Estratto del documento

Il relativismo è re del mondo

Il dualismo come maggiore espressione di relativismo

A.S. 2011/2012

Liceo Scientifico Tecnologico G. Marconi

Valerio Luciani C 5°A

Classe 5

Indice

  • Mappa concettuale p. 3
  • Introduzione p. 4
  • Filosofia – Nietzsche, spirito apollineo e dionisiaco p. 5
  • Biologia – Selezione naturale e Darwinismo sociale p. 9
  • Italiano – L. Pirandello e “Uno, nessuno e centomila” p. 11
  • Storia – Il doppio volto di Giolitti p. 15
  • Scienze – Magnitudine apparente e assoluta p. 18
  • Sistemi e informatica – Conversione analogico-digitale p. 21
  • Fisica – Il dualismo onda-corpuscolo della luce p. 25
  • Matematica – Integrale definito e indefinito p. 30
  • Bibliografia p. 33

Mappa concettuale

Apollineo e Dionisiaco

Darwinismo sociale

Pirandello: “Uno, nessuno e centomila”

Integrale definito e indefinito

Dualismo

Dualismo onda-corpuscolo della luce

Relatività

Il doppio volto di Giolitti

Conversione analogico-digitale

Magnitudine apparente e assoluta

Introduzione

Il relativo è soltanto un termine, il cui significato però, soprattutto all’insegna delle scoperte moderne e delle contraddizioni della società, mette i brividi.

Prendiamo in considerazione la scienza: essa ha lo scopo di fornire conoscenze inopinabili, ottenute con un processo sistematico di acquisizione delle stesse, e di giungere ad una descrizione precisa della realtà e di una verità universalmente condivisa.

Per esempio la matematica è una scienza esatta. Ma le conoscenze assolute e indiscutibili che la scienza ci può fornire sono veramente minime, tutto il resto è relativo.

Il pensiero di ogni uomo è relativo, non esiste un concetto oggettivo, universalmente condiviso dagli esseri umani, ma solo concetti relativi.

Non esiste una realtà che può essere considerata vera, ma solo realtà relative; talvolta concetti che vengono dati per scontati e oggettivamente condivisi con un’analisi approfondita della realtà in questione non sono poi così tanto corretti.

Viviamo nell’incertezza, viviamo senza sapere chi siamo e dove siamo diretti, possiamo solo avanzare delle ipotesi.

C’è chi crede in una vita ultraterrena, chi invece no; c’è chi crede nelle potenzialità dell’uomo, chi invece non ha più fiducia in esso... Dunque chi ha la “reale conoscenza”? Chi dice il vero o chi dice il falso? Non potremmo mai saperlo.

Questo concetto è molto affascinante e costituisce, secondo me, un aspetto molto importante della vita e del mondo.

Per questo motivo ho voluto evidenziarlo attraverso alcuni argomenti affrontati durante l’anno scolastico, sottolineando soprattutto gli aspetti del dualismo e della molteplicità dei punti di vista per spiegare le cose, sia per quanto riguarda l’uomo, il modo di pensare e di agire sia per quanto concerne la realtà, la fisica, l’astronomia e la matematica.

Filosofia

Spirito apollineo e spirito dionisiaco – F. Nietzsche

Il concetto di dualismo all’interno dell’uomo, in ambito filosofico, venne presentato in maniera approfondita dal tedesco Friedrich Nietzsche, il quale studiando in particolare la tragedia greca riscontrò nei due suoi spiriti di base la contrapposizione che possiamo ritrovare anche tra gli impulsi all’interno dell’uomo stesso.

Nell’opera “La nascita della tragedia”, infatti, il tema principale è la distinzione tra ciò che lui chiama spirito apollineo e spirito dionisiaco, una coppia di impulsi opposti che secondo lui sono alla base dell’arte greca.

Lo spirito apollineo è quello che deriva da un atteggiamento di fuga dal divenire e che all’interno dell’arte greca trova la sua espressione nell’armonia delle forme della scultura e della poesia epica; dunque è caratterizzato dall’equilibrio, dalla quiete e rappresenta l’aspetto più razionale che tende a nascondere e allontanare la tragicità della vita.

L’apollineo nasce come fuga dalla visione dionisiaca della realtà, dal tentativo di sublimare il caos nella forma, nell’ordine, in modo da rendere accettabile la vita.

