Estratto del documento

Introduzione

Introduzione ............................................................... pag. 3

“Una storia di licantropia” ........................................ pag. 5

Il Satyricon ........................................................ pag. 7

Petronio ................................................................ pag. 10

“Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” .................... pag. 11

Giacomo Leopardi ......................................................... pag. 19

“The Moon” ................................................................. pag. 25

Percy Bysshe Shelley ..................................................... pag. 26

La luna .................................................................... pag. 27

La legge di gravitazione universale .................................... pag. 36

La corsa allo spazio ....................................................... pag. 37

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Fin dagli albori della civiltà la luna ha fatto parte della vita dell’uomo: è stata vista come la manifestazione di varie divinità, come fonte di ispirazione e come oggetto di ricerche scientifiche.

Egizi, Latini, Greci, Cinesi… tutte le popolazioni all’inizio dei tempi vedevano la luna come protagonista della mitologia: essa rappresentava entità divine solitamente benefiche, la femminilità, la fertilità e, secondo gli Egizi, era l’occhio attraverso cui gli dei osservavano gli uomini e le loro gesta.

Con il passare del tempo la visione mistica è stata a poco a poco abbandonata e la luna ha iniziato ad influenzare più che altro l’animo umano, quindi le sue emozioni, le sue sensazioni e i suoi sentimenti… Così, forse la sua bellezza e la serenità che trasmette, hanno portato l’uomo a fare della luna la sua musa ispiratrice, anche se una spiegazione si potrebbe riscontrare nell’antica credenza secondo cui sarebbe capace di influenzare il suo umore, i suoi atteggiamenti e dunque il suo essere.

A tal proposito possiamo ricordare Petronio che, nella novella “storia di licantropia” del Satyricon, tratta di un episodio che scava nelle leggende di un tempo, che teorizzavano l’esistenza di uomini condannati a trasformarsi in bestie feroci ad ogni luna piena.

L’influenza della luna si può inoltre riscontrare anche in autori come Leopardi e Shelley, che prendono ispirazione dal suo continuo vagare nello spazio e nel tempo: la luna diviene così fonte di suggestione.

Ma la luna non è solo fonte di ispirazione e di suggestione: è anche l’unico satellite naturale della Terra, con cui essa costituisce un sistema a sé stante regolato da un insieme di forze tra cui quella di gravitazione universale ideata da Isaac Newton. La maggior parte delle scoperte relative al territorio lunare si sono potute ottenere grazie al perfezionamento del telescopio da parte di Galileo Galilei, che per primo osservò il suolo lunare dandone una descrizione, ma ancor più gli studi sono stati portati avanti grazie alla corsa allo spazio tra USA e URSS: la loro competizione ha infatti portato l’uomo sulla luna.

E così una semplice sfera perlata in alto nel cielo ha portato l’uomo ad una tra le conquiste più importanti cui potesse mai aspirare, ma non solo: ha anche dato il via ad una serie di studi ed

curiositas

esplorazioni spaziali inaugurando una nuova era: un’era di sempre più proficua, un’era di esplorazioni, un’era di conquiste, un’era di conoscenza.

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Una storia di licantropia

<< …Si narra dell’esistenza di alcuni uomini condannati a trasformarsi

in belve feroci ad ogni plenilunio… >>

Con l’intento di ricreare una narrazione folkloristica, Petronio, autore del Satyricon, decide di inserire in una delle cinque novelle caratterizzanti il romanzo, la tematica del lupo mannaro, particolarmente cara alla tradizione popolare: secondo la leggenda, a causa di una maledizione, vi sarebbero uomini condannati a trasformarsi in belve feroci ogni qualvolta sopraggiunga la luna piena che, con il suo influsso, sarebbe capace di risvegliare in loro il più violento e distruttivo istinto animale.

La novella, essendo narrata da un liberto, Nicerote, abbonda di volgarismi, grecismi, modi di dire e proverbi del sermo popolare.

