La Resistenza partigiana nell’Imperiese
Tesina
Multidisciplinare
Istituto d’Istruzione Superiore
“C. Colombo” - Sanremo (IM)
A.S. 2012/2013 Acquista Mirko
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Introduzione
Storia
- La Resistenza nell’Imperiese pag. 2
Italiano
- Italo Calvino e “Il sentiero dei nidi di ragno” pag. 6
Estimo
- Il catasto pag. 7
Topografia
- L’aggiornamento della cartografia catastale pag. 14
Diritto
- L’evoluzione della legislazione urbanistica pag. 18
Tecnologia delle costruzioni
- Dalla licenza edilizia al permesso di costruire pag. 20
Premessa
Ho deciso di proporre il tema della Resistenza partigiana nell’Imperiese, un tema che sin dalle prime spiegazioni in classe, mi ha fatto capire l’importanza delle migliaia di vite cadute per un futuro migliore, il nostro presente!
È grazie alla RESISTENZA delle persone, alla forza di dire BASTA, che oggi siamo liberi di girare per le nostre strade, liberi di esprimere una nostra opinione e avere il nostro pensiero, liberi di vivere!
La nostra Italia ha avuto modo di formarsi e di crescere sia culturalmente, sia tecnicamente, apprendendo e adottando teorie, metodi e strumenti che possano migliorarne le tecniche lavorative, i tempi di svolgimento e l’efficacia.
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La Resistenza nell’Imperiese (1943-1945)
La firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943, la Costituzione della Repubblica Fascista (RSI) nel Nord Italia e la conseguente occupazione tedesca segnarono anche nel nostro territorio l’inizio della Resistenza e della lotta di liberazione. Assieme al costituirsi del Comitato di Liberazione Nazionale della provincia di Imperia presero vita le prime spontanee formazioni partigiane costituite principalmente da quei giovani che, in età di leva, rifiutarono di militare nella Repubblica di Salò al servizio della Germania nazista. A guidarle furono uomini di specchiate virtù morale, come il Dott. Felice Cascione “u Megu”, medaglia d’oro al V.M. (che prima della sua tragica fine, avvenuta ad Alto nel gennaio del 1944, fu autore tra l’altro di “Fischia il vento”, la canzone che divenne l’inno di tutta la Resistenza italiana), come Nino Siccardi “u Curtu” (che fu dai primi mesi del 1944 il Comandante della “Prima Zona Operativa Liguria” compresa tra Ventimiglia e l’albenganese) e come, in Valle Argentina, il Comandante Guglielmo Giuseppe “Vitò” (già volontario nel 1936 con le Brigate Internazionali in difesa della Repubblica Democratica Spagnola). L’entroterra montuoso del nostro territorio con i contrafforti delle Alpi Liguri fu il naturale teatro della Resistenza armata, resa possibile, per venti lunghi mesi, dal sostegno delle popolazioni rurali che pagarono a fianco dei partigiani un alto prezzo in privazioni e ritorsioni nazi-fasciste; queste produssero la perdita di numerose vite umane, circa 650 solo tra i civili, oltre a deportazioni e distruzioni di interi paesi.
Nel dicembre del 1943 si ebbe il primo vero scontro a fuoco tra il gruppo di F. Cascione e i nazifascisti a Colla Bassa, tra Montegrazie e S. Agata di Imperia.
All’inizio dello stesso mese a Imperia ci furono le prime deportazioni politiche con l’arresto, in seguito a una delazione, di un gruppo di antifascisti che organizzavano la Resistenza: tra questi i fratelli Enrico e Nicola Serra, Bruno Gazzano, Raimondo Ricci e i fratelli Alberto e Carlo Todros, tutti deportati a Mauthausen, da cui i primi tre non faranno più ritorno.
Con l’afflusso continuo di nuove forze, nel giugno del 1944 venne costituita la IX Brigata d’assalto Garibaldi comprendente 21 distaccamenti. Poco dopo si trasformerà nella II Divisione d’Assalto Garibaldi “Felice Cascione” suddivisa in tre Brigate.
