Monteamaro Andrea Sveva - Classe 5' B - Liceo Artistico F. Faccio - A.S. 2015-2016
Magyarország
Ungheria
Letteratura
Ferenc Molnar
Area scientifica
La penna a sfera di Laszlo Biró
Storia
Caduta dell'Impero austro-ungarico e nascita dello Stato ungherese
Storia dell'arte
Secessione ungherese e Ödön Lechner
Design ceramica
Porcellane Zsolnay
Indice
Introduzione 3-4
La secessione ungherese e Ödön Lechner 5-6
L’Art Nouveau 7
Secessione ungherese 8
Ödön Lechner 9
Caduta dell'Impero austro-ungarico e formazione dell’Ungheria 11/14
Ferenc Molnar 15-16
I ragazzi della via Pàl 17-18
Laszlò Birò 19-20
Porcellane Zsolnay 21-22
Relazione tecnica 23-24
Bibliografia e sitografia 25-26
Introduzione
Dopo la mia recente esperienza in Ungheria ho deciso di incentrare la mia tesina su questo spettacolare Paese, di cui sono rimasta affascinata per la sua cultura così variegata e antica e una lingua così particolare. Magyarország, o come si dice in italiano Ungheria, è una nazione enigmatica, se non altro perché a un suo cittadino, l'architetto Erno Rubik, si deve la creazione di un famoso rompicapo, detto appunto cubo di Rubik, e persino per la penna a sfera bisogna ringraziare l'Ungheria, che ha dato i natali a László József Biró, inventore di uno degli oggetti più diffusi al mondo.
Il Danubio attraversa il Paese, passando per la splendida capitale Budapest, quella che Claudio Magris definì come la città più bella del Danubio, e dividendo il Paese in due macroregioni: a ovest il Transdanubio e l'Alföld a est. È il centro dell'Europa ed è da sempre stato il crocevia tra oriente e occidente.
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F tér - Sopron - Hungary
La secessione ungherese e Ödön Lechner
L'Art Nouveau
L'Art Nouveau è uno stile artistico internazionale diffuso in Europa e negli USA tra il 1890 e la Prima guerra mondiale. Interessa tutte le arti applicate e anche l'architettura e le arti figurative e si caratterizza per il gusto edonistico.
L'Art Nouveau ricerca l'opera d'arte totale, vuol dare dignità al prodotto industriale attraverso un innalzamento della qualità estetica, ma ciò fa dell'Art Nouveau un'arte di élite.
Non è un'arte di evasione: intende superare l'eclettismo e l'accademismo, facendo un'arte di "rottura" rispetto alla tradizione precedente e, con spirito utopico, vuole portare la bellezza in ogni aspetto della vita quotidiana.
L'Art Nouveau s'ispira alla natura, di cui studia gli elementi strutturali, traducendoli in una linea dinamica e ondulata.
Il movimento, conosciuto soprattutto per la sua denominazione francofona, assume diverse denominazioni; in Ungheria è chiamata Secessione.
Secessione ungherese
Il periodo a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento è stato l'epoca d'oro di Budapest, la capitale dell'Ungheria. La città raggiunge il coronamento del suo sviluppo intorno al 1900. Le costruzioni dell'epoca sono progettate e controllate dal Consiglio per i Lavori Pubblici della capitale, che trasforma Budapest in una metropoli. Gli edifici presentano due stili principali: lo Storicismo e l'Art Nouveau.
Ungherese
L'Art Nouveau ungherese si basa sulle caratteristiche architettoniche nazionali; Ödön Lechner prende in considerazione le origini orientali degli ungheresi, si ispira inizialmente all'architettura indiana e a quella siriana e successivamente ai motivi decorativi ungheresi tradizionali.
Egli crea così una sintesi originale di stili architettonici diversi, producendo una versione di Art Nouveau specifica dell'Ungheria.