Lo spirito dionisiaco, invece, è quello che scaturisce dalla piena adesione al divenire e dalla forza vitale e nell’arte trova la sua espressione nell’esaltazione della musica; quindi esso rappresenta l’aspetto irrazionale, quello che accetta l’essenza della vita, che secondo Nietzsche è proprio tragicità, è caos e dolore, senza voler cercare un modo razionale per tentare di cambiare questo aspetto.

Nonostante l’uomo fugga di fronte al caos e all’imprevedibile, è quella dionisiaca la vera realtà: le cose non hanno un senso o uno scopo.

Quindi, la cultura occidentale, basata secondo il filosofo sulla grecità, è rinunciataria, antivitalistica, menzognera e illusoria.

A differenza di quanto affermava la filologia accademica, Nietzsche riteneva che originariamente il carattere della sensibilità greca era dionisiaco, in grado di percepire l’aspetto drammatico del divenire della vita e della morte e gli aspetti orribili dell’essere.

L’apollineo, come accennato in precedenza, è nato poi nel tentativo di sublimare il caos nella forma, l’istinto nella razionalità.

Nietzsche individua tre diverse fasi in cui il rapporto tra questi due impulsi è stato diverso all’interno della tragedia greca.

In un primo momento, nel periodo presocratico i due impulsi convivevano separatamente; successivamente, nel periodo di Sofocle ed Eschilo, essi erano in armonia tra loro e grazie a questo vennero creati dei capolavori: la tragedia attica riuniva in modo perfetto l’apollineo con la scena e il dramma, i dialoghi, e il dionisiaco con la musica e il coro.

Nel periodo successivo quest’armonia tra i due spiriti venne meno e cominciò a prevalere l’apollineo, che trovava espressione soprattutto con la tragedia di Euripide e con il razionalismo di Socrate, con il quale si attuò praticamente l’uccisione del carattere istintuale della vita.

Socrate, infatti, rappresenta l’uomo teoretico che va contro l’uomo tragico che accetta la vita per quello che è.

Questo processo di decadenza che aveva travolto tutto l’occidente, secondo Nietzsche sarebbe stato superato grazie alla rinascita imminente dell’elemento dionisiaco, soprattutto ad opera della musica di Wagner, suo grande amico.

L’esaltazione di questo spirito tragico e dionisiaco da parte del filosofo coincide con una forma di celebrazione della vita e con una visione del mondo che non è né ottimista né pessimista; infatti si può dire che il tedesco si ispira alla visione di Schopenhauer per quanto riguarda il carattere caotico e doloroso della vita, ma si differenzia da egli in quanto rifiuta l’ascesi, contrapponendo alla noluntas un atteggiamento di totale ed entusiastica accettazione della vita in tutti i suoi aspetti, anche crudeli come il disordine, la mancanza di scopo, l’assurdità e il dolore.

Secondo il filosofo, pertanto, davanti ad essa rimangono possibili solo due atteggiamenti:

  • Rinunciare alla vita tramite la fuga dal divenire, come nel caso dell’ascetismo, che è poi anche l’atteggiamento che deriva dalla morale cristiana e dalla spiritualità comune: il cristianesimo infatti ha fatto propria la concezione razionale e apollinea del pensiero per contrapporsi al frenetico dinamismo dell’esistenza e tramite questa concezione si è sviluppata tutta la civiltà occidentale;
  • Accettare la vita così come è: questo è l’atteggiamento che consiste nell’esaltazione della vita in tutti i suoi aspetti.

Nietzsche si sente discepolo di Dioniso, che è l’incarnazione di tutte le passioni che dicono sì alla vita e al mondo e secondo il filosofo solo l’arte riesce a cogliere il lato estetico e tragico della vita, soprattutto la musica.

La “morte di Dio”

In seguito a questo ragionamento, Nietzsche successivamente scriverà “La gaia scienza”, un’opera, in cui annuncia la “morte di Dio”: egli infatti vede Dio come una figura che l’uomo ha creato per cercare di dare un senso e un ordine al mondo, ma che essendo trascendente e creatore di un altro mondo ultraterreno positivo, in contrasto con quello terreno considerato negativo, fa sì che l’uomo sia portato ad attendere la morte per accedere a questo mondo positivo, mostrando un atteggiamento di fuga e negando completamente la vita stessa.

