Estratto del documento

«Menzus terra senza pani, che

terra senza

justitia»...

«Meglio una terra senza pane

che una terra senza giustizia»...

Tesina multidisciplinare di Luana Agus, anno scolastico 2013-2014

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Tesina pluridisciplinare

Libertà e giustizia

Luana Agus

di:

Istituto Tecnico Commerciale

Antonio Maxia - Aritzo

Classe V°

Anno scolastico 2013/2014

Tesina multidisciplinare di Luana Agus, anno scolastico 2013-2014

2

Italiano

Giovanni Verga

Inglese

Novella: «Libertà»

Magna Carta

Religione

La giustizia divina

Storia

Il fascismo fra il 1923 e il ’25 e la costruzione dello Stato totalitario

Le leggi «fascistissime»

Geografia economica

«Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo»

Diritto

La Costituzione: i rapporti civili

Inviolabilità delle libertà personali

Libertà di pensiero, parola e stampa

Scienza delle finanze

Diritto alla difesa

Applicazione delle pene

Il costo della giustizia

Indice

Tesina multidisciplinare di Luana Agus, anno scolastico 2013-2014

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1. Introduzione...........................................................

....................................pag. 4

2. Italiano: Giovanni Verga

pag. 6

...............................................................

3. Storia: il

.................................................................pag.

fascismo

9

3.1 La costruzione dello Stato totalitario........................pag. 10

3.2 Il quinquennio rivoluzionario 1943-48.......................pag. 12

4. Diritto: la Costituzione della Repubblica Italiana

................pag. 15

5. Geografia economica: dichiarazione universale dei diritti dell’uomo....................................................................

........................................pag. 19

6. Scienza delle finanze: il costo della giustizia....................

pag. 26

7. Inglese: Magna Carta................................................ pag. 31

8. Religione: La giustizia divina...................................... pag. 32

Bibliografia....................................................................

........................................pag. 34

Tesina multidisciplinare di Luana Agus, anno scolastico 2013-2014

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1. Introduzione

Ho deciso di intitolare questa tesina utilizzando la frase del «Crest» della Stazione dei Carabinieri di Gadoni, mio paese. La mia aspirazione è diventare carabiniere, spero di realizzare questo obiettivo che per me non è solo professionale in quanto sono consapevole che fare il carabiniere non significa svolgere un mestiere come un altro ma che implica serietà e grande responsabilità; desidero indossare la divisa di Carabiniere a difesa della libertà e a garanzia della giustizia.

Il percorso che ho intenzione di intraprendere con questa tesina, prende spunto da una frase di Voltaire «Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita affinché tu possa dire quello pensi», perché è una affermazione che condivido e che mi ha molto colpita in quanto sottolinea la libertà assoluta di idea.

Nonostante l’opinione discordante, infatti, Voltaire, giudica importante la possibilità di esprimersi, di ascoltare e accettare il confronto con gli altri anche quando le idee sono discordanti dalle nostre.

Libertà e giustizia, sono strettamente collegate tra loro, non può esserci libertà senza giustizia né giustizia senza libertà.

Dal punto di vista giuridico, della «giustizia» diede una classica definizione Ulpiano, che visse nel III sec. d.C. e fu uno dei maggiori giureconsulti romani.

Quella definizione suona così: «Justitia est constans et perpetua voluntas jus suum cuique tribuere» («La giustizia è la ferma e costante volontà di dare a ciascuno ciò che gli spetta di diritto»).

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Sulla base di tale definizione, la dottrina giuridica ha distinto tra giustizia commutativa (ad es. se compro una cosa devo pagarne il prezzo), giustizia distributiva (ad es. se lo stato pone delle imposte a carico dei cittadini deve distribuire equamente i pesi, graduando l’ammontare dell’imposta in base alla capacità contributiva di ogni cittadino), giustizia retributiva (ad es. se un cittadino viola la legge penale dovrà sopportare l’inflizione della pena prevista dalla legge per quella violazione), ecc.

Il compito di amministrare quella giustizia «legale» è del giudice, al quale compete di decidere le controversie tra privati nonché di accertare se qualche reato è stato commesso e di condannare che ne risulti l’autore.

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2. Italiano: Giovanni Verga

Nasce a Catania il 2 settembre del 1840 in una famiglia di agiate condizione economiche e di origine nobiliare. I tipi di educazione ricevuta sono sul piano politico, patriottica e risorgimentale; sul piano letterario, sostanzialmente romantica.