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Ödön Lechner
Il museo d'arte applicata di Budapest è una delle opere più importanti e spettacolari di Ödön Lechner, che visse tra il 1845 e il 1914 e viene ricordato come il Gaudí ungherese. Il palazzo fu costruito tra il 1893 e il 1896.
Ha una decorazione particolare caratterizzata da piastrelle pirogranitiche policrome di manifattura Zsolnay. L'edificio al suo interno si apre su un grande salone realizzato in ferro e vetro, con delle gallerie in stile moresco (per stile moresco si intende un tipo di arte islamica sviluppatasi fra la fine dell'XI secolo e la fine del XV secolo).
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Caduta dell'Impero austro-ungarico e formazione dell'Ungheria
L'Ungheria anticamente faceva parte dell'Impero austro-ungarico, nato nel 1867, grazie al cosiddetto Ausgleich (compromesso in tedesco) tra nobiltà ungherese e monarchia asburgica.
Con questo compromesso, realizzato dall'Imperatore Francesco Giuseppe, all'Ungheria veniva concessa una condizione di parità con l'Austria. Vennero creati due Stati distinti, la Cisleitania e la Transleitania, uniti però sotto il punto di vista dinastico e da tre ministeri, quello degli esteri, dell'esercito e della marina e quello delle finanze.
Pur trattandosi di un impero multietnico, in un'epoca di forte risveglio del nazionalismo, e malgrado le rivalità etniche, nei suoi cinquant'anni di esistenza l'Austria-Ungheria conobbe una rapida crescita economica e una marcata modernizzazione, oltre a molte riforme liberali.
Il 28 luglio del 1914 l'Austria-Ungheria decretò, seppur inconsciamente, la propria fine, dando il via alla Prima guerra mondiale con l'invasione del Regno di Serbia.
Alla fine del conflitto, nel 1918, le ribellioni interne portarono alla disgregazione dell'impero.
L'Ungheria dichiarò l'indipendenza, a Praga fu costituito un governo autonomo; i serbi, i croati e gli sloveni rivendicarono la propria unione in un unico Stato indipendente; infine anche l'Austria, dopo la fuga dell'imperatore, proclamò la repubblica.
L'Ungheria vide così l'affermarsi della repubblica a stampo liberale e nel marzo 1919, dopo le dimissioni del presidente Mihály Károly, il partito comunista (che si era precedentemente unito con il partito socialdemocratico) proclamò una Repubblica dei consigli, sull'esempio bolscevico; era per l'epoca un consiglio di stato rivoluzionario composto da commissari del popolo, con a capo Béla Kun (che era anche commissario agli affari esteri). La repubblica ebbe vita breve, durò 133 giorni, dal marzo all'agosto 1919.
Questa stagione conosciuta come "Terrore rosso" fu terribile per l'Ungheria; il nuovo governo a stampo comunista aveva come ideale la distruzione dell'aristocrazia e della borghesia.
Uno dei primi provvedimenti fu quello della proibizione di partecipazione a qualunque votazione a coloro che non facessero parte di un sindacato operaio, quindi la maggior parte della popolazione; inoltre la borghesia fu obbligata a versare ogni bene allo Stato.
Venne anche istituita una milizia organizzata da Béla Kun, i cui componenti erano chiamati "Figli di Lenin". Era un gruppo di circa settecento uomini, reclutati nei luoghi più malfamati di Budapest, che andavano per tutta l'Ungheria a seminare terrore e a eliminare esponenti della borghesia e avversari politici.
In questo periodo l'economia subì una crisi: nelle fabbriche si smise di lavorare, i borghesi vivevano nel terrore e i contadini subivano ogni tipo di razzia di prodotti agricoli che venivano spediti a Budapest e distribuiti ai militanti comunisti.
Con l'occupazione delle truppe dell'Intesa e delle truppe controrivoluzionarie, nell'agosto del 1919 la dittatura comunista cadde, lasciando il Paese con due governi, uno a Budapest con l'arciduca Giuseppe e l'altro a Szeged con l'esercito nazionale dell'ammiraglio Horthy.
