Direttore: Mattia Esposito
Lunedì 4 Luglio 2011 - Numero Unico
Dall’antica Roma alle dittature del ’900: il connubio imprescindibile tra potere e mass media
Prima pagina
I primi manifesti pubblicitari
Fra tutti i mezzi di cui si avvale la tecnica pubblicitaria
The medium is the message per comunicare i propri “messaggi” ce n’è uno in
particolare che merita la nostra attenzione per
l’interesse della sua storia e la qualità dei suoi risultati:
è il manifesto murale, un genere che conosciamo tutti
perché è diventato ormai da tempo un elemento tipico
Viaggio interdisciplinare alla scoperta dei mass media
Il ping-pong del paesaggio urbano.
Il vero e proprio manifesto come lo concepiamo oggi
mediatico tra scienze, cultura e società. comparve nell’età romantica, cioè nell’Ottocento,
come conseguenza allo sviluppo del commercio e delle
comunicazioni in seguito alla rivoluzione industriale. I
primissimi manifesti al servizio dei prodotti industriali
furono ancora in nero, e costituiti di solo testo.
Editoriale
L’avanguardia nel campo del manifesto a colori fu
invece rappresentata da quella particolare industria che
è il mondo dello spettacolo, nelle sue varie forme. E
non è un caso se i primi manifesti di questo tipo furono
realizzati proprio a Parigi; una città ricca di teatri, di
ritrovi e cabarets. Parigi era inoltre anche la capitale di
tutti i movimenti pittorici dell’Ottocento, e dunque
l’ambiente ideale perché quello era stato fino allora un
semplice strumento di comunicazione si tramutasse in
un genere particolare di arte applicata, cioè di pittura al
servizio della pubblicità. Fu Toulouse-Lautrec in
particolare a conferire a questo genere pittorico una
patente di nobiltà trasferendo nei suoi manifesti i
personaggi, lo stile, l’atmosfera dei suoi quadri. Verso
il 1890 nacque un vero e proprio ‘movimento del
manifesto’. Dalla Francia si diffuse in Europa e negli
Stati Uniti parallelamente agli altri movimenti artistici
e allo sviluppo industriale e commerciale. Il linguaggio
dei primi cartellonisti è liberty, e le immagini sono
ancora allegoriche (per esaltare l’industria spesso si fa
ricorso alla mitologia). Negli anni Venti e Trenta
avviene la trasformazione tecnica nell’esecuzione e
nella stampa del manifesto, che influenzerà
inevitabilmente anche l’aspetto estetico dei lavori. Si
abbandonano la litografia e la cromolitografia e si
passa alla fotomeccanica, in cui anche i colori pieni
vengono ottenuti con la sovrapposizione di più retini.
Nel secondo dopoguerra i “cartellonisti” si fanno più
attenti agli indirizzi tecnologici del disegno industriale,
e le nuove tecnologie aumenteranno le possibilità
espressive. Ma il concetto che sta alla base di ogni
manifesto pubblicitario, che si era formato agli inizi del
XX secolo, rimane immutato. La lettura deve essere
immediata, passeggera, sintetica, dal forte potere
seduttivo. È uno “schizzo” che nasconde un lungo
discorso, a detta di molti “uno scandalo ottico”. Nel
1914 lo scoppio del primo conflitto mondiale impresse
una brusca svolta allo stile cartellonistico. Gran parte
della propaganda del governo e della campagna per
l’arruolamento volontario o per le sottoscrizioni di
guerra passò per manifesti murali, caratterizzati da
composizioni semplici e di immediata leggibilità, oltre
che da messaggi schietti e diretti. I manifesti degli anni
Venti e Trenta riflettono le molteplici influenze
artistiche dell’epoca: futurismo, cubismo, surrealismo,
dadaismo, Art Déco. In questo periodo si affermò
anche l’uso di stampare manifesti per il cinema e la
progettazione grafica di manifesti cominciò a essere
riconosciuta come genere artisticamente autonomo. Gli
artisti dadaisti attivi a Berlino sperimentarono anche
l’uso del fotomontaggio. La diffusione della pubblicità
televisiva e radiofonica, e la pubblicazione di immagini
Invasione mediatica
L’invasione mediatica trascina con sé un congruo
numero di pro e di contro. Le notizie che ci arrivano, in
molti casi, sono tanto immediate quanto distorte o
fasulle. Pasolini identificava la televisione come
l’origine dell’alterazione dei rapporti umani, la base di
una società consumistica che aveva snaturato i rapporti
sociali, rendendoli unicamente rapporti d’interesse. La
visione dello scrittore bolognese può sembrare per certi
versi eccessivamente denigratoria, ma senza dubbio i
mass media vanno usati ponderatamente, devono essere
funzionali e congeniali ai bisogni della società, e non
viceversa. Analogamente, la loro deve essere una
campagna di informazione libera da ogni tipo di
vincolo.