Agli inizi di luglio del 1944 si ebbe la prima grande operazione di rastrellamento nazi-fascista tesa a stroncare la Resistenza in tutta la provincia: rappresaglie, devastazioni, incendi, strage di civili a Triora e Molini di Triora. Nonostante ciò, per tutta l’estate la Resistenza continuò a crescere intensificando le azioni militari, consolidando anche la propria struttura organizzativa dotandosi di efficaci servizi di informazione e collegamento con le organizzazioni urbane della costa, nonché di infrastrutture sanitarie come l’ospedaletto partigiano di Valcona nel territorio alpestre di Mendatica. Tra le azioni più temerarie del periodo vi furono l’assalto alla caserma “Comandone” di Diano Castello con ingente bottino di armi, tanto necessarie alla Resistenza che ne era carente, e la liberazione di 80 prigionieri politici dalle carceri di Oneglia, segnalata anche da “Radio Londra”.
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Il mese di agosto sarà anch’esso denso di avvenimenti tra importanti realizzazioni e uguali reazioni nazifasciste: all’inizio del mese vi fu un rastrellamento resistenziale contro la I° Brigata dall’Alta Val Tanaro alla Valle Arroscia da cui le formazioni partigiane guidate dal Comandante Silvio Bonfante “Cion” – medaglia d’oro al V.M. – uscirono salve attestandosi nelle zone di Piaggia, Mendatica e nel bosco di Rezzo.
Nello stesso tempo tragica sorte toccherà a un distaccamento della V° Brigata sul Grammondo, alle spalle di Ventimiglia dove 12 garibaldini caddero in combattimento e altri 15, catturati, vennero fucilati a Sospel il 12 agosto. Il 17 venne perpetrato l’eccidio di Monte Faudo dove, nel corso di un infruttuoso rastrellamento anti partigiano partito da Badalucco e Montalto, i nazifascisti si sfogarono trucidando a freddo numerosi civili: 11 tra Badalucco e Montalto tra cui due sacerdoti presso il Santuario dell’Acqua Santa, altri 13 inermi sul Faudo in località Bramosa intenti a tagliare il fieno.
Il 24 dello stesso mese un gruppo di garibaldini eliminò un’importante postazione della divisione “S. Marco” nella zona di Diano; con altri delle zone vicine furono catturati circa 120 “san marchini”, buon numero dei quali resterà con la Resistenza, assieme al bottino di alcuni mortai che contribuiranno alla grande vittoria partigiana nella battaglia di Monte Grande del 4-5 settembre 1944.
Lo stesso giorno vide la proclamazione della Libera Repubblica di Pigna in Val Nervia che, con propri ordinamenti democratici e la partecipazione di tutta la popolazione, avrà vita dal 29 agosto all’8 ottobre quando, difesa dalle formazioni del Comandante “Vitò”, verrà travolta dopo aspri combattimenti dal gran rastrellamento che si concluderà tragicamente a Upega il giorno 17.
La battaglia di Monte Grande
Dopo il fallito rastrellamento di luglio in Valle Arroscia, una nuova grande operazione venne messa in atto da tedeschi e fascisti allo scopo di chiudere in un micidiale accerchiamento il grosso delle formazioni riparate nella zona del Bosco di Rezzo. Caposaldo dell’operazione furono le postazioni della cima di Monte Grande in grado di battere con il fuoco un vasto raggio, convergendo su di essa la Valle del Maro, la Val Carpasina e la Valle di Rezzo.
Eliminare tale dispositivo diventava la chiave per uscire dall’accerchiamento, ormai completo da parte dei tedeschi dopo l’occupazione del Passo della Mezzaluna e di tutte le creste che fanno corona all’alta Valle.
L’azione partigiana prese le mosse da S. Bernardo di Conio e dal soprastante Monte Aurigo da dove si diressero i tiri di due preziosi mortai da 81 mm. catturati al nemico che iniziarono a martellare le posizioni tedesche; contemporaneamente il distaccamento d’assalto “Garbagnati” composto da 17 uomini si portava sotto le pendici di Monte Grande al riparo della vegetazione, in attesa del momento dell’assalto alla cima che sarebbe avvenuto non appena aggiustato il tiro dei mortai.
