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Il muro dell’ignoto

Liceo scientifico ”Mariano IV d’Arborea” Oristano

Esame di stato a.s. 2011/2012

Martina Cocco

Classe: 5B

Introduzione

Ho voluto introdurre il mio percorso tematico con un quadro: Lo specchio del destino. Al centro vi è una figura che, pur riportando alcuni tratti antropomorfi, sembra quasi aliena per le dimensioni sproporzionatamente allungate del suo viso.

Braccia e mani sono scheletriche e spigolose, il viso è smunto, dagli occhi bianchi ha origine uno sguardo vitreo ma allo stesso tempo incredibilmente penetrante. Se dapprima lo sguardo dello spettatore è diretto verso il viso della figura rappresentata, viene poi deviato verso lo “specchio” che questa tiene in mano.

Ma tale specchio non riflette il soggetto che gli sta davanti: va oltre riflettendone il destino che è rappresentato con la figura quasi impercettibile di una persona che tiene in mano un lume, troppo piccolo per illuminare un infinito cielo scuro e impenetrabile, pieno di tantissime stelle. È questa una chiara rappresentazione dell’ignoto e del mistero.

Ciò potrebbe sembrare in contrasto con il fatto che Anton Semenov, il giovane autore russo del quadro, sostenga di non dare spazio alla fantasia nelle sue opere, ma di prendere l'ispirazione dalla vita reale, cosicché il suo lavoro sia più simile all’interpretazione visiva dei fatti piuttosto che a fantasie.

La contraddizione è solo apparente poiché anche la realtà di tutti i giorni è impregnata del mistero, è piena di incognite, pronte a essere svelate o a rimanere nascoste chissà per quanto o, ancora, a non essere mai scoperte. Ogni fibra del nostro mondo, vivente o inanimata, anche la cosa più insignificante racchiude un po' d'ignoto: il mistero è, infatti, la prima, fondamentale e primordiale emozione che ha accompagnato l’uomo dalla sua comparsa sulla Terra, è come un banco di nebbia che avvolge ciò che non conosciamo, dalle cose più semplici sino alla verità assoluta, quella che i filosofi vanno cercando da secoli.

Il mistero è, inoltre, la causa che spinge a continuare, ad andare oltre, a non fermarsi fino al momento in cui quel velo, quel banco di nebbia non è sparito completamente. In ogni caso, però, la volontà insita nell’uomo di possedere complessivamente il sapere si scontra, inevitabilmente, con l’impossibilità di conoscere tutto, proprio come è impossibile illuminare un cielo scuro senza confini con la sola fiaccola della nostra ragione.

Infatti, anche quando si aggiunge un altro fatto prima incomprensibile alla lista di quelli spiegati, se ne aggiungono altri al regno dell’ignoto. Le domande senza risposta sono infinite:

  • Chi siamo?
  • Che fine faremo?
  • Da dove veniamo?
  • Perché siamo qui?
  • Perché ce lo domandiamo?

Ognuno, prima o poi, deve sbattere la faccia sul muro dell’ignoto. Qualunque domanda e qualunque risposta non è che gettare una pietra che fino a poco prima era custodita in tasca, per vedere se esiste qualcosa dietro il muro, un voler esplorare il nostro esserci, cercando di capire se il muro è da scavalcare, da continuare a costruire, da abbattere o da seguire con la mano poggiata sui mattoni, come fosse il recinto che ci tiene fuori da tutto ciò che non conosciamo.

Tale muro può essere la nostra protezione dal fuori, o il nostro luogo di prigionia, il tarlo o la visione dell'infinito-indefinito, il limite e il principio di ogni possibilità. E l'esistenza stessa si snoda attraverso il significato che quotidianamente assegniamo a quel muro, e alla volontà di ognuno di dare una sbirciatina oltre o voltare le spalle e andare fischiettando alla scoperta di altre strade.

Ho deciso, quindi, di affrontare questo tema attraverso la scienza, che ha sempre cercato di dare un’interpretazione razionale e critica, la filosofia, che da sempre s’interroga su ciò che va oltre la nostra conoscenza diretta delle cose, e l’arte, il tentativo di dare forma e colore a ciò che non conosciamo o che ci affascina.

L’ignoto nell’universo fuori di noi: i buchi neri

Un buco nero è un fenomeno cosmico molto studiato ma che lascia aperte ancora tantissime incognite. Ciò che più stimola la nostra fantasia è il fatto che la sua esistenza e le sue caratteristiche sfidano il nostro senso comune e la percezione che noi abbiamo del tempo e dello spazio.

Una stella con il doppio della massa del Sole collasserebbe in modo estremo riducendosi a una stella super densa con il diametro della città di New York: una stella di neutroni. La massa di tale corpo celeste sarebbe talmente elevata che un “cucchiaio” di materia prelevata da una stella di neutroni peserebbe cento tonnellate.

Ma cosa succede a stelle più grandi, di massa cinquanta volte maggiore a quella del Sole?

Queste possono esplodere sotto forma di supernova lasciando una stella di neutroni, poi, però continuerebbero a restringersi fino a ridursi ad un punto infinitamente piccolo ma con una gravità estremamente elevata: è dove finisce lo spazio, è un buco nero.

Un buco nero è un corpo celeste estremamente denso, tanto da avere una massa superiore a quella del Sole di cento milioni di volte pur avendo un’estensione puntiforme, dotato di un’attrazione gravitazionale talmente elevata da non permettere l’allontanamento di alcunché dalla sua superficie.

Tale superficie ideale è denominata orizzonte degli eventi ed è delimitata da una zona al cui interno la velocità di fuga (la minima velocità che un oggetto posto alla distanza R deve avere, per poter sfuggire all’attrazione gravitazionale di un corpo astronomico) è superiore a quella della luce che, secondo la teoria della relatività, non può essere superata.

Dunque, poiché neanche la luce riesce a fuggire da quest’orizzonte, l’oggetto celeste risulta invisibile: la sua presenza può essere attestata solo indirettamente.

È possibile scoprire la zona in cui si trova un buco nero grazie a comportamenti anomali di stelle ordinarie che potrebbero essere vicine all’orizzonte degli eventi di un buco nero.

Ad esempio, la polvere e i gas emessi dagli strati superficiali di queste stelle potrebbero cadere oltre l’orizzonte ed essere accelerati a velocità prossime a quelle della luce. A simili velocità gli attriti interni all’enorme gorgo di materia che precipita nel buco nero generano un’enorme quantità di calore, che fa sì che il pulviscolo stellare brilli, emettendo luce visibile e raggi X.

Sono proprio queste radiazioni che avvengono al di fuori dell’orizzonte degli eventi a permettere di individuare i buchi neri.

Tuttavia, quello della loro identificazione non è l’unico interrogativo che riguarda i buchi neri, infatti a tutt'oggi non è possibile conoscere lo stato della materia interna di un buco nero: tutto ciò che finisce in un buco nero ridotto a dimensioni infinitesimali, la materia come noi la conosciamo non esiste più.

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Sintesi

Geografia: i buchi neri;

Filosofia: Sigmund Freud (l'inconscio);

Storia dell'arte: l'ignoto oltre noi.

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