Il miracolo economico: l’impatto ambientale e i risvolti letterari
Rossi Federica VB A.S. 2010/2011 Casale Monferrato (AL)
Obiettivo di questa trattazione è illustrare i processi che hanno portato alla crescita economica mondiale degli anni ’50-’70, soffermandomi in modo particolare sul boom economico italiano degli anni Sessanta. Attraverso un sistema di investimenti, spesso rischiosi, aiuti statali ed internazionali, è stato possibile per il nostro paese risollevarsi dopo l’inevitabile crisi economica e sociale seguita alla Seconda Guerra Mondiale. Ritengo sia di grande interesse osservare in che modo appaiono i processi di industrializzazione, inurbamento e diffusione del capitalismo agli occhi degli intellettuali e come vengono descritti in ambito letterario e giornalistico gli ambienti delle classi operaie. Desidero infine dedicare ampio spazio alle conseguenze ambientali che tale crescita economica incontrollata ha portato al nostro territorio, conseguenze con cui purtroppo dobbiamo confrontarci oggi.
L’inquinamento delle acque e dell’atmosfera è un gravissimo problema per il quale solo recentemente sono stati presi provvedimenti, ed è perciò utile ribadire ancora una volta l’importanza della sensibilizzazione delle masse a tal proposito. Per rendere la mia ricerca più concreta, verranno presi in esame tre casi di stabilimenti industriali, dove la volontà di acquisire più profitto possibile a bassi costi di produzione ha generato forme di inquinamento molto difficili da sanare: l’Ipca di Ciriè, l’Acna di Cengio e l’Eternit di Casale Monferrato.
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Indice
L’intenso sviluppo economico del 1950-1970: l’Italia del boom economico........................................................................pag 3
Documenti................................................................................................................pag 9
Letteratura e industria.....................................................................................pag 12
Dibattito teorico sul numero 4 della rivista “Menabò” di Vittorini/Calvino
- Ottiero Ottieri, Donnarumma all’assalto
- Paolo Volponi, Memoriale
- Antonio Pennacchi, Mammut
- Silvia Avallone, Acciaio
Inquinamento idrico....................................................................................................pag 23
Inquinamento atmosferico..........................................................................................pag 30
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L’intenso sviluppo economico del 1950-1970: l’Italia del boom economico
Dopo il 1950 vennero definitivamente superati, nell’Occidente capitalista, i due fondamentali principi di politica economica che si erano imposti all’inizio del secolo: il protezionismo ed il dirigismo statalista. Le aree statunitensi, non sconvolte dallo scontro degli eserciti durante la Seconda Guerra Mondiale, avevano già conosciuto un periodo di relativo benessere, favorite dall’intensa produzione a scopi bellici. Le aree europee, invece, dovettero affrontare seri problemi di ricostruzione e si affidarono, per fare ciò, ad organismi associativi comunitari. Ad esempio la Comunità economica europea (CEE), istituita nel 1957 dai trattati di Roma, con il compito di coordinare e promuovere le iniziative comuni fra gli stati membri, mirando ad un’unione economica sempre più stretta. Oppure il Mercato comune europeo (MEC), che, con l’abolizione delle dogane, la definizione di una nuova politica agricola comune e la libera circolazione delle persone ha contribuito allo sviluppo economico e sociale dei paesi aderenti.
Tra le cause di questa crescita economica mondiale si possono annoverare senza dubbio la crescita, lo sviluppo e l’accumulo delle conoscenze scientifiche e tecnologiche spesso nate nel contesto militare delle guerre mondiali della prima metà del ’900, e successivamente in quello della guerra fredda, e che videro protagoniste le maggiori superpotenze mondiali del dopoguerra, USA e Unione Sovietica. Condizioni politiche assai più stabili a livello mondiale, ed in particolare nei paesi occidentali, rispetto a quelle della prima metà del secolo hanno poi favorito la crescita economica verso settori a quel tempo ancora inesplorati, permettendone progressivamente la diffusione verso il ceto medio della società. Il risultato complessivo di queste forze contingenti si è concretizzato, dunque, in una forte spinta ed accelerazione al progresso e all’innovazione tecnologica, con rapidi stravolgimenti microeconomici e macroeconomici nel mercato del lavoro, dal punto di vista demografico e in ultimo degli stili di vita della popolazione occidentale.
