Istituto Tecnico Statale “A. De Simoni - M. Quadrio”
Studente Andrea Perego, Classe V – Sezione A - AFM
Risparmio gestito: il perché della recente crescita
Parte prima: l’industria del gestito
1.1 - Premessa: ambito della ricerca, definizioni;
2.1 - Le gestioni collettive: i fondi comuni e le Sicav
2.2 - Le gestioni di portafoglio
3.1 - Dati; statistiche della crescita
Parte seconda: il contesto economico
4.1 - Il contesto economico
4.2 - La grande recessione: la crisi finanziaria e la crisi economica mondiale
4.3 - Il 2014
4.4 - La situazione italiana
4.5 - La speranza della ripresa italiana: elementi positivi per la ripresa
4.5.1 - Il Q.E
4.5.2 - Le riforme
4.5.2.1 - La riforma delle Popolari
4.5.3 - I tassi di cambio; la debolezza dell’Euro
4.5.4 - Il petrolio
Parte terza: la nuova era
5.3 – Le difficoltà a pianificare e gestire il risparmio
5.3.1 - Difficoltà nella scelta dei titoli appropriati
5.3.2 - Difficoltà nella costruzione di un portafoglio efficiente “tanto peggio,
5.3.3 - Difficoltà ad interpretare i segnali di mercato; il detto tanto meglio”.
5.4 - Il ruolo del consulente
5.5 - Gestioni attive e flessibili; un esempio di Multiasset Strategic Allocation e di Absolute Total Return
5.6 - Accessibilità ai prodotti del gestito
Conclusioni
1.1 Premessa: ambito della ricerca; definizioni
Questo lavoro si pone l’obiettivo di analizzare le cause che hanno portato nel corso del corrente anno ad una fortissima accelerazione del risparmio gestito rispetto al risparmio amministrato.
Inizierò pertanto la ricerca descrivendo il risparmio gestito, l’industria che lo propone e i suoi contenuti.
Risparmio gestito
Per risparmio gestito si è voluto intendere l’insieme dei servizi offerti dalle Banche e Società di Gestione del Risparmio (SGR) ai risparmiatori che affidano ad esse i loro risparmi, in forza di un mandato, ossia le “Gestioni Patrimoniali”, oppure sottoscrivono quote di risparmio collettivo attraverso i “Fondi Comuni”. Accanto a queste due forme di investimento vi è la gestione del risparmio attraverso le polizze assicurative, le cosiddette “Polizze Ramo Vita” ed infine, sempre di natura assicurativa, i “Fondi Pensione”.
Contrapposto al gestito ricomprenderò qualunque forma di risparmio amministrato, i cosiddetti “Depositi a custodia e amministrazione” anche nel caso, peraltro frequente, in cui il grado di fidelizzazione raggiunto dalla banca, ed in particolare il rapporto confidenziale con l’operatore titoli della stessa, siano così elevati che di fatto la scelta dei titoli su cui investire possa considerarsi riferibile più alla Banca piuttosto che al Cliente. Mancando tuttavia un regolare mandato, quello appunto sul quale si basano le gestioni, tale raccolta dovrà ricadere nell’ambito dell’ “Amministrato” piuttosto che nel “Gestito”, come altrettanto qualunque altra forma di risparmio basato su di un contratto deposito titoli in amministrazione movimentato dal cliente.
Ad ulteriore precisazione di questa distinzione riporto il caso di intervento di un operatore Private, ossia un operatore professionale, spesso un promotore finanziario, bancario o appartenente ad una Rete, dedicato a risparmiatori con soglia solitamente non inferiore al milione di euro di raccolta. Ebbene nel caso che tale consulente finanziario proponga delle gestioni patrimoniali o dei fondi comuni attraverso la propria rete, il risparmio ricadrà nel “Gestito”, mentre se si limiterà a supportarlo nella scelta di singoli titoli ritorneremo al caso del “Risparmio Amministrato” a prescindere dal grado di autonomia che il cliente intenda attribuire al consulente nella scelta degli stessi.
Questa precisazione permette di trovare un perfetto allineamento con la terminologia e le quantificazioni adottate da Assogestioni, l’associazione nata nel 1984 del risparmio gestito che oltre le SGR rappresenta anche le banche e le assicurazioni operanti nella gestione individuale o collettiva del risparmio.
Fatte queste premesse, il mio lavoro si pone l’obiettivo di descrivere le cause dell’incremento delle masse del gestito, un fenomeno che per la quantità di flussi e per l’accelerazione recentemente verificatesi si può ormai già ritenere tanto importante quanto irreversibile: importante in quanto tocca in profondità la composizione del risparmio delle famiglie e irreversibile in quanto può essere considerato un fenomeno culturale piuttosto che meramente un momento di opportunità e convenienza economica.
