Liceo Classico G.F. Porporato
“The Human Side of the System”
Lo spazio pubblico nelle costruzioni umane come luogo d’identificazione e definizione della comunità
Orsi Ilaria
Classe VC scienze umane
Anno scolastico 2014-2015 1
La motivazione che mi ha spinto a scegliere di approfondire il tema della città non è una sola, o più correttamente posso affermare che vi sono state delle motivazioni di fondo che sono emerse in tutta la loro chiarezza a seguito di una occasione specifica che ha fugato ogni mio dubbio riguardo tale scelta.
Innanzi tutto mi sono sempre definita orgogliosamente "una ragazza di città": sono infatti cresciuta a Torino, pur non vivendoci fisicamente, dal momento che i miei genitori, lavorando in città entrambi, hanno scelto di farmi frequentare lì le scuole. Trascorrevo i pomeriggi nel nostro negozio, oppure girovagando con mia nonna e alcuni amichetti per il quartiere, luogo che per me è sempre stato un po’ una seconda casa: conoscevo, e conosco ancora oggi, tutti i negozianti della via, poiché sono le persone che mi hanno vista crescere e sono stati, chi più intensamente e chi meno, parte della mia vita.
L'amore per Torino però non mi è stato completamente chiaro fino al momento in cui ho dovuto abbandonarla. Dal mio vivo e rumoroso "habitat" al piccolo paesino in cui attualmente vivo il passaggio è stato davvero spiazzante: tutta quella pace e quella tranquillità, quei luoghi così aperti da sembrare vuoti, tutti elementi che ora apprezzo e a cui sono legatissima, ma che inizialmente hanno turbato non poco il mio sonno.
D'altro canto ho sempre trovato più magico lo skyline dei grattacieli che il tramonto dietro le montagne e più attraenti i giochi di luci dei lampioni e i rumori della città che il buio totale dei campi di notte e il silenzio assoluto e vuoto di quei luoghi. Tutto l’incessante movimento di Torino mi fa sentire parte di qualcosa di vivo, brioso, di un organismo in perenne attività.
Le città sono sempre state per me estremamente intriganti, da piccola guardavo i vicoli e le stradine nascoste e immaginavo quali segreti potessero celarsi al loro interno: sicuramente avevo molta fantasia, o guardavo troppi film alla televisione, però era un divertimento bellissimo e ogni tanto devo ammettere che accade ancora, magari andando a visitare qualche nuova città o luogo sconosciuto, che io immagini le storie di quelle vie e che leggendone solo il nome mi lasci andare a sogni tutti miei.
Ho sempre pensato che esistano alcune piazze nel mondo che possiedono il dono di stringerti e farti sentire protetto e accolto come solo pochi abbracci sono in grado di fare: come non pensare alla magia di piazza Vittorio Veneto a Torino nelle calde sere d'estate con la Gran Madre a fare da sfondo e i locali tutti pieni di gente intenta a chiacchierare e godersi il momento, oppure all'atmosfera creata dalla capitale in ogni sua piazza e via nascosta?
Ricordo ad esempio la mia prima visita a Roma: pioveva, faceva molto freddo ed erano circa le nove di sera; la mia famiglia ed io stavamo facendo una passeggiata un po’ stanchi e infreddoliti; abbiamo raggiunto Piazza Navona e lì ho sentito davvero "l'atmosfera magica di Roma". C'era un signore anziano che suonava un violino in mezzo alla piazza, coperto dalla pioggia dall'ombrellone di un bar lì vicino, accanto ad un giovane artista intento a dipingere una caricatura ad una bella signora sedutagli di fronte; siamo passati, egli ci ha suonato una canzone e augurato una buona serata e di goderci la visita della sua città. Non so spiegare la motivazione ma ho sentito una gioia tale guardando quella scena che ho capito che forse io alla città un "appartengo".
È in città che secondo me si manifestano tutti i comportamenti più peculiari e tipici dell'uomo moderno, accadono gli avvenimenti più interessanti o assurdi, si conoscono le persone più particolari e si sente davvero un'aria diversa e più briosa.
Sicuramente sono giovane e quindi non posso comprendere lo stress causato dal traffico, dai ritardi, dai problemi sul lavoro, dal denaro che non basta mai e da tutte le problematiche che affliggono ogni giorno i cittadini che vedo sempre camminare di fretta con il volto scuro e accigliato, però non posso fare a meno di sorridere, ingenuamente, ogni volta che arrivo a Torino.
Ed infine una sera, tornando a casa dal negozio mi è venuta l'illuminazione: alla radio alcuni critici d'arte stavano presentando una manifestazione centrata sul tema della città, "Luci e ombre del contesto urbano" e lì è nata la mia idea per questo approfondimento. In fondo non vi era modo migliore per onorare la "Città" che renderla protagonista dei miei studi. Un ultimo appunto su questo mio percorso di ricerca: apparentemente gli autori scelti per trattare tale argomento sembrerebbero avere una visione alquanto negativa della città, del tutto in contrasto con tale presentazione d'intenti. Bisogna, a mio avviso, però tenere conto che gran parte dei contributi inseriti risale al periodo della seconda rivoluzione industriale, dunque agli anni Venti-Trenta del Novecento, quando le città "moderne" stavano facendo la loro comparsa e si presentavano dunque come una novità, un cambiamento, che in quanto tale faceva paura di per sé. Erano inoltre il luogo delle ingiustizie sociali e di problematiche come la corruzione e la disoccupazione e lo sfruttamento dei lavoratori. Le analisi dunque sono un po’ "datate" e in alcune parti non del tutto coerenti con la nostra epoca.