…Così Nicerote, esortato e compiaciuto da Trimalchione che lo invita a raccontare l’avventura che gli è capitata, inizia dicendo:

«Quando ero ancora schiavo, abitavamo in Vico Stretto, dove oggi c'è la casa di Gavilla. Lì, dài che ti dài, attacco a farmela con la moglie di Terenzio, l'oste. Magari l'avete anche conosciuta, Melissa, la Tarentina, quel gran pezzo di donna. Io però non ci avevo messo gli occhi sopra perché era una maggiorata o per sbattermela, ma piuttosto perché aveva un cuore grande così. Qualunque cosa le chiedevo, lei me lo dava: se racimolava un soldo, la metà finiva a me. Quanto al sottoscritto, quello che avevo lo passavo nelle sue tasche e non ci ho mai preso delle fregature. Un giorno, mentre se ne stava in campagna, il suo ganzo tira le cuoia. Allora io, facendo il boia e l'impiccato, cerco con ogni mezzo di raggiungerla, perché - così si dice - gli amici li si vede nel bisogno.

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Il caso volle che il mio padrone se ne fosse andato a Capua a vendere il fior fiore del suo ciarpame.

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E così, cogliendo la palla al balzo, convinco un nostro ospite ad accompagnarmi fino al quinto miglio. Mica per altro: era un soldato e per giunta forte come un demonio. Alziamo le chiappe al primo canto del gallo e con una luna così chiara che sembrava di essere di giorno. Finimmo dentro un cimitero: il mio socio si avvicina a una lapide e si mette a pisciare, mentre io attacco a contare le lapidi fischiettando. A un certo punto, mi giro verso il tipo e vedo che si sta togliendo i vestiti di dosso e butta la sua roba sul ciglio della strada. A me mi va il cuore in gola e resto lì a fissarlo che per poco ci resto stecchito. Ed ecco che quello si mette a pisciare tutto intorno ai vestiti e di colpo si trasforma in lupo. Non pensate che stia scherzando: non mentirei nemmeno per tutto l'oro del mondo. Ma, come stavo dicendo, appena trasformato in lupo, attacca a ululare e poi si va a imboscare nella macchia. Sulle prime io non sapevo più nemmeno dov'ero: poi mi avvicino ai suoi vestiti per raccoglierli, ma quelli erano diventati di pietra. Chi più di me avrebbe dovuto morire dalla paura? Ciò nonostante sguaino la spada e, menando colpi alle ombre, tra uno scongiuro e l'altro, arrivo fino alla casa della mia amica. Entro che sembro un cadavere, senza più fiato, con il sudore che mi scorre tra le gambe e gli occhi spenti. Tanto che per riprendermi ci metto un bel po'. La mia Melissa, stupita di vedermi in giro a quell'ora della notte, mi fa: “Se solo fossi arrivato un po' prima, almeno ci avresti dato una mano: un lupo è entrato nel recinto e ci ha massacrato tutte le pecore come un macellaio. Comunque, anche se è riuscito a scappare, non ha da stare allegro, perché un nostro servo gli ha trapassato il collo con la lancia”. Dopo aver sentito questa storia, non riesco a chiudere occhio per tutta la notte, ma alle prime luci dell'alba me la filo a casa del nostro Gaio, nemmeno fossi un oste appena ripulito. E quando passo davanti al punto in cui i vestiti del mio compare erano diventati di pietra, ci trovo soltanto una pozza di sangue. Quando arrivo a casa, il soldato è lì sbracato sul letto come un bue, con al capezzale un medico impegnato a curargli il collo. Allora mi rendo conto che è un lupo mannaro e da quel giorno non ho più mangiato con lui manco un tozzo di pane, nemmeno a costo della vita. Liberi voi di pensare quello che volete, ma se vi racconto una frottola, mi stramaledicano i vostri numi tutelari».

La storia, raccontata da Nicerote, appare particolarmente viva e dinamica grazie al ritmo incalzante e al linguaggio schietto del liberto.

In essa, inoltre, trovano riscontro tutti gli elementi tipici della trasformazione in licantropo trasmessi dalle credenze popolari:

  • La presenza della luna piena, senza la quale la mutazione non potrebbe avvenire;
  • Il rituale dell’orinare attorno ai vestiti;
  • La trasformazione dei vestiti in pietra.

