La questione del libero arbitrio
Libertà, realtà o illusione?
Riccardo Uslenghi VA
Liceo scientifico Falcone e Borsellino a.s 2014/2o15
•Premessa
I motivi per cui ho scelto la questione del libero arbitrio come
soggetto della mia tesina di maturità sono molteplici. In primo
luogo il dibattito che ruota intorno all' argomento in questione è
ancora aperto e va avanti ormai da più di duemila anni, dunque esso
esercita un forte fascino su di me già solo per il fatto di essere così
complesso e soprattutto irrisolto. In secondo luogo, per adempiere
all'ambizioso compito in cui consiste la risoluzione del problema del
libero arbitrio, è necessario integrare due tra le discipline che più mi
appassionano, la fisica e la filosofia. Sono conscio del fatto che la
questione che ho scelto è particolarmente spinosa e spero di riuscire
a trattarla con oggettività e moderazione, sebbene la mia posizione
sia una fra le più impopolari. Voglio sottolineare, inoltre, che ho
scartato a priori l'opinione secondo cui una comoda menzogna
possa essere preferibile ad una scomoda verità. Infatti, sulla scorta
di un’istintiva preferenza per la seconda, considero, senza però
esserne certo, che in generale sia meglio essere consapevoli di come
stanno realmente le cose, per poter così agire direttamente sulla
realtà e migliorarla, invece di rimanere in balìa di una confortante
illusione.
•Introduzione
La tesina si propone di rispondere alla seguente domanda: " La
sensazione di possedere un libertà di scelta, che innegabilmente
sperimentiamo, corrisponde ad un fenomeno reale o questa
situazione è, in fondo, solo un'illusione?" Per evitare fraintendimenti
dovuti alla terminologia, nel corso della tesina, il concetto di libero
arbitrio farà riferimento alla possibilità di un qualsiasi individuo di
fare delle scelte, tra varie alternative equamente possibili, che siano
determinate dalla sua volontà libera da qualunque costrizione.
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•Approccio filosofico
L'inizio delle elucubrazioni sul tema del libero arbitrio si perde nella
notte dei tempi e risale sicuramente a prima di Galileo. I primi
pensatori che si avvicinarono al problema non avevano dalla loro
parte le evidenze che vennero successivamente guadagnate grazie
alla scienza. Infatti essi si dovettero addentrare nel labirinto di
questo problema filosofico con il solo aiuto della propria logica e del
proprio intuito. Sebbene ora si sia affermata una netta dicotomia tra
sostenitori del determinismo e dell'indeterminismo, tra compatibilisti
(coloro che sostengono la compatibilità tra libero arbitrio e
determinismo) ed incompatibilisti (coloro ce non ritengono
possibile una concordia del genere), allora il panorama intellettuale
non era così definito. Tra i primi filosofi che aiutarono a delineare i
punti cardine della questione vi fu sicuramente Democrito. Egli
nacque ad Abdera nel 460 a.C. e fu il primo, insieme al suo maestro
Leucippo, ad elaborare la teoria atomista. Sebbene il filosofo
presocratico sia spesso annoverato come padre della scienza
moderna egli arrivò alla conclusione che il mondo è composto da
atomi (dal greco τομος -‐ àtomos -‐, indivisibile, unione di τέμνειν
+
-‐ témnein -‐ [tagliare]) soltanto grazie alla propria logica, in assenza
di alcuna evidenza sperimentale. Leucippo chiese a Democrito: "se
divido un mattone in due parti, dunque divido ancora le due parti
ottenute e così via, posso andare avanti all'infinito in questa
separazione o esiste un limite?" L'allievo rispose che la divisibilità
all'infinito, di cui aveva già parlato Zenone, vale solo in campo
logico matematico e non in quello reale. Infatti secondo la teoria del
filosofo di Abdera a furia di dividere la realtà essa si dissolverebbe
nel nulla. Di conseguenza è necessario che esistano dei costituenti
ultimi della materia, ossia delle particelle che rappresentino le unità
fondamentali che formano l'universo. Democrito aveva assunto che
il movimento degli atomi fosse deterministico, ossia che seguisse
delle precise e necessarie leggi fisiche, e dunque che la condizione
dell'universo ad ogni istante t'>t (t=tempo attuale) fosse
determinabile prima che si manifestasse a livello ontologico. In altre
parole, con una mole sufficiente di dati e la capacità di analizzarli
correttamente, secondo il filosofo, si potrebbe prevedere il futuro.
