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Le politiche economiche di stabilizzazione: prospettive e problemi

La grande depressione degli anni '30 investì praticamente il mondo intero. In una certa misura ciò fu la conseguenza del crollo del sistema finanziario internazionale.

L'Italia si trovò al culmine della depressione tra il 1929 ed il 1932. Alla caduta dei livelli d'attività si accompagnava il fenomeno generalizzato e del tutto eccezionale della caduta del livello dei prezzi. Non c'è dubbio che l'entità della crisi italiana sia stata la conseguenza dell'eccessiva preoccupazione da parte delle autorità di politica economica riguardo la bilancia dei pagamenti, insieme con il persistere nel mantenere la lira agganciata all'oro ad un tasso di cambio decisamente sopravvalutato.

Le banche fallivano perché non avevano riserve per far fronte al ritiro dei depositi da parte dei clienti e fallendo distruggevano i depositi riducendo lo stock di moneta. Ma i fallimenti influenzarono ulteriormente la quantità di moneta poiché provocarono una perdita di fiducia nei depositanti.

La Fed fece veramente poco, non riuscì a capire che la banca centrale, come ad esempio avveniva in Italia, avrebbe potuto intervenire vigorosamente nella crisi per prevenire il crollo del sistema finanziario. L'impulso dei politici era quello di pareggiare il bilancio in periodi di difficoltà economica.

Molti economisti del tempo consigliavano la spesa pubblica come mezzo per ridurre la disoccupazione, non erano però in grado di giustificare queste raccomandazioni sulla base di una teoria economica.

La teoria keynesiana spiegò che cosa era successo e che cosa si sarebbe dovuto fare per evitare la depressione e per prevenire quelle future. La teoria venne presto accettata dalla gran parte dei macroeconomisti, dando origine a quella che fu definita la rivoluzione keynesiana.

Secondo questo approccio la crescita statunitense degli anni '20 era stata basata sulla produzione di massa di automobili e radio ed era stata favorita dalla espansione dell'edilizia. A sua volta, il collasso della crescita negli anni '30 derivò dall'esaurimento delle opportunità di investimento e quindi da una brusca caduta della domanda di investimento.

Il modello keynesiano non solo offrì una spiegazione di quanto era successo, ma suggerì anche le misure di politica economica che si sarebbero potute adottare allora e in seguito per prevenire le depressioni. A tal proposito il ricorso vigoroso ad una politica fiscale anticiclica costituiva il metodo preferito per ridurre le fluttuazioni.

Sia la spiegazione keynesiana che quella monetaria si adattano bene ai fatti fornendo entrambe una risposta al perché si sia verificata la grande depressione e suggerendo al tempo stesso come evitare che si verifichi nuovamente. La grande depressione diventò causa di inopportune politiche fiscali e monetarie. Se queste politiche fossero state tempestive, vigorose ed espansive l'economia avrebbe sofferto di una recessione ma non così traumatica. Non potrà verificarsi nuovamente tranne naturalmente nel caso di politiche davvero perverse.

Oggi non si aumenterebbero le imposte nel bel mezzo di una depressione, né si tenterebbe di condurre in pareggio il bilancio. La banca centrale cercherebbe attivamente di sostenere l'offerta di moneta ed inoltre il settore pubblico ha un ruolo nell'economia assai più ampio di quello che aveva allora.

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Scienze delle finanze: politiche economiche di stabilizzazione

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