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Indice

ITALIANO

- Luigi Pirandello e l’adesione al fascismo

- Vita ………………………………………………………………………………. P. 2

- Poetica ……………………………………………………………………………. P. 3

- Romanzi …………………………………………………………………………... P. 4

- Teatro ……………………………………………………………………………... P. 6

- Politica e adesione al fascismo ………………………………………………….... P. 7

STORIA

- Il Fascismo in Italia e la sua propaganda

- Nascita del movimento fascista ………………………………………………….. P. 8

- Il colpo di stato: la marcia su Roma ……………………………………………… P. 9

- Mussolini al potere ……………………………………………………………….. P. 9

- I rapporti tra il regime e la Chiesa ………………………………………………… P. 10

- La politica estera ………………………………………………………………….. P. 11

- Mezzi e metodi di propaganda fascista …………………………………………… P. 12

TELECOMUNICAZIONI

- Trasmissione dati

- Premessa: Tra ieri e oggi …………………………………………………………. P. 14

- Generalità trasmissione dati ………………………………………………………. P. 14

- Modem ……………………………………………………………………………. P. 19

- Generalità protocolli e protocollo TCP-IP ………………………………………... P. 20

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Michele Fiermonte P.

Luigi Pirandello e

l’adesione al fascismo

Vita

Luigi Pirandello nacque nel 1867 a Girgenti (l’odierna Agrigento) e morì a Roma nel 1936.La

famiglia di Pirandello viveva in una situazione economica agiata poichè il padre dirigeva alcune

miniere di zolfo.

Dopo l'istruzione elementare impartitagli da maestri privati, andò a studiare in un istituto tecnico e

poi al ginnasio di Agrigento. Qui si appassionò subito alla letteratura. Iniziò i suoi

studi universitari a Palermo nel 1886, per recarsi in

seguito a Roma, dove continuò i suoi studi di filologia

romanza che poi dovette completare a Bonn in seguito

a una lite sorta con un docente. Nel 1892 ritornò a

Roma, dove conobbe Luigi Capuana che lo aiutò a

stringere legami con il mondo culturale romano.

Nel 1894, a Girgenti, Pirandello sposò Maria

Antonietta Portulano, figlia di un ricco socio del padre,

con cui ebbe tre figli. Nel 1904, un allagamento e

una frana nella miniera di zolfo di proprietà del padre,

segnò gravemente l’intera famiglia. L’accaduto ebbe

conseguenze drammatiche nella vita dello scrittore:

accentuò il disagio mentale che la moglie Antonietta

manifestava già da qualche tempo. La convivenza con

la donna, ossessionata da una patologica gelosia, fu per

Pirandello un tormento continuo, che può essere visto

come germe della sua concezione del nucleo familiare

come una “trappola” che imprigiona e soffoca l’essere

umano.

A causa della perdita di rendite che percepiva dalla

Luigi Pirandello miniera di zolfo, lo scrittore si ritroverà ad arrotondare il

misero stipendio di professore, dal momento che aveva ottenuto la cattedra all’istituto superiore di

magistero di Roma, impartendo lezioni private di italiano, e in tale periodo ebbe l’opportunità di

dedicare maggior tempo alla produzione di novelle e romanzi. Il 10 dicembre 1936, mentre

assisteva alle riprese cinematografiche de “il fu Mattia Pascal” , si ammalò gravemente e morì di

polmonite. Vennero rispettate le sue volontà espresse nel testamento: "Carro d'infima classe, quello

dei poveri. Nudo. E nessuno m'accompagni, né parenti né amici. Il carro, il cavallo, il cocchiere e

basta. Bruciatemi" .Il suo corpo venne così, per sua volontà, cremato.

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Michele Fiermonte P.

Poetica

Concezione vitalistica

Pirandello sostiene che l'universo e ogni essere vivente che lo compone sia in continuo mutamento

e che la vita sia un continuo fluire inesauribile. L'uomo è in balia di questo flusso dominato dal

caso, ma a differenza degli altri esseri viventi tenta inutilmente di opporsi costruendo forme fisse,

nel quale potersi riconoscere ma che finiscono con il legarlo a maschere in cui non può mai

riconoscersi o alle quali è costretto a identificarsi per dare comunque un valore alla propria

esistenza. Se l'essenza della vita è il flusso continuo, il perenne divenire, quindi fissare il flusso,

equivale a non vivere. Anche gli altri ci attribuiscono determinate “forme”. Noi crediamo di essere e

rappresentare una persona, per noi stessi e per gli altri, mentre in realtà siamo tanti individui diversi,

a seconda di chi ci guarda. Ciascuna di queste forme è una costruzione fittizia del nostro essere, una

“maschera” che noi stessi ci imponiamo e che ci impone la società che ci circonda.