Il 4 giugno 1920, dopo la proclamazione della monarchia, i Paesi vincitori della guerra imposero alla già devastata Ungheria un ridimensionamento territoriale estremamente drastico, mediante il trattato di pace firmato nel Grand Palais de Trianon, che portò il Paese alla perdita di più di due terzi dei suoi territori, che vennero annessi ai paesi circostanti, soprattutto alla Romania, alla Slovacchia e alla Jugoslavia. Milioni di persone di identità ungherese restarono all'interno degli Stati eredi.
Ferenc Molnar
Allo stesso modo in cui una donna diventa una prostituta. Per prima cosa l'ho fatto per compiacere me stesso, poi l'ho fatto per compiacere i miei amici, e finalmente l'ho fatto per soldi.
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Ferenc Molnár nacque il 12 gennaio 1878 a Budapest, da una famiglia ebreo-ungherese della media borghesia; il suo vero nome era Ferenc Neumann, ma egli volle cambiarlo per averne uno di chiare origini ungheresi. È stato uno scrittore, drammaturgo e giornalista ungherese di origine ebraica; pubblicò diversi romanzi, novelle e drammi per il teatro. Fu l'autore di molte commedie umoristiche di successo, rappresentate in Ungheria, Austria, Germania e Stati Uniti, che gli diedero una notorietà planetaria.
A causa delle leggi razziali, agli inizi della Seconda guerra mondiale decise di trasferirsi negli USA, ove si pubblicavano e si rappresentavano molte delle sue commedie. Dopo essersi convertito al Cristianesimo, morì a New York il 1° aprile del 1952.
Il suo primo romanzo fu La città affamata (1900), il cui protagonista Pal Orsovai fu definito dalla critica il Julien Sorel ungherese, ma divenne conosciutissimo con I ragazzi della via Pal (1907).
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I ragazzi della via Pál
È un romanzo che rappresenta un vero classico dell'infanzia e che racconta la vicenda quasi eroica di due clan di giovanissimi in lotta per conquistare un magico recinto adatto ai loro giochi; i ragazzi sono rappresentati con fine psicologia e stile poetico in tutte le loro infantili crudeltà, i loro rigidi codici d'onore e i loro atti di ingenuo coraggio. Sotto le apparenze di un cinico sarcasmo, traspare tutta la tenerezza compassionevole dell'autore e la sua partecipazione alla vita dei piccoli personaggi, oppressi da prepotenze e ingiustizie sociali.
Trama
Nel quartiere c'è un terreno su cui sorge una segheria a vapore, pieno di cataste di legna e sentieri che formano un vero labirinto. I ragazzi hanno adibito questo terreno a quartier generale, cioè un parco giochi, in cui si fingono componenti di un esercito. L'unico soldato semplice sottomesso a tutti è il piccolo Nemecsek, un ragazzo piccolo, esile e molto ubbidiente, con una grande ammirazione nei confronti del "generale" Boka, che lo spinge a svolgere sempre alla perfezione i compiti a lui assegnati, nella speranza di essere "promosso" di grado.
Un giorno il piccolo Nemecsek vede il capo di una banda rivale, Franco Ats, aggirarsi per il loro campo e rubare la loro bandiera. Franco è il capo della banda dei giardini botanici. Il furto della bandiera è per i ragazzi un grave affronto a cui devono assolutamente reagire. Boka decide di recarsi fino al quartier generale della banda nemica per appendere un cartello come segno della loro visita. Qui però ha la brutta sorpresa di scoprire un traditore, Gereb, che forse per gelosia fa il doppio gioco.
Boka ne rimane molto scosso, ma lui e gli altri riescono comunque a portare a termine la "missione", facendosi però scoprire dai nemici. Nemecsek nei giorni seguenti torna da solo al giardino botanico per rubare la bandiera nemica, ma purtroppo viene scoperto e gettato in acqua. In seguito Nemecsek e Boka progettano un piano di difesa del loro campo.