Per il tedesco l’immagine di un cosmo ordinato e benefico è soltanto una costruzione della nostra mente per sopportare la durezza dell’esistenza.

Per poter sopravvivere in un mondo disordinato, infelice e crudele, gli uomini hanno voluto vedere nel mondo, attraverso le religioni, un finto ordine provvidenziale, logico e razionale, apollineo.

Dio rappresenta di conseguenza la più antica delle bugie, il fondamento di tutte quelle credenze che gli uomini hanno creato per poter fronteggiare il caos dell’esistenza.

Di fronte a questo caos e all’insensatezza della vita, Nietzsche afferma che la non esistenza di Dio non ha bisogno di essere dimostrata, ma va solo annunciata; in questa opera viene fatto attraverso il racconto dell’uomo folle.

L’ateismo di Nietzsche è molto radicale, poiché non mette in discussione solo Dio, ma ogni sua immagine e ogni cosa che possa ricondurre ad esso, in quanto è consapevole del fatto che gli uomini non sanno vivere senza alcun punto di riferimento e perciò, una volta che vengono demolite le loro antiche divinità, tendono a crearne delle altre.

Morto Dio, l’uomo cerca di sostituire ad esso altri idoli da sacralizzare a cui subordinarsi, la scienza, la storia, il progresso, il socialismo, la democrazia, incapace di vivere autonomamente.

In questo modo il filosofo attraversa una fase nichilistica, che però non rimane tale in quanto alla negazione del senso del mondo egli trova un superamento con l’affermazione del “superuomo”.

L’avvento del “superuomo”

La morte di Dio è un evento sconvolgente, a seguito del quale avviene la fine dell’uomo, incapace di vivere senza Dio, e la nascita del superuomo: egli non è altro che l’uomo stesso che diventa però capace di accettare la perdita dei valori e delle certezze del passato e quindi diviene capace di affrontare la vita così come è.

Il filosofo, lo spirito libero, lascia con la morte di Dio ogni certezza consolatoria, ma ottiene la possibilità di vivere liberamente la propria esistenza.

In ogni caso l’uomo può diventare superuomo soltanto dopo la morte di Dio: infatti il mondo è caos dionisiaco, Dio non esiste e il superuomo ha un senso; altrimenti, se Dio esiste, il mondo non è più caos dionisiaco e il superuomo cessa di avere senso.

Ma quali sono le caratteristiche del superuomo? Egli è colui che è in grado di accettare la dimensione tragica e dionisiaca della vita; di reggere la morte di Dio e la perdita delle certezze assolute; di collocarsi nella prospettiva dell’eterno ritorno; di emanciparsi dalla morale e dal cristianesimo; di procedere oltre il nichilismo e di porsi come volontà di potenza.

L’Ubermensch è il tipo nuovo, è un altro uomo rispetto a quello che conosciamo: “uber” sta a indicare un tipo di uomo potenziato, un “uomo-oltre”, che va al di là di ogni tipo di uomo conosciuto.

Ma non va confuso, ad esempio, con l’esteta di D’Annunzio, né con un’entità biologica particolare come può essere l’ariano nazista.

Egli non è l’uomo al superlativo, egli è un uomo oltre l’uomo, capace di creare nuovi valori e di rapportarsi in modo inedito alla realtà.

Egli è fedele alla terra, non a speranze ultraterrene, ed è sostanzialmente corpo.

Da ciò emerge una natura terrestre del superuomo che accetta la vita in modo totale: il corpo non è più prigione, la terra non è luogo di passaggio per andare altrove dopo la morte.

In conclusione, per Nietzsche il progetto di vivere senza certezze metafisiche assolute non significa unicamente distruggere ogni senso o norma, ma responsabilizzare l’uomo in quanto fonte egli stesso di valori e di significati.

Il significato del superamento nietzscheano del nichilismo è quello di accettare il rischio e la fatica di dare un senso al caos del mondo dopo aver rifiutato le vecchie fedi e le vecchie certezze, o meglio le <<menzogne millenarie del suo tempo spacciate per certezze>>.

La figura nietzscheana del superuomo è un concetto che descrive molto bene la visione della vita che ha il filosofo, basata sulla messa in discussione degli antichi valori e sulla libera creazione di nuovi, accettando pienamente la vita in ogni suo aspetto, in modo dionisiaco, anche se è costituita dal divenire, dal caos, dall’irrazionalità e dal dolore.

