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Masse e leader: chi ha realmente il potere?

ITIS Marconi Forlì Anno Scolastico

2013/2014

Versari Matteo

/07/2014

Introduzione

Storicamente, la prima “massa” di persone, con coscienza di essere tale, è individuabile ai tempi dei Greci, i quali si riunivano nella piazza (al tempo chiamata Agorà) per decidere dalle situazioni più ordinarie, come modificare leggi o processare i sospettati, a quelle più particolari come una dichiarazione di guerra.

Da quel momento in poi, il mondo ha preso sempre più coscienza dell’importanza della folla, e di ciò ne è testimone la struttura del processo greco. In esso infatti il giudice decretava la sentenza, ma le sue decisioni si basavano esclusivamente sulle reazioni del popolo in seguito alle arringhe degli oratori.

Questo potenziale che possiede il gruppo però, deve essere innescato da un sentimento, un’emozione comune al collettivo, ed è per questo che nasce la figura del leader. Egli, talvolta attraverso le proprie azioni, talvolta tramite le sue capacità oratorie riesce a infervorare l’animo della folla, trasformando l’energia da potenziale a effettiva.

Ma chi ha effettivamente in mano il potere? A tale proposito, molti sono gli studiosi che si sono interessati alla questione, come Gustave Le Bon e J. Ortega i quali però prestano più attenzione alla psicologia della folla. Il sociologo Emile Lederer invece analizza a fondo il “Lo Stato delle masse. La minaccia delle rapporto massa-leader ne società senza classi” del 1939.

Emile Lederer e i suoi studi

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Emile Lederer nasce il 22 luglio 1882 a Pilsen in Repubblica Ceca, in una famiglia ebrea, e proprio per questo verrà espulso dall’Università di Berlino, nella quale insegnava, nel 1933.

Perseguitato dal regime nazista, scappò prima a Londra, poi negli Stati Uniti, più precisamente a New York dove fonderà in collaborazione con altri finanziatori “Università in Esilio” che diventerà successivamente la “Graduate Faculty of Political and Social Science”. Morirà a New York il 29 maggio 1939.

Poco prima della sua morte però pubblica la sua ultima opera, “Lo Stato delle masse. La minaccia delle società senza classi” il cui obiettivo era quello di individuare le origini e i fondamenti dello Stato “totalitario”, oltre ovviamente ad analizzare la psicologia di entrambe le parti.

In particolare facendo riferimento ai sottocapitoli “Masse o folle” e “Azione di massa e leadership” è possibile rilevare alcuni aspetti su cui riflettere.

“Lo Stato delle masse. La minaccia delle società senza classi”

Lederer, come i suoi predecessori Le Bon e Ortega, ha cercato di comprendere a fondo la folla e la sua psicologia, e nella sua opera prova a darne una definizione sociologica:

“Intendo per massa, o folla, un gran numero di persone che sono spiritualmente unite, così da sentirsi, e possibilmente agire, come un’unità”

Da questa affermazione è possibile evincere facilmente che il sociologo tedesco non individua come massa una semplice moltitudine di persone: perché la folla sia tale deve essere unita spiritualmente da un sentimento, o più in generale da un’emozione.

Infatti, di seguito riporta:

“Una folla può essere unita soltanto dalle emozioni mai dalla ragione; la ragione non avrebbe mai effetti sulle masse, anche quando fosse ben fondata psicologicamente. […] Ciascuno ha dentro di sé un universo psicologico di potenzialità emotive che possono essere risvegliate: amore, nazione, paese e razza. Se la folla si trova di fronte a una situazione che risveglia emozioni comuni e chiama all’azione, la gran parte è pronta a rispondere.”

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Qui Lederer sposta l’attenzione sulla psicologia della folla e trae alcune conclusioni rilevanti. Egli identifica l’emotività come forma di manifestazione del subconscio dell’uomo e rileva come la sua vera natura emerga quando fa parte di una folla.

Sostiene infatti che la massa è composta in primo luogo da individui, che però cessano di essere isolati, che cessano di pensare. Si sentono quindi emozionati, esaltati e uniti ai loro compagni, con i quali condividono il momento.

Dunque, secondo l’autore le folle sono da considerare come un fenomeno sociale, che mutano nel tempo, e a seconda delle situazioni.

Ma Lederer si accorge che la moltitudine non può esistere da sola, le sue azioni risulterebbero essere improvvise, e la sua attività sarebbe più simile a un’esplosione che a un’azione, di conseguenza deve sottostare a un leader come afferma lo scrittore stesso:

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“Anche se qualche azione scomposta può seguire uno shock subito dalla folla, normalmente la massa agisce soltanto se è guidata da un leader. Quanto tutto è maturo per l’azione è la situazione stessa che suggerirà alle persone adatte al compito di leader di accettare la sfida.

All’interno della folla ci sono sempre leader potenziali e siccome fa parte delle caratteristiche di un leader la capacità di comprendere e di approfittare di una situazione che invoca un leader, sembra quasi che sia la situazione a creare il leader”.

Secondo Lederer quindi, il leader nasce dalla folla stessa, ed è come se la situazione lo chiamasse. Starà poi al leader individuale cogliere l’occasione per condurre la folla nel perseguimento del suo obiettivo.

La figura del “capo” perciò, deve impersonare tutte le emozioni e i pensieri della folla e deve esaltarne i sentimenti. Di conseguenza l’uomo leader deve essere una persona carismatica, e deve incarnare tutto ciò che ha spinto la folla a muoversi.

In conclusione possiamo affermare che dalla folla nasce il leader, ma in realtà è proprio lui che tramite la sua personalità forma la folla e ne dirige le azioni.

Potremmo infine definire la correlazione massa-capo un rapporto ambivalente, dove l’uno non potrebbe esistere se non esistesse l’altro.

Dalla teoria alla pratica: esperimento Milgram

L’esperimento Milgram fu un esperimento di psicologia sociale condotto nel 1961 dallo psicologo sociale statunitense Stanley Milgram.

Lo scopo dell’esperimento era quello di studiare il comportamento di soggetti a cui un’autorità (nel caso specifico uno scienziato) ordina di eseguire delle azioni che confliggono con i valori etici e morali dei soggetti stessi, analizzando quindi l’effetto di leadership su un individuo.

Una volta reclutati i partecipanti (uomini tra i 20 e i 50 anni) tramite un articolo di giornale, venne detto loro che avrebbero dovuto, dietro retribuzione, verificare alcuni aspetti degli stadi di apprendimento.

Nella fase iniziale della prova, lo sperimentatore, assieme a un collaboratore complice, assegnava con un sorteggio truccato i ruoli di “allievo” e di “insegnante”: il soggetto ignaro era sempre sorteggiato come

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Sintesi

Italiano - La liturgia della politica di massa di D'Annunzio

Storia - Ascesa dei totalitarismi europei

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