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Istituto d'Istruzione Secondaria Superiore

“Piera Cillario Ferrero”, V. Balbo n. 8, Alba (CN)

Indirizzo sociale

L’età infantile

“Vedere la mia infanzia? Più di dieci lustri me ne separano e i miei occhi presbiti forse potrebbero arrivarci se la luce che ancora ne riverbera non fosse tagliata da ostacoli d’ogni genere, vere alte montagne: i miei anni e qualche mia ora.” (Italo Svevo)

Barroero Emanuele, classe 5^D, A. S. 2010/2011

Indice

Introduzione pag. 1

Capitolo 1: L’infanzia, la prima età pag. 3

Capitolo 2: Le nevrosi infantili pag. 7

Capitolo 3: La psicanalisi infantile pag. 9

3.1 Anna Freud pag. 11

3.2 Sigmund Freud pag. 14

3.3 Donald Winnicott pag. 17

Capitolo 4: L’organizzazione delle Nazioni Unite pag. 19

Capitolo 5: L’istituzione dell’O.N.M.I. pag. 24

Capitolo 6: La poetica del fanciullino pag. 27

Capitolo 7: Lo sfruttamento infantile pag. 32

Conclusioni pag. 34

Bibliografia pag. 35

Sitografia pag. 36

Introduzione all’infanzia

Alla nascita l’essere umano è dotato di una serie di riflessi, con cui risponde in modo rudimentale agli stimoli. Vi sono riflessi innati, i quali più evidenti sono quelli di suzione, della “ricerca del seno”, il riflesso di Moro (quando la testa cade all’indietro il piccolo protende le braccia in avanti), il riflesso di prensione, il riflesso del nuoto e un rudimentale riflesso del “camminare”.

Sono tutti comportamenti involontari che scompaiono o si trasformano in atti volontari con la maturazione dei centri corticali. Il neonato possiede inoltre abilità quali seguire con lo sguardo per brevi periodi un oggetto in movimento e rispondere alla luce. Da parte del bambino esiste quindi un atteggiamento di ricerca attiva che prelude alla capacità di orientarsi.

Il neonato dipende da chi si prende cura di lui. I movimenti degli arti sono regolati dai riflessi e insufficienti ai fini di una sopravvivenza autonoma. Per raggiungere lo stesso livello di abilità motoria dell’adulto devono trascorrere molti anni durante i quali, attraverso l’esercizio e il processo di maturazione, il piccolo che cresce controlla e coordina i diversi muscoli del corpo.

Lo sviluppo motorio segue uno schema prestabilito secondo due direzioni: cefalo-caudale (testa-coda) e prossimo-distale (vicino-lontano). I movimenti controllati compaiono prima nella zona del capo che nel resto del corpo.

Col maturare del meccanismo neuromuscolare tronco e braccia incominciano a muoversi con maggior controllo. Il controllo degli arti inferiori giunge più tardi, intorno ai 13-14 mesi.

Nel raggiungere un oggetto il bambino muove dapprima le spalle e il gomito e solo più tardi il polso e le dita. Analogamente, nella locomozione il bambino controlla prima il ginocchio che la parte inferiore della gamba e del piede.

Col passare dei mesi, il piccolo diventa via via più mobile: può raggiungere da solo gli oggetti, si avvicina alle persone che ama e si sottrae alle situazioni spiacevoli.

Il nuovo stato, oltre a renderlo meno dipendente dall’adulto, gli infonde sicurezza, fattore essenziale per un sereno sviluppo. Quando un bambino acquisisce una nuova abilità motoria sviluppa un senso di sicurezza fisica che è anche sicurezza psichica.

Tra i due e i quattro anni inoltre il bambino impara a vestirsi, dapprima indossando da solo gli indumenti più semplici (berretto, cappotto, gonna) e poi quelli più complessi che richiedono l’uso di bottoni e ganci, sinché ai sei-sette anni sa abbigliarsi da solo dalla testa ai piedi, compreso il nodo delle scarpe. Ad un anno accosta il pettine alla testa, ma soltanto a tre-quattro riesce a muoverlo nella direzione giusta senza arruffare i capelli. Il sapone è un oggetto che attira molto presto l’attenzione del bambino, ma è soltanto a cinque-sei anni che riesce ad insaponarsi completamente. A due-tre anni le abilità si affinano e il bambino è allora capace di bere senza versare l’acqua dal bicchiere e di portare il cucchiaio alla bocca senza spandere il cibo tutt’intorno.

