo infine nella chiacchera e nella curiosità. Da qui la deiezione: nel momento in cui siamo gettati veniamo automaticamente consegnati alla mentalità del SI.
Questa sua “gettatezza” gli crea angoscia ma c'è libertà di operare, l'uomo può scegliere, forgia e progetta la sua esistenza, quindi egli ha la possibilità di vivere una vita autentica o inautentica.
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