Fondamentali nella sua vita sono gli anni fiorentini (1865-72), dove avviene l’incontro con L. Capuana, con il quale inizia un rapporto d’amicizia e un sodalizio letterario.

Muore a Catania nel 1922.

Le Novelle rusticane furono pubblicate nel 1883 e segnano un inasprimento del Verismo verghiano, che diventa più tagliente. Nella società che l’autore delinea ogni valore è tramontato, i sentimenti e gli affetti non hanno più spazio, tutto si riduce, nell’ambito della lotta per la sopravvivenza, a pura economicità.

Da questa raccolta riporto la novella Libertà.

La novella rimanda a fatti realmente avvenuti. Nell’agosto del 1860, a Bronte, un paese alle falde dell’Etna, scoppiò una rivolta contadina, alimentata dall’arrivo di Garibaldi in Sicilia.

Alle classi subalterne il generale apparve come un mitico giustiziere, alimentando speranze di mutamento sociale. Garibaldi emise infatti un decreto, nel giugno del 1860 che prevedeva la divisione dei beni comunali, ma il Risorgimento in Sicilia si concluse con l’alleanza tra i proprietari terrieri dell’isola e i borghesi del nord.

Ben presto la gente capì che la libertà da loro sperata era irraggiungibile a causa delle ingiustizie sociali e dalle ingiustizie penali. Fu tale malcontento che causò la ribellione contadina che fu repressa con inflessibile severità da Nino Bixio.

Fu istituito un tribunale di guerra che emanò una prima, durissima sentenza: cinque dei colpevoli furono fucilati tra i quali l’avvocato Lombardo (considerato il capo della rivolta).

Il processo che durò tre anni emanò una seconda, altrettanto dura, sentenza: venticinque dei partecipanti alla rivolta furono condannati all’ergastolo, uno a vent’anni e due a dieci anni di lavori forzati.

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Analisi della novella «Libertà»

1. I tragici fatti di Bronte del 1860

  • Pubblicata nel 1882 la novella riprende, senza farvi riferimento esplicitamente, i tragici fatti di Bronte del 1860, quando i contadini di Bronte, un piccolo paese sulle falde dell’Etna, esasperati per la mancata distribuzione delle terre demaniali promessa da Garibaldi, insorsero contro la parte più reazionaria dei borghesi locali (i cosiddetti «cappelli») uccidendone una quindicina.
  • Il generale Nino Bixio, inviato da Garibaldi per placare la sommossa, pur trovandola già sedata, fece arrestare centocinquanta persone e, istituito un tribunale militare, ne fece immediatamente processare cinque, in qualità di principali responsabili degli accadimenti. La condanna per fucilazione fu eseguita il giorno dopo.

Il tempo

La novella narra del periodo che va dalla giornata della rivolta alla conclusione del processo di Catania, avvenuta tre anni dopo, che portò alla condanna nessun all’ergastolo di vari brontesi.

Nessun riferimento esplicito al contesto storico

  • Nella novella non vengono riportati gli anni in cui avviene la vicenda narrata. Gli eventi narrati sono disposti in ordine cronologico. Le frasi dei popolani (nella novella spesso filtrate dal discorso indiretto libero del narratore) contengono tuttavia riferimenti agli antecedenti della rivolta: in particolare alle misere condizioni economiche in cui erano costretti i popolani e alle violenze da loro subite da parte di sbirri e campieri agli ordini dei proprietari terrieri, che giustificherebbero la violenza della rivolta.
  • Nella novella sono individuabili cinque sequenze narrative, inframmezzate da «a capo» e indicazioni riguardanti il passare del tempo: nella prima viene narrata la sanguinosa rivolta all’apice del suo fulgore che si conclude poco prima del sopraggiungere della notte, nella seconda viene descritta la vita del paese il giorno dopo la rivolta (domenica), la terza è dedicata al lunedì, quando arriva Bixio e attua la sua violenta repressione, la quarta comprende l’arrivo dei giudici, il trasferimento del processo a Catania e la descrizione di quello che accade a Bronte contemporaneamente allo svolgersi del processo e l’ultima coincide con la conclusione del processo che sancisce la condanna dei rivoltosi.
  • La prima sequenza, da sola, costituisce la metà dell’intera novella, ed è difatti quella più particolareggiata, mentre la seconda, che liquida la repressione di Bixio in poche righe, è la più breve e sintetica. Questa concisione sembrerebbe sminuire la violenza dell’intervento di Bixio, in proporzione a quella dei popolani, anche se, in definitiva, ci restituisce bene l’atteggiamento sbrigativo del generale.

