Istituto d’istruzione superiore “Agostino Paradisi” – Esame di Stato
2014
Alunno:
Federico Bassetto
Classe:
5 A Scientifico
Anno scolastico:
2013/2014
Viandante sul mare di nebbia, Caspar David Friedrich, 1818
I limiti dell’uomo
Percorso attraverso l’opera di Dostoevskij e la filosofia di Nietzsche 1
Indice
1. Introduzione
2. Il superuomo, Raskolnikov di Delitto e Castigo
- A. Il superuomo di Nietzsche
- B. Rodion Romanovic Raskolnikov
- C. Confronto e interpretazioni
3. Il Nichilismo e la morte di Dio, Ivan Karamazov e la leggenda del Grande Inquisitore
- A. Il Nichilismo e la morte di Dio
- B. Ivan Karamazov e il racconto del Grande Inquisitore
- C. Confronto e interpretazioni
I limiti dell’uomo 2
Percorso attraverso l’opera di Dostoevskij e la filosofia di Nietzsche
Federico Bassetto
Introduzione – un breve cammino della filosofia moderna
Il periodo in cui operano Nietzsche e Dostoevskij, la seconda metà dell’Ottocento, è un periodo di grande progresso materiale ed economico per tutta l’Europa. Sul piano politico da un lato terminarono i processi che portarono alla formazione dello stato tedesco e italiano, dall’altro le forti spinte imperialistiche portarono a una situazione di tensione tra le varie potenze europee, desiderose di affermare la loro egemonia.
Tuttavia in ambito filosofico prevaleva un’impronta ottimistica di stampo positivista, “scienza positiva”, con illimitata fiducia verso la cosiddetta scienza positiva teorizzata da Comte, la quale avrebbe dovuto risolvere i problemi dell’umanità. Sebbene la mentalità positivista alla fine del XIX secolo fosse tutt’altro che scomparsa, la filosofia contemporanea ha reagito a essa per vari motivi. Soprattutto ha posto in dubbio l’oggettività della scienza, disconoscendole il merito di essere l’unica forma valida di conoscenza, e anzi ponendo come fondamento della conoscenza stessa non più la ragione bensì altre facoltà: per esempio l’intuizione o la volontà. L’affermarsi di questa tendenza fu poi favorita dalle scoperte che minarono la fisica classica e dalle teorie psicanalitiche di Freud, che rivoluzionarono il modo di rapportarsi con la mente umana.
Il primo vero e proprio punto di rottura con la precedente tradizione filosofica si ha con l’opera di Nietzsche. A partire da lui, infatti, la filosofia non solo è entrata in dubbio sui criteri di verità, e dunque sulla validità del proprio sapere, ma riconosce e dichiara che non vi sono più criteri validi. In nessun’altra epoca, come quella che si apre dopo Nietzsche, si trova un accordo generale, proprio tra i grandi filosofi, nel manifestare con tanta chiarezza l’insufficienza della filosofia. Alcune grandi tematiche di Nietzsche tuttavia vengono anticipate e trattate da Dostoevskij, il quale le incarna concretamente nei personaggi dei suoi romanzi. Sergio Givone, in una sua opera da cui prenderò spunto, “Dostoevskij e la filosofia”, Laterza, 1984, afferma che quella di Dostoevskij sia la più grande critica mai fatta al filosofo tedesco.
Nietzsche conosce l’opera di Dostoevskij nel 1887 e riferisce l’impatto profondo che ha rappresentato per lui questo incontro; l’entusiasmo originale si è andato tuttavia raffreddando con il tempo e si è trasformato in una repulsione violenta. Dostoevskij è entrato per primo nell’universo solitario in cui Nietzsche si introdurrà in seguito.
Dostoevskij ha presentito la più terribile delle crisi, che Nietzsche si incarica non solo di annunciare, ma della quale è il grande artefice: la “morte di Dio”. Dostoevskij anticipa e prevede l’ateismo e il superuomo di Nietzsche, ma supera la tentazione alla quale questi soccombe. Dostoevskij si immerge nella grandezza dell’universo di Nietzsche, lo anticipa, sperimenta la sua vertigine, ma scopre il suo veleno e non si lascia abbagliare dai suoi fulgori.
Dostoevskij e Nietzsche hanno compiuto un’analisi spietata dell’epoca. Hanno criticato il razionalismo e l’umanesimo occidentale; hanno denunciato l’idea di progresso, tanto cara all’uomo occidentale; hanno sperimentato un malessere molto simile davanti al regno scientifico e ai suoi sogni idilliaci; hanno ugualmente disprezzato la civiltà superficiale del tempo, hanno scoperto la sua vernice e hanno fatto il possibile per renderla evidente, prevedendo la sua imminente catastrofe.
