Le incognite
In-cognita
‘‘Dal mistero dell’incognita, al suo progressivo svelamento’’
Liceo classico e scientifico
‘‘F. Sbordone’’
A.S 2010/20110
Provenzano Romina 3° CL 1
Introduzione
Il mio percorso tematico nasce dalla consapevolezza di essere circondati da incognite.
Le incognite: solo da esse nasce la conoscenza! Come affermava il filosofo Socrate, solo chi sa di non sapere, può intraprendere un cammino verso la conoscenza.
Dire che un’incognita non è mai conoscibile significa far coincidere l’incognita con l’inconoscibile. L’incognita rappresenta quella porzione di reale che per il momento non possiamo conoscere. Ecco il motivo per cui l’incognita assume un’accezione positiva, le incognite sono il pregio umano più grande, un sublime stimolo alla conoscenza.
Partendo da questa considerazione, ho voluto che il mio lavoro non fosse una semplice tesina che ha come tema le incognite, ma il loro progresso verso la conoscenza. Per tale motivo il titolo della tesina, in latino, lascia intendere una sorta di ambiguità tra l’incognita in senso stretto, e il percorso verso la conoscenza (in-cognita).
Il lavoro dunque è così strutturato:
- Scienze = la nascita dell’universo, ovvero l’incognita più oscura di cui tutti siamo figli.
- Greco e Latino = la sorte, l’imprevedibilità del caso.
- Italiano = l’incognita come crisi dell’individualità del poeta.
- Storia = l’incognita come strumento, le tattiche segrete di Bismarck.
- Filosofia = l’incognita che comincia a mostrarsi, il velo di Maya viene squarciato.
- Matematica = l’incognita completamente svelata, le equazioni e le sue risoluzioni.
Curiosità sull’incognita
Il fatto che esse vengano sempre individuate con x e y non è una casualità. Il filosofo e matematico René Descartes aveva introdotto l’uso delle ultime lettere dell’alfabeto (y, z) per designare l’ignoto e le prime (a, b) per designare il noto.
Purtroppo all’epoca la stampa non era ancora perfezionata e, a causa della scarsità della lettera ‘‘z’’, impiegata per altre stampe, si decise di sostituirla con la ‘‘x’’, la lettera meno usata nelle parole del tempo.
Introduzione 2
L’incognita dello spazio: la nascita dell’universo
Il quadro dell’universo che possiamo vedere non ci offre un’immagine di come l’universo è oggi, ma è un’immagine composita in cui, quanto più l’oggetto è lontano, tanto più è antico l’aspetto che ne osserviamo. Una galassia che si trova a 5 miliardi di anni-luce da noi ci appare come era 5 miliardi di anni fa.
Accanto a queste considerazioni dobbiamo ricordare una delle più grandi scoperte di questo secolo fatta nel 1929 da Edwin Powell Hubble. Egli osservò negli spettri di alcune galassie un progressivo spostamento verso il rosso, deducendo che tali galassie si allontanavano alla velocità di migliaia di km/s. Si accorse anche che lo spostamento verso il rosso negli spettri di galassie che si trovavano a distanze note aumentava con l’aumentare di tali distanze.
La legge di Hubble afferma dunque che le galassie si stanno allontanando con una velocità tanto più alta, quanto più sono lontane. Il rapporto tra velocità di allontanamento delle galassie e la loro distanza dalla Terra è costante, ed è indicata con H0, nota come Costante di Hubble.
Attualmente le stime di H0 variano tra gli 80 e i 150 km/s. V è la velocità misurata in km/s mentre la distanza è misurata in Mpc (megaparsec).
La recessione delle galassie si può spiegare solo se si ammette che l’Universo è in espansione.
Sulle basi di questa legge si basano le due teorie cosmologiche, per certi aspetti antitetiche, sulla nascita dell’universo.
Scienze 3
L’universo inflazionario
Si può pensare che, se l’Universo si espande, nel passato la sua massa doveva essere concentrata in uno spazio minore, ma questa conclusione non è poi così ovvia. La fisica infatti propone un Principio Cosmologico, in base al quale l’Universo dovrebbe essere immutabile e uniforme. Se si estende nel tempo, tale principio vuol dire che l’Universo deve apparire in media sempre uguale.
Su tale principio si basava la teoria dell’Universo Stazionario. Per giustificare la recessione delle galassie, che comporterebbe la diminuzione della densità media dell’Universo, la teoria afferma che ci sarebbe una continua creazione nello spazio di nuova materia, la cui aggregazione finirebbe per creare nuove galassie in sostituzione di quelle lontane.
Nonostante la teoria preveda la formazione di un solo atomo di idrogeno per m3 ogni miliardo di anni, la teoria ha incontrato molte difficoltà a cominciare dalla mancanza di conferme circa la possibilità di formazione di nuova materia.
Sopra: universo stazionario
A sinistra: le fasi dell’evoluzione dell’universo inflazionario.
L’universo stazionario
L’idea di un Universo stazionario rifletteva la preoccupazione di evitare il concetto di un inizio e di condizioni iniziali dell’Universo. Cominciarono a nascere teorie che prevedevano un inizio per l’espansione dell’Universo.
La teoria dell’espansione dell’Universo fu proposta da G. Gamow negli anni ’40 del XX secolo, quando descrisse un Universo in continua evoluzione, che aveva avuto origine in uno stato primordiale, detto Big Bang (grande scoppio). Questa teoria è nota come la Teoria dell’Universo Inflazionario. Essa può essere sintetizzata in 5 punti essenziali.
