Rapporto medico-paziente
A cura di
Stefania Fornezza
5H
Liceo Scientifico N. Copernico
Anno scolastico 2014/2015
Fin da bambina sono sempre stata decisa nella convinzione di voler fare il medico da grande. Non per guadagnare soldi, non per avere un buon lavoro ma per potermi sentire utile, per poter aiutare, per poter salvare una vita.
Non mi sono mai vista come un medico di base, nonostante sia comunque un ruolo indispensabile, ma più come un medico immerso tra la vita e la morte, nei drammi della vita e del mondo per poter fare, nel piccolo, la differenza.
Il medico viene spesso visto come colui che può decidere per la vita e la morte ma, secondo me, è colui che sta vicino al malato, colui che lottando con il paziente gli dona parte di sé.
In questo lavoro vorrei far comprendere quanto un rapporto basato sulla fiducia, sul rispetto e, perché no, sull'amore reciproco, sia fondamentale nella guarigione del paziente.
Nella speranza di poter realizzare il mio sogno...
Stefania Fornezza
Indice
- 1. Cenni storici.......................................................................... pag 1
- 2. Il giuramento di Ippocrate: un documento sul rapporto medico-paziente................................................................................. pag. 4
- 3. L'importanza terapeutica del rapporto medico-paziente.... pag. 7
- 4. I medici de “La Coscienza di Zeno”................................... pag. 9
- 5. La medicina nazista: cavie umane.................................... pag. 15
- 6. Patch Adams: il medico del sorriso.................................... pag. 19
- 7. Curiosità.............................................................................. pag. 20
- 8. Note...................................................................................... pag. 21
- 9. Bibliografia, sitografia, videografia................................... pag. 23
Cenni storici
Per rapporto tra medico e paziente si intende quella particolare relazione che si instaura tra il malato e colui che lo cura. Tale rapporto è asimmetrico e di dipendenza: il paziente è la parte vulnerabile, colui che si deve affidare alla competenza del medico.
Lo stesso Aristotele ne sosteneva lo squilibrio, definendolo come un'amicizia tra diseguali.
Fin dall'antichità questa relazione era caratterizzata da un'etica medica paternalistica secondo cui il curante doveva agire, o omettere di agire, esclusivamente per il bene del paziente.
Con l'avvento della medicina ippocratica nella Grecia del V secolo a.C. i due pilastri portanti del rapporto medico-paziente diventarono la philia, ossia l'amicizia, e l'agàpe, l'affetto per il malato. Un buon medico era colui che possedeva non solo la tecnofilia, l'amore per l'arte medica, ma anche la filantropia, l'amore per l'uomo in quanto tale.
Ippocrate
Nell'epoca romana il medico non aveva una vera e propria formazione professionale, ma ognuno poteva dichiararsi medico senza nessuna nozione teorica o pratica e aprire un ambulatorio. Lo stesso Galeno (II secolo d.C.) criticò la riduzione del livello culturale dell'arte medica. Alcuni dei medici più ignoranti furono sottoposti a processo ma la maggior parte praticava solo in base all'esperienza appresa durante il praticantato come assistenti.
Galeno
Marco Valerio Marziale, in uno dei suoi epigrammi, descrive come il medico fosse solito circondarsi di assistenti, mettendo anche a rischio la salute dello stesso paziente:
«Languebam: sed tu comitatus protinus ad me
uenisti centum, Symmache, discipulis.
Centum me tetigere manus aquilone gelatae:
non habui febrem, Symmache, nunc habeo» (V, 9)
[Mi sentivo fiacco, ma tu prontamente sei giunto, Simmaco, accompagnato da cento discepoli.
Cento mani ghiacciate dall'Aquilone mi tastarono: non avevo la febbre, Simmaco, ora l'ho] 1
Nella sua opera Liber de spectaculis molti sono gli epigrammi in cui la figura del medicus viene ridicolizzata:
«Nuper erat medicus,nunc est vispillo Diaulus: quod vispillo facit,fecerat et medicus» (I, 47)
[Diaulo una volta era medico, ora invece è un becchino: quello che fa da becchino ora, lo faceva anche da medico]
«Clinicus Herodes trullam subducerat aegro: deprensus dixit 'Stulte, quid ergo bibis?'» (IX, 96)
[Erode, il dottore, ruba una tazza ad un infermo: Colto sul fatto dice Marziale 'Sciocco, a cosa ti serve ora bere?']
Ai medici quindi veniva raramente attribuita grande fiducia e la taberna medica non si distingueva dalle altre botteghe del foro.
Nel Medioevo, quando la figura del medico venne strettamente collegata alla religione cristiana e la malattia divenne simbolo di espiazione delle colpe commesse, il medico assunse il duplice ruolo di medico dell'Anima e di malato lui stesso, in quanto carico dell'imperfezione e della sofferenza dell'uomo per donare la salvezza all'umanità.
Nacquero in questo periodo i primi ospedali, dapprima come ospizi e successivamente come case di cura. Questi luoghi erano in genere sotto il diretto controllo della Chiesa: le porte d'entrate erano rivolte verso il Vaticano e vi erano sempre presenti immagini del Signore in quanto erano luoghi in cui doveva entrare lo Spirito Santo.