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Spesso si pensa erroneamente che la fama che Democrito vanta ai
giorni nostri sia dovuta alla sua "geniale" intuizione dell'esistenza
degli atomi. In realtà gli atomi non rappresentano l'unità
fondamentale che compone il nostro universo, ma sono divisibili in
particelle più piccole (elettroni, quark up, quark down) che a loro
volta potrebbero essere delle emergenze di strutture più ridotte e
fondamentali (si pensi alla teoria delle stringhe). Dunque
l'importanza della ricerca filosofica di Democrito non consiste
nell'aver elaborato il concetto di atomo, bensì nel aver messo le basi
per il determinismo. Quest'ultimo rappresenta la base del pensiero
scientifico da Galileo in poi e sebbene abbia subito un duro colpo
per via della rivoluzione quantistica, esso continua ad essere il
principio base della scienza moderna, secondo cui date due
condizioni iniziali uguali (anche a livello quantistico) si sviluppano
due fenomeni identici.
A questo punto sorge un dubbio: " Se l'universo segue le rigide leggi
deterministiche di cui parla Democrito come può esserci il libero
arbitrio, dal momento che anche l'uomo è composto da atomi?". Il
dubbio però è soltanto retorico dal momento che nella realtà
deterministica di cui parla Democrito non c'è spazio alcuno per la
libertà. Quest'idea non piaceva ad Epicuro, filosofo nato a Samo nel
342 a.C. Egli sosteneva che la libertà dell'uomo potesse essere
recuperata inserendo nel panorama descritto da Democrito il
clinamen, un'inclinazione minima della traiettoria naturale di un
atomo che avviene " incerto tempore [...] incertisque loci" (in un
tempo incerto e un luogo incerto) come riportato dal poeta latino
Lucrezio (94 a.C.-‐ 50 a.C.) nel suo poema, il De Rerum Natura
(Liber 2, 218). Dunque secondo Epicuro il clinamen dovrebbe
riportare quel pizzico di incertezza necessario a salvare la realtà
dall'incubo deterministico. In realtà il filosofo di Samo non fa altro
che creare una variante del problema democriteo in cui non è la
condizione iniziale dell'universo a determinare le azioni degli
uomini, ma bensì il caso puro. PAGINA 3
Democrito Epicuro
Democrito ed Epicuro rappresentano i padri fondatori delle due
schiere che si opposero lungo il corso della storia della filosofia sulla
questione del libero arbitrio, i sostenitori del determinismo ed i suoi
oppositori. L'elenco dei filosofi che affrontarono il problema in
questione è molto vasto. Tuttavia sono convinto che la filosofia, da
sola, non possa offrire una soluzione al problema del libero arbitrio,
e che lo studio della fisica e della biologia, accompagnato dalla
riflessione filosofica, sia uno strumento più adatto. Dunque il merito
di Democrito, di Epicuro e della filosofia stessa è stato ed è, come
direbbe il filosofo Daniel Dennett, quello di aver chiarito la
domanda da fare più che aver fornito una risposta soddisfacente.
•Approccio scientifico (fisica)
La domanda in questione è: " Viviamo in un universo deterministico o
meno? E ciò che cosa &nbs
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Filosofia
Democrito, Epicuro, Friedrich Nietzsche
Fisica
La nascita della fisica quantistica, il principio di indeterminazione di Heisenberg, il principio di corrispondenza di Niels Bohr
Biologia
La Teoria del Caos e la Teoria Neodarwinista