Scuola media statale “E.Forzati”
Sant’Antonio Abate (NA)
Tesina interdisciplinare
Anno scolastico: 2010/2011
Alunno: Varone Giulio
Classe: 3H
Titolo: Italia Repubblicana
Inglese:
New
Geografia: York
Stati
Uniti Musica:
Jazz
Storia: Ed. civica: La
Italia Costituzione
Repubblicana Italia
repubblicana
Ed. Artistica: Letteratura:
La pittura Ermetismo e
metafisica e Quasimodo
De Chirico Francese: La
presse
Ed. Tecnica: I
motori
termici Letto scrittura:
La febbre del
sabato sera
Scienze:
Inquinamento
da traffico Ed. Motoria: I
automobilistico tessuti
Storia
Italia repubblicana
L’immediato dopoguerra
La seconda guerra mondiale, in Italia, era definitivamente finita nel maggio del 1945. Questa la situazione generale del paese.
- Il fascismo era caduto. L’Italia era pur sempre considerata, dai paesi che si erano opposti al nazismo, una nazione sconfitta.
- Truppe inglesi e statunitensi occupavano l’intera penisola.
- Dopo una guerra durata 5 anni, l’Italia era una nazione devastata.
Trasporti e comunicazioni erano a pezzi; milioni di vani abitazione erano distrutti o danneggiati; le produzioni industriale, agricola e zootecnica erano calate; grandissimo era il bisogno di materie prime; la disoccupazione era altissima e la miseria dilagava.
- L’Italia era una monarchia. Vittorio Emanuele III aveva abdicato in favore di suo figlio, Umberto II.
- Dopo i 20 anni di dittatura fascista, si ricostituivano i partiti. Tra i maggiori ricordiamo la Democrazia cristiana, il cui esponente era Alcide de Gasperi; il Partito Comunista, sotto la guida di Palmiro Togliatti; il Partito socialista, la cui figura più vista era Pietro Nenni; il Partito liberale. Da oltre 20 anni non si votava.
Vari erano i problemi che l’Italia doveva affrontare alla fine della guerra.
- Si doveva dare al paese un nuovo governo. Sino al 1945, l’Italia era stata una nazione monarchica. Ma la monarchia aveva favorito e fiancheggiato il fascismo, un regime che aveva trascinato il paese in una guerra catastrofica. A guerra finita, era giusto chiedere al popolo di scegliere la monarchia o la repubblica.
- Il paese doveva avere una nuova Costituzione che desse le linee fondamentali del nuovo Stato.
- Il paese andava ricostruito.
I primi governi dell’Italia post-fascista furono governi di unità nazionale, a cui parteciparono cioè tutti i partiti anti-fascisti che avevano preso parte alla resistenza. Il primo governo fu presieduto da Ferruccio Parri; nei successivi governi la presidenza del consiglio passò ad Alcide de Gasperi
Furono le prime elezioni della storia italiana in cui votarono le donne. Per evitare che la sua scarsa popolarità danneggiasse la monarchia, re Vittorio Emanuele III aveva rinunciato al trono a favore del figlio Umberto II, ma la sua decisione fu tardiva e non servì allo scopo. A favore della repubblica si pronunciarono quasi 13 milioni di Italiani e venne proclamata la repubblica. Come presidente provvisorio venne eletto uno studioso di diritto, il liberale Enrico De Nicola. Oltre a scegliere tra monarchia e repubblica, gli Italiani quello stesso giorno furono chiamati anche a eleggere un’Assemblea Costituente, che aveva il compito di scrivere la nuova Costituzione. Quest’ultima avrebbe dovuto essere più democratica e moderna dello Statuto di Carlo Alberto, un documento che era stato concesso dal sovrano sabaudo nel 1848 senza il voto dei cittadini. All’interno dell’Assemblea si affermarono tre partiti: la Democrazia Cristiana, che ottenne il 37.20% dei voti e 207 deputati, il Partito Comunista Italiano con il 18.70% e 104 deputati, e il Partito Socialista Italiano con 20.70% dei voti e 115 deputati. Il 25 giugno 1946 cominciarono ufficialmente i lavori dell’Assemblea Costituente con Giuseppe Saragat alla presidenza.
I partiti politici si schieravano in due “blocchi”
Anche in Italia, come in Europa, i partiti politici si schieravano in due “blocchi”.
I governi di coalizione durarono sino al 1947. Poi quell’intesa si ruppe e i partiti socialista e comunista furono estromessi dal governo. In quei mesi si delineava la frattura tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Anche i partiti italiani si schierarono in due frazioni:
- Si ispiravano al modello degli Stati Uniti, per le sue automobili lussuose, per i suoi grattacieli, per il jazz, la Democrazia cristiana e due piccoli partiti di antiche tradizioni, il Partito liberale e il Partito repubblicano.
