Il simbolo del labirinto nella storia
Un tema che accompagna da sempre la storia dell'uomo, apparso in varie culture, epoche e luoghi della terra è rappresentato dall'emblema del labirinto: un simbolo antichissimo che si manifesta attraverso una millenaria tradizione figurativa.
Sin dall'epoca in cui è nata la saga legata ai miti di Dedalo, di Teseo, di Arianna e del Minotauro nella leggendaria Creta del re Minosse, questa immagine è stata fonte di numerose citazioni letterarie e poetiche, nonché protagonista di una vastissima iconografia che, iniziando dal periodo preistorico (dal Neolitico), giunge fino al mondo contemporaneo.
Il labirinto evidenzia, nella sua stessa forma figurale, quell'itinerario mentale che ha accompagnato l'uomo nella storia e nel suo tortuoso cammino di conoscenza.
Se per vari aspetti il labirinto prefigura ancora un enigma dal punto di vista strettamente etimologico, tentiamo ora un approccio relativo al suo percorso e avvicendamento nella storia.
È plausibile prendere l'avvio dall'ipotesi che la figura del labirinto sia stata formulata da un'unica cultura che si sarebbe diffusa, durante il suo periodo di massimo splendore, attraverso un'intensa rete di migrazioni e influssi culturali.
È nell'area del bacino mediterraneo che si trova la maggior parte dei labirinti antichi, ovvero nella Creta minoica del II millennio a.C. e forse già nel III. Le documentazioni storiche non permettono di risalire a epoche più remote, al massimo al Neolitico.
Il labirinto nella Grecia classica
Nella sfera culturale della Grecia classica il labirinto era concepito come planimetria o tracciato di un edificio (a forma quadrangolare), ma era soprattutto il risultato dell'opera ingegnosa e straordinaria dell'architetto Dedalo.
Il percorso al suo interno diventa la materializzazione di una prova iniziatica traducibile come viaggio centro che conduce al , ovvero al luogo sacro per eccellenza che esprime la speranza di una rinascita.
Tale substrato di pensiero, contrassegnato da un vivo sentimento mistico-religioso, si conserva immutato anche nel Medioevo cristiano.
È solo l'oggetto dell'iniziazione che muta; anziché Teseo è Cristo che libera l'anima dall'errore e dalla perdizione.
Il labirinto nel Medioevo
Il Medioevo incarna la seconda delle tre grandi epoche di fioritura del labirinto, in particolare fra il XII e il XIV secolo.
La struttura mentale dell'epoca era indirizzata verso una nuova interpretazione religiosa ma anche magica, accanto all'amore per l'allegoria.
Dai mosaici delle cattedrali ai manoscritti miniati queste componenti confluiscono.
Dopo il Due-Trecento l'immagine del labirinto perde lentamente la carica penitenziale e spirituale impressa dalla rilettura cristiana per volgere a significati profani e ormai laici.
Scevra di qualsiasi connotazione mistica o religiosa, la forma del labirinto, per il vigore del suo impatto visivo mantiene la sua tradizionale struttura, ma si apre alle nuove realtà culturali della classe cavalleresca, alle tematiche mondane e nobiliari del mondo cortese, sottolineandone valori e qualità.
Ma sarà soprattutto a partire dalla metà del Cinquecento che il labirinto troverà spazio nel clima edonistico e gaudente della corte, diventando una moda culturale.
Dall'età manieristica all'Ottocento
Un progressivo mutamento nella concezione di labirinto, per cui diventa un luogo in cui ci si può smarrire, nasce dall'età manieristica e barocca, unitamente alla coscienza tragica dell'uomo imprigionato in un sistema ineluttabile di cammini intricati e fuorvianti, dove la via si frantuma, si biforca, nasconde l'inganno e da cui solo la grazia divina o la sua intelligenza o perspicacia potranno preservarlo dall'oblio.
È avvenuta la perdita del centro, il labirinto è erranza senza direzioni.
Una visione del mondo completamente nuova, incerta, tormentata, aggrovigliata che si proiettò nella ricca iconografia di quel periodo.
Dopo la trionfale esplosione labirintica del -'600 l'interesse per il simbolo decade rapidamente, retrocede in tutte le sue molteplici '700, antilabirintico. espressioni.
L'Ottocento fu, nel suo complesso, un secolo Significativi eventi sociali, quali l'avvento al potere della nuova classe borghese e l'esordio della civiltà industriale, stabilirono un mutamento della moda e del gusto.