Purtroppo Nemecsek si ammala e non potrebbe partecipare alla battaglia, ma sfidando la febbre si reca comunque sul luogo del combattimento, dove viene malmenato. Questo fatto infonde nuova forza ai suoi compagni, che riescono a mettere in fuga i nemici. Nemecsek per l'impresa eroica viene nominato capitano. Purtroppo dopo poco tempo Nemecsek muore. Tutti i ragazzi si recano a casa sua vestiti di nero, anche il nemico Franco Ats, per piangere il loro piccolo eroe.
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Laszlò Birò
Nasce nell'Europa dell'Est.
Cresce in America Latina.
Si diffonde negli Stati Uniti.
Approda in Europa occidentale.
Cambia l'estetica della scrittura e accorcia le distanze.
È l'invenzione geniale di un uomo eclettico e sfortunato.
Sto parlando della mitica penna biro.
Questa è la sua storia.
Fig. 5.
Fig. 6
László Josef Birò, inventore e giornalista ungherese nato nel 1899, è noto per aver contribuito alla comunità inventando la penna a sfera intorno agli anni Trenta e che prese il suo nome.
L'ispirazione gli venne guardando un gruppo di bambini che giocavano per strada con delle biglie. Una di queste biglie, rotolando in una pozzanghera, lasciò una nitida e perfetta scia liquida, come se per l'appunto la biglia scrivesse.
Ma fu in una tipografia di Budapest che ebbe l'intuizione di utilizzare l'inchiostro di giornale, che si asciugava in una manciata di secondi dopo che il foglio era stato stampato.
La principale motivazione di questa invenzione fu la scomodità delle penne stilografiche usate a quel tempo. Il problema, del resto, era noto a chiunque. La scrittura toccava proprio a tutti e nei primi anni del '900 non erano molti gli strumenti a disposizione. Le macchine da scrivere non esistevano ancora e solo in pochi potevano permettersi una stilografica. La maggior parte delle persone utilizzava pennini di ferro, poco flessibili e scomodi, ma soprattutto per nulla d'aiuto. Con un sistema di scrittura precario come quello del pennino, infatti, macchiarsi era una certezza. Non solo: l'inchiostro liquido, per sua natura, gocciola e lascia sbavature e Birò, essendo un giornalista, era ben abituato a questo problema.
Per questa invenzione László chiese aiuto a suo fratello, György Biró, chimico, che sviluppò un inchiostro con una viscosità che gli permette di scorrere dalla cannuccia alla sfera e scrivere senza lasciare grumi sul foglio.
La penna è stata concepita con una struttura estremamente semplice: la punta della penna a sfera è realizzata normalmente in ottone, in alpacca o in acciaio inossidabile; all'interno della punta vi è una cavità che contiene un liquido viscoso che viene distribuito uniformemente sul foglio grazie al rotolamento della piccola sfera metallica, che ha dimensioni che variano tra 0.38 e 1.6 millimetri.
Il brevetto dell'invenzione risale al 1938 e venne inizialmente chiamata Stratopen.
A causa dell'aumento dell'antisemitismo, la famiglia di Birò dovette trasferirsi in Argentina, dove aprì la ditta "Biro. Penne di Argentina."
Purtroppo la biro non era per niente economica (più di 34 euro) e quindi nel 1940 Birò dovette vendere i diritti di brevetto ad un barone torinese, Marcel Bic, (per 2 milioni di dollari), in quanto l'invenzione necessitava di un grande investimento e Laszlò non aveva più fondi a disposizione.
Nacque così la famosissima penna più usata al mondo, portando il barone ad una ricchezza immensa e lasciando invece l'inventore ad una morte misera.
Porcellane Zsolnay
Le porcellane Zsolnay, dalla bellezza stravolgente, conosciute in tutto il mondo per la loro innovatività artistica, nate dalla mente di un genio in una piccola cittadina ungherese.