Gli Stati Uniti erano decisi ad intervenire attivamente nella politica europea per garantire la sicurezza, la stabilità e la ricostruzione del continente così, il 5 giugno del 1947 il segretario di stato, George Marshall, tenne un discorso all’università di Harvard in cui espose il progetto per la ricostruzione delle infrastrutture economiche finanziarie e commerciali del vecchio continente:
“Non ho bisogno di dirvi che la situazione è molto grave, come deve apparire evidente a tutte le persone intelligenti. Una prima difficoltà, a mio parere, sta nel fatto che il problema è di tale enorme complessità che la stessa massa dei fatti presentati al pubblico dalla stampa e dalla radio rende estremamente arduo all’uomo della strada giungere a una comprensione approfondita della situazione. Per di più, il popolo di questo paese vive molto distante dalle aree tormentate del pianeta, e non gli è facile capire le penose condizioni e le conseguenti reazioni di popoli che soffrono da lungo tempo, e l’effetto di queste reazioni sui loro governi in connessione con i nostri sforzi per promuovere la pace del mondo. Nel considerare le necessità per la riabilitazione dell’Europa, le perdite umane e la visibile distruzione delle città, fabbriche, miniere e ferrovie sono state correttamente valutate, ma nei mesi recenti è apparso evidente che le distruzioni visibili erano meno gravi dello sconvolgimento subito dall’intera struttura dell’economia europea. Negli ultimi dieci anni l’Europa è vissuta in condizioni del tutto fuori del comune. La febbrile preparazione alla guerra e l’ancora più febbrile mantenimento dell’impegno bellico ha bloccato tutti i settori delle economie nazionali. I macchinari non funzionano più o sono del tutto antiquati. Sotto il dispotico e distruttivo dominio nazista, qualsiasi possibile attività era mirata al mantenimento della macchina da guerra tedesca. Antichi legami commerciali, istituzioni private, banche, compagnie d’assicurazione e società di spedizione sono scomparse per mancanza di capitali, nazionalizzazione o semplice distruzione. In molti paesi, la fiducia nella moneta locale è stata profondamente scossa. Il collasso della struttura economico-finanziaria dell’Europa durante la guerra è stato completo. La ripresa è stata gravemente ritardata dal fatto che, due anni dopo la fine delle ostilità, non si è ancora riusciti a raggiungere un accordo di pace tra Germania e Austria[…].
C’è un aspetto della situazione che è allo stesso tempo interessante e serio. Il contadino ha sempre prodotto le derrate alimentari per gli abitanti delle città, in cambio delle altre necessità della vita. Questa divisione del lavoro sta alla base della civiltà moderna. In questo momento, rischia il collasso. Le industrie cittadine non producono un numero di merci sufficiente da scambiare con i cibi del contadino. Le materie prime e il carburante scarseggiano. I macchinari mancano o non funzionano. […]Così, i governi sono costretti a usare denaro e crediti stranieri per procurarsi all’estero i prodotti di cui c’è primaria necessità. Questo processo esaurisce i fondi di cui c’è invece urgente bisogno per la ricostruzione. Perciò, si sta rapidamente creando una situazione che non promette nulla di buono per il mondo.[…].
La verità è che il bisogno che ha l’Europa, per i prossimi tre o quattro anni, di derrate alimentari e altri basilari prodotti dall’estero, e principalmente dall’America è notevolmente maggiore delle sue attuali possibilità di pagamento, e deve avere aiuti molto più sostanziali, altrimenti subirà un gravissimo deterioramento economico, sociale e politico. Il rimedio sta nel rompere il circolo vizioso e nel ripristinare la fiducia dei popoli europei nel futuro economico del loro paese e dell’Europa nel suo complesso. L’industriale e il contadino devono essere in grado di scambiare i loro prodotti in denaro, il cui valore non si può mettere in discussione. Oltre all’effetto demoralizzante su tutto il mondo e alle possibilità di disordini come conseguenza della disperazione dei popoli, l’impatto negativo per l’economia degli Stati Uniti dovrebbe essere evidente a tutti. È logico che gli Stati Uniti debbano fare tutto ciò che possono per contribuire al ripristino di una sana economia mondiale, senza la quale non ci può essere nessuna stabilità politica e nessuna garanzia di pace.
