Il significato: muri famosi, il muro
Arte, poesia, musica
Home “Il muro”: quando viene pronunciata questa parola può evocare in ognuno di noi, secondo lo stato d’animo o la situazione in cui ci troviamo, sensazioni diverse. Può dare un profondo senso di protezione e sicurezza, come ad esempio le “mura della nostra casa”, può far pensare a un luogo dove esprimere il proprio talento artistico, “murales”, ad una barriera che, a volte anche in senso metaforico, in musica o poesia, nonostante tutti i nostri possibili sforzi, risulta del tutto invalicabile.
Tuttavia, a parte le sensazioni momentanee che tale parola suscita in ognuno di noi, il muro ha rappresentato da sempre, nel bene o nel male, il simbolo della separazione;
il Vallo Adriano, la Grande Muraglia Cinese, il Muro di Berlino, senza contare il contemporaneo Muro della Vergogna, sono state opere ciclopiche che poi, come la storia ha dimostrato, non sono riuscite a garantire gli scopi per i quali, con enormi sacrifici, erano state costruite.
Di queste opere quella che più di ogni altra ha per me rappresentato questa triste sensazione è
Il muro di Berlino (1961–1989)
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Per 28 anni, dal 1961 al 1989, il muro di Berlino ha tagliato in due non solo una città, ma un intero paese. Fu il simbolo della divisione del mondo in una sfera americana e una sovietica, fu il simbolo più crudele della Guerra Fredda.
Le due Germanie
Nel 1945, poco prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, nel corso della conferenza di Yalta venne decisa la divisione della Germania sconfitta e di Berlino in quattro settori controllati e amministrati dalle quattro potenze vincitrici: Unione Sovietica, Stati Uniti d’America, Regno Unito e Francia.
Il settore sovietico occupava la Germania Est e la metà orientale della città di Berlino. Dal 1949 i tre settori della città controllati da USA, Francia e Gran Bretagna (Berlino Ovest), diventarono di fatto una parte indipendente di Germania Ovest completamente circondata dalla Germania Est. Inizialmente ai cittadini di Berlino era permesso di circolare liberamente tra tutti i settori, ma con lo sviluppo della Guerra Fredda i movimenti vennero limitati.
Sul piano economico la Germania occidentale visse negli anni ’50 un fortissimo boom, erano gli anni del cosiddetto “Wirtschaftswunder” (miracolo economico). Aiutata, all’inizio, dai finanziamenti americani, la Germania Federale riuscì in breve tempo a diventare nuovamente una nazione rispettata per la sua forza economica.
La parte orientale faceva molto più fatica a riprendersi: era svantaggiata, inizialmente, sia per le pesanti richieste economiche fatte dall’Unione Sovietica per riparare i danni subiti nella guerra, sia per la mancanza di aiuti paragonabili a quelli che riceveva la parte occidentale.
Inoltre la rigida struttura di pianificazione nazionale dell’economia comunista non favoriva lo stesso sviluppo come nella parte occidentale del paese. Più i due paesi si stabilizzavano a livello politico, più si facevano sentire le differenze per quanto riguardava lo standard di vita.
In quegli anni il confine tra est ed ovest non era ancora insuperabile e per tutti gli anni ’50 centinaia di migliaia di persone fuggirono ogni anno dall’est all’ovest. Per la maggior parte erano giovani con meno di 30 anni e spesso persone con una buona formazione professionale, laureati, operai specializzati e artigiani, che all’ovest si aspettavano un futuro più redditizio e più libero.
Questo continuo dissanguamento stava diventando un pericolo serio per la Germania dell’est ed era un’ulteriore causa delle difficoltà economiche di questo stato. Continua
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La costruzione del muro
Nella notte tra il 12 e il 13 agosto del 1961, le unità armate della Germania dell’est interruppero tutti i collegamenti tra Berlino est e ovest e iniziarono a costruire, davanti agli occhi esterrefatti degli abitanti di tutte e due le parti, un muro insuperabile che avrebbe attraversato tutta la città, che avrebbe diviso le famiglie in due e tagliato la strada tra casa e posto di lavoro, scuola e università.
Non solo a Berlino, ma in tutta la Germania il confine tra est ed ovest diventò una trappola mortale. I soldati ricevettero l’ordine di sparare su tutti quelli che cercavano di attraversare la zona di confine che, con gli anni, fu attrezzata con macchinari sempre più terrificanti: mine anti-uomo, filo spinato alimentato con corrente ad alta tensione, e addirittura impianti che sparavano automaticamente su tutto quello che si muoveva nella cosiddetta “striscia della morte”.