Zsolnay Porcelánmanufaktúra Zrt (Manifattura porcellane Zsolnay) è una ditta ungherese produttrice di porcellane, piastrelle e gres. La particolarità di quest'azienda è la tecnica, da loro introdotta, del processo di smaltatura a base di eosina e le ceramiche pirogranitiche.
La fabbrica Zsolnay nacque nel 1853 a Pécs in Ungheria, fondata da Miklós Zsolnay. Dieci anni dopo, suo figlio, Vilmos Zsolnay si unì alla società e divenne il manager e direttore, per diversi anni. Lui ha portato la società a una fama a livello mondiale, dimostrando i prodotti innovativi alle esibizioni universali, tra cui quella di Vienna e quella di Parigi, dove Zsolnay ricevette un Grand Prix.
Nel 1893, Zsolnay introdusse la tecnica della smaltatura a base di eosina.
L'eosina è un colorante di contrasto dell'ematossilina (una sostanza estratta da una pianta originaria dello Stato messicano di Campeche), colora i granuli eosinofili delle cellule. È più comunemente usata in una soluzione al 2% come disinfettante per le affezioni dermatologiche.
Il processo idealizzato da Zsolnay, inizialmente, era limitato a un colore rosso iridescente. Durante il tempo sono state sviluppate altre colorazioni. La tecnica segreta dell'eosina rende la porcellana iridescente, le dona un aspetto metallico con colori cangianti a seconda dell'angolo di riflessione. I colori tipicamente usati vanno dal verde, rosso, blu al viola.
La colorazione a base di eosina divenne la preferita degli artisti dell'Art Nouveau e del Jugendstil.
Un altro prodotto usato spesso nelle costruzioni dell'epoca dell'Art Nouveau furono le decorazioni resistenti al gelo.
Relazione tecnica
L'oggetto descritto in questa relazione è stato realizzato ai fini dell'Esame di Stato e si ispira alle ceramiche prodotte dalla ditta Zsolnay.
La realizzazione è avvenuta in più fasi:
Inizialmente l'oggetto, in terraglia forte, è stato forgiato sul tornio per conferirgli una forma circolare; successivamente la parte superiore dell'oggetto è stata traforata seguendo il disegno, tracciato con la tecnica dello spolvero, con l'ausilio di diversi punteruoli di differente spessore. Al termine di questa operazione l'oggetto è stato esposto alla fase dell'essiccamento. Infine si è proceduto alla prima cottura a 360.
Dopo la prima cottura è avvenuta la fase di decorazione usando gli smalti, passando prima una base con l'aerografo, lo smalto Blu K22, a cui sopra è stato applicato lo smalto metallizzato oro con l'ausilio di un pennello.
Al termine della fase di decorazione, l'oggetto è stato sottoposto alla seconda e ultima cottura.
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Bibliografia e sitografia
Giorgio Cricco, Francesco Paolo Di Teodoro - Itinerario nell'arte - Volume 3 - Dall'età dei Lumi ai giorni nostri - Seconda edizione - Zanichelli.
Grande Dizionario Enciclopedico - Cronologia Universale - Dalla Preistoria all'Età Contemporanea - Unione Tipografico-Editrice Torinese.
Giovanni De Luna, Marco Meriggi - Sulle tracce del tempo 2/3 - Paravia - Pearson
Ferenc Molnár - I ragazzi della via Pal - Collana Classici della Gioventù - Editrice Boschi
Tòth Csaba - Magyarország képekben - Tòth Könyvkereskedés és Kiadó Kft.
http://www.ungheria.it/storia-breve
http://www.necropolisgulag.altervista.org/ungheria19.htm?ungheria191.htm
http://www.agendalugano.ch/episodes/685/chi-ha-inventato-la-penna-a-sfera
http://www.storico.org/regimi_totalitari/ungheria.html
http://win.storiain.net/arret/num191/artic2.asp
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