Per la rinascita di un’economia funzionante la nostra politica non è diretta contro alcun paese o alcuna dottrina, ma contro la fame, la povertà, la disperazione e il caos. Il suo obiettivo deve essere la rinascita di una economia funzionante in tutto il mondo. Un aiuto di questo tipo non deve essere fornito a spizzichi, ogni volta che scoppia una crisi. Qualsiasi assistenza che questo governo potrà fornire in un futuro deve essere una vera cura e non un semplice palliativo. Ogni governo che sia pronto a dare il proprio contributo nello sforzo di ripresa avrà, ne sono certo, la piena collaborazione del governo degli Stati Uniti. Ogni governo che cercherà di impedire la ripresa di altri paesi non avrà il nostro aiuto. Inoltre, i governi, i partiti politici e tutte le organizzazioni che cercheranno di mantenere la miseria umana per avvantaggiarsene politicamente o in qualsiasi altro modo dovranno affrontare l’opposizione degli Stati Uniti. Prima che gli Stati Uniti possano intraprendere nuovi sforzi per migliorare la grave situazione e aiutare l’Europa verso la ripresa, ci deve essere, come appare chiaro a tutti, un qualche accordo tra i paesi europei sulle esigenze della situazione e sulla parte che ciascun paese svolgerà, al fine di realizzare concretamente le iniziative che potranno essere adottate da questo governo. Non sarebbe appropriato né tanto meno vantaggioso che questo governo stabilisse unilateralmente un programma destinato a rimettere in piedi l’economia europea. Questo compito spetta agli europei. L’iniziativa, io penso, deve partire dall’Europa. Il ruolo del nostro paese deve essere quello di un aiuto amichevole nell’elaborazione di un programma europeo, e successivamente quello di un concreto sostegno a tale programma, nella misura delle nostre possibilità e priorità. Il programma dovrebbe essere comune, concordato da tutte o almeno da un buon numero di nazioni europee. Un elemento essenziale per un’efficace azione da parte degli Stati Uniti è che il popolo americano comprenda il carattere del problema e i rimedi che devono essere applicati. La passione e il pregiudizio politico devono essere tenuti assolutamente fuori.[…] Il mondo intero, e il suo futuro, dipendono da una corretta valutazione del problema. Dipende, io penso, in grande misura dalla capacità del popolo americano di comprendere esattamente quali siano i vari fattori in gioco. Quali sono le reazioni della gente? Cosa giustifica queste reazioni? Quali sono i motivi di sofferenza? Di che cosa c’è bisogno? Che si può fare? Che cosa si deve fare?”.
Con questo significativo discorso vennero destinati milioni e milioni di dollari (circa 22 miliardi) per la ricostruzione del vecchio continente, occorreva però utilizzare bene tutto quel denaro.
Nel 1948 la struttura produttiva statunitense cominciò a fornire all’Europa soprattutto materie prime ed energia. Il piano consisteva nello sfruttare direttamente tali beni o nel venderli per ricavare denaro da investire in progetti governativi, sempre sotto il controllo e la supervisione delle autorità statunitensi. Come contropartita, gli stati europei dovevano fornire le materie prime eventualmente richieste loro da Washington ed agevolare gli investimenti statunitensi. L’Italia, che era stata profondamente ferita dai bombardamenti anglo-americani e dalle distruzioni lasciate dai nazisti, utilizzò quel denaro per ricostruire le nostre fabbriche e ricreare le infrastrutture, le linee ferroviarie, i porti, gli aeroporti distrutti dalla guerra.
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Dalla seconda metà del Novecento il prodotto mondiale lordo, ottenuto dalla somma dei prodotti interni lordi dei singoli paesi, cominciò a crescere a ritmi sempre più sostenuti. Il Pil cresce in media del 4,1% all’anno in Europa, in Italia del 5%, per questo motivo si parla nel caso del nostro paese, così come in Germania, di “boom economico”; il prodotto mondiale lordo cresce del 200% tra gli anni ’50 e ’70. Tutti gli indicatori economici mostrarono segni positivi: l’inflazione non superò il 4% annuo; il valore delle monete rimase pressoché stabile; la disoccupazione restò mediamente molto bassa, con un tasso medio inferiore al 2%; il debito pubblico degli stati europei si mantenne in equilibrio. In sostanza, fu un periodo di veloce crescita della ricchezza, di stabilità monetaria e di elevata occupazione.
