Estratto del documento

Liceo delle Scienze Umane

“Liceo Statale Sandro Pertini”

Tesina di maturità

Il male: quel nemico oscuro

Materie:

  • Filosofia
  • Scienze Umane
  • Letteratura inglese
  • Letteratura latina
  • Letteratura italiana

Candidato

Cirulli Giada

Anno scolastico

2014/2015

“Il male è di questo mondo...”

Frase pronunciata da Malefica, interpretata da Angelina Jolie nel film

“Maleficent” (2014). Regia di Robert Stromberg.

Il Male, qualcosa che affascina e terrorizza allo stesso tempo soprattutto per un fondamentale motivo: non si conosce la sua vera essenza. Tutto ciò che non si conosce incuriosisce e insieme intimorisce, e il Male è appunto qualcosa su cui molti, nell'arco degli anni, si sono posti infinite domande e continuano a farlo ancora oggi, arrivando a molte differenti conclusioni. Ma quale è effettivamente la teoria corretta e, soprattutto, esiste davvero una legge comune su cosa sia e come agisca il Male?

Il Male rappresenta qualcosa di molto generico e comprende infinità di argomenti. All'interno di questo vortice malvagio, nel quale l'essere umano si ritrova ed è incapace di gestirlo, troviamo l'ingiustizia, la disonestà, l'odio, il risentimento, la disgrazia, il peccato, l'invidia, la crudeltà adoperata verso gli altri in tutte le sue più disperate forme e anche il suo significato più ingenuo, ma non meno importante, come il dolore e la sofferenza fisica. Queste sono tutte manifestazioni di questo enigmatico fenomeno che, facendoci riflettere attentamente, ci porta alla constatazione triste ma reale che il Male è protagonista della nostra stessa quotidianità e ci accompagna insaziabile per tutta la nostra esistenza. Proprio per questo motivo è opportuno conoscerlo il più possibile, per poter svelare in anticipo le sue mosse, per riuscire, come ci insegnano fin da piccoli leggendoci le fiabe, a far trionfare il bene. Ma è davvero possibile tutto ciò? Esistono davvero persone infinitamente buone e persone infinitamente cattive? Il Male è un nemico materiale o spirituale? Per riuscire a rispondere a certe domande, voglio ripercorrere i pensieri di vari autori, filosofi e intellettuali che fin dai tempi antichi hanno provato a fare luce su questo nemico oscuro che ancora oggi sembra non aver mostrato la sua vera identità.

Filosofia: il Male si nasconde nei signor Nessuno

Hannah Arendt è sicuramente un personaggio che ha trattato in modo molto significativo questo tema, cambiando la sua posizione e la sua opinione. Di famiglia ebraica, nacque nel 1906 ad Hannover; le persecuzioni subite dai tedeschi, prima in Germania e poi in Francia, la costrinsero ad emigrare negli Stati Uniti, dove morì nel 1975 a causa di un attacco di cuore. Sicuramente la sua religione la mise davanti a uno dei mali più terrificanti della storia, come l'Olocausto, che causò circa 5-6 milioni di morti di ebrei di ogni sesso ed età; per questo la sua esperienza influì indubbiamente sul suo pensiero. Ma se in un primo momento la sua versione sul Male appare molto attinente a ciò che aveva vissuto, la sua ritrattazione non lo è affatto.

“Ho cambiato idea e non parlo più di male radicale. [...] Quel che ora penso veramente è che il male non è mai radicale, ma soltanto esterno, e che non possieda né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla sua superficie come un fungo. Esso sfida [...] il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, di andare alle radici e, nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua banalità. Solo il bene è profondo e può essere radicale.” Lettera del 1963, Gershom Sholem.