Dal canto mio sono sempre stato attratto ed affascinato dal mondo infantile. L’infanzia è la nostra linea di partenza, l’età che deciderà il nostro futuro io. Ho scelto questo argomento perché mi sembrava quello più adatto a me ed in questa tesina presenterò sette capitoli corrispondenti a sei discipline legate a questo mondo studiate a scuola. Esse sono:

  • L’introduzione all’infanzia ed al gioco come primo capitolo;
  • Cultura Medico Sanitaria, corrispondente al secondo capitolo in cui esporrò le nevrosi infantili in generale e l’enuresi;
  • Psicologia, corrispondente al terzo capitolo in cui si parlerà della psicanalisi infantile e della vita ed opere di: Anna Freud, Sigmund Freud e Donald Winnicott;
  • Diritto, quarto capitolo in cui esporrò i diritti del minore;
  • Storia, quinto capitolo in cui parlerò delle leggi del Governo Mussolini a favore dell’infanzia;
  • Italiano, sesto capitolo, citerò l’opera di Giovanni Pascoli, il suo pensiero e la vita;
  • Tecnica Amministrativa, corrispondente all’ultimo capitolo dove descriverò la piaga dello sfruttamento infantile ed i rimedi fino ad ora adottati.

Capitolo 1

L’infanzia: la prima età

L'infanzia è la fase iniziale della vita dell'uomo, l'età delle scoperte e dei giochi, comincia dalla nascita e perdura fino all'età di 11 anni.

Si divide in 3 periodi:

  • Prima infanzia: dai 0 ai 2 anni;
  • Seconda infanzia: dai 2 ai 6 anni;
  • Terza infanzia: dai 6 agli 11 anni.

Ognuna di queste fasi ha determinati bisogni.

Prima infanzia

I bisogni prevalenti in questa età sono divisi in 3 gruppi:

  • Primari;
  • Affetto e attaccamento;
  • Esplorazione e gioco.

I bisogni primari sono bisogni semplici, come mangiare, dormire, essere puliti; il loro significato non si limita solo a quello fisiologico ma ha anche un significato psicologico, dato che durante l’accudimento del bambino sono veicolati scambi affettivi, il bambino interagisce col mondo esterno e si pongono le basi per le future relazioni sociali.

I bisogni d’affetto ed attaccamento invece consistono nell’avere una figura di riferimento in grado di contenere affettivamente il bambino e che gli faccia da filtro e protezione contro i pericoli del mondo esterno. Tali requisiti sono essenziali per il futuro sviluppo della personalità e della struttura affettiva del bambino.

I bisogni d’esplorazione e di gioco invece sviluppano il lato cognitivo del bambino, infatti, esplorando cose nuove, compreso se stesso e le persone che gli stanno vicino, il bambino arricchisce il suo bagaglio di esperienze sviluppando anche le proprie capacità motorie. In questo periodo si possono agevolare tali processi fornendo al bambino una serie di stimolazioni sempre nuove ma non troppo difficili da assimilare, per esempio dandogli giocattoli con diverse dimensioni, oggetti manipolativi costituiti da diversi materiali ecc.

Seconda infanzia

Anche in questa fase i bisogni principali sono tre, essi sono:

  • Bisogni di gioco e di scoperta;
  • Bisogni d’autonomia e d’iniziativa;
  • Bisogni d’interazione con i coetanei.

I bisogni del primo gruppo riguardano il gioco del bambino, un’attività fondamentale per il suo sviluppo. La prima forma di gioco che appare nel bambino è il gioco simbolico chiamato anche “gioco di far finta”. In pratica, durante questo tipo di gioco, il bambino finge di essere un’altra persona come il papà, la mamma o qualsiasi altra figura a lui conosciuta utilizzando una scatola vuota per simulare la guida di una macchina, giocare al piccolo mercante ecc… Per giocare gli basta la sua fantasia. Inoltre durante il gioco si possono notare eventuali traumi che ha subito in precedenza. Melanie Klein paragona questo fenomeno al sogno di Freud, in quanto il risultato è lo stesso. Ritroviamo questo fenomeno anche nel disegno.