Nel confrontare i due pensieri va comunque tenuto conto del fatto che Dostoevskij è uno scrittore, non un filosofo, quindi i suoi personaggi non sono interlocutori fittizi cui mettere in bocca i propri enunciati o pensieri. Il suo contenuto, sebbene possa sembrare ideologico, non va in una direzione speculativa. Un altro importante fattore che va tenuto in considerazione è di tipo storico. Nietzsche non prende assolutamente in considerazione il contesto in cui opera Dostoevskij: quello di una Russia sotto il regime zarista in cui la dissidenza era punita con la deportazione in Siberia, che l’autore russo sperimenta, e ne astrae totalmente il carattere ideologico e politico che conseguiva da tale premessa. La crisi metafisica, secondo Dostoevskij, diventa necessariamente crisi politica e nella rivoluzione trovava la sua naturale sede di sviluppo. Per Dostoevskij, il nichilismo era un fenomeno metafisico-politico e non è un caso che questo termine, che in Occidente aveva un significato puramente filosofico, in Russia sia servito a designare il movimento rivoluzionario. Nietzsche, al contrario, tratta il nichilismo come un problema prevalentemente filosofico e trascura il momento politico. Bisogna ricordare che nei passi in cui il filosofo tedesco cita i suoi autori prediletti, Dostoevskij non compare. Tuttavia è altrettanto vero che in più di un passo Nietzsche cita il romanziere russo come il più grande psicologo che abbia mai letto e che possa insegnargli qualcosa in merito.
Come già detto Dostoevskij incarna le sue idee nei protagonisti dei suoi romanzi e, attraverso un’analisi psicologica di questi, riesce a trasmettere in maniera più immediata concetti che in futuro saranno trattati diversamente da Nietzsche.
Certamente il fascino esercitato da Dostoevskij su Nietzsche dipende in buona parte proprio dal fatto che Dostoevskij fosse uno scrittore e come tale si occupasse non di idee in quanto tali, ma di idee fatte persona. Ciò gli ha permesso oltre ad anticipare alcune delle grandi questioni nietzschiane, soprattutto di portare alla luce il loro lato più oscuro e problematico. Per questo nelle pagine seguenti andrò ad esporre parallelamente le stesse idee espresse dai due autori, da una parte attraverso l’analisi psicologica dei personaggi protagonisti de “I fratelli Karamazov” e di “Delitto e Castigo”, dall’altra tramite le tesi di Nietzsche. Infine cercherò, dove possibile, di rivelare le conclusioni raggiunte dai due autori e di darne un’interpretazione personale.
Il superuomo, Raskolnikov di Delitto e Castigo
Il superuomo di Nietzsche
Il superuomo è la figura che più di tutte racchiude l’essenza della filosofia di Nietzsche. Il superuomo è colui che è in grado di accettare la dimensione tragica e dionisiaca dell’esistenza, di dir di sì alla vita, di sopportare la morte di Dio e la perdita delle certezze assolute, di far propria la prospettiva dell’eterno ritorno, di emanciparsi dalla morale e dal cristianesimo, di porsi come volontà di potenza e di procedere oltre il nichilismo.
Non è possibile rintracciare nel passato un precursore del superuomo, il quale non può che stagliarsi sull’orizzonte del futuro. Il superuomo non ha niente a che fare con l’essere umano, bensì deve guardare l’uomo così come l’uomo guarda la scimmia. Il superuomo abbandona le ipocrisie dei moralisti e afferma sé stesso, ponendo di fronte alla morale comune i propri valori. Egli identifica il ritorno al mondo del pensiero dionisiaco, guidato dalle passioni. Nietzsche è convinto dell’esistenza di un’unica vita terrena, legata alla corporeità fisica, l’uomo è dunque solo corpo e deve lasciarsi guidare dalle proprie pulsioni.
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Nel concetto di superuomo è essenziale la volontà di potenza, che va vista come movente della storia dell’uomo: essa si presenta nella creazione della natura così come nelle strutture sociali, e va continuamente oltrepassata.
Così parlò Zarathustra (Also sprach Zarathustra)
Nella sua opera Nietzsche spiega i tre passi che l’essere umano deve seguire per divenire superuomo, uomo del superamento:
- Possedere una volontà costruttiva, in grado di mettere in discussione gli ideali prestabiliti;
- Superare il nichilismo, attraverso la gioia tragica e il recupero della volontà di potenza;
- Perpetrare e promuovere eternamente il processo di creazione e rigenerazione dei valori sposando la nuova e disumana dimensione morale dell’amor fati, che delinea un amore gioioso e salubre per l’eternità in ogni suo aspetto terribile, caotico e problematico.
Lo scopo del superuomo non è posto in un universo trascendente, ma trascendentale, che punta alla felicità immanente tramite la capacità creativa. Egli è visto come il grado più alto dell’evoluzione, ed esercita il diritto dettatogli dalla forza e dalla superiorità sugli altri. Questo diritto gli si presenta tuttavia anche come dovere di contrapporsi all’ipocrisia della massa e va contro la stessa tradizionale etica del dovere. Nietzsche ha una concezione elitaria del superuomo, dal momento che è qualcosa che riguarda solo un gruppo ristretto di individui superiori. Un’élite che non si limita a erigersi sopra le masse, ma che si pone come razza dominatrice che ha bisogno della schiavitù delle masse come della sua base e condizione. Ciò non comporta un progetto politico, anzi, Nietzsche denuncia tutti gli idoli politici del suo tempo, e il messaggio ultimo del suo pensiero risiede solo sul piano filosofico.