In effetti, l'epoca, intrisa di positivismo e pragmatismo, non poteva che provare indifferenza e aperto disprezzo per un tema criticato per frivolezza e ambiguità.
Il labirinto nel Novecento
Un rinnovato interesse per il concetto di labirinto si sviluppò dal Novecento; ma è principalmente l'epoca odierna il territorio in cui, per molti frangenti, questo segno millenario celebra uno dei suoi massimi fasti e appare più che mai presente in campo simbolico, filosofico e artistico.
I grandi cambiamenti dei paradigmi scientifici avvenuti all'inizio del secolo hanno prodotto un totale capovolgimento del punto di vista da cui osservare il mondo.
Cadute le ultime certezze positivistiche, si rivela sempre più insufficiente una visione della realtà limitata agli aspetti fenomenici, soprattutto dopo la teoria della relatività di Einstein e la teoria dell'inconscio di Freud, nuovi labirinti ben più confusi ed intricati.
La rivoluzione einsteiniana, in seguito alla quale tempi e spazi non appaiono più continui e uniformi come il senso comune era abituato a percepirli, ha aperto la via ad un inedito modo di intendere la realtà.
Altrettanto dicasi per Freud che, realizzando la scoperta dell'inconscio ha denudato i mondi infiniti che esistono dentro ciascuno di noi, complementari agli "infiniti spazi" dell'universo fuori di noi.
In seguito a questo processo di trasformazione tramonta il tentativo di dare ordine razionale al mondo e la realtà appare, di conseguenza, disgregata, frantumata, molteplice.
Nel corso del '900 si giunge ad una nuova concezione delle coordinate spazio-temporali.
Si registra innanzitutto una dissoluzione della realtà oggettiva, il che implicherà una ristrutturazione del linguaggio pittorico e plastico, che passa attraverso lo sconvolgimento della visione naturalistica della realtà.
L'alba del '900 ha inaugurato la fine della tradizione dei linguaggi e si è materializzato il desiderio di liberarsi da qualsiasi centro gravitazionale.
È come se all'ordine cartesiano che aveva caratterizzato fino a quel momento la ragione occidentale si avvicendasse un disordine labirintico che si rivelerà estremamente stimolante e fecondo dal punto di vista artistico.
Il labirinto e il mito di Dedalo
Introduzione
Percorso ed avvicendamento nella storia della figura del labirinto, dal Neolitico al mondo contemporaneo
- Grecia Minoica: dove si trova la maggior parte dei labirinti antichi.
- Grecia classica: labirinto come planimetria o tracciato di edificio.
- Medioevo cristiano: connotazione mistico-religiosa del labirinto.
- Due-Trecento: il labirinto perde la componente mistica.
- Cinquecento: labirinto come moda culturale.
- Età barocca: mutamento nella concezione di labirinto: luogo in cui ci si può smarrire.
- Seicento/Settecento: esplosione labirintica.
- Ottocento: secolo antilabirintico.
- Novecento-epoca odierna: il segno millenario del labirinto celebra i massimi fasti.
Materie trattate
Arte
Le Avanguardie storiche (Futurismo, Surrealismo, Astrattismi, Dadaismo) si fanno interpreti di un linguaggio asintattico e disarticolato: mettono in discussione lo statuto classico dell’opera d’arte e ridefiniscono la figura dell’artista e il codice pittorico:
- Bonito Oliva: dedica un saggio al Labirinto contemporaneo.
- Balla: sviluppa i suoi labirinti astratti attraverso gli studi sulla luce-colore.
- Klee: nel suo labirinto è presente una direzione, cui è risparmiata la perdita dell’orientamento.
- Mondrian: il suo è un labirinto verticale.
- Surrealismo: rende proprio ogni dettaglio pertinente al mito.
- Mirò: con la sua linea vibrante crea percorsi calati in atmosfere incantate.
- Pollock: nel suo labirinto non vi è né centro né direzione.
- Clerici: le sue architetture si espandono in spazi illimitati in cui fa lievitare l’immaginazione.
- Morris: nei suoi labirinti vi è un unico sentiero che unisce il perimetro al centro.
- Parmigiani: opera emblematica.
Cinema
Stanley Kubrick.
- Nei suoi film sono sempre presenti mondi-labirinto circoscritti.
- Shining: miglior film per comprendere la messa in scena del cervello umano da parte del regista.
- Film: visione parcellizzata. Esso stesso è un labirinto.
Inglese
- Joyce and Stephen Dedalus.
- The Fall of Icarus by Bruegel the Elder.
Arte
Canova e il mito di Dedalo e Icaro.