Estratto del documento

Istituto Superiore di Stato “Don Lorenzo Milani”

a Romano di Lombardia

Liceo delle Scienze Umane

(curvatura socio sanitaria)

Karate no shugyo wa issho de aru

“Il karate si pratica tutta la vita”

Approfondimento personale

di Tahiri Sara

classe 5 CSU

anno scolastico 2014/2015

Premessa

Ho scelto di affrontare un argomento inerente al karate in parte perché sono una karateka agonista di 4º kyu, ovvero una cintura verde, e passo abbastanza tempo a stretto contatto con l’ambiente del karate-do, in parte perché ho sempre sostenuto che il karate non fosse una semplice arte marziale ma avesse un valore nascosto dietro alle “semplici” mosse che possono essere caratteristiche di ogni arte marziale quali il taekwondo, judo, boxe, muay thai...

Ho voluto trattare non l’aspetto tecnico-pratico del karate perché ciò si può vedere in qualsiasi video presente su YouTube di una gara di kata o kumite: il mio intento è mostrare che il karate non è come lo si vede nei film come ad esempio “Il ragazzo dal kimono d’oro” o “Il teppista”, ovvero un’arte marziale violenta. In realtà il film che più si avvicina alle reali caratteristiche è “Karate Kid” perché rappresenta l’equilibrio che deve esserci tra corpo e spirito per effettuare un’arte marziale del genere ma soprattutto rappresenta un rapporto importante che è quello tra l’allievo e il suo maestro.

Il percorso che ho deciso di seguire inizia dallo spiegare la storia del karate, che cos’è quest’arte misteriosa e le filosofie su cui si basa, per poi focalizzarmi sul rapporto maestro-allievo e i benefici del karate sull’educazione, partendo da un passo dell’Institutio Oratoria di Quintiliano, e tenendo conto del fatto che lo sport è una disciplina che si pratica da molti anni e che il rapporto tra corpo e mente veniva addirittura preso in considerazione dai lottatori greci. Perciò questo è un concetto che ha radici nell’antichità, per di più il concetto stesso di lotta è diffuso dall’antichità.

Oltre a ciò, certamente è grazie all’avvento della Seconda Guerra mondiale su Okinawa con la famosa “Battaglia di Okinawa” del 1945, che noi al giorno d’oggi conosciamo l’arte del Karate, perché inizialmente era nata come un’arte segreta che veniva tramandata da padre in figlio in una cultura a oralità primaria, ma gli americani una volta scoperta e considerata un’arte potente e letale pur essendo a mani “nude” decisero di impararla e di diffonderla nel mondo occidentale, motivo per il quale ad oggi esistono 27 stili diversi riconosciuti. Solamente il Karate Shotokan ideato dal maestro Funakoshi nelle isole di Okinawa è però considerato vicino agli ideali del karate originale.

Infine, come è stato dimostrato da molti maestri famosi e soprattutto da Funakoshi con “i venti principi del karate”, non è un esercizio violento perché non è basato solamente, come parecchi credono, sulle teorie della lotta che possono essere spiegate grazie alle teorie di Freud con il concetto di pulsione. Infatti secondo il padre della psicanalisi gli esseri umani sono guidati da due pulsioni basilari: la libido (Eros) e la pulsione della morte (Thanatos) e chi ha una forte componente di pulsione di morte e aggressività anche sessuale, può sublimarla scegliendo una professione in cui si usano armi o violenza in maniera accettata (ad esempio militare, pugile o le arti marziali) o violenza simulata ma in realtà non vera. Freud inoltre sostiene anche che non bisogna necessariamente essere i protagonisti di uno spettacolo cruento per sublimare le proprie pulsioni violente, ma basta assumere solamente la parte di spettatore, nutrendo quella “sete” insita all’interno di ognuno di noi; ciò potrebbe applicarsi a un karateka che assume il ruolo di spettatore in una gara. In realtà il karate è una filosofia di vita, è una via per migliorare se stessi a partire dall’interno, è un controllare le pulsioni, non manifestarle, non a caso una “Hitotsu! kekki no yu o imashimuru koto!”: “astieniti delle regole del dojo kun è dalla violenza e acquisisci l’autocontrollo”.

