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Il linguaggio come strumento di manipolazione

Tesina di: Iris Daka

Classe V B

Maturità 2013

Indice

  • Introduzione
  • Il linguaggio nei regimi totalitari europei del Novecento (Storia e Filosofia)
  • Il Futurismo: distruzione della sintassi e interventismo (Letteratura Italiana)
  • Futurismo e Fascismo (Storia dell’arte)
  • G. Orwell’s 1984: language manipulation in a dystopia (English Literature)
  • Conclusione
  • Bibliografia e sitografia

Introduzione

L’immagine proposta si riferisce ai tempi odierni e mostra come ancora oggi tutta la popolazione sia fortemente influenzata dalle varie forme di linguaggio utilizzate per diffondere informazioni, notizie e messaggi pubblicitari di vario genere. Spesso le persone lasciano che i loro pensieri, le loro idee, le loro abitudini di vita e le loro paure vengano influenzate da ciò che viene trasmesso mediante i giornali o il linguaggio pubblicitario, perdendo, così, un po’ della loro autonomia.

“Modern slave”, ovvero “schiavo moderno”, è la didascalia di tale immagine, a sottolineare il fatto che, spesso, si diventa talmente dipendenti dalle informazioni diffuse da perdere, a volte, la facoltà di crearsi delle opinioni davvero personali.

Si può notare, dunque, il grande potenziale di questo semplice ma potente strumento di cui sono dotate le persone. Esso, infatti, in tutti i suoi possibili utilizzi, rappresenta l’unico modo che si ha per esprimere i propri pensieri, per argomentare le proprie idee e, eventualmente, convincere un ipotetico interlocutore riguardo tali idee.

Considerando soprattutto quest’ultima affermazione, si può ribadire che il linguaggio abbia un grande potere che può diventare un “dono” prezioso per chi sia capace di ben utilizzarlo. Se, però, tale “potere” venisse utilizzato a fini poco “nobili”, esso diventerebbe un pericoloso strumento volto a manipolare e a controllare i pensieri e, addirittura, la vita stessa delle persone.

Nel corso della storia il linguaggio è stato spesso utilizzato come strumento di controllo e di manipolazione della mentalità di migliaia di persone e popolazioni per indirizzarle verso le idee veicolate da una classe dominante alla guida di una data società o di un dato Stato.

Si possono prendere ad esempio i regimi totalitari instauratisi attorno agli anni Venti-Trenta del Novecento in gran parte del mondo, che sono un esempio dimostrativo dell’utilizzo del linguaggio come strumento di manipolazione.

Innanzitutto, si cercava di ottenere il consenso della maggior parte della gente mediante l’utilizzo della propaganda, quindi, con l’impiego di manifesti, giornali, trasmissioni radiofoniche e soprattutto con i discorsi diretti alle cosiddette “adunate oceaniche”, insistendo sugli aspetti positivi e tacendo quelli negativi.

Gradualmente si arrivò all’utilizzo di parole dall’apparente significato positivo ma che in realtà si riferivano a fatti ed azioni decisamente poco edificanti. Ad esempio, come scrive Orwell in un suo saggio, “il bombardamento di villaggi indifesi con la conseguente distruzione di fattorie e la pacificazione;

necessità degli abitanti di allontanarsi, spesso deportati, veniva chiamata l’imprigionamento di persone per diversi anni senza un processo, la loro uccisione a tradimento o la loro deportazione in campi di concentramento venivano chiamati eliminazione di elementi inaffidabili;” e così via.

Anche la parte artistico-letteraria ha utilizzato, in particolare nei periodi di cui sopra, il proprio linguaggio per veicolare l’idea di forza diventando, spesso, un prezioso “alleato” per i regimi che si basavano sul controllo e la manipolazione.

Eighty-four”,

Lo scrittore, reporter e saggista inglese, George Orwell, nel romanzo “Nineteen Eighty-Four”, che descrive una società sottoposta a un regime totalitario, parla di un linguaggio creato dal regime come un modo di limitare la libertà di pensiero e togliere libertà, libertà d’espressione, individualità, pace ecc.,

dall’uso comune termini come thoughtcrime

classificando ogni forma di pensiero alternativa al partito come (psicoreato). Questa ipotetica teoria di un presunto linguaggio “inventato a tavolino” può essere considerata un perfetto esempio di come, con delle piccole modifiche nel linguaggio, si possa arrivare a controllare la vita e la mente di migliaia di persone.