- Al modello dell’Unione Sovietica era invece orientato il Partito comunista, considerata come la terra in cui gli ideali di uguaglianza e di giustizia sociale erano divenuti realtà.
Il Partito Socialista, infine, era diviso al suo interno: la maggioranza intendeva allearsi con i comunisti, mentre un piccolo gruppo aveva come modello i partiti socialdemocratici o riformisti delle nazioni europee occidentali e non si fidava né del PCI né dell’URSS.
Nel gennaio del 1947, questa minoranza uscì dal Partito socialista e
La Democrazia cristiana colse allora l’occasione per costruire un nuovo governo di centro, senza socialisti e comunisti, ma con l’appoggio di liberali, socialdemocratici e repubblicani. Molti erano i motivi di disaccordo che opponevano questa coalizione alla sinistra socialista e comunista. Un contrasto particolarmente acceso si sviluppò riguardo al Piano Marshall, il programma statunitense di aiuti politico-economici ai Paesi europei occidentali. Il governo di centro era favorevole ad accettare questi aiuti, mentre il Partito comunista e quello socialista erano contrari; l’adesione al Piano Marshall avrebbe infatti implicato anche un’alleanza con gli Stati Uniti.
Dopo aspre discussioni l’Italia vi aderì. Tale scelta ebbe effettivamente come conseguenza l’alleanza politica con gli Stati Uniti, ma risultò anche vantaggiosa, perché facilitò la ricostruzione della nostra economia. Un manifesto del 1948 fa propaganda al Piano Marshall.
La battaglia decisiva per stabilire con quale delle due grandi potenze si sarebbe alleata l’Italia e che tipo di Paese (liberale o comunista) sarebbe diventata si svolse con le elezioni del 1948.
Alle urne si fronteggiavano due schieramenti: la Democrazia cristiana e il Fronte popolare. Le elezioni si risolsero in un trionfo della Democrazia cristiana.
Pur essendo in grado di governare con il suo solo partito, il democristiano Alcide De Gasperi cercò l’appoggio di altre formazioni politiche. Al governo parteciparono quindi anche liberali, repubblicani e socialdemocratici. Tale schieramento fu detto “quadripartito”, perché composto da quattro partiti, e “centrista”, perché escludeva sia la destra che la sinistra.
L’11 maggio 1948 l’economista liberale Luigi Einaudi fu eletto presidente della repubblica. Poteva ora iniziare la ricostruzione economica del Paese.
La ricostruzione
La ricostruzione dell’economia italiana avvenne in tempi relativamente brevi. Questi alcuni punti essenziali.
- Nel 1961 la produzione italiana era raddoppiata.
- Tra il 1948 e il 1952 fu attuato il “Piano Marshall”. Imponenti aiuti giunsero dagli Stati Uniti. Gli Stati Uniti favorivano enormemente la ricostruzione italiana.
- I maggiori progressi si ebbero in campo industriale.
- In quegli anni, l’offerta di manodopera superava la domanda, vi era una diffusa disoccupazione, con il risultato di deprimere i salari e favorire i proprietari di industria.
- Questa situazione di squilibrio tra domanda e offerta favoriva i proprietari di industrie: si badava poco a rendere sicuri i luoghi di lavoro; spesso non si rispettavano i contratti. Il proprietario era diventato il padrone assoluto della sua fabbrica.
- Il sud dell’Italia era ancora una zona depressa, dove spesso si accendevano rivolte contadine. L’agricoltura restava stagnante, gli investimenti industriali mancavano. Per risolvere quei problemi, nel 1945, furono varati 2 provvedimenti: una riforma agraria, che portò alla distribuzione di terre ai contadini; e l’istituzione della Cassa per il Mezzogiorno, iniziativa dello Stato per costruire nelle zone più povere del paese alcune strutture di base come acquedotti, ponti, strade, porti, condotte per l’energia elettrica, così da creare le condizioni per gli investimenti economici e favorire l’impianto di industrie.
- Tra il 1951 e il 1962 l’Italia conobbe la più rapida e profonda trasformazione economica e sociale della sua storia recente. Gli anni di più forte sviluppo – all’incirca tra il 1958 e il 1962 – sono quelli detti del «miracolo economico». Tra il 1958 e il 1962 la produzione di automobili crebbe da 148000 a 760000. La FIAT fu una grande protagonista dell’industrializzazione e il settore automobilistico, con il suo indotto, fu il motore dello sviluppo industriale italiano. In quello stesso periodo si verificava un gigantesco trasferimento di ciclomotori e giradischi. Migliorarono i servizi ospedalieri e l’assistenza medica. Aumentò il livello di istruzione e crebbero le spese per le vacanze e il tempo libero. Mentre l’industria, il commercio e il turismo crescevano, calava il numero degli addetti all’agricoltura, specialmente nel Sud che restava povero e legato a metodi tradizionali, mentre al Nord era meccanizzata.
