Estratto del documento

Introduzione

La comunicazione può essere generalmente definita un trasferimento di informazioni da un emittente a un destinatario (ovviamente chi invia il messaggio non deve essere solo nella posizione dell’emittente, ma anche in quella del destinatario).

Nel tempo c’è stata un’evoluzione dei modi di trasmissione dei messaggi: dall’oralità si è passati alla scrittura (rivoluzione chirografica – IV millennio a.C.) e alla stampa (rivoluzione gutenberghiana media – metà del XV secolo).

Negli ultimi due secoli, con l’invenzione dei media elettrici, elettronici, informatici e telematici (telegrafo, telefono, cinema, radio, televisione, computer e reti integrate multimediali – rivoluzione elettrica ed elettronica), la possibilità di trasmettere e comunicare informazioni ha raggiunto una varietà e un’accelerazione altissime, a tal punto da arrivare alla nascita della società odierna.

Essa è definita “società della conoscenza” o “dell’informazione” perché è caratterizzata dalla possibilità di elaborare e trasmettere, attraverso i mezzi informatici e telematici, enormi quantità di informazioni, in qualsiasi momento e da qualunque luogo, in tempi sempre più brevi e immediati e con costi sempre più bassi, annullando le distanze spaziali e temporali.

Qualsiasi società esiste soltanto se gli uomini interagiscono tra loro, scambiandosi idee e informazioni; per questo motivo i luoghi d’incontro hanno costituito da sempre il cuore della comunità, dall’agorà dei Greci al forum romano, dalla piazza medievale al mondo virtuale creato dai media contemporanei.

La novità, a partire dagli anni Ottanta del Novecento, è che il computer e le reti telematiche si sono imposti come gli strumenti chiave per il trattamento e il trasferimento delle informazioni. L’ambiente comunicativo umano ha raggiunto così dimensioni planetarie e alti livelli di complessità.

Con la trasformazione delle società industriali avanzate in società dell’informazione, è iniziata così una nuova rivoluzione culturale, che giungerà al culmine quando tutti avranno pieno accesso alle risorse dell’informazione.

Dal momento che l’evoluzione tecnologica progredisce velocemente e incessantemente, è importante non solo comprendere come i mezzi di comunicazione organizzano e influenzano la vita, ma anche quali sono gli indubbi effetti positivi o le conseguenze negative dei nuovi media nella società contemporanea.

Prima di analizzare questo aspetto, sarà innanzitutto necessario soffermarsi sulle varie fasi di affermazione dell’uso sociale dei principali mezzi di comunicazione, in relazione alla nascita e allo sviluppo di società di massa.

Quello che viene proposto è dunque un viaggio nell’universo dei media, nel flusso di informazioni, immagini e suoni, di cui la comunicazione di massa si è nutrita e che ha contribuito a far dilagare nel Novecento.

Evoluzione dei mezzi di comunicazione

Le premesse del secolo a venire: lo spazio dei media

La seconda rivoluzione industriale, poiché caratterizzata dallo sfruttamento dell’energia elettrica, per un verso pose le basi per lo sviluppo dei mezzi di comunicazione.

La città attraversata da fili, reti elettriche, ferrovie, e illuminata da lampioni, insegne e vetrine, fu quindi il grande teatro delle nuove forme di comunicazione pubblica.

Con l’apparire della comunicazione di massa, i media iniziarono così a rispondere alle caratteristiche di una società con nuove esigenze e bisogni, creando nuove sensibilità e stimolando cambiamenti nei modi di pensare e di organizzarsi degli individui.

La stampa

Attraverso l’invenzione della stampa si rese possibile una maggiore e diversa circolazione della cultura. Il giornale, come ancora oggi, istruiva, informava, commentava e, se ben utilizzato, costituiva un’arma potente per la conquista e la difesa della libertà.

All’inizio dell’Ottocento, A. De Tocqueville, in La democrazia in America, testo pubblicato a Milano nel 1968, scrisse: “Solo un giornale può arrivare a inculcare in mille persone lo stesso pensiero. Il giornale è un consigliere che non si ha bisogno di andare a cercare ma che si presenta da solo e vi parla tutti i giorni e brevemente degli affari comuni, senza distogliervi dai vostri affari personali”.

Malgrado le limitazioni politiche ed economiche che frenavano l’espansione dei giornali, la stampa divenne uno strumento d’importanza fondamentale per la lotta politica, ponendosi come elemento di controllo e di critica. Non c’è esponente di rilievo del movimento liberale o democratico che non vi abbia posto attenzione e non vi abbia dedicato energie.

