Conoscere le MICI
I.S.I.S. Bonaldo Stringher
Udine
Anno scolastico 2013-2014
Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali
Francesca Breda
Classe 5^D Ristorazione
Indice
Introduzione Pag. 3
Il Morbo di Crohn Pag. 5
La Rettocolite Ulcerosa Pag. 9
NEMO, non soltanto un pesciolino, ma una speranza per una vita migliore Pag. 11
Articolo: “Epithelial NEMO links innate immunity to chronic intestinal inflammation” Pag. 12
Coeliac Disease Pag. 14
Le indicazioni dietetiche Pag. 15
Le MICI e l’Invalidità Civile; La legge 104/92 Pag. 17
“Il fuoco dentro” un libro per conoscere e per conoscersi Pag. 21
Conclusione Pag. 23
Bibliografia Pag. 24
Sitografia Pag. 24
Introduzione
“Chi andrebbe da un gastroenterologo per un mal di pancia? E a quindici anni, poi.
Perché è con un mal di pancia, che siamo costretti a pensare banale e passeggero, che è iniziato il calvario delle migliaia di persone in Italia che soffrono di una famiglia di patologie dal nome ostile, Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali. Un nome che risuona nelle orecchie di un non addetto ai lavori come una sindrome misteriosa: infiammatoria, cronica, intestinale… e il disagio si acuisce quando si specifica: malattia di Crohn o colite ulcerosa. Cosa sarà mai?”
Roma, Settembre 2011 Daniela Minerva
Da qui voglio iniziare a parlare delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali che d’ora in poi verranno chiamate MICI.
Le MICI sono patologie dell’intestino immuno-mediate il cui responsabile principale è il nostro stesso sistema immunitario che in questi casi agisce in due modi:
- Attacca la flora batterica;
- Genera una risposta autoimmune attaccando quindi le cellule intestinali.
Il risultato? Un’acuta infiammazione che, se trascurata può portare a gravi complicazioni.
Non è ancora stato trovato il motivo o la causa scatenante di queste malattie ma, si può dire con certezza che esse sono determinate da mutazioni genetiche trasmesse dai genitori che, di generazione in generazione, aumentano il rischio di sviluppare queste patologie. Anche lo stress psicologico è stato da sempre riportato come un elemento scatenante le MICI, magari attraverso un’alterazione della risposta immune. Sulla base delle attuali conoscenze appare, però, più plausibile che esso sia un fenomeno secondario all’essere affetti da una malattia cronica e potenzialmente invalidante, soprattutto in età giovanile.
Due sono i picchi epidemiologici in cui si registrano il maggior numero di casi: nelle fasce tra i 15 e i 30 e tra i 60 e gli 80 anni. Nell’ultimo periodo sono aumentati i casi in età pediatrica, probabilmente perché ora i genitori sono più apprensivi nei confronti dei figli, di conseguenza tendono a portarli più spesso dal pediatra anche per un semplice raffreddore.
In sintesi possiamo dire che alla base delle MICI c’è una predisposizione genetica a sviluppare una risposta immunologica esagerata che, combinata con fattori ambientali e stress, causerebbe lo scatenarsi dei sintomi di allarme di tipo intestinale con complicanze locali ed extraintestinali.
Il morbo di Crohn
Un breve accenno di storia: la malattia di Crohn è stata scoperta e descritta per la prima volta nel 1932 dal dottor Burril Bernard Crohn.
Egli tenne una conferenza a New Orleans al congresso dell’American Medical Association, dove descrisse gli studi fatti evidenziando che tale malattia era localizzata nella parte finale dell’ileo (infatti è chiamata anche ileite terminale). Solo con il tempo e numerosi altri studi si è potuto scoprire che questa malattia colpisce diversi tratti dell’apparato gastrointestinale (più frequentemente ileo e cieco). Burril Bernard Crohn (1884-1983)
Definizione: la malattia o morbo di Crohn è una malattia infiammatoria cronica dell’intestino (MICI) che può colpire qualsiasi tratto dell’apparato digerente dalla bocca all’ano. Essa è considerata una malattia autoimmune, in cui il sistema immunitario aggredisce il tratto intestinale provocando infiammazione. Anche se può manifestarsi a qualsiasi età, la malattia di Crohn tende sempre più spesso a manifestarsi negli adolescenti e nei ventenni.
I sintomi: non è facile riconoscere il morbo di Crohn, dal momento che i sintomi possono essere spesso confusi con quelli causati dalla colite ulcerosa e dalla celiachia.