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3. Lo spazio

  • Nella novella, così come l’identità del paese non viene chiarita, anche la descrizione dei suoi spazi rimane sul vago. Il paese emerge come una collezione di luoghi e edifici, tipici dei paesi dell’entroterra siciliano, nominati, ma non descritti, né connessi tra loro, che appaiono soltanto quando vengono «toccati» dalla vicenda: la chiesa, la piazza, il casino dei galantuomini, il Municipio, la chiesa, le stradicciuole, la villa della baronessa, il cimitero, il convento. Di alcuni di questi luoghi e edifici ci vengono mostrate anche (in certi casi, soltanto) singole parti, anch’esse nominate ma non connotate e tra loro sconnesse: della chiesa, per esempio, vediamo, in momenti diversi, il campanile, gli scalini e il sagrato.
  • Intorno al paese sta la campagna, intravista prima tra le case della piazza e, successivamente, attraversata dal corteo degli arrestati, anch’essa descritta per immagini slegate, ma più ampie: «i campi giallastri della pianura», le lunghe strade, i fichi d’India, le vigne, le «biade color oro». Più in là ancora, a chiudere il paesaggio, vi sono i fianchi dell’Etna ricoperti di «boschi cupi».
  • A separare paese e campagna sta un burrone, a collegarli una stradicciola che scende a precipizio. Tra paese e campagna s’instaura quindi un rapporto alto/basso, che assume particolare importanza durante l’arrivo dei garibaldini, quando la posizione dei popolani, sulla cresta del monte, consentirebbe loro di sconfiggere i soldati che risalgono il burrone.
  • L’altra contrapposizione spaziale presente nella novella è quella che s’instaura tra paese e città. Quest’ultima si rivela completamente ostile ai popolani: è dominata dal gran carcere dalle celle buie, al quale i parenti dei detenuti faticano ad accedere; non vi si trova lavoro, né di cui cibarsi; anche la locanda più misera è costosa e chi dorme sugli usci della chiesa viene arrestato; una ragazza persino vi si perde.

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3. Storia: il fascismo e la libertà negata

Fra il 1922 e il 1925 il fascismo dovette consolidarsi al potere, attraverso i canali tipici del vecchio Stato liberale; solo con la fine del 1925 si potrà parlare di «regime fascista» con il venir meno dei diritti civili e con la costruzione dello Stato totalitario.

Mussolini, dopo essere stato incaricato di formare il governo, presentò la lista dei ministri a Vittorio Emanuele 3^ presentando come collaboratori i popolari, i democratico-sociali, uomini della destra storica, oltre, naturalmente, ad un folto gruppo di fascisti.

Frattanto il Partito Nazionale Fascista andava organizzandosi in partito di governo attraverso la creazione del Gran Consiglio del Fascismo, organo direttivo del partito, e la costituzione del gennaio 1923 della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, che inquadrava in un organismo paramilitare le ex squadre fasciste: se da un lato essa poteva preludere alla normalizzazione della situazione, dall’altro si sarebbe in seguito rivelata come la più grave minaccia per le opposizioni politiche.

Dopo che nell’aprile del 1923 il Partito Popolare assunse un atteggiamento critico nei confronti del governo, condizionando il suo appoggio alla fine delle violenze squadriste e al mantenimento del sistema elettorale proporzionale, Mussolini costrinse alle dimissioni i ministri popolari ed agì contemporaneamente e con successo per un avvicinamento al Vaticano, riuscendo così a rendere meno efficace l’opposizione popolare.

Furono questi i presupposti per l’introduzione della legge Acerbo, approvata dal Senato il 3 novembre del 1923, in cui venne stabilito che il partito di maggioranza relativa avrebbe ottenuto i due terzi dei seggi mentre il rimanente terzo sarebbe stato spartito proporzionalmente fra le rimanenti forze politiche. Il 25 gennaio 1924 venne sciolta la Camera e vennero indette le elezioni per l’aprile dello stesso anno.

Il Listone elettorale filogovernativo aveva al suo interno l’appoggio diretto non solo del Partito Fascista attraverso il Gran Consiglio del Fascismo e Mussolini, ma anche dei liberali Salandra e Orlando, acquisendo così quella valenza di prosecuzione diretta del patriottismo e del nazionalismo che avevano caratterizzato il primo dopoguerra.