La presenza della luna appare dunque essenziale affinché la mutazione possa avvenire: tale credenza legata al nostro satellite, permeò nella mentalità popolare per lunghi anni fino a quando, a poco a poco, da credenza non divenne altro che leggenda.

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Il Satyricon

Dell’opera petroniana i codici tramandano due titoli:

Satyricon (genitivo plurale di forma greca) o anche

Saturae. Tale titolo può essere inteso sia nel senso di

“libri satirici” sia di “libri di cose da satiri”, in poche

parole “avventure satiriche”, anche in stretta connessione

con i sátyroi, personaggi mitologici lascivi simili ai

personaggi del romanzo petroniano. Così le due

interpretazioni si integrano, identificando il Satyricon

come un’opera comico-satirica di contenuto licenzioso.

Dell’opera non ci è rimasto molto, molto probabilmente a causa della materia trattata, degli ambienti realistici e degradati in cui si svolge la vicenda e delle tematiche poco edificanti. Secondo i codici, quanto ci è pervenuto corrisponderebbe a parte dei libri XV e XVI dell’opera originale, una narrazione mista di prosa e versi (prosimetro), di conseguenza è abbastanza difficile definire con precisione quale fosse la sua reale ampiezza e come finisce la storia.

Per quanto riguarda la vicenda, protagonista e io-narrante è Encolpio, uno studente sempre a corto di denari che vive una serie di espedienti insieme al suo servo e amante Gìtone, affiancato dall’infido amico Ascilto: dalle allusioni al passato sembra che Encolpio abbia compiuto una grande violazione verso Priapo (dio della fertilità maschile) e da lui venga ora perseguitato.

Riflettendo un attimo sulla storia, possiamo notare come essa risulti quasi una parodia:

  • Dell’epica: infatti come Ulisse fu perseguitato dal dio del mare ed Enea da Giunone, Encolpio è perseguitato dal dio Priapo;
  • Dei romanzi erotici greci: infatti mentre essi erano incentrati sulla storia d’amore di due giovani innamorati divisi dal caso, caratterizzati dalla serietà dei sentimenti, la storia d’amore Encolpio-Gitone è una storia d’amore omosessuale vittima dell’infedeltà di Gitone.

La parte della narrazione che ci è pervenuta può essere suddivisa in cinque sezioni:

  1. La prima sezione si svolge in una città del litorale campano, dove Quartilla, una sacerdotessa di Priapo di cui i giovani hanno una volta profanato una cerimonia, ritrova i tre e li costringe a ogni sorta di sevizie erotiche, finché riescono a darsi alla fuga;
  2. La seconda sezione comprende il grottesco banchetto offerto dal ricchissimo ma rozzo liberto Trimalchione;
  3. La terza sezione vede Encolpio disperato perché Gitone lo ha abbandonato per seguire Ascilto; si reca così in una pinacoteca dove stringe amicizia con il poeta Eumolpo. Poco dopo

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ritrova Gitone che lo prega di riprenderlo con sé: così si compone un nuovo terzetto formato da Encolpio, Gitone e Eumolpo che, per sfuggire da Ascilto, è costretto ad imbarcarsi;

  1. Nella quarta sezione i tre scoprono che la nave su cui si sono imbarcati appartiene al mercante Lica e alla sua compagni Trifena, con cui in passato Encolpio ha avuto relazioni burrascose: fortunatamente interviene un naufragio che salva i tre giovani, mentre Lica trova la morte;
  2. Nella quinta sezione il terzetto si reca a Crotone, città abitata da cacciatori di eredità; così Eumolpo finge di essere un vecchio facoltoso e senza figli mentre Encolpio e Gitone saranno i suoi schiavi. Nel frattempo Encolpio, assunto il nome Polieno, intraprende una relazione con una donna di nome Circe, ma si scopre impotente a causa del dio Priapo e solo dopo molte traversie riesce a recuperare la virilità perduta. Nel frattempo Eumolpo si ammala e stende una sorta di testamento in cui stabilisce che solo chi si ciberà del suo cadavere potrà divenire suo erede.