Bloccato quasi completamente il dissanguamento economico dello stato, negli anni ’60 e ’70 la DDR visse anch’essa un boom economico. Tra gli stati dell’est diventò la nazione economicamente più forte e i tedeschi cominciarono a rassegnarsi alla divisione. Di riunificazione si parlava sempre meno e solo durante le commemorazioni e le feste nazionali. Continua
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La caduta del muro
Quello che infine, per la grande sorpresa di tutti e nel giro di pochissimo tempo, portò alla riunificazione furono due fattori: l’arrivo di Gorbaciov come leader dell’Unione Sovietica e le crescenti difficoltà politiche ed economiche dei paesi dell’est e specialmente della DDR.
Con la Perestroika, cioè la radicale trasformazione della politica e della economia e con la Glasnost, che doveva portare alla trasparenza politica, Gorbaciov cominciò a fare cambiare strada all’Unione Sovietica.
I dirigenti della DDR videro questo processo prima con un certo imbarazzo e poi con crescente resistenza. Nel corso del 1989, i cambiamenti democratici, le piccole rivoluzioni nell’economia e nella politica in altri paesi del blocco come Polonia, Ungheria e nell’Unione Sovietica stessa riempivano ogni giorno i giornali di tutta Europa, solo nella DDR il tempo sembrava essersi fermato, ma molta gente adesso era impaziente e cominciava a protestare e manifestare apertamente.
Ogni tentativo di lasciare la DDR in direzione ovest equivaleva ancora a un suicidio, ma nell’estate del ’89 i cittadini della DDR trovarono un’altra via di fuga: erano le ambasciate della Germania Federale a Praga, Varsavia e Budapest, il territorio occidentale dove si poteva arrivare molto più facilmente!
Cominciò un assalto in massa a queste tre ambasciate che dovettero ospitare migliaia di persone stanche di vivere nella DDR. Ma il colpo decisivo arrivò quando l’Ungheria, il 10 settembre, aprì i suoi confini con l’Austria. Ora, la strada dalla Germania Est verso ovest, attraverso l’Ungheria e l’Austria, era libera! La valanga di fuga stava diventando inarrestabile.
Anche l’ultimo tentativo da parte del governo della DDR di salvare il salvabile, cioè il cambiamento dei vertici del partito comunista e del governo, non servì a nulla.
Quando la sera del 9 novembre 1989 un portavoce del governo della DDR annunciò una riforma molto ampia della legge sui viaggi all’estero, la gente di Berlino est lo interpretò a modo suo: il muro doveva sparire.
Migliaia di persone si riunirono all’est davanti al muro ancora sorvegliato dai soldati, ma migliaia di persone stavano anche aspettando dall’altra parte del muro, all’ovest, con ansia e preoccupazione.
Nell’incredibile confusione di quella notte, qualcuno, e ancora oggi non si sa esattamente chi sia stato, dette l’ordine ai soldati di ritirarsi e, tra lacrime ed abbracci, migliaia di persone dall’est e dall’ovest, scavalcando il muro, si incontrarono per la prima volta dopo 29 anni.
Oggi del muro ne resta in piedi solo qualche residuo, fra i quali la East Side Gallery, Continua
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Alcuni dati salienti del muro di Berlino
Cronologia del muro:
- 1945 - Fine della Seconda Guerra Mondiale
- 1949 - Divisione della Germania
- 1961 - Erezione del muro di Berlino, fortificazione del confine tra le due Germanie
- 1989 - Caduta del muro
- 1990 - Riunificazione della Germania
Persone fuggite dall’est all’ovest prima della costruzione del muro (1949-1961):
Ca. 2,6 milioni su una popolazione totale della ex-DDR di 17 milioni
Persone fuggite dall’est all’ovest dopo la costruzione del muro:
- A piedi, nei primi due mesi nei punti non ancora completamente fortificati: ca. 600
- Soldati dell’est fuggiti a piedi, nei primi due mesi: 85
- Attraverso dei tunnel scavati sotto il muro: 137
- Con automobili preparate per nascondere delle persone: ca. 2.000
Persone uccise nel tentativo di attraversare il confine da est a ovest:
- Lungo il muro di Berlino: ca. 230
- Lungo il confine tra le due Germanie: ca. 650
- Lunghezza del muro di calcestruzzo: 106 km
- Altezza del muro di calcestruzzo: 3,60 m
- Lunghezza di altri impianti con recinti fortificati e filo spinato: 127,5 km
- Altezza dei recinti fortificati: 2,90 m
- Torri di osservazione al confine intorno a Berlino: 302
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Perestrojka
È una parola russa che letteralmente significa “ricostruzione” e identifica il complesso di riforme economiche, insieme ad una maggiore trasparenza nella vita pubblica, definita “glasnost” (trasparenza), introdotte nell’Unione Sovietica da Mikhail Gorbačëv nell’estate 1987 allo scopo di ristrutturare l’economia nazionale.