Oltre al Listone che significativamente assunse come simbolo il fascio littorio, si presentarono liste di opposizione (i popolari, i socialisti unitari di Turati e Matteotti,

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i massimalisti e una minoranza di liberali capeggiati da Giolitti). In tutto il Paese era comunque pesante l’atmosfera di violenza e di intimidazione, e dell’inutilità della lotta, in quanto in un modo o nell’altro il Fascismo sarebbe rimasto al governo.

I risultati diedero infatti la maggioranza dei seggi al Listone, mentre le opposizioni risultarono ulteriormente frazionate: il 30 maggio 1924 il socialista Giacomo Matteotti pronunciò nella Camera una aperta denuncia delle gravissime irregolarità nello svolgimento delle elezioni e dei soprusi perpetuati.

Dieci giorni più tardi Matteotti venne rapito e assassinato da squadristi direttamente legati agli ambienti del Viminale: dopo che il 16 agosto il suo cadavere fu rinvenuto nelle vicinanze di Roma, apparve subito chiara la responsabilità di Mussolini e dei suoi diretti collaboratori nella vicenda.

Nonostante fosse l’ennesimo delitto, proprio la perpetrazione di una simile azione nel momento della normalizzazione aprì la più grave crisi che il Fascismo dovette superare per giungere alla completa conquista delle istituzioni.

Si ebbe infatti la decisa ripresa delle opposizioni che dopo la chiusura della Camera da parte di Mussolini, decisero di non partecipare più ai lavori della Camera sino al ritorno dell’Italia alla legalità e di ritirarsi, come affermò allora Turati, sull’Aventino delle loro coscienze.

Il sovrano si rifiutò di prendere qualsiasi iniziativa in merito e Mussolini poté così dare inizio alla controffensiva pronunciando un deciso discorso alla Camera in cui si assumeva la responsabilità di quanto accaduto e dichiarava che se il fascismo era stato un’associazione a delinquere, lui ne era il capo.

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Sintesi

Sintesi libertà e giustizia tesina

Ho deciso di intitolare questa tesina utilizzando la frase del “Crest” della Stazione dei Carabinieri di Gadoni, mio paese. La mia aspirazione è diventare carabiniere, spero di realizzare questo obiettivo che per me non è solo professionale in quanto sono consapevole che fare il carabiniere non significa svolgere un mestiere come un altro ma che implica serietà e grande responsabilità; desidero indossare la divisa di Carabiniere a difesa della libertà e a garanzia della giustizia.

Il percorso che ho intenzione di intraprendere con questa tesina di maturità prende spunto da una frase di Voltaire: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita affinché tu possa dire quello che pensi”, perché è un'affermazione che condivido e che mi ha molto colpita in quanto sottolinea la libertà assoluta di idea. Nonostante l’opinione discordante, infatti, Voltaire giudica importante la possibilità di esprimersi, di ascoltare e accettare il confronto con gli altri anche quando le idee sono discordanti dalle nostre.

Libertà e giustizia sono strettamente collegate tra loro, non può esserci libertà senza giustizia né giustizia senza libertà. Dal punto di vista giuridico, della "giustizia" diede una classica definizione Ulpiano, che visse nel III sec. d.C. e fu uno dei maggiori giureconsulti romani. Quella definizione suona così: "Justitia est constans et perpetua voluntas jus suum cuique tribuere" ("La giustizia è la ferma e costante volontà di dare a ciascuno ciò che gli spetta di diritto").

Sulla base di tale definizione, la dottrina giuridica ha distinto tra giustizia commutativa (ad es. se compro una cosa devo pagarne il prezzo), giustizia distributiva (ad es. se lo stato pone delle imposte a carico dei cittadini deve distribuire equamente i pesi, graduando l'ammontare dell'imposta in base alla capacità contributiva di ogni cittadino), giustizia retributiva (ad es. se un cittadino viola la legge penale dovrà sopportare l'inflizione della pena prevista dalla legge per quella violazione), ecc. Il compito di amministrare quella giustizia "legale" è del giudice, al quale compete di decidere le controversie tra privati nonché di accertare se qualche reato è stato commesso e di condannare chi ne risulti l'autore.

Collegamenti

Libertà e giustizia tesina

  • Italiano: Giovanni Verga; novella libertà.
  • Storia: Il fascismo, la costruzione dello stato totalitario, le leggi fascistissime, il quinquennio rivoluzionario.
  • Diritto: La Costituzione italiana diritti e doveri del cittadino: la libertà di pensiero, di stampa.
  • Inglese: The Magna Carta libertatum.
  • Geografia economica: La Carta dei diritti dell'uomo.
  • Scienze delle finanze: Il costo della giustizia.
  • Religione: La giustizia divina.
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