Le condizioni della crescita economica
Le condizioni, in sintesi, che resero ciò possibile furono:
- La liberalizzazione degli scambi – il libero scambio era la condizione obbligata per rilanciare apparati produttivi sovradimensionati a causa della guerra, era questo il caso soprattutto degli Stati Uniti, i quali temevano una crisi da sovrapproduzione e necessitavano di mercati esteri che fossero in grado di assorbire le enormi eccedenze della loro produzione. Inoltre la crisi del 1929 aveva portato all’istituzione di rigide misure protezionistiche che avevano gravemente penalizzato il commercio mondiale, spingendo le nazioni più aggressive a cercare nuovi mercati attraverso forme di espansionismo militare; per questo motivo il protezionismo venne abolito nel dopoguerra, e sostituito con una generale adesione all’idea di libero scambio. Per questi motivi venne istituito nel 1947 il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) al fine di stabilire le basi per un sistema multilaterale di relazioni commerciali, favorendo la liberalizzazione del commercio mondiale.
- La crescita demografica – se nel 1925 la popolazione mondiale sfiorava i 2 miliardi di persone, nel 1960 raggiunse la soglia dei 3 miliardi, e nel 1975 superò i 4 miliardi. Questa crescita era dovuta in gran parte ad un calo della mortalità, che di conseguenza provocò un aumento naturale dei consumatori ed una crescita della disponibilità di forza-lavoro, fattori entrambi che contribuirono a stimolare la produzione di beni per una domanda in continuo aumento su scala planetaria.
- La stabilità monetaria – raggiunta grazie agli accordi di Bretton-Woods, all’istituzione della Banca Mondiale e del FMI (Fondo monetario internazionale).
- Il Welfare – si intende l’insieme dei sistemi di protezione sociale. In Inghilterra viene inaugurato come Welfare State (stato del benessere) subito dopo la guerra, e tra il 1960-70 arriva anche in Italia; è un sistema per cui i lavoratori pagano dei contributi, che vengono accumulati dallo stato ed utilizzati per fornire dei servizi (assistenza sanitaria, pensioni), atti a garantire un certo benessere e per permettere anche ai ceti più bassi di avere un certo potere d’acquisto, ampliando di conseguenza anche il mercato.
- Nuove tecnologie – il ventennio 1950-70 fu legato alle prime importanti applicazioni nel campo dell’elettronica ed alla scoperta di una nuova fonte di energia, l’energia atomica; negli Stati Uniti e in Unione Sovietica, ma anche in alcuni paesi europei come la Francia, cominciarono, dagli anni sessanta, ad essere costruite centrali nucleari finalizzate alla produzione di energia elettrica. Importante è stata anche la diffusione della radio, della televisione e soprattutto l’invenzione del personal computer (1975), grazie alla quale nacque e si propagò poi Internet, una rete informatica ideata nel 1969 da un gruppo di scienziati e ricercatori americani, i quali, su iniziativa del Ministero della Difesa, elaborarono un circuito di comunicazione per fini militari in grado di resistere ad un bombardamento atomico; esso collegava quattro università (Stanford, Los Angeles, Santa Barbara e Utah). Nel 1985 Internet si trasformò in un servizio di massa.
- Beni di consumo durevoli e loro diffusione (automobili, elettrodomestici, televisione…). L’automobile per esempio rappresenta la scelta di un modello di vita, che porta in Italia a depotenziare le reti ferroviarie che, infatti, non subiscono alcuna modernizzazione in questo periodo; viene invece creata una rete capillare di autostrade, tra le migliori in Europa. Significativo è anche l’impiego delle materie plastiche, derivate in larga parte dalla sintesi degli idrocarburi. Nel 1957 prese avvio, su scala industriale, la produzione del polipropilene, grazie ai metodi di lavorazione messi a punto dallo scienziato italiano Giulio Natta.
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