A metà dell’Ottocento, Alexis de Tocqueville scrisse:

Se politici e osservatori rilevarono l’importanza dei giornali come strumento di “socializzazione politica”, gli imprenditori più attenti capirono che per allargare il pubblico dei lettori occorreva ridurre i costi di fabbricazione e allo stesso tempo trovare una forma meno intellettuale.

La stampa quotidiana si allontanava quindi sempre di più dallo stile letterario che l’aveva contraddistinta fino alla metà del XIX secolo, mentre la grande diffusione dei giornali fu possibile anche grazie alle migliori condizioni economiche e all’ampliamento e miglioramento del servizio postale.

Le imprese giornalistiche si consolidarono e si organizzarono nelle forme moderne, fino a diventare un fenomeno sociale, in grado di influenzare tutte le categorie di cittadini e di contribuire a formare l’opinione pubblica.

La nuova domanda di informazione era per lo più alimentata dalla possibilità di accesso alla pagina scritta, che si andava allargando sia per l’aumento dell’istruzione primaria e sia per il diminuire dei costi della carta stampata.

Un nuovo pubblico che nel giro di alcuni decenni avrebbe compreso, oltre alle fasce più basse del ceto medio e degli artigiani, anche la massa dei salariati della classe operaia.

In Italia i giornali – Gazzette, Monitori e Corrieri – ebbero una circolazione limitata per tutto il Settecento e per buona parte dell’Ottocento.

Si trattava di settimanali destinati ad alimentare la battaglia delle idee e il dibattito politico. I limitati progressi dell’istruzione pubblica e dei mezzi di comunicazione, l’estrema ristrettezza della classe dirigente, l’insufficiente tradizione parlamentare e liberale, contribuirono a ritardare la nascita del moderno quotidiano nell’Italia Unita per un trentennio.

Lo sviluppo dei media in Italia è dunque avvenuto in evidente ritardo rispetto agli altri Paesi europei, ma in una modalità più intensa e rapida che altrove.

Il decollo industriale e il movimento operaio agirono da molla e comportarono un’accelerazione decisiva all’espansione della stampa quotidiana e periodica nel nostro Paese, sebbene la percentuale di analfabetizzazione rimanesse ancora molto alta (superiore al 70%).

Alla fine del secolo nacquero i grandi quotidiani, alcuni dei quali ci accompagnano ancora oggi: nel 1876, “Il Corriere della Sera”; nel 1878, “Il Messaggero”; nel 1885, “Il Resto Carlino”; nel 1895, “La Stampa”.

Il messaggio di entrambi i manifesti pubblicitari, pur riferendosi a due realtà così diverse come gli Stati Uniti e l’Italia, pone l’accento sul basso prezzo, grazie al quale si può accedere alle notizie.

Manifesto pubblicitario del The Bulletin di Filadelfia (USA), 1895. Manifesto pubblicitario de Il Resto del Carlino, 1898. Il nome stesso del quotidiano era sinonimo di prezzo economico, facendo riferimento al “carlino”, una moneta molto diffusa in quasi tutta l’Italia a partire dal Medioevo.

In tutto l’Occidente si assistette a un doppio fenomeno: da una parte, con l’aumento del livello medio di istruzione e la diminuzione dell’analfabetismo, un pubblico sempre più vasto si accostava alla lettura della stampa; dall’altra parte, la stampa cercava di accostarsi ai lettori popolari, in modo tale da allargare i confini del proprio pubblico.

Gli ultimi trent’anni del XIX secolo sono stati definiti, insieme al primo decennio del Novecento, “l’età classica” del giornalismo: in effetti, nel periodo che va dal 1870 al 1914, si registrò un aumento continuo del numero dei lettori in quasi tutti i Paesi industrializzati.

Saranno in seguito il cinema, la radio e la televisione a togliere al quotidiano il monopolio dell’informazione, ma fino all’esplodere della prima guerra mondiale è la carta stampata la grande protagonista.

La pubblicità

La pubblicità ha permesso al giornale di sostenersi economicamente. All’inizio si trattava di semplici aggiunte di un lungo testo argomentativo e del tutto prive di illustrazioni, pubblicate gratuitamente, almeno in un primo tempo, perché considerate un servizio reso ai lettori.