La mia sensazione è che si stia delineando un punto di svolta nella gestione del risparmio, generato da un profondo mutamento delle condizioni essenziali di cui lo stesso si permea: i tassi di interessi prossimi allo zero. Ma prima di entrare nel vivo della ricerca ritengo opportuno descrivere piuttosto brevemente gli strumenti e i prodotti del gestito, per poi quantificarne i flussi.
2.1 Le gestioni collettive: i fondi comuni e le Sicav
Un fondo comune è caratterizzato da un patrimonio autonomo, ossia distinto da quello della società di gestione, che viene gestito in monte e suddiviso in quote.
Col termine “gestito in monte” vi è la principale caratteristica del fondo, ossia quella di poter offrire al risparmiatore il vantaggio di diversificare il proprio investimento. Il gestore infatti, nell’ambito del mandato ricevuto e coerentemente con le politiche di investimento dichiarate dallo stesso, acquista per i partecipanti del fondo dei titoli che entrano nel patrimonio e sono a loro riferibili attraverso un numero di quote. Ciò consente al risparmiatore di diversificare gli investimenti anziché dover acquistare direttamente singoli titoli e pertanto, attraverso il fondo, può ridurre il rischio dell’investimento. Il risparmiatore difficilmente è in grado di poter operare efficientemente sui mercati azionari e obbligazionari ove è necessario un grado di competenza elevata e un ammontare minimo di investimento tale da rendere economicamente fattibile l’investimento. Il fondo, che raccoglie molteplici rivoli di risparmi di importo tanto modesti quanto elevati, assolve pertanto queste funzioni.
Dal 21 giugno 1984, quando con Gestiras del gruppo Allianz nasce in Italia il primo fondo comune, nel corso di questo trentennio i fondi hanno raggiunto una quota di raccolta che oltrepassa i 700 miliardi di euro.
I fondi comuni possono essere suddivisi in varie categorie; la prima importante distinzione è quella basata sul rischio dell’investimento. Possiamo delineare quattro grandi macro categorie:
- Azionari: sono caratterizzate dalla specializzazione del settore e giurisdizione delle società;
- Obbligazionari: classificati in base al rischio di mercato (valuta di denominazione e duration complessiva del portafoglio) e al rischio di credito (rischio emittente);
- Fondi di liquidità: valuta di denominazione, merito di credito dell’emittente e duration del portafoglio, che in questo caso non può superare i 3 mesi; la finalità comune a questa categoria di fondi è infatti l’azzeramento del rischio dei tassi.
- Accanto a queste tre macro categorie vi sono i fondi flessibili per i quali non vi è alcun vincolo sull’asset allocation di base, ossia sulla composizione azionaria, o settoriale oppure valutaria e pertanto nessun benchmark di riferimento può essere a loro attribuito e come pure gli Hedge fund, che sono dei fondi speculativi di tipologia particolare, per taglio minimo (ammontare minimo di sottoscrizione pari a € 500.000 e perché non possono essere oggetto di sollecitazione del pubblico risparmio da parte della rete di vendita). Si prefiggono di offrire dei rendimenti positivi a prescindere dalle condizioni di mercato attraverso operazioni di hedging (copertura finanziaria), short selling (vendite allo scoperto), l’utilizzo di futures e options e di leve finanziarie.
Generalmente adottano un sistema commissionale particolare con commissioni di extra-performance, che possono raggiungere anche il 30%.
Ritornerò a breve su questi importanti aspetti, qui anticipo solo che utilizzando la terminologia adottata da Assogestioni in relazione al rapporto azioni-obbligazioni presente nel fondo possiamo distinguere i fondi Bilanciati Azionari dove le azioni in portafoglio sono comprese tra il 50% e il 90%; nei Bilanciati le azioni vanno dal 30% al 70%, mentre per i Bilanciati Obbligazionari le azioni sono ricomprese in un range che va dal 10% al 50%.
Nei report di Assogestioni che presenterò troveremo distinti i fondi in aperti e chiusi: nei fondi aperti i partecipanti possono richiedere in ogni momento il rimborso delle quote, mentre nei fondi chiusi tale diritto avviene solo a scadenze predeterminate. I fondi aperti rappresentano la prevalenza dei fondi comuni (94,3% al 28/2/2015).
Dobbiamo anche distinguere tra i fondi di diritto italiano armonizzati UE e quelli non armonizzati. Tra questi ultimi, ai quali non vengono applicate le limitazioni imposte dalla legge comunitaria, abbiamo i fondi speculativi e i fondi di fondi, ossia quei fondi che all’interno del loro patrimonio utilizzano vari fondi proposti dalla stessa società di gestione o di altre società, nell’intento di proporre la massima diversificazione degli investimenti.