L'umorismo

Nel 1908 Pirandello scrive il saggio "L'umorismo" dove distingue il comico dall'umorismo e spiega

la sua poetica. Il primo, definito come "avvertimento del contrario", nasce dal contrasto tra

l'apparenza e la realtà. Un breve frammento del saggio “L’umorismo” pone l’esempio dei due casi:

“Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di qual orribile manteca, e poi

tutta goffamente imbellettata e parata d'abiti giovanili. Mi metto a ridere. "Avverto" che quella

vecchia signora è il contrario di ciò che una rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a

prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa espressione comica. Il comico è appunto un

"avvertimento del contrario. Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella

vecchia signora non prova forse piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre

e lo fa soltanto perché pietosamente, s'inganna che, parata così, nascondendo le rughe e le canizie,

riesca a trattenere a sé l'amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più

riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel

primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto

passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l'umoristico.”.

(L.Pirandello, L’umorismo, Parte seconda).

Dal testo si nota quindi che, mentre il comico suscita inizialmente una risata perché mostra la

situazione evidentemente contraria a quella che dovrebbe normalmente essere, l'umorismo si viene

a creare da una riflessione che genera una sorta di compassione da cui scaturisce un sorriso di

comprensione, si passa dunque al “sentimento del contrario”.

La crisi dell'io e l’incomunicabilità

L'analisi dell'identità condotta da Pirandello lo portò a formulare la teoria della crisi dell'io.

Paradossalmente, il solo modo per recuperare la propria identità è la follia, tema centrale in molte

opere. Abbandonando le convenzioni sociali e morali l'uomo può ascoltare la propria interiorità e

vivere nel mondo secondo le proprie leggi, cala la maschera e percepisce se stesso e gli altri senza

dover creare un personaggio, è semplicemente persona. All’interno di ogni individuo esistono

molteplici personalità con idee e punti di vista differenti tra loro e tutti in continuo mutamento.

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Michele Fiermonte P.

Ogni individuo ha una propria concezione del mondo e un proprio modo di vedere le cose e ogni

opinione ha lo stesso valore senza alcuna differenza (relativismo conoscitivo) .

Ne deriva un’inevitabile incomunicabilità fra gli uomini: essi non possono intendersi, perché

ognuno fa riferimento alla propria concezione di realtà. Tale incomunicabilità accresce il senso di

solitudine dell’individuo, che si scopre “nessuno”.

Romanzi

Tra i tanti romanzi da lui scritti ,il suo primo e grande successo lo ottenne grazie al romanzo “Il fu

Mattia Pascal”, pubblicato nel 1904 e scritto nelle notti passate a vegliare sulla moglie affetta da

una paralisi agli arti inferiori. “Il fu Mattia Pascal” : L’opera parla di un

uomo ,Mattia Pascal , un piccolo borghese imprigionato

nella “trappola” pirandelliana rappresentata

dall’insopportabile famiglia e dalla misera condizione

sociale. Per un caso fortuito si ritrova improvvisamente

libero e padrone di sé : dopo essere scappato dalle

tormentate vicende che si verificavano in casa, dopo

svariati litigi e diverbi con la suocera e con la moglie

stessa, diviene economicamente autosufficiente grazie

alla cospicua vincita al casinò di Montecarlo. Afflitto

dai sensi di colpa per aver abbandonato la famiglia e

volenteroso di riscatto, decide di riprendere la via di casa

ma , nel corso del viaggio di ritorno in treno , tra gli

articoli di un giornale, legge che la moglie e la suocera

lo hanno dichiarato deceduto in quanto lo hanno

riconosciuto nel cadavere di un annegato. A questo

punto il protagonista tenta di costruirsi una nuova

identità sotto il nome di Adriano Meis. In lui resta

insuperabile l’attaccamento alla vita sociale , alla

“trappola” , soffrendo così dato che la sua falsa identità

lo costringe all’esclusione dalla vita degli altri. Decide

pertanto di rientrare nella sua vecchia identità, tornando

in famiglia, ma scopre che la moglie si è risposata ed

ha avuto una figlia da uno dei suoi più grandi amici

,Pomino. Non gli resta, dunque, che adattarsi alla sua

( Copertina del libro "Il fu Mattia condizione sospesa di “forestiere della vita” che

Pascal) contempla gli altri dall’esterno, consapevole di non essere

più nessuno. 4

Michele Fiermonte P.

Altro romanzo importante pirandelliano è Uno, nessuno e centomila, la cui stesura è stata avviata

nel 1909 ma terminato molto più tardi e pubblicato nel 1926. Il romanzo si ricollega a Il fu Mattia

Pascal riprendendo il tema centrale della visione pirandelliana, la crisi dell’identità individuale.

“Uno, nessuno e centomila” : Il

protagonista Vitangelo Moscarda, scopre

casualmente che gli altri si fanno di lui

un’immagine diversa da quella che egli si

era creato di sé stesso, scopre cioè di non

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Sintesi

Italiano: Pirandello

Storia: Il Fascismo

Telecomunicazioni: Protocollo TCP-IP

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