I bisogni del secondo gruppo riguardano l’autonomia del bambino, che vorrà fare tutto da solo e la sua risposta principale alle domande altrui sarà “No”. Spitz paragona il “No” del bambino al regolatore sociale.

Infine, i bisogni del terzo gruppo prevedono attività d’interazione con i propri compagni, soprattutto nella pratica del gioco in quanto, come abbiamo già visto, favorisce la cognitivitа e l’emotività del bambino.

Terza infanzia

Questa è la fase finale dell’infanzia ed anche qui troviamo tre tipi di bisogni:

  • Bisogni d’avventura;
  • Bisogni d’aggregazione;
  • Bisogni di stima e di riconoscimento.

Per bisogni di avventura si intende la possibilità di esplorare il mondo con le proprie forze. I luoghi di esplorazione del bambino possono essere quelli urbani, naturali, virtuali o culturali.

I bisogni di aggregazione in questa fase sono differenti da quelli della precedente e questa volta hanno il significato di ribellione del bambino verso i genitori, in quanto hanno perso il ruolo di unica figura di riferimento e sono parzialmente rimpiazzati dagli amici. Il giro delle amicizie si instaura in base agli interessi, alla personalità ecc. Comunque ogni bambino che si trova in questa fase frequenta sempre lo stesso ambiente ed a cominciare dagli otto anni i bambini prediligono soggetti del proprio sesso.

Gli ultimi bisogni dell’infanzia sono quelli di stima e di riconoscimento in cui il bambino, inserito nella scuola, si ritrova davanti a dei compiti dove saranno valutati i suoi limiti, le sue capacità e le sue debolezze. Questi bisogni corrispondono a due fattori: il primo fattore di sentirsi abili in questi compiti sentendoselo dire dai genitori ed amici, il secondo invece è avere qualche esperienza di successo, in modo che il bambino abbia una buona visione di sé e migliori la sua autostima. Questi due fenomeni corrispondono anche alla terza fase della teoria di Erik Erikson.

Il gioco

Che cos’è il gioco? Com’è stato detto prima, il gioco è un’attività fondamentale per il corretto sviluppo del bambino. Esso sviluppa l’infante sia dal punto di vista intellettivo che da quello motorio. Comincia ad apparire nei primi mesi di vita sotto forma di movimenti eseguiti solo per il gusto di esercitarsi. Nella seconda infanzia si evolve in un tipo di gioco individuale e senza regole, il “gioco simbolico”. Verso la fine di quest’età e l’inizio della successiva, il gioco si evolve ulteriormente diventando più complesso e cominciano ad apparire regole ed interazioni coi compagni.

Nella terza infanzia, il gioco diventa principalmente motorio ed i bambini cominciano a praticare sport. In passato il gioco era considerato solo una perdita di tempo e quindi veniva più volte impedito, danneggiando la psiche del bambino.

Ma che cos’è che rende il gioco così allettante e diverso dagli altri tipi di attività?

La maggioranza degli studi svolti ha individuato queste caratteristiche differenti:

  • Il gioco è piacevole e divertente e quindi intrapreso con piacere;
  • Non ha scopi estrinseci, cioè non ha scopi di utilità o produttività;
  • Il gioco non è forzato altrimenti diventa un dovere e perderebbe le particolarità del primo punto;
  • Il gioco richiede un impegno attivo da parte del soggetto;
  • Quando si parla di gioco si parla anche di non gioco, infatti questi due comportamenti opposti sono strettamente legati, nel senso che il gioco avviene solo quando avviene la relativa azione antiludica.

Capitolo 2

Le nevrosi infantili

Una nevrosi infantile è una patologia psichiatrica che colpisce a livello del sistema nervoso centrale l'individuo a partire dai 4-5 anni d'età. I sintomi di questa patologia si manifestano con atti violenti ed antisociali, tic e fobie.

Dal punto di vista dell'origine, ci sono due tipi di fattori considerati determinanti:

  • Ereditari e costituzionali: si tratta di tipologia di fattori non ancora dimostrata, quindi vengono interpretati come una predisposizione per una futura nevrosi;
  • : riferiti a dolorose esperienze avvenute nelle prime fasi della vita del bambino, influenzando negativamente la sua struttura caratteriale e creando i presupposti per una futura nevrosi.