Un’ulteriore categoria di organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR), accanto ai fondi comuni, è rappresentata dalle SICAV, il cui acronimo sta per società di investimento a capitale variabile, si differenziano dai fondi in quanto il risparmiatore non sottoscrive delle quote di investimento, ma azioni della società. L’investitore è pertanto azionista con diritto di voto. Di fatto questa distinzione, seppur importante dal punto di vista giuridico, può rivestire importanza solo laddove le somme investite sono ingenti e l’investitore vuole assumere un ruolo attivo nelle decisioni strategiche del fondo.
Completano le categorie degli OICR gli Exchange Traded Funds e gli Exchange Traded Commodities.
Exchange traded funds
Gli Exchange traded funds (ETF) sono dei fondi indicizzati, ossia hanno la finalità di replicare il più fedelmente possibile un determinato indice di borsa. Il fatto di replicare “passivamente” un certo mercato azionario o obbligazionario, settoriale o geografico, li contrappone ai fondi comuni dove il gestore pratica una gestione attiva, sovrappesando o sottopesando determinati componenti nell’intento di superare i benchmark di riferimento. Per questa ragione i costi degli ETF sono sensibilmente più bassi dei fondi comuni.
Exchange Traded Commodities
Gli Exchange Traded Commodities (ETC) sono simili agli ETF ed hanno l’obiettivo di replicare determinati indici di materie prime (es.: oro, alluminio, ecc.) oppure panieri omogenei di merci (es.: Energia, Petrolio, Cereali, ecc.), oppure infine su indici globali di commodities.
2.2 Le gestioni di portafoglio
Accanto alle gestioni collettive, l’industria del risparmio gestito propone le gestioni di portafoglio.
Le gestioni patrimoniali sono forme di investimento che permettono all’investitore, sia esso un risparmiatore privato che un’istituzione, di affidare ad un gestore, mediante un mandato, l’investimento di capitali.
Mentre nelle gestioni collettive le gestioni avvengono “in monte”, nelle gestioni patrimoniali la gestione è personalizzata e pertanto ogni cliente ha una gestione che differisce da quella degli altri investitori. Anche nelle gestioni patrimoniali esiste la necessità di costituire un deposito titoli, ma nelle gestioni la movimentazione è curata dal gestore in base alle regole e alla tipologia della gestione concordata. Il dossier accoglie gli investimenti fatti e permette di visualizzare la posizione del singolo investitore. Ciò non esclude la tecnica di effettuare da parte del gestore delle operazioni di acquisto titoli o di vendita in monte che vengono poi “spalmate” sulle singole posizioni, permettendo così l’ottimazione dei costi e la tempestività delle operazioni.
La personalizzazione del servizio consiste nell’attenta analisi delle esigenze del cliente. La raccolta delle informazioni e l’attribuzione del profilo di rischio avviene avvalendosi di un questionario di profilazione, previsto dalla normativa vigente. Il questionario è strutturato su tre sezioni: Obiettivi di investimento e propensione al rischio; Conoscenze ed Esperienza; Situazione finanziaria. La conoscenza deve essere pertanto effettiva e approfondita e permette di evidenziare le esigenze del cliente.
Solo dopo questa analisi accurata il gestore propone una o più linee di gestione che meglio possono soddisfare le esigenze dell’investitore. Anche nel contratto di deposito a custodia la normativa vigente prevede la compilazione del questionario di profilazione e se i titoli scelti dal cliente (o proposti dalla Banca) non rispondono ai requisiti di adeguatezza e appropriatezza l’operazione di investimento non è effettuabile a meno che il cliente dichiari che l’operazione è svolta di sua iniziativa.
Nell’ambito del gestito la conoscenza del cliente è invece assolutamente fondamentale per la scelta delle tipologie di investimento che veramente possano soddisfare le esigenze specifiche del cliente.
Nel contratto di gestione viene definita la politica dell’investimento sulla scorta della quale il gestore potrà operare. Nonostante che il gestore debba attenersi alle norme del mandato, la performance della linea d’investimento dipende pur sempre dalle scelte operate dal gestore, il quale, pur operando entro i limiti e gli ambiti operativi definiti, mantiene generalmente la massima discrezionalità nelle scelte effettuate.
Nelle tavole del risparmio gestito elaborate da Assogestioni distinguiamo tra gestioni retail e gestioni istituzionali. Questa distinzione non attiene all’ammontare delle gestioni bensì alla tipologia dell’investitore.