Rodion Romanovic Raskolnikov
Raskolnikov, il protagonista di Delitto e Castigo, è un ragazzo che vive in estrema povertà in un minuscolo appartamento nei bassifondi di San Pietroburgo. Nel libro Raskolnikov commette un duplice omicidio, quello di un’avida e vecchia usuraia, di nome Alyona Ivanovna, al fine di usare i soldi per una buona causa, e quello casuale della sorella più giovane di costei, Lizaveta Ivanovna, sfortunatamente presente sulla scena del delitto appena compiuto. Ciò che ha rubato a casa dell’usuraia lo nasconde in seguito sotto una roccia.
Raskolnikov è un ragazzo intelligente e portato agli studi, ma è costretto ad abbandonare il corso di legge per motivi economici. Per lui tornare a vivere a casa con sua madre sarebbe il più grande dei fallimenti, e vive nelle ristrettezze con il sostegno dei risparmi che con sacrificio gli manda la madre e dei pochi soldi che riesce a guadagnare scrivendo saltuariamente articoletti per vari giornali. Di qui nasce in lui un odio verso una società in cui non riesce ad affermarsi e imporre la sua superiorità intellettuale. Dalla sua condizione precaria di vita ne scaturisce una salute psichica molto debole, soffre infatti di manifestazioni psicosomatiche, svenimenti, sonno prolungato ecc., aggravate dalla malnutrizione e dall’alterato stato neurologico, che gli provoca attacchi di panico e deliri, alternati a momenti di calma apparente. La situazione si aggrava ulteriormente quando scopre da una lettera di sua madre che presto, per sistemare la faccenda economica, avrebbero combinato a sua sorella un matrimonio di convenienza. Allora inizia il processo nella mente di Raskolnikov che lo porterà a pensare che la soluzione ai suoi problemi risieda nell’uccidere e derubare la vecchia usuraia da cui è in affitto e di cui è in debito.
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In sostanza si propone di compiere l’omicidio utilizzando il denaro della vecchia per risollevare la sorte di migliaia di persone in difficoltà; una vita in cambio di migliaia. Oltre a questa premessa di carattere utilitaristico, il giovane è convinto che sulla terra esista una razza, quella dei “Napoleoni”, la quale ha il diritto, se il suo nobile fine lo richiede, di imporre le proprie idee anche a patto di spargere sangue, di andare al di là del bene e del male. In un dialogo con il giudice istruttore dell’indagine che lo coinvolgerà afferma riguardo al contenuto di un articolo in cui affermava tale convinzione:
“Secondo me, se per un insieme di circostanze le scoperte di Keplero o di Newton non avessero potuto esser rese note agli uomini se non mediante il sacrificio della vita di una, dieci, cento o più persone, che a tali scoperte si fossero opposte o che, comunque, fossero state di ostacolo sul loro cammino, ebbene, essi avrebbero avuto il diritto, e perfino il dovere... di eliminare queste dieci o cento persone, per far conoscere le loro scoperte a tutta l’umanità.”
Introduzione I limiti dell'uomo - Tesina
La seguente tesina di maturità affronta, in maniera dettagliata, gli aspetti più importanti affrontati da Nietzsche e Dostoevskij.
Il periodo in cui operano Nietzsche e Dostoevskij, la seconda metà dell’Ottocento, è un periodo di grande progresso materiale ed economico per tutta l’Europa. Sul piano politico da un lato terminarono i processi che portarono alla formazione dello stato tedesco e italiano, dall’altro le forti spinte imperialistiche portarono a una situazione di tensione tra le varie potenze europee, desiderose di affermare la loro egemonia. Tuttavia in ambito filosofico prevaleva un’impronta ottimistica di stampo positivista, con illimitata fiducia verso la cosiddetta “scienza positiva”, teorizzata da Comte, la quale avrebbe dovuto risolvere i problemi dell’umanità. Sebbene la mentalità positivista alla fine del XIX secolo fosse tutt’altro che scomparsa, la filosofia contemporanea ha reagito a essa per vari motivi. Soprattutto ha posto in dubbio l'oggettività della scienza, disconoscendole il merito di essere l'unica forma valida di conoscenza, e anzi ponendo come fondamento della conoscenza stessa non più la ragione bensì altre facoltà: per esempio l'intuizione o la volontà. L’affermarsi di questa tendenza fu poi favorita dalle scoperte che minarono la fisica classica e dalle teorie psicanalitiche di Freud, che rivoluzionarono il modo di rapportarsi con la mente umana.
Collegamenti
I limiti dell'uomo - Tesina
Italiano
- Fëdor Dostoevskij
Filosofia
- Friedrich Nietzsche