Glasnost
È una parola russa che significa letteralmente “pubblicità” nel senso di “dominio pubblico”; tradotta più spesso con “trasparenza”.
È stata utilizzata da Mikhail Gorbačëv, a partire dal 1986, per identificare una nuova attitudine a non celare le difficoltà, a discuterne liberamente “in modo trasparente” e criticamente.
L’insieme delle riforme poste in essere nel modo di selezionare i quadri del Partito al potere, al fine di combattere la corruzione e i privilegi dell’apparato politico prese invece il nome di “perestrojka” (ristrutturazione).
Glasnost indica dunque un’attitudine, mentre perestrojka una politica. Ritorna
Guerra Fredda
Fu definita guerra fredda la situazione di conflitto non bellico che venne a crearsi tra due blocchi internazionali, generalmente definiti come Ovest, gli Stati Uniti d’America, gli alleati della NATO ed i Paesi amici, ed Est, l’Unione Sovietica, gli alleati del Patto di Varsavia ed i Paesi amici, tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e l’ultimo decennio del Novecento, circa 1945-1990.
Questa tensione non si concretizzò mai in un conflitto militare vero e proprio, tale da comportare una contrapposizione bellica su vasta scala tra Est e Ovest: la presenza di armi nucleari nei rispettivi arsenali avrebbe reso irreparabile per il pianeta un’eventuale aggressione e la relativa reazione.
Durante tutta la guerra fredda gli arsenali nucleari delle due superpotenze (USA – URSS) vennero costantemente aggiornati ed ingranditi fino ad arrivare agli ultimi anni del conflitto (1979-1989), nei quali vennero negoziati una serie di accordi, denominati accordi START, che portarono a sostanziali riduzioni del numero di ordigni.
Ma durante tutta la guerra fredda fu costante la contrapposizione tra una corsa al riarmo apparentemente irrefrenabile e continui tentativi di controllo degli armamenti negoziati tra USA ed URSS o nell’ambito dell’ONU.
Per definire l’esteso conflitto di posizioni, interessi contrapposti, propaganda e azioni di disturbo che si era venuto a creare, dato che comunque tale situazione non comportava l’impiego aggressivo degli eserciti regolari, fu coniata la metafora di guerra “fredda”.
Furono necessarie molte attenzioni e una buona dose di diplomazia per sedare sul nascere alcuni conflitti armati, al fine di prevenire una più ampia guerra “calda” che avrebbe rischiato di estendersi e intensificarsi.
Il conflitto aveva principalmente radice nelle rispettive ideologie politiche, economiche, filosofiche, sociali e culturali.
Vi furono aggressive guerre di propaganda tra i blocchi USA e URSS: l’Est criticava l’Ovest in quanto promotore del capitalismo borghese e dell’imperialismo, che emarginavano i lavoratori, mentre l’Ovest criticava l’Est definendolo incarnazione di un totalitarismo anti-democratico sotto forma di dittatura comunista. Ritorna
Seconda Guerra Mondiale
Con seconda guerra mondiale si intende quel conflitto cominciato nel settembre 1939 con l’invasione della Polonia da parte delle truppe tedesche, allargatosi progressivamente con l’entrata in guerra di Gran Bretagna, Francia, Italia, Unione Sovietica, Giappone, Stati Uniti e altri paesi, europei e non.
Si concluse in Europa l’8 maggio 1945 con la resa incondizionata del Terzo Reich e nell’area del Pacifico il 15 agosto dello stesso anno, anche se la firma della resa avvenne il 2 settembre, con la capitolazione dell’Impero Giapponese che aveva subito pochi giorni prima gli unici due bombardamenti atomici della storia.
La Seconda Guerra Mondiale fu il più grande conflitto armato della storia, si estese virtualmente ovunque nell’intero pianeta e coinvolse più nazioni di qualsiasi altro, negli scenari di guerra i combattenti introdussero nuove e potenti armi, che ebbero il loro culmine nell’uso della bomba atomica.
Nonostante ciò non tutte le nazioni furono coinvolte; alcune mantennero la neutralità, come Eire, Svezia e Svizzera, altre erano insignificanti dal punto di vista strategico, ma si schierarono comunque, come il Messico.