Ma questa figura descritta dal tedesco non è caratteristica di tutti gli uomini: in altre parole, secondo Nietzsche, non tutti sono in grado di raggiungere la fase dell’Ubermensch e di accettare totalmente la vita, ma soltanto pochi elementi vi riusciranno.

Per questo motivo spesso è stata attribuita, forse erroneamente, un’interpretazione quasi nazista al suo pensiero; di certo, comunque, era una visione aristocratica, antidemocratica e basata su una concezione del “più forte a sopravvivere”, presentando alcuni aspetti simili a quello che viene definito Darwinismo sociale.

Biologia

La selezione naturale e il “Darwinismo sociale”

Il cosiddetto Darwinismo Sociale è una teoria secondo cui un particolare aspetto della teoria evoluzionistica di Darwin sarebbe applicabile anche alle popolazioni umane.

Per spiegare questo aspetto è opportuno introdurre e presentare in linea generale la teoria elaborata da Darwin e diffusasi tra XIX e XX secolo.

Alla fine del XVIII secolo la teoria predominante era quella fissista dello scienziato Linneo che definiva le varie specie come entità create una volta per tutte ed incapaci di modificarsi, o capaci nei propri limiti.

Ma attorno al 1800 il naturalista Lamarck presentò per primo una teoria evoluzionistica all’interno dell’opera “Filosofia della zoologia”, secondo cui gli organismi viventi subirebbero modifiche in modo graduale nel tempo adattandosi all’ambiente: l’utilizzo o meno di determinati organi porterebbe con il tempo ad un’atrofia o ad un potenziamento, “la funzione sviluppa l’organo”, e questi “caratteri acquisiti” possono essere ereditati.

Cuvier, considerato il padre della paleontologia e dell’anatomia comparata, pubblicò in seguito la “teoria delle catastrofi”, secondo la quale la maggior parte degli organismi viventi si sarebbe estinta a causa di numerosi cataclismi e secondo la quale il mondo sarebbe stato ripopolato dalle poche specie sopravvissute e addirittura anche da nuove specie.

Dopo 50 anni Charles Darwin formulò una nuova teoria evoluzionistica, elaborata principalmente durante un viaggio nelle isole Galapagos, dove osservò le varie specie di uccelli presenti e si accorse che in ogni isola abitavano delle specie differenti, senza però essere in grado di riconoscere da che isola provenissero.

Egli iniziò pertanto ad ipotizzare che essi avessero uno stesso predecessore comune e dedusse che queste specie si sarebbero evolute attraverso un meccanismo che chiamò Selezione Naturale: gli individui che meglio si sono adattati verrebbero “selezionati” positivamente, ossia avrebbero maggiore possibilità di sopravvivenza e di conseguenza si riprodurrebbero in misura maggiore, dunque aumenterebbe la loro frequenza nella popolazione.

Da questo deriva il fatto che tutto fosse incentrato sul concetto di adattamento che consente una maggiore sopravvivenza.

Il pensiero di Darwin prende spunto dalle concezioni di altri due studiosi: Lyell, un geologo, e Malthus, che era un economista.

Lyell aveva elaborato la “teoria dell’attualismo”, riguardante la creazione del nostro pianeta basandosi non più sulle catastrofi o sui terremoti, bensì sui lenti e continui fenomeni impercettibili e sollevamenti lenti dei blocchi continentali, in base all’osservazione dei quali nel presente è possibile interpretare gli eventi del passato.

Queste impercettibili trasformazioni vennero prese in considerazione da Darwin per affermare che anche le più piccole modificazioni, nel tempo potevano portare a cambiamenti radicali.

Malthus osservò che una popolazione umana in assenza di controllo tende a moltiplicarsi secondo un andamento geometrico (2 4 8 16, ecc.)

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Sintesi
  • Filosofia: F. Nietzsche (spirito apollineo e dionisiaco);
  • Biologia: Selezione naturale e Darwinismo sociale;
  • Italiano: L. Pirandello (Uno, nessuno e centomila);
  • Storia: Giolitti;
  • Scienze: Magnitudine apparente e assoluta;
  • Sistemi e informatica: Conversione analogico - digitale;
  • Fisica: dualismo onda - corpuscolo della luce;
  • Matematica: integrale definito e indefinito.
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