A partire dall’inizio dell’Ottocento, soprattutto in Inghilterra e negli Stati Uniti, le entrate derivanti dalla pubblicità diventarono una fonte di reddito indispensabile.

In seguito, servendosi di artifici tipografici e utilizzando le immagini, la pubblicità sollecitava il lettore con un effetto di sorpresa, evidenziando e rendendo più efficace il messaggio.

L’esigenza della pubblicità si sviluppò insieme alla formazione del moderno sistema di mercato, quando il commercio a carattere locale cedette il passo a una rete di traffici commerciali prima su scala nazionale e poi internazionale.

Quando, grazie ai trasporti, fu possibile vendere la propria merce anche in mercati lontani da dove si era svolta la produzione, allora divenne indispensabile istituire una comunicazione tra venditori e compratori che si trovavano fisicamente separati.

Questa trasformazione fu all’origine, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, del diffondersi dell’uso del manifesto pubblicitario e degli annunci su tram e carrozze.

Parigi fu la prima città a vedere le proprie strade arredarsi in modo nuovo. I manifesti, dapprima adoperati per reclamizzare spettacoli o esposizioni artistiche, trovarono nella rivoluzione industriale nuovi temi: le merci, i beni di consumo, i grandi magazzini.

Il boom della pubblicità nasceva dalla necessità di farsi conoscere da un alto numero di consumatori, di stimolare l’acquisto di nuovi prodotti che non erano mai stati presentati sul mercato e di far credere che erano necessari e indispensabili, creando così nuovi bisogni per dar vita a quella che poi è stata chiamata società dei consumi.

Il pubblico a cui si rivolgeva la comunicazione pubblicitaria in questa fase era un pubblico di consumatori ancora assai ristretto, formato per lo più dai ceti medio-superiori, borghesi e urbani, letterati, consumatori di beni di lusso.

Il processo di urbanizzazione rendeva la strada lo spazio più utilizzato dalla comunicazione pubblicitaria: i grandi manifesti colorati, le insegne, i volantini furono i primi strumenti.

Il manifesto, che faceva la sua comparsa occupando ampie aree della città, si basava sulla capacità di catturare lo sguardo: era dunque sull’immediatezza e sulla ricchezza informativa del visivo che giocavano la sua forza d’attrazione e il suo potere di seduzione, contribuendo a sviluppare un nuovo tipo di sensibilità.

Suoni e immagini: un nuovo pubblico

A contribuire al dilagare delle immagini nel paesaggio urbano era stata l’introduzione della fotografia.

Vi furono due direzioni: da una parte vi erano coloro che privilegiavano la copia unica e vedevano nella fotografia uno strumento espressivo utilizzato da professionisti; dall’altra, vi erano invece coloro che si interessavano al “multiplo”.

Fu nel 1840 che William Fox Talbot inventò un procedimento di stampa su carta, che permetteva di riprodurre un’immagine in una quantità potenzialmente illimitata di copie.

Da questo momento, il progresso tecnico della fotografia si svolse nei grandi laboratori dell’industria, e non negli studi dei singoli fotografi, ed era rivolto alla conquista di un pubblico larghissimo, attraverso la semplificazione dei metodi operativi.

A partire dal 1880 iniziò infatti a comparire un numero straordinario di macchine fotografiche portatili.

Nel 1887 George Eastman lanciò la più rivoluzionaria delle macchine: la Kodak. Si trattava di una piccola scatola con un obiettivo a fuoco fisso e con una pellicola fotografica sufficiente per 100 scatti.

Dopo aver scattato tutte le fotografie, la macchina veniva mandata alla ditta, la quale provvedeva allo sviluppo e alla stampa dei negativi. Questi venivano poi rispediti al mittente, insieme alla macchina nuovamente ricaricata.

“You press the button, we do the rest” (“Voi premete il bottone, noi facciamo il resto”) era lo slogan che accompagnava il lancio del prodotto sul mercato.

George Eastman e la sperimentazione della Kodak.

Si aprì così una fase di espansione sia della fotografia amatoriale, che consentiva di cogliere e fissare aspetti del mondo esterno e della vita familiare, sia della fotografia documentaria e d’attualità.

Già nel 1855 Robert Feulon aveva reso la severa e fedele testimonianza della crudeltà e della miseria di una guerra, fotografando per la prima volta gli scontri durante la guerra di Crimea.

Mentre nel 1904 usciva a Londra il “Daily Mirror”, “Lo specchio quotidiano”, letteralmente il primo giornale del mondo illustrato solo con fotografie.