- All’inizio del tempo, nelle istanze zero (dagli 11 ai 15 miliardi di anni fa, forse 12), l’Universo doveva essere più piccolo di un atomo, con una densità pressoché infinita e con una temperatura di miliardi di gradi. Non sappiamo come fosse fatto questo atomo di energia, ma in un determinato momento questo ‘‘uovo cosmico’’ si è squarciato con un’esplosione immane, il Big Bang. Lo spazio esterno in cui potesse dilatarsi, prima dell’esplosione era inesistente, e si creò a partire dall’esplosione stessa.
- Negli attimi successivi all’esplosione, si parla di pochi secondi, l’Universo sarebbe passato attraverso una brevissima fase durante la quale le forze fondamentali si sarebbero comportate in maniera diversa rispetto ad oggi. Di conseguenza si sarebbe verificata una violentissima espansione (inflazione) che avrebbe fatto aumentare il volume di miliardi di volte. La temperatura scese fino a toccare lo zero assoluto.
- La temperatura non sarebbe però rimasta tale. Infatti subito dopo si sarebbe liberata una grandissima quantità di calore, l’Universo, ormai sfera di fuoco, avrebbe continuato la sua inflazione, ma con un ritmo più lento. Questa è anche detta la fase della radiazione. Infatti è questo il momento in cui si originano neutroni, protoni e gli elementi chimici più semplici. Si formò la materia e l’antimateria.
- Con la formazione di idrogeno neutro la materia si separò da tutto l’agglomerato e si avviò a diventare la componente dominante dell’Universo. La radiazione emessa dalla sfera di fuoco ad alta temperatura si irraggiava in ogni direzione. Questa è l’unica fase di cui siamo certi, dal momento che ne abbiamo tracce sicure. Infatti il residuo di questa radiazione si troverebbe nell’esistenza di una radiazione di fondo, probabilmente il residuo della radiazione iniziale.
- Dopo il primo miliardo di anni, l’Universo cominciava a prendere l’aspetto che più si approssima a quello moderno. La temperatura è quella di una stella, la materia è fatta di idrogeno, elio, elettroni, protoni. Dove la densità dei gas è maggiore, l’idrogeno condensa a causa della gravità e dà origine ad esplosioni. Da queste esplosioni nascono i Quasar. Mentre l’evoluzione continua i Quasar diventano sempre più rari, iniziano a formarsi le galassie a spirale, formate da milioni di stelle. A partire dall’evoluzione delle stelle si vanno formando gli elementi chimici più pesanti.
Scienze
Τύχη e Fortuna: l’incognita del caso
Τύχη e Fortuna sono incostanti, variabili, volubili, incognite. Entrambe colgono alla sprovvista e non sempre hanno un’accezione positiva.
Τύχη, il ‘‘caso’’ per i Greci, divenne una figura dominante nella letteratura e specialmente nella storiografia Ellenistica, ovvero nell’epoca delle grandi trasformazioni, in cui sono crollati imperi e stati e se ne sono formati altri, in cui successi si alternavano a insuccessi, buone vicissitudini innalzano alle stelle i personaggi che poi sventure provvedono ad abbattere.
Fortuna, il ‘‘caso’’ per i Latini, assimilata tra le divinità già dall’epoca di Servio Tullio, il re favorito dalla Fortuna, era la divinità a cui ogni cosa era possibile, a cui nessuno poteva sottrarsi.
Τύχη/Fortuna
Il motivo della Fortuna fu ampiamente sfruttato nelle dispute sulla grandezza di Roma, e nella ‘‘querelle’’ scoppiata verso il I secolo a.C. tra quanti sostenevano le virtù militari e le capacità politiche dei Romani, e chi invece, appoggiando la fazione Greca, preferiva enfatizzare la Fortuna dei Romani.
Ovviamente gli interventi sono diametralmente opposti se consideriamo scritti Romani e scritti Greci riguardo le cause della grandezza di Roma, e non c’è bisogno di meravigliarsi se quantità enormi di esercitazioni su questo argomento hanno avuto svolgimento nelle scuole di retorica attraverso i secoli.
Τύχη
In realtà non si può parlare indistintamente di Τύχη e di Fortuna, in quanto, sebbene abbiano caratteristiche comuni, presentano sfumature di significato che le differenziano.
Τύχη, divinità
Innanzitutto che non è distinta con epiteti, ma che a Roma doveva corrispondere con una delle Fortune di risonanza pubblica: Fortuna publica populi Romani, Fortuna Augusta, Fortuna Redux. Tra le caratteristiche comuni troviamo il fatto che entrambe hanno un significato attivo e uno passivo:
- Significato passivo => la ventura, il caso, la sorte (in latino fors e casu).
- Significato attivo => perché apportatrici di alcunché di fortuito.
Quindi, in linea di massima, Τύχη e Fortuna hanno una duplice qualificazione, prima come buone e benevole.
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Scienze: La nascita dell'universo
Greco: Plutarco, De fortuna Romanorum
Latino: La fortuna in Valerio Massimo e Seneca
Italiano: Sergio Corazzini e Aldo Palazzeschi
Storia: Bismarck
Filosofia: Confronto tra Kant e Schopenhauer su fenomeno e noumeno
Matematica: Le equazioni