Molti, allora, cambiavano occupazione e si trasferirono al Nord. Fu una migrazione interna di enorme importanza: circa 5 milioni di persone passarono dall’agricoltura all’industria.
Nel dopoguerra si aprono le frontiere per i lavoratori italiani.
L’Italia aderì alla Comunità Economica Europea o CEE fin dalla fondazione nel 1957. I nostri prodotti trovarono subito un vasto mercato negli altri Paesi membri, mentre i consumatori italiani potevano acquistare a prezzi più convenienti merci prodotte all’estero. Questo contribuì moltissimo alla crescita della nostra economia.
Non solo. L’adesione dell’Italia alla CEE aprì ai lavoratori italiani le frontiere di molti Paesi europei. Così, fra il 1951 e il 1970, oltre 3.600.000 Italiani si trasferirono in cerca di lavoro in Francia, Germania, Belgio e Svizzera.
L’Italia entra nella NATO
L’adesione dell’Italia al Piano Marshall e la vittoria della DC nel 1948 portarono a una stretta alleanza politica con gli Stati Uniti. Nel 1949 l’Italia aderì alla NATO. Gli Stati Uniti consideravano il nostro Paese un punto strategico, in virtù della sua prossimità al blocco comunista, e in varie regioni (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Sicilia, Sardegna, Campania) vennero installate basi militari della NATO e degli Stati Uniti. La NATO (in inglese “North Atlantic Treaty Organization”) è un’organizzazione internazionale per la collaborazione nella difesa. Il trattato istitutivo della NATO, il Patto Atlantico, fu firmato a Washington D.C. il 4 aprile 1949 ed entrò in vigore il 24 agosto dello stesso anno.
1962-66: la svolta politica, i governi di centro-sinistra
Nel 1962 finiva l’epoca dei governi centristi, si apriva la fase dei governi di “centro-sinistra”, cioè formati da quelle forze che costituivano il centro, e cioè la Democrazia cristiana e i suoi alleati e dal Partito socialista, la “sinistra”. Quel cambiamento avveniva perché il Partito socialista andava abbandonando l’alleanza con il Partito comunista, per avvicinarsi invece al sistema occidentale.
I primi governi di centrosinistra realizzarono alcune importanti riforme:
- Venne istituita una scuola media unica, uguale per tutti, e l’obbligo scolastico fu elevato ai 14 anni;
- Furono rese proprietà dello Stato tutte le aziende che producevano energia elettrica, concentrandole in un’unica struttura, l’ENEL (Ente Nazionale per l’Energia Elettrica).
Il centro-sinistra aveva ambiziosi programmi di riforme, ma alcune di queste avevano alti costi. Quando il progetto del centro-sinistra era stato attuato, il buon andamento dell’economia pareva permettere ambiziosi programmi di spesa. Però, a partire dal 1962, lo Stato aveva meno introiti. Per questo il centro-sinistra entrò in crisi. Si iniziò a parlare di “promesse tradite”. Il malcontento si manifestò soprattutto nella scuola e nel mondo operaio.
Il cosiddetto «sessantotto», partito dalle università, fu un fenomeno non soltanto italiano ma interessò molti paesi occidentali. Obiettivo iniziale della contestazione studentesca era il sistema educativo nel suo complesso, accusato di essere arcaico, troppo severo, attento solo all’«imparare a memoria». Inoltre le università non avevano strutture adeguate; le rette erano alte e ciò impediva spesso l’accesso all’istruzione superiore agli studenti delle classi sociali più disagiate. Le proteste assunsero la forma di cortei, di slogan, di occupazioni di aule, di creazioni di corsi alternativi che contestavano gli insegnanti; molto frequenti furono gli scontri con la polizia.
Altre forme di protesta partirono dalle fabbriche. Si chiedevano turni e ritmi di lavoro meno faticosi, rinnovi contrattuali che prevedessero l’aumento dei salari, migliori servizi sociali, case e assistenza sanitaria gratuite. Erano i primi segni di quello che sarà chiamato l’«autunno caldo»: infatti, nell’autunno del 1969 doveva essere rinnovato il contratto di lavoro per il metalmeccanico. Le agitazioni si estesero ai principali stabilimenti industriali d’Italia; il contratto fu firmato nel dicembre del 1969, segnando una netta vittoria operaia: furono concessi aumenti salariali, la settimana lavorativa fu ridotta da 48 a 40 ore.
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Materie e argomenti
- Storia - Italia Repubblicana
- Italiano - Ermetismo con Quasimodo
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- Storia dell'arte - La pittura metafisica con De Chirico
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- Educazione motoria - I tessuti
- Lettoscrittura - La febbre del sabato sera