Con lo sviluppo degli album e del fotogiornalismo, si andava pian piano trasformando radicalmente il modo di guardare il mondo.

Il sistema dei media a cavallo tra Ottocento e Novecento, in cui la stampa non era più il solo strumento in grado di raggiungere migliaia di persone con uno stesso messaggio, vide diventare protagonisti strumenti che privilegiavano il suono e l’immagine, come il fonografo, il grammofono, il telefono, il cinema, strettamente legati all’evoluzione e alla diffusione dell’energia elettrica.

Si osservi quindi un progressivo svincolamento dalla scrittura. Questi strumenti sembravano infatti rispondere alle domande di un nuovo tipo di pubblico, urbano, analfabeta, semiletterato, estraneo alla fase precedente in cui la stampa era la sola forma di comunicazione.

La principale novità di questi mezzi di comunicazione venne riscontrata nel diffondersi di un nuovo tipo di divertimento e di rapporto con la cultura, a cui potevano accedere anche coloro che non sapevano leggere o che avevano un grado di alfabetizzazione molto basso.

Il peso dello scritto veniva di conseguenza ridimensionato a favore dell’immagine e del suono: il grammofono, ad esempio, introducendo la possibilità di riprodurre il suono, permetteva ad un vasto pubblico di ascoltare a casa le voci dei cantanti famosi.

Pubblicità di fonografo e grafofono. “Non andate più a teatro! Poiché ognuno può a casa sua sentire i nostri valenti artisti per mezzo del nuovo apparecchio”.

Il cinema, invece, consentiva la trasmissione contemporanea dello stesso spettacolo in centinaia di sale, a costi più contenuti delle tradizionali rappresentazioni teatrali.

Nel 1877, quando Thomas Alva Edison inventò il fonografo, l’aveva fatto con scopi molto diversi da quelli dell’ascolto musicale: esso era stato immaginato né più né meno come una macchina da ufficio.

Negli stessi anni il tedesco-americano Emile Berliner si concentrò sulla registrazione e inventò il disco, che permetteva una duplicazione delle registrazioni sonore su vasta scala.

Nel 1889 in Germania una ditta di giocattoli fabbricò i primi grammofoni e i primi dischi, mentre a New York G. Bettini convinse artisti di fama internazionale a incidere la loro voce.

Pubblicità della Columbia, ditta americana produttrice di grammofoni, distribuiti in Italia dalla

L’importanza di queste trasformazioni risiedeva in primo luogo nella possibilità di raggiungere anche quei settori della popolazione poco o per nulla scolarizzati e che erano stati, fino a quel momento, esclusi dai mezzi di comunicazione basati principalmente sulla stampa e quindi sulla parola scritta.

Il pubblico della nascente società di massa comprendeva uomini e donne di tutte le età e di tutte le classi.

Vi furono però forme di resistenza da parte del pubblico tradizionale, istruito e in prevalenza borghese, a lasciarsi coinvolgere dalle nuove forme di consumo.

Le modalità di consumo tendevano inoltre a seguire un modello gerarchico. È il caso delle sale cinematografiche: mentre nei quartieri centrali sorgevano lussuose sale dotate di orchestra e simili ai teatri d’opera, nelle periferie prevalevano locali più piccoli ed economici, che proiettavano film in terza e quarta visione.

Un fenomeno simile si verificò anche nel settore della carta stampata: in Inghilterra si diffusero sia i giornali qualitativi che quelli popolari.

“E poi, come si fa a ricordarsi di tutti? Gli occhi, l’incedere, la voce. Bene, la voce, sì: il grammofono. Mettere un grammofono in ogni tomba o tenerne

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Sintesi

Percorso interdisciplinare

  • Introduzione
  • Evoluzione dei media
  • Filosofia: Bauman e il suo saggio "Facebook, l'intimità e l'estimità"
  • Storia: i principali strumenti di comunicazione adoperati dal nazismo e dal fascismo, quali mezzi di persuasione e di coinvolgimento delle masse
  • Italiano: forme del linguaggio letterario dei principali autori (da Manzoni a Montale)
  • Inglese: modernismo in Inghilterra e Joyce, uno dei maggiori esponenti che si avvalse dello sperimentalismo linguistico
  • Francese: Apollinaire e i suoi calligrammi (un nuovo modo di comunicare)
  • Spagnolo: modernismo in Spagna e Jiménez con la sua opera Platero y yo (innovazione: linguaggio infantile)
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