Molte persone presentano i sintomi per anni prima che venga formulata una diagnosi accusando periodi cronici ricorrenti di acutizzazione degli stessi e periodi di remissione.
Il sintomo iniziale è il dolore addominale, spesso accompagnato da flatulenza, gonfiore e diarrea, specialmente in coloro che hanno appena subito un intervento chirurgico. Infatti le MICI possono insorgere anche in seguito a un trauma subito dal corpo, come appunto interventi chirurgici o, più comunemente, parti.
Si possono presentare perdite ematiche nelle feci (anche se molto meno frequenti che nella colite ulcerosa), che variano di consistenza e quantità a seconda del tratto dell’intestino tenue o del colon coinvolti. Le scariche intestinali di sangue sono tipicamente intermittenti e possono essere di colore rosso vivo o scuro. Nei casi più gravi di colite di Crohn il sanguinamento può essere abbondante.
I sintomi causati da stenosi intestinale sono comuni anche in questa malattia. Il dolore addominale spesso è più acuto nelle zone in cui la malattia è presente. A lungo andare i sintomi come stenosi, vomito e nausea possono indicare la presenza di un’ostruzione a livello dell’intestino tenue.
Sorgono anche disagi nella zona perianale accompagnati da incontinenza fecale e piaghe della bocca che non guariscono (ulcere aftose).
È raro vedere coinvolti in questa malattia esofago e stomaco ma, se colpiti possono causare difficoltà nella deglutizione (disfagia), dolore addominale superiore e vomito.
Molti possono essere poi i sintomi a livello sistemico. Nei bambini ad esempio è presente il rallentamento o addirittura la mancata crescita. Questo infatti è uno dei “campanelli di allarme” che spingono il gastroenterologo a diagnosticare la malattia di Crohn. Può essere presente febbre anche se raramente può superare i 38,5°C di temperatura. Tra gli individui più anziani invece, il morbo di Crohn può manifestarsi con la perdita di peso legata anche alla mancanza di assunzione di cibo dal momento che i pazienti affetti da questa malattia si sentono meglio quando non mangiano. Le persone colpite dalla malattia in ampie zone dell’intestino tenue possono anche registrare malassorbimento di carboidrati o lipidi, con l’aggravarsi della perdita di peso. Il deficit nutrizionale, dovuto al ridotto apporto dietetico per anoressia o autorestrizione, determina steatorrea, anemia microcitica o megaloblastica, ipoprotidemia, edema, demineralizzazione ossea e disidratazione.
Oltre al coinvolgimento sistemico e gastrointestinale, la malattia può colpire anche altri organi. L’infiammazione della parte interna dell’occhio, uveite, che provoca un forte dolore quando l’occhio è esposto alla luce (fotofobia). L’infiammazione può coinvolgere anche la parte bianca dell’occhio (sclera), una condizione chiamata episclerite. Tutte e due possono portare alla cecità se non trattate.
Infine viene associata a questa malattia la spondilo artropatia sieronegativa, cioè una infiammazione di una o più articolazioni o delle inserzioni muscolari. L’artrite può interessare articolazioni più grandi come ginocchio o spalla o solo ed esclusivamente piccole articolazioni di mani e piedi. L’artrite può coinvolgere anche la colonna vertebrale, portando a spondilite anchilosante se l’intera struttura viene coinvolta o semplicemente sacroileite se solo la porzione inferiore di colonna vertebrale è coinvolta.
Nella malattia di Crohn possono essere coinvolti anche pelle (eritema nodoso, pioderma gangrenoso), sangue (coaguli, trombosi venosa profonda, embolia polmonare, anemia emolitica che provoca stanchezza, pallore), ossa (osteoporosi e conseguenti fratture ossee) e il sistema endocrino.
La malattia di Crohn può anche causare complicanze neurologiche, riportate da più del 15% dei pazienti. Le più comuni sono convulsioni, ictus, miopatia, neuropatia periferica, cefalea e depressione.
Complicanze: in sintesi la malattia di Crohn principalmente porta complicanze a livello intestinale quali ostruzioni provocate da stenosi o aderenze e sviluppo di fistole e ascessi. Essa porta anche all’aumento del rischio di cancro nella zona di infiammazione, soprattutto del cancro del colon. Le malnutrizioni sono all’ordine del giorno per la diminuzione dell’assunzione di cibo e il malassorbimento. Il rischio aumenta dopo la resezione del piccolo intestino (intervento di rimozione).
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- Alimentazione - morbo di Crohn, rettocolite ulcerosa, Nemo, dietologia
- Inglese - Coeliac Disease
- Diritto - legge 104/92, invalidità civile
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