Perché, in fondo, far cessare l’utilizzo di una data parola o sostituire la stessa con un’altra, di significato quasi simile, porta ad “ammorbidire” il reale significato della parola di partenza e, col tempo, persino a dimenticare ciò che essa significava prima della sostituzione o, peggio, a dimenticare la parola stessa (es. in 1984, la neolingua prevede la sostituzione della parola “cattivo” dal momento che esiste la parola “buono” e per esprimere il concetto di “non buono” si dovrebbe utilizzare la neo-parola “sbuono”, ma in tal caso risulta evidente che il concetto espresso è ammorbidito rispetto a quanto esprimerebbe l’utilizzo della parola “cattivo” come opposto alla parola “buono”).

In questo modo, ogni pensiero e ogni sua espressione sarebbe veicolata e “imposta dall’alto” e nessuno avrebbe più controllo nemmeno sulla parte più intima di sé.

Ambiguità, segreti, enfatizzazioni e controllo totale. È su questo che si basa la volontà di chi, nella storia del passato o nella più vicina realtà quotidiana, utilizza lo straordinario potere del linguaggio come uno strumento di manipolazione.

Il linguaggio nei regimi totalitari europei del Novecento

Storia e filosofia

Nel corso della storia ogni sorta di regime si è avvalso dell’utilizzo del linguaggio per manipolare e controllare la società su cui governavano, ma l’esempio più caratterizzante è, forse, quello dei regimi totalitari del Novecento, in particolare dei regimi nazista e stalinista.

Nello stesso contesto di utilizzo del linguaggio come manipolazione si inserisce anche il regime fascista italiano, benché non fosse un regime totalitario vero e proprio.

Mussolini, Stalin e Hitler, sfruttando carisma e violenza, sono riusciti a organizzare il consenso, reprimere il dissenso e mantenere il potere a lungo mediante la capacità di controllare e manipolare le masse.

I movimenti totalitari sono organizzazioni di massa di individui atomizzati e isolati,

Hannah Arendt e i movimenti totalitari

«I

da cui, in confronto degli altri partiti e movimenti, esigono una dedizione e “fedeltà” incondizionata e illimitata […]».

(H. Arendt – Le origini del totalitarismo)

Dalla citazione della Arendt si evince che un elemento fondamentale per l’instaurazione di un regime totalitario sono le masse, intese come un gruppo indifferenziato di persone, non caratterizzate da una comunanza di interessi, ma da l’atomizzazione dell’individuo, da “isolamento nella sfera politica ed estraniazione nella sfera dei rapporti sociali”.

Tale situazione è insopportabile per ogni singolo individuo, che, dunque, risulta facilmente convinto da un’ideologia – come quelle dei movimenti totalitari – che, benché presenti evidenti menzogne in più aspetti, offra un’evasione da tale realtà.

Infatti, i totalitarismi del Novecento, basati nella loro ascesa sull’appoggio delle masse, offrirono a esse nuove illusioni e miti cui credere (come la superiorità della razza ariana o la necessità di una continua lotta di classe per giungere all’emancipazione del proletariato), operando nei loro confronti una manipolazione ideologica senza eguali.

Le masse, cui si rivolsero i movimenti totalitari, erano quelle che i precedenti partiti politici non erano riusciti a coinvolgere, ritenendo che fossero solo una minoranza – irrilevante – rispetto alla popolazione politicamente attiva.

I movimenti totalitari, però, dimostrarono il contrario e si servirono della grande forza numerica delle masse per la propria ascesa al potere.

Il totalitarismo e il controllo della società

Il totalitarismo è una forma contemporanea di dittatura nella quale tutto fa capo ad un unico partito (e capo) e lo Stato controlla non solo l’aspetto politico ed economico, ma quasi ogni aspetto della vita di un individuo, come l’educazione e i rapporti sociali, anche privati.

