Concetti Chiave
- La concezione dell'anima è centrale nella filosofia greca, da Aristotele a Platone, che la vede come simbolo di purezza e spiritualità.
- Petrarca e altri poeti riflettono sul luogo dell'anima, collegandolo a spazi astratti e alla condizione umana tra vita e morte.
- Il tema dell'esilio è esplorato attraverso figure come Romeo e Pascoli, che esprimono il dolore della separazione dai luoghi cari.
- Foscolo nei "Sepolcri" sostiene che la morte è la fine assoluta, con l'anima che diventa nulla, mentre solo la poesia eternizza la memoria.
- Leopardi, con "L'infinito", evoca il senso di eternità attraverso la natura, riflettendo sull'infinito e l'indefinito dell'anima umana.
L'anima è “l'atto finale, l'entelecheia, primo di un corpo che ha la vita in potenza”, ovvero la forma che permette che la vita divenda vita in atto.
Cosi Aristotele definisce l' “avemos”, lo spirito vitale, la “psuché” che, a partire dalle speculazioni di Socrate, diviene centro degli interessi della filosofia.
Essa ha origine nel soffio divino,infatti anemos significa vento, soffio, ciò che spira.
E' con Platone che essa spassa ad indicare il mondo imderiore dell'uomo, individuata come immortale e in corporea, senza un inizio.
Cosi l'anima diviene simpolo di purezza e spiritualità.
Tale grandiosa creazione dei Greci rappresenta, ancora oggi, uno degli interrogativi esistenziali che l'umanità si pone, in particolare: “dove risiede l'anima?”.
Secondo Petrarca, poeta dall'io travagliato, il luogo in cui il suo spirito stanco riposerebbe sereno e nella tranquillità è il locus amenous descritto nel sonetto CXXVI del Canzoniere, sacro poiché vi è stata Laura, donna amata e indefinita, cosi come lo spazio descritto che è astratto e il paesaggio dalla vita alla morte che il poeta sende prossimo.
Strettamente collegata al tema della sorte dell'anima è dunque la morte, interpretata nel corso dei secoli da vari autori.
“L'anima muove?”
Essa non può sfuggire dal suo corpo oppure la sua vitalità si affievolisce con l'abbandono da parte dell'individuo del “bell'ovile ov'ei dormì agnello?”.
L'esilio è uno stato di mancanza, di lontananza dagli affetti più cari, per il quale si è costretti a lasciare “ogni cosa diletta più caramente”.
Romeo, nell'atto III, scena III, di “Giulietta e Romeo”, afferma che l'esilio è una morta sotto falso nome, in quanto il suo mondo è Verona, tutto il resto è sofferenza, Inferno, perciò nella condizione di esiliato il suo animo non troverà mai pace.
Il legame dell'uomo con il suo Paese natio è cosi forte in Pascoli da destare in lui un forte desiderio di poter rivivere i paesaggi incontaminati descritti con nostalgia in “Myricae”.
La pagina dell'addio ai monti di Lucia è l'espressione dello stato d'animo di chi è costretto a lasciare la propria terra, ciò che è amato, nell'incertezza di cosa lo aspetta e senza alcun aiuto.
Foscolo ne “I sepolcri” afferma che la morte è la morte è la fine assoluta di tutto, neanche l'anima è immortale, solo la poesia ha una funzione eternatrice.
I sepolcri ci ricordano la nostra storia, creano in noi l'illusione di comunicare con le persone defunte, ma le loro anime sono ormai il nulla.
Io ritengo che se l'anima morisse con il corpo, l'uomo non sentirebbe il bisogno di spiegare la sensazione di infinito che, guardandosi intorno, avvertirebbe.
Leopardi, nella lirica “L'infinito”, immagina uno spazio senza fine, grazie alla presenza della siepe, che limita il panorama, avverte uno stormire di foglie, che riscuote nel suo animo il senso dell'infinità del tempo.
Tutto è destinato ad essere inghiottito dall'eterno, dal silenzio infinito dei secoli.
Cosa resterà agl uomini?
L'animo, il quale è così infinito e ... indefinito.
Domande da interrogazione
- Qual è la concezione dell'anima secondo Aristotele e Platone?
- Come viene interpretato il tema dell'esilio nella letteratura?
- Qual è la visione di Foscolo sulla morte e l'immortalità dell'anima?
- Come Leopardi esprime il concetto di infinito?
Aristotele definisce l'anima come l'atto finale, la forma che permette alla vita di diventare vita in atto, mentre Platone la considera immortale e incorporea, simbolo di purezza e spiritualità.
L'esilio è visto come una condizione di sofferenza e lontananza dagli affetti, come espresso da Romeo in "Giulietta e Romeo" e da Pascoli in "Myricae", dove il legame con la terra natia è fondamentale.
Foscolo, ne "I sepolcri", sostiene che la morte è la fine assoluta e che l'anima non è immortale; solo la poesia ha il potere di eternare la memoria.
Leopardi, ne "L'infinito", immagina uno spazio senza fine, evocato dalla siepe che limita il panorama, risvegliando nel suo animo il senso dell'infinità del tempo e del silenzio eterno.