Indice ragionato

  • Etimologia del nome
  • (Karate-do)
  • Introduzione su cos’è il karate
  • (origine e i 27 stili... riconosciuti dalla World Karate Federation)
  • Storia dell’arte marziale
  • (da Okinawa al mondo intero)
  • Filosofia del karate
  • (ripresa delle filosofie orientali, unione mente, spirito e corpo)
  • Rapporto maestro-allievo (citazione passo di Quintiliano... e spiegazione generale dell’insegnamento)
  • Arti marziali nella contemporaneità
  • (i bambini e... l’educazione del corpo)
  • Il gioco nella pratica marziale
  • Bibliografia
  • Sitografia

Etimologia del nome

Kara significa scavo, intende lo spazio vuoto prodotto da un certo lavoro; Te è la rappresentazione di una mano vista di mezzo profilo, ma è anche il fonema di attività.

La parola giapponese kara-te, nel complesso, si compone di vuoto e mano, non il vuoto in sé, ma in relazione ad un lavoro, mettersi all’opera per fare il vuoto. Il termine zen ku che indica il vuoto dell’anima, può essere pronunciato anche “kara”. Questi concetti suggeriscono che il praticante di Karate dovrebbe allenare la propria mente affinché sia sgombra, vuota da pensieri di orgoglio, vanità, paura, desiderio di sopraffazione; dovrebbe aspirare a svuotare il cuore e la mente da tutto ciò che li ottenebra, non solo nella pratica marziale, ma anche nella vita.

Cos’è il Karate?

Il Karate è un’arte marziale originaria di Okinawa (Isole Ryukyu) che trae origine dall’unione di due arti marziali: il Te isolano e il Kempo’ cinese e prevede la difesa a mani nude, senza l’ausilio di armi. Nel passato, erano solamente gli uomini a studiarlo e praticarlo, ma con i secoli, anche le donne si sono avvicinate a questa disciplina. È nato come arte marziale che insegna il combattimento e l’autodifesa, con il tempo però si è trasformato in filosofia di vita, in impegno costante di ricerca del proprio equilibrio, in insegnamento a “combattere senza combattere”, a diventare forti modellando il carattere, guadagnando consapevolezza e gusto nella vita, imparando la capacità di sorridere nelle avversità e di lavorare con determinazione e nel rispetto degli altri. Infatti, solo quando questo insegnamento verrà compreso appieno con l’aiuto del maestro, l’allievo potrà essere veramente libero e realizzato.

Ad oggi esistono 27 stili di karate ma ad ogni modo la World Karate Federation riconosce solo questi 4 stili di karate:

  • Shōtōkan-ryū (lo stile moderno più diffuso, fondato da Gichin Funakoshi intorno agli anni Quaranta, si caratterizza per le posizioni tendenzialmente basse, stabili e forti)
  • Shitō-ryū, (stile moderno fondato dal maestro Kenwa Mabuni nel 1931)
  • Gōjū-ryū, (stile antico tutt’oggi praticato ad Okinawa, tende a non discostarsi dallo stile codificato in origine)
  • Wadō-ryū (stile moderno che si basa sugli insegnamenti del maestro Hironori Otsuka, il quale fuse lo Shindo Yoshin Ryu JuJitsu con il karate di Okinawa)

Storia del karate

Il Karate è una disciplina antichissima che trae la sua origine da un tipo di lotta praticata nelle isole RyuKyu. È appunto da una di queste, Okinawa, che ci giungono 600 anni di storia documentata su questa arte. Del periodo precedente, non esistono testimonianze scritte e, per tale motivo, sono state elaborate teorie, quasi leggende, che collegano le arti marziali alla religione.

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Sintesi

Introduzione karate, tesina

La tesina inizia dallo spiegare la storia del karate, che cos’è quest’arte misteriosa e le filosofie su cui si basa, per poi focalizzarmi sul rapporto maestro-allievo e i benefici del karate.

Collegamenti

  • Filosofia: Freud + filosofie orientali
  • Latino: Quintiliano
  • Scienze umane: rapporto maestro-allievo
  • Storia: Seconda guerra mondiale, battaglia di Okinawa
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