Questa è la posizione di questa grande filosofa del Novecento, la quale, in un primo momento, nel suo libro “Le origini del totalitarismo”, parla di male radicale, ossia di male assoluto, insito nell'animo umano dei malvagi, che con il nazismo ha raggiunto il suo massimo apice, quando l'impossibile e l'inimmaginabile morale è stato reso possibile. In un secondo momento, la Arendt cambia opinione su questo misterioso fenomeno, attribuendo al Male il concetto di banale. La sua tesi finale la troviamo in un altro suo importante libro intitolato “La banalità del male”, dove racconta la sua esperienza di inviata a Gerusalemme come reporter per il New Yorker, per assistere al processo di Adolf Eichmann, famigerato criminale nazista. La Arendt intuisce, osservandolo attentamente e rimanendo quasi sorpresa, qualcosa di sconvolgente: un uomo che aveva commesso reati quasi impronunciabili era un comune essere umano, non possedeva nessun carattere mostruoso o terrificante ed era capace semplicemente di difendersi, dicendo che lui avrebbe soltanto eseguito degli ordini e che non avrebbe commesso di proposito simili ripugnanti atti. Il modo in cui si presenta quest'uomo davanti alla corte e come si esprime spostano profondamente la visione del Male della Arendt.

Scena sul discorso della Arendt sulla banalità del male tratto dal film “Hannah Arendt” (2012), interpretata da Barbara Sukowa. Regia di Margarethe Von Trotta.

A questo punto il Male tende a fare ancora più paura, perché è esterno all'animo umano; ciò sta a significare che può impossessarsi di chiunque e diffondersi a macchia d'olio. Le persone colpite saranno persone come Eichmann, cioè prive di soggettività e razionalità, i quali sono ormai considerati i signor “Nessuno” e hanno perso così l'attitudine più straordinaria concessa a noi esseri umani, ovvero il dialogo tra noi e noi stessi, riconosciuto fondamentale anche già da Socrate e Platone, privandosi così del Pensiero e perdendo di conseguenza completamente la capacità di giudicare moralmente.

Sicuramente questa posizione assunta dalla Arendt risulta più difficile da comprendere e soprattutto ci rende molto più impreparati di fronte a questo strano fenomeno. Il Male quindi non nasce insieme all'essere umano, ma può appropriarsene in qualsiasi momento, insidiandosi anche nelle persone che quotidianamente ci stanno accanto. La figura di Eichmann non risulta essere né mostruosa né demoniaca, ma semplicemente “normale”. Questo suo pensiero fu molto criticato perché fu interpretato in modo errato da moltissime persone. Questa sua versione poteva quasi trapelare come una giustificazione per quell'uomo nell'aver commesso certi crimini e nell'aver perciò contribuito in modo attivo e raccapricciante allo sterminio della sua comunità. In verità la Arendt voleva solo dimostrare che quell'uomo era un burattino, privo di personalità, incapace di adoperare il pensiero e quindi un “nulla”; questa tesi risulta ben altro che una giustificazione, ma più una distinta rappresentazione di superiorità. Ma non solo: questa filosofa ci consegna anche lo strumento per vincere sul Male, ed è il Pensiero, l'unico che ci può mostrare la strada corretta da quella sbagliata e l'unico che può farci considerare degli Uomini e non semplicemente degli esseri insignificanti.

Nonostante questa inquadratura ben distinta del Male proposta dalla Arendt, ancora oggi io per prima cerco di capire e decifrarlo: è una malattia? E, se così fosse, si può guarire una volta infetti? O questo morbo è congenito e non puoi liberartene?

Scienze umane: la criminalità come rivelazione del Male

Una visione completamente diversa ce la mostra un medico, antropologo e criminologo dell'Ottocento, Cesare Lombroso. Il Male possiede diverse sfaccettature e contiene sicuramente molti elementi. Cos'è effettivamente il Male? Si tratta solo di comportamenti devianti o qualcosa di molto più intenso, come una malvagità dell'animo o una forma di pazzia che ti porta a commettere reati di ogni genere?

Sicuramente la criminalità è la forma più comune di espressione del Male ed è anche considerata una tra le forme più acute di devianza.

Cesare Lombroso, nato a Verona nel 1835, fu soprattutto un pioniere degli studi sulla criminalità e le sue teorie si basavano sul

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