Il seguente “viaggio interdisciplinare” è volto all’analisi
dello stretto e costante connubio tra mass media, dalle
forme primordiali alle più evolute, e società. Il ricorso al
“giornale”, e quindi l’intero percorso, parte con una
citazione del linguista americano Marshall McLuhan,
“The medium is the message”, e spinge a una profonda
riflessione sulla misura in cui i mass media influenzano
e caratterizzano da sempre la società.
Partendo dall’antica Roma, dal cosiddetto “Panem et
circenses” si arriva ai giorni nostri, ai totalitarismi che
hanno condizionato il ’900 (pag. 1) in un excursus
affascinante. In prima pagina, la storia del manifesto
pubblicitario, primo esempio di mass media, fa da
cornice a un approfondimento su “1984” di Orwell,
romanzo che pronostica una dittatura di stampo
mediatico. L’articolo circa le Avanguardie letterarie
(pag. 2) fa da spalla a una riflessione di carattere
filosofico circa la Sociologia. Nelle pagine conclusive,
trattazioni di stampo scientifico spiegano i meccanismi
tecnici che stanno alla base dei mass media. In allegato,
la mappa concettuale con i vari argomenti analizzati in
queste pagine. Beh… Non mi resta che augurarvi una
buona lettura!
Orwell: An influential voice of 20th century
Born in India in 1903, Orwell was the son of a colonial
official. He was educated at Eton where he began to
develop an independent minded personality,
indifference to accepted values, and professed atheism
and socialism. Back in London he spent short periods
living in common lodging houses experimenting
poverty and the relationship between poor people and
institutions. In 1936 Orwell went to Catalonia where
wrote about Spanish civil war. He died in 1945. We can
say that George Orwell is an influential voice of the
20th century. In fact Orwell's life and work were marked
by the unresolved conflict between his middle class
background and education and his emotional
identification with the working class. Besides his most
successful novels express political themes. Orwell
believed that the writer should be independent. Inspired
by Dickens about social themes, he use a realistic
language and he presented a devastating critique of
totalitarianism.
Nineteen Eighty-Four
The novel describes a future England.
The country is ruled by the Party, which the led figure is called Big Brother.
The work is divided into 3 parts: Part one introduces the main character in the context of an oppressive world; Part two describes his love for Julia, and the temporary happiness their relationship brings to both; Part three deals with Winston's imprisonment and torture by the Thought Police, and the final loss of his intellectual integrity. "1984" is considered an anti-utopian novel. In fact it describes future society in a pessimistic way.
Materie e argomenti
- Italiano: il Futurismo;
- Filosofia: il Positivismo (Auguste Comte e le scienze sociali);
- Storia: i totalitarismi;
- Storia dell'arte: i manifesti pubblicitari;
- Letteratura latina: l'età Giulio-Claudia;
- Fisica: i circuiti elettrici;
- Inglese: George Orwell (1984);
- Matematica: l'Auditel (il sistema di campionatura degli ascolti);
- Geografia astronomica: rischio sismico e vulcanico.