Ospedale medioevale
Nel XVI secolo il medico naturalista svizzero Paracelso, nonostante rinnegasse l'utilità dei saperi antichi (Ippocrate e Galeno), confermava l'importanza dell'integrità personale del medico e del suo agire secondo coscienza. Egli radicalizzò questa visione ritenendo che fosse utile per il medico il celibato, un mezzo che gli avrebbe permesso di dedicarsi totalmente alla cura dei pazienti. 2
Nel 1859 a seguito delle stragi di Solferino e San Martino, nel sud del lago di Garda, durante la seconda guerra d'indipendenza, il giovane svizzero Jean Henry Dunant osservando il terribile macello e l'inesistenza della sanità militare espose nella sua opera Un Souvenir de Solferino l'idea di creare un corpo di infermieri volontari preparati ad affrontare le emergenze sui fronti di guerra: la Croce Rossa. Nel convegno di Ginevra tra il 1863 e il 1864 nacquero le società nazionali della Croce Rossa e fu sancita la neutralità delle strutture e del personale sanitario.
Intervento Croce Rossa
La Croce Rossa si fondava sui principi di umanità, imparzialità, neutralità, indipendenza, volontarietà, unità e universalità. Questa associazione si occupò fin dal principio di prevenire e lenire le sofferenze degli uomini senza discriminazione di razza, religione, nazionalità, opinione politica o classe. Non vi era desiderio di guadagno ma solo volontà di aiutare il prossimo rispettandone la vita, la libertà, la salute, le idee e i costumi, eliminando i concetti di superiorità e inferiorità.
Di particolare importanza sono il caso delle Infermiere che portarono la loro vocazione sui campi di battaglia delle due guerre mondiali. Affrontando il pericolo e rischiando la morte esse portarono sollievo ai feriti di guerra anche negli ultimi istanti della loro vita.
Anche un filosofo più recente come Karl R. Popper, nella sua opera Il futuro è aperto, nella terza giornata dedicata al tema della società aperta, discute con il medico Petrovic sulla figura del curante e, in particolare, sull'importanza dell'errore medico nella fiducia del paziente. Capita talvolta, infatti, che il medico possa sbagliare «come conseguenza delle nostre insufficienti conoscenze mediche».
La scienza non è una scienza perfetta ma è in perenne ricerca di nuove cure, di nuove soluzioni. Interessante è come Popper si pone su questa questione: egli afferma che i medici spesso commettono errori e spesso si ritiene che parte di essi debba rimanere nascosta perché altrimenti i pazienti perderebbero la fiducia «un elemento essenziale nel processo di guarigione» ma «i pazienti sanno benissimo che i medici sbagliano, e avranno maggiore fiducia se i medici lo ammettono apertamente». 3
Infermiere di guerra
Il giuramento di Ippocrate
Versione classica
Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per gli dèi tutti e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni, che eseguirò, secondo le forze e il mio giudizio, questo giuramento e questo impegno scritto:
di stimare il mio maestro di questa arte come mio padre e di vivere insieme a lui e di soccorrerlo se ha bisogno e che considererò i suoi figli come fratelli e insegnerò quest'arte, se essi desiderano apprenderla;
di rendere partecipi dei precetti e degli insegnamenti orali e di ogni altra dottrina i miei figli e i figli del mio maestro e gli allievi legati da un contratto e vincolati dal giuramento del medico, ma nessun altro.
Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, mi asterrò dal recar danno e offesa.
Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo.
Con innocenza e purezza io custodirò la mia vita e la mia arte. Non opererò coloro che soffrono del male della pietra, ma mi rivolgerò a coloro che sono esperti di questa attività.
In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l'altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.
Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell'esercizio sulla vita degli uomini, ciò che non è necessario sia divulgato tacerò, ritenendo come un segreto cose simili.
E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell'arte, onorato degli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro. 4
Versione moderna
Consapevole dell'importanza e della solennità dell'atto che compio e dell'impegno che assumo,
Giuro:
di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento;
di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale;
di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente;
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Introduzione rapporto medico-paziente tesina
Fin da bambina sono sempre stata decisa nella convinzione di voler fare il medico da grande. Non per guadagnare soldi, non per avere un buon lavoro ma per potermi sentire utile, per poter aiutare, per poter salvare una vita.
Non mi sono mai vista come un medico di base, nonostante sia comunque un ruolo indispensabile, ma più come un medico immerso tra la vita e la morte, nei drammi della vita e del mondo per poter fare, nel piccolo, la differenza. Il medico viene spesso visto come colui che può decidere per la vita e la morte ma, secondo me, è colui che sta vicino al malato, colui che lottando con il paziente gli dona parte di sé.
In questo lavoro vorrei far comprendere quanto un rapporto basato sulla fiducia, sul rispetto e, perché no, sull'amore reciproco, sia fondamentale nella guarigione del paziente. Nella speranza di poter realizzare il mio sogno... Nella mia tesina ho quindi deciso di affrontare l'argomento del rapporto medico-paziente.
Collegamenti
Rapporto medico-paziente tesina
- Scienze - Aree cerebrali stimolate durante il processo terapeutico.
- Italiano - "La coscienza di Zeno" di Italo Svevo.
- Storia - La medicina nazista.
- Filosofia - L'errore medico secondo Popper.
- Latino - La figura del medico nell'età romana, Marziale.
- Arte - Quadri di Magritte e Munch.