Questi, guidati da Gismondi “Mancen” e da Franco Bianchi “Stalin”, sfidando l’intenso fuoco di un nemico 30 volte più numeroso, giunsero sotto le postazioni tedesche che resistettero con accanimento, scosse dai tiri di mortaio ma forti del numero e della posizione dominante.
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L’assalto decisivo dei pochi partigiani avvenne di sorpresa a distanza ravvicinata con un intenso lancio di bombe a mano e raffiche delle armi automatiche leggere di cui erano dotati. La forte motivazione dei nostri ebbe infine la meglio sulla potenza militare tedesca, i cui uomini finirono con lo sbandarsi disordinatamente lungo i pendii del monte lasciando sul terreno un’ingente quantità di armi e materiali oltre a un elevato numero di perdite umane. L’accerchiamento fu rotto e si aprì la via di scampo per varie centinaia di partigiani dal destino già segnato. È stata una delle vittorie più importanti, non solo dal punto di vista militare, della Resistenza del Ponente Ligure. Da allora ogni anno la domenica più prossima al 5 settembre, si celebra il ricordo di questa giornata simbolo a S. Bernardo di Conio, dove è collocato il memoriale delle Medaglie d’oro al V.M. della Resistenza imperiese.
La ritirata in Piemonte
Dopo la Battaglia di Monte Grande si intensificarono le attività dei partigiani in tutti i settori della I° Zona Liguria, si pensi alla battaglia di Badalucco del 25 settembre, dove venne energicamente respinto un tentativo di rappresaglia da parte di tedeschi e fascisti (che lasceranno sul terreno un’ottantina tra caduti, feriti e prigionieri) e all’azione di annientamento del presidio fascista dei bersaglieri di Ceriana portato a compimento il giorno 30 dello stesso mese. Ma la reazione nemica su vasta scala non si farà attendere: il mese successivo sarà il più duro e tragico per la Resistenza imperiese.
Il 4 ottobre ingenti forze tedesche attaccarono la Repubblica di Pigna, in quanto pericoloso esempio che non poteva essere tollerato. I partigiani della V° Brigata di Vitò respinsero l’assalto dopo alcune ore di lotta accanita. Il giorno successivo Pigna subì un furioso bombardamento che durò fino al tardo pomeriggio, diretto da batterie piazzate a Isolabona. La grande battaglia che seguì si protrasse fino all’8 ottobre quando i partigiani dopo una strenua resistenza e infliggendo gravi perdite al nemico, furono costretti a ritirarsi dal paese sulla linea Carmo Langan-Cima Marta. Iniziò così la ritirata strategica verso il Piemonte.
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Introduzione Resistenza partigiana nell'Imperiese tesina
Per la mia tesina di maturità ho deciso di proporre il tema della Resistenza partigiana nell’Imperiese, un tema che sin dalle prime spiegazioni in classe, mi ha fatto capire l’importanza delle migliaia di vite cadute per un futuro migliore, il nostro presente.
È grazie alla Resistenza delle persone, alla forza di dire basta, che oggi siamo liberi di girare per le nostre strade, liberi di esprimere una nostra opinione e avere il nostro pensiero, liberi di vivere.
Nella mia tesina ho voluto far mostrare come la nostra Italia abbia avuto modo di formarsi e di crescere sia culturalmente sia tecnicamente, apprendendo e adottando teorie, metodi e strumenti che possano migliorarne le tecniche lavorative, i tempi di svolgimento e l’efficacia.
Collegamenti
Resistenza partigiana nell'Imperiese tesina
- Storia - La Resistenza partigiana nell'Imperiese.
- Italiano - Italo Calvino e "Il sentiero dei nidi di ragno".
- Estimo - Il Catasto.
- Topografia - L'aggiornamento della cartografia catastale.
- Diritto - L'evoluzione della legislazione urbanistica.
- Tecnologia delle costruzioni - Dalla licenza edilizia al permesso di costruire.