Questa guerra colpì le popolazioni civili più gravemente di qualsiasi altro conflitto precedente, sia per i massicci bombardamenti, sia perché, in Europa, si aggiunse l’olocausto condotto dal nazismo nei confronti degli ebrei, come pure per diverse altre significative uccisioni di massa di civili inermi. Ritorna
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Murales
I murales sono dipinti realizzati, con tecniche fra le più varie, su una parete o, comunque, su una larga superficie in muratura esterna. Il termine murales è poi passato a definire comunemente anche il genere pittorico ed è certo una forma più completa del graffiti writing con il quale non va confuso.
Nati da movimenti di protesta, come libere espressioni creative della popolazione contro il potere, i murales hanno assunto sempre più nel tempo valore estetico, pur conservando, nei migliori dei casi, anche valore sociale.
Spesso oggi, commissionati da Enti Pubblici, evidenziano l’identità di un luogo e diventano richiamo di turismo culturale. Famoso è diventato, per questo fenomeno, il paese di Orgosolo in Sardegna. Ritorna
I Murales non vanno confusi con i Graffiti writing. Quest’ultimi, come dice il termine, nascono da scritte, per lo più in origine firme, graffiati, che poi si sviluppano ingrandendosi e presentandosi in diversificate realizzazioni.
I Murales invece indicano dipinti sulle mura di carattere vario, è più una forma completa di pittura. Nati da movimenti di protesta, come libere espressioni creative della popolazione contro il potere, hanno assunto sempre più nel tempo valore estetico, pur, nei migliori casi, conservando anche valore sociale.
Spesso oggi, commissionati da Enti pubblici, evidenziano l’identità del luogo e divengono anche richiamo di Turismo Culturale. Famoso è diventato, per questo fenomeno, Orgosolo in Sardegna. Ritorna
Graffiti writing
Il graffiti writing, come dice il termine, nasce da scritte, per lo più in origine firme, che vengono poi sviluppate ingrandendole e presentandole in realizzazioni diversificate, o nomi d’arte (tag) diffusi come fossero loghi.
Il graffiti writing è una manifestazione sociale, culturale e artistica diffusa in tutto il mondo, basata sull’espressione della propria creatività tramite interventi sul tessuto urbano.
Può venire spesso associato ad atti di vandalismo, poiché molti sono quelli che utilizzano come supporti espressivi mezzi pubblici o edifici di interesse storico e artistico, ma i writer più seri si distinguono anche per la maggiore responsabilità con la quale scelgono i supporti per la pittura. Ritorna
I murales di Orgosolo
Benché il primo murale sia stato realizzato nel 1969 da un gruppo anarchico milanese che si firmava “Dioniso”, il fenomeno muralistico a Orgosolo è nato nel 1975, quando il professor Francesco Del Casino, senese di nascita ma sposato e residente ad Orgosolo, iniziò la sua opera di abbellimento di alcune pareti spoglie.
Inizialmente i murales, oggi circa 150, rappresentarono fatti legati alla resistenza contro i nazisti ed i fascisti, per poi rivolgersi a problematiche di politica locale e internazionale, o fatti molto più attuali come l’istituzione del parco del Gennargentu.
I murales non sono altro che frammenti di memoria e vita sociale: narrano le fatiche, le denunce e le grandi conquiste della piccola comunità orgolese, passando con estrema disinvoltura dai colorati racconti di storia quotidiana alla raffigurazione di eventi e di lotte politiche di respiro mondiale.
La tecnica di pittura più utilizzata è quella del “vero fresco”, in cui i vari pigmenti vengono applicati direttamente sulla superficie del muro appena intonacato, permettendo così il completo assorbimento dei colori.
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Introduzione muro - Tesina
Questa tesina di terza media prende in esame il muro, considerato in varie accezioni. La tesina permette di descrivere il muro, collegandolo alle seguenti tematiche: in Italiano, la poesia "La madre" di Ungaretti e l'ermetismo, in Storia i muri famosi (il Vallo di Adriano, il Muro di Berlino, la Grande muraglia cinese), la Guerra fredda e la Seconda Guerra mondiale, in Geografia la Cina, in Musica l'album "The wall" dei Pink Floyd, in Inglese la storia dei Pink Floyd e in Arte la West side Gallery e il murales.
Collegamenti
Muro - Tesina
- Italiano: La poesia "La madre" di Ungaretti e l'ermetismo.
- Storia: I muri famosi (il Vallo di Adriano, il Muro di Berlino, la Grande muraglia cinese); la Guerra fredda e la Seconda guerra mondiale.
- Geografia: La Cina.
- Musica: L'album "The wall" dei Pink Floyd.
- Inglese: La storia dei Pink Floyd.
- Arte: La West side Gallery e il murales.