Graeca Urbs Crotone

La storia di Encolpio ruota attorno a due nuclei narrativi, la e la città di , e al suo interno ritroviamo:

  • Numerosi inserti poetici tra i quali spiccano:
    • La Troiae halosis (in senari giambici), parodia della composizione poetica che Nerone aveva composto in relazione all’ultima notte di Troia;
    • Il Bellum Civile (in esametri), parodia della Pharsalia di Lucano, composta proprio negli anni di Nerone;
  • Cinque novelle presentate sotto forma di narrazioni metadiegetiche (ovvero racconti fatti da personaggi che agiscono nel romanzo).

Analizzando l’opera possiamo notare che essa si presenta diversamente rispetto al romanzo tradizionale, in particolar modo per la forma, un prosimetro che deriva dalla fusione di spunti

pastiche letterario

provenienti da generi letterari diversi, detta anche per questo :

  • La satira menippea, un componimento misto di prosa e poesia dal carattere ridicolo, scherzoso e comico-satirico ma con un intento morale;
  • Il genere satirico inteso nel suo senso più ampio;
    • Risulta però diverso l’atteggiamento rispetto agli altri autori satirici: mentre loro si

mos maiorum

proponevano di colpire i vizi rappresentati alla luce dei valori del , Petronio rappresenta la realtà degradata della Roma neroniana senza espliciti intenti di condanna morale, in una sorta di intento oraziano di denuncia, ma allo stesso tempo di compassione, dei vizi umani;

  • Il mimo, un tipo di rappresentazione teatrale caratterizzata da realismo descrittivo;
  • La Fabula Milesia per il carattere licenzioso.

Per quanto riguarda il pubblico, per il suo carattere di pastiche letterario, il Satyricon è un’opera destinata ad intrattenere un pubblico colto, capace di cogliere le allusioni e i rimandi intertestuali.

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Di notevole rilievo è anche l’intento realistico del romanzo: lo scopo di Petronio è, infatti, quello di rappresentare la realtà quotidiana dei ceti medio-bassi del suo tempo in tutti suoi aspetti, con un linguaggio schietto e senza moralismi; la sua rappresentazione realistica si esplica infatti su più livelli:

  • Nella descrizione degli ambienti;
  • Nella presentazione dei vari personaggi;
  • Nella capacità di raffigurare il loro mondo materiale e l’insieme dei loro (dis)valori.

separazione degli stili

Questo tipo di realismo è giustificabile in base alla regola della , secondo cui la vita degli umili, e più in generale le situazioni “basse”, dovevano essere rappresentate solo in modi caricaturali e grotteschi, nella forma propria del “realismo comico”. sermo cotidianus

Per quanto riguarda la lingua e lo stile, il tono dominante appartiene al , dunque un sermo familiaris, dal ritmo incalzante che alterna a sequenze dinamiche altre più lente e riflessive, a seconda della materia trattata.

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Gaio Petronio (Petronius Arbiter)

La figura di Petronio è sempre stata misteriosa per molti aspetti. Innanzitutto, lo stabilimento della sua reale identità ha

questione petroniana

dato il via alla << >>. La maggior parte dei codici che ci hanno tramandato il testo del romanzo indica come autore un certo Petronius Arbiter il quale, già in età umanistica, fu identificato con Gaio Petronio – personaggio di spicco nella corte neroniana. L’identificazione potrebbe essere stata favorita da una certa analogia tra il ritratto psicologico del personaggio tacitiano e la fisionomia morale attribuibile all’autore del romanzo: un uomo spregiudicato, colto e raffinato descrittore dei vizi del suo tempo.

Tacito negli Annales lo ricorda come un uomo dalla vita raffinata e gaudente, dalle abitudini, per così dire, diverse: soleva infatti dormire di giorno e dedicarsi alle opere e ai piaceri di notte.

Sintesi

Collegamenti interdisciplinari

  • Latino - Una storia di licantropia (il Satyricon di Petronio)
  • Italiano - Canto notturno di un pastore errante dell'Asia (Giacomo Leopardi)
  • Inglese - The Moon (Percy Bysshe Shelley)
  • Geografia astronomica - La luna
  • Fisica - La legge di gravitazione universale
  • Storia - La corsa allo spazio
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