Inoltre tutti i tipi di nevrosi presentano le seguenti caratteristiche:

  • Il disturbo colpisce solo una parte della personalità dell'individuo;
  • Il nevrotico si accorge di essere malato e utilizza molte delle sue energie per combattere la sua parte malata, così gli rimangono poche energie per affrontare le difficoltà della vita;
  • Negli stati iniziali, solo una piccola parte della personalità dell'individuo è affetta dalla nevrosi;
  • L'ansia del soggetto colpito è senza senso logico;
  • I sintomi della malattia sono irrazionali;
  • Il soggetto regredisce all'età della sua prima infanzia e tende a ripetere i comportamenti di quell'epoca.

La terapia per questa patologia si applica su tre fronti:

  • Sociale;
  • Psicologico;
  • Farmacologico.

Il primo gruppo comprende tutti i tipi di attività che possono essere svolte per sensibilizzare genitori, insegnanti ed educatori. Tali attività saranno proposte e programmate da pediatri, medici di base, psicologi, assistenti sociali ecc...

Il secondo gruppo si occupa del lato psicologico del bambino e prevede la psicoanalisi. Il terzo, l'utilizzo di farmaci per controllare e diminuire la propria ansia come tonici e sedativi.

L'enuresi

Secondo “DSM IV” l'enuresi è un disturbo dell'evacuazione che consiste nella ripetuta perdita di urina nel letto e nei vestiti dovuta all'incapacità di controllare i propri sfinteri. Si divide in 5 tipi: diurna, notturna, sia notturna che diurna, primaria e secondaria.

L'enuresi è:

  • Primaria quando il bambino non ha mai smesso di bagnare il letto;
  • Secondaria quando riprende a bagnare il letto dopo aver raggiunto la continenza da un anno o più tempo.

Colpisce i bambini dai 2 ai 5 anni e ha due tipi d'origine:

  • Organica: quando il bambino ha qualche altro problema come un'infezione urinaria, diabete insipido o mellito ecc...;
  • Psicologica: quando il bambino ha subito qualche trauma come la separazione dei genitori o la morte di una persona cara oppure vive male il cambiamento della propria situazione personale (come la nascita di un fratellino o una sorellina).

La terapia per questo disturbo è ancora discussa, ma include supporto psicologico, cambiamento delle proprie abitudini ed assunzioni di farmaci come ultima risorsa se è di origine psicologica. Se invece è di origine organica, verranno eseguiti i dovuti esami.

È stato stimato che questo disturbo colpisce principalmente i bambini maschi e si manifesta nella fase REM del sonno. In passato questo disturbo era stato classificato come disturbo del sonno causato dai sogni, ma ora questa teoria è stata smentita.

Capitolo 3

La psicanalisi infantile

Quando si tratta di psicanalisi infantile le prime difficoltà che si incontrano sono relative alla costruzione della storia della malattia in base ai ricordi consci del paziente. Nel caso di un paziente adulto ci si astiene, di norma, dal raccogliere informazioni dalla famiglia e si fa affidamento esclusivamente sulle notizie che egli stesso può fornire. Questa limitazione, che si impone di proposito, di solito è motivata con il fatto che le informazioni date dai familiari sono per lo più inattendibili e lacunose perché falsate da una concezione troppo personale e soggettiva della personalità del malato; ma il bambino non sa dire granché sulla storia della sua malattia. Finché non si viene in aiuto con l'analisi, egli non è in grado di risalire con la memoria molto indietro nel tempo. Egli è così assorbito dal presente che il passato quasi svanisce. Non saprebbe dire da quanto tempo ha incominciato a essere fuori della norma e diverso dagli altri bambini.

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Sintesi

Cultura medico sanitaria

Le nevrosi infantili

Psicologia

La psicoanalisi infantile (Anne Freud, Sigmund Freud, Donald Winnicot)

Diritto

L'organizzazione delle Nazioni Unite

Storia

L'istituzione dell’O.N.M.I

Italiano

La poetica del fanciullino

Tecnica amministrativa

Lo sfruttamento infantile

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