Il potere politico invade la società, soffocandone ogni autonomia, come dimostra l’eliminazione di ogni possibile istituzione che possa contraddire il partito al governo, che controlla anche i mezzi di comunicazione, in modo che niente di ciò che viene divulgato sia contro l’ideologia del partito.

Tale ideologia è la legittimazione stessa del regime e deve essere accettata, quasi fosse una fede, da tutta la popolazione. Infatti, il partito unico che governa punta a ottenere il consenso e la partecipazione del popolo.

L’ideologia (la “logica di un’idea”) di regime si basa, a partire da una premessa, sulla coerenza e una serie di deduzioni logiche, che rasentano, a volte, l’assurdo e l’incredibilità, elementi che scompaiono per i caratteri dello stesso regime totalitario, nel quale la distinzione tra realtà e finzione si perde.

La stessa incapacità di distinguere tra vero e falso si richiede anche all’ideale suddito di un regime totalitario. Infatti, i regimi totalitari vogliono impadronirsi delle coscienze dei cittadini, annullando la loro originalità ed individualità.

In questo modo la società si irrigidisce e i cittadini diventano quasi dei soldati con l’unico compito di servire la nazione, la quale è sempre potenzialmente in lotta contro nemici interni (perseguitati, mediante l’utilizzo di polizie segrete di regime, ed eliminati come “poco affidabili”) e individui esterni.

“Credere, obbedire, combattere!”, slogan fascista.

La propaganda contro questi ultimi è estremamente aspra, in modo da screditarli e porli quasi sullo stesso piano di “belve e mostri” mediante un meccanismo definito “demonizzazione del nemico”.

La propaganda e la demonizzazione del nemico

La prima immagine proposta è un manifesto nazista contro il bolscevismo che viene presentato come un pericoloso ragno che avvelena tutto il mondo.

La seconda immagine, invece, è ancora un manifesto nazista, ma stavolta di argomento antisemitico; infatti la “terribile piovra” che attanaglia il mondo coi suoi tentacoli rappresenta il potere e la congiura ebraica internazionale.

L’eliminazione continua dei “nemici” interni (veri e non) è un fatto caratteristico e comune dei regimi totalitari.

Basti pensare alle grandi purghe dell’URSS, che, dietro alla menzogna di eliminare nemici e complottanti interni, servirono per eliminare soggetti diventati invisi al regime perché “sapevano troppo”, in vista della riscrittura della storia della rivoluzione russa.

Un altro espediente, utilizzato per screditare quello che si riconosce come il “nemico” dello Stato/del partito, è quello di indicare quest’ultimo mediante un termine specifico che, benché in sé sia assolutamente normale, utilizzato in un particolare contesto viene ad assumere un significato ben diverso, negativo.

Peculiarità dei regimi totalitari, poi, è il fatto che la continua ripetizione di questo termine, nella sua accezione negativa, fa sì che esso conservi tale significato in ogni altro contesto.

Ad esempio, i Nazisti riconoscono negli Ebrei i loro veri nemici, simboli della malvagità universale e del male che affligge Germania e contrappongono ad essi l’ideale supremo dell’arianità come razza perfetta e superiore a tutte le razze.

La continua ripetizione dei termini “ebreo”, “ebraismo” contribuisce a identificare immediatamente il nemico e a sottolineare il suo non essere tedesco, quasi come non fosse nemmeno umano, ma alieno (uno dei requisiti per iscriversi al partito Nazionalsocialista Tedesco era, infatti, la prova dell’origine non ebraica).

Con un astuto gioco linguistico, poi, il Nazismo arriva a identificare tutti i suoi avversari in un unico nemico, come se fossero tutti collegati all’ebraismo: «l’ideologia giudaico marxista», «l’interesse giudaico inglese», «il sistema di sfruttamento giudaico-capitalista», «congiura giudo-pluto-massonica».

Per contro, sempre a fini propagandistici, il partito e soprattutto il suo capo vengono presentati come il “bene assoluto”.

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Sintesi

Storia e filosofia - il linguaggio nei regimi totalitari del Novecento: i regimi nazista, stalinista e fascista

Italiano - il Futurismo: distruzione della sintassi e interventismo

Storia dell'arte - Futurismo e Fascismo

Inglese - Orwell's 1984: language manipulation in a dystopia

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