Nelle gestioni retail, proposte quindi a soggetti privati, abbiamo le gestioni patrimoniali mobiliari (GPM) e le gestioni patrimoniali in fondi (GPF).
Nelle prime il gestore può utilizzare per la gestione anche dei fondi, ma lo farà per quantità minimali, spesso per meglio diversificare la gestione, mentre nelle GPF lo strumento prevalente di gestione è rappresentato da un insieme di fondi.
Nelle gestioni istituzionali distinguiamo le gestioni di patrimoni previdenziali, ossia i Fondi Pensione, le Casse di Previdenza e gli altri fondi previdenziali e le gestioni di prodotti assicurativi, con le polizze Unit Linked, le Index Linked, le Gestioni separate e gli altri prodotti assicurativi del ramo vita.
3.1 Dati; statistiche della crescita
Entrerei ora nel vivo della ricerca presentando una mappa di sintesi del Risparmio Gestito del mese di febbraio 2015 e il dettaglio dei Fondi Aperti, sui dati forniti da Assogestioni.
Fonte: Assogestioni; Elaborazioni: Andrea P.
L’accelerazione che ha avuto l’industria del risparmio gestito cui stiamo assistendo in questi prima parte del corrente anno è iniziata nel 2014. La seguente rielaborazione tratta dalla sezione Cubo di Assogestioni può ben visualizzare il fenomeno durante il 2014.
Grafico n.3: La raccolta netta anno 2014: in blu le gestioni collettive, in ocra le gestioni patrimoniali - Fonte: Assogestioni, rielaborazioni Andrea P.
La stampa specializzata ha pubblicato nel mese di aprile il successo riportato nella raccolta del risparmio durante il primo trimestre 2015. L’accelerazione che si è verificata è ben visualizzata dalla seguente tabella pubblicata dal Sole 24 Ore sui dati di Assogestioni.
Tra i principali attori dell’Asset Management italiano troviamo il Gruppo Intesa (Eurizon Capital e Banca Fideuram), il Gruppo Pioneer Investiment-Unicredit, il Gruppo Generali, Anima Holding, il gruppo Mediolanum, Amundi, Azimut PNP Paribas, Axa, Banco Popolare.
Anche Poste Italiane presenta una quota rilevante di patrimonio nel gestito (4,1%) e questo dato dovrebbe ulteriormente crescere avendo le Poste rilevato nel mese di aprile di quest’anno la partecipazione in Anima Holding detenuta dal Monte Paschi. L’acquisto per un controvalore di 200 milioni di Euro è una riprova del piano che punta ad assegnare sempre più importanza al comparto della finanza.
Le Poste si avvarranno quindi di un primario gestore e la gamma di prodotti da offrire ai risparmiatori, in particolare di fondi comuni, si amplierà significativamente.
Fonte: Assogestioni, rielaborazioni Andrea P.
Nota: la raccolta di Anima è indiretta, ossia effettuata prevalentemente dalle banche che ne controllano il capitale, come MPS, Pop. Mi, Creval.
Nelle tavole di Assogestioni si tiene conto dell’effetto duplicazione, ossia la raccolta dei partecipanti del gruppo e le emissioni di fondi dello stesso.
Parte seconda: il contesto economico
4.1 - Il contesto economico
Dopo aver descritto gli strumenti del risparmio gestito e aver fornito alcuni dati sulla raccolta analizzerò le cause del successo dell’industria del gestito in Italia. Non è tuttavia possibile analizzare il fenomeno senza averlo inquadrato nel contesto economico più ampio del Paese e l’Italia a sua volta nel contesto economico internazionale.
4.2 - La grande recessione: la crisi finanziaria e la crisi economica mondiale
La crisi economica mondiale trova le sue radici nella crisi finanziaria americana del 2007.
Possiamo definire scellerata la politica monetaria adottata dalla FED nel quinquennio antecedente perché permise che i tassi di interesse scendessero a livelli così bassi da favorire l’indebitamento delle famiglie.
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Introduzione risparmio - tesina
La seguente tesina di maturità si pone l’obiettivo di analizzare le cause che hanno portato nel corso del corrente anno ad una fortissima accelerazione del risparmio gestito rispetto al risparmio amministrato.
Inizierò pertanto la ricerca descrivendo il risparmio gestito, l’industria che lo propone e i suoi contenuti.
Collegamenti
Risparmio - tesina
- Economia politica -
Contesto economico generale
- Economia aziendale -
Forme del risparmio
- Diritto -
Riforme
- Matematica -
Coefficiente Alpha, Beta, Value at Risk, frontiera di Markowitz
- Inglese -
Breve brano di Draghi sulla disoccupazione