Infine con la comparsa della città si sono diffusi fenomeni come l'alienazione, il consumismo e l'omologazione, ovvero comportamenti di massa maggiormente evidenti, che hanno reso le analisi di molti sociologi e studiosi nei confronti dell'ambiente urbano tendenzialmente critiche e sfavorevoli.
La mia esposizione quindi andrà a concentrarsi, per quanto possibile, sui colori e sui profumi di un ambiente la cui "ricchezza di vitalità" non smetterò mai di apprezzare. 4
The human side of the system: lo spazio pubblico nelle costruzioni umane come luogo d’identificazione e definizione di una comunità
Indice:
- Pag. 6 La scuola di Chicago: appunti di sociologia urbana
- Presentazione sintetica e analisi struttura delle città elaborata da Park e Burgess sulla base dei “giochi sociali” con riferimento all’ approccio ecologico allo studio delle comunità; –
- Pag. 12 Building a Nation Lewis Hine
- La fotografia come strumento di denuncia e svolta sociale, analisi metropoli americana anni ’30 con particolare riferimento all’edificazione dei nuovi grattacieli;
- Pag. 17 I “passages” come luogo di vita: quando la città diviene casa
- Estratti saggio “Passages” di Walter Benjamin: nascita gallerie commerciali di Parigi, la città come prototipo della nuova modernità, l’idealtipo del “flâneur”;
- Pag. 23 Le città e i simboli
- Romanzo “Le città invisibili” di Italo Calvino, la città come schema e rappresentazione, il valore dello spazio. 5
La scuola di Chicago: appunti di sociologia urbana
"La città non è semplicemente un meccanismo fisico e una costruzione artificiale, essa è coinvolta nei processi vitali della gente che la compone, essa è un prodotto della natura, e in particolare della natura umana". Robert E. Park
La Scuola di Chicago comprende un folto gruppo di studiosi che hanno operato nel primo Stati Uniti d’America e che concentrarono la propria attenzione
Trentennio del secolo negli
sull’insediamento e lo sviluppo delle città americane nello specifico, con l’obiettivo di ricercare schemi e modelli alla base del comportamento umano cittadino.
La nascita ufficiale di tale corrente può essere fatta risalire al 1914. In tale anno infatti il dipartimento di sociologia dell’Università di
sociologo Park viene nominato a capo del
Chicago, dove inizierà i suoi studi ed entrerà presto in contatto con il collega Burgess, con il quale darà poi vita alla teoria delle aree concentriche urbane. Park è affascinato dallo spettacolo contraddittorio della grande città, con i suoi estremi di splendore e di abbrutimento. Il grande interesse verso i fenomeni della dinamica urbana, lo porta alla sociologia e in particolare egli viene profondamente influenzato dal pensiero di Durkheim
1
“mentalità ”.
sulla morfologia sociale e soprattutto di Simmel sulla metropolitana Tutto ciò lo porta a costituire all'Università di Chicago una vera e propria scuola di ricerca sociale urbana, a orientamento fortemente empirico.
Gli “Chicagoans”, così come vennero poi soprannominati, diedero un’interpretazione della
“del
società urbana tutto in controtendenza rispetto alla prospettiva fondamentalmente positiva dello sviluppo delle società moderne, destinate a gradi di differenziazione e integrazione sempre più avanzati, elaborando l’ipotesi di una società in via di devoluzione, ovvero caratterizzata da modelli scarsamente integrati, dalla decadenza del consenso, dal
2
”.
riemergere di individualismi e corporativismi e da tendenze centrifughe
Essi utilizzarono come prospettiva d’indagine “l’ecologia urbana”, ovvero la concettualizzazione della città come una comunità biologica, (la metafora della 'giungla d'asfalto' non è così lontana) basata sulla competizione tra individui e gruppi per le risorse vitali, tra cui gli spazi, che si svolge secondo dinamiche più o meno regolari e simili a quelle individuate dai botanici (invasione, successione, dominanza) e sfocia in pattern
1 Tratto da Enciclopedia delle sociali- Treccani
2 Tratto da: www.vettorato.unisal.it/DEVIANZA/dispense/CAP-05.pdf 6
spaziali caratteristici (le 'aree naturali'). La struttura urbana complessiva è la risultante di questi processi, e mostra delle regolarità altrettanto caratteristiche (modello a centri concentrici ecc). Tale visione si interessa fondamentalmente degli effetti della posizione, cioè la collocazione di un gruppo o individuo, sia nel tempo sia nello spazio, sulle situazioni, sul comportamento umano e sulle relazioni in quanto influenzate dalle forze selettive, distributive e adattative che agiscono nell'ambiente. Viene così studiato il cosiddetto “metabolismo urbano”, ovvero il continuo mutamento delle relazioni quando dei nuovi fattori vengono a disturbare i rapporti competitivi e ad agevolare la mobilità.
L’ecologia umana inoltre rende possibile studiare piuttosto facilmente le grandi aggregazioni, poiché analizza i fenomeni solo quando interessano gruppi ampi di persone e portano al cambiamento di abitudini e stili di vita.
Dopo questa presentazione generale dei presupposti metodologici utilizzati dalla Scuola di Chicago, è ora possibile analizzare più approfonditamente il modello di città a zone concentriche elaborato da Park e Burgess. I due sociologi partirono dalla constatazione che la città fosse composta da un numero più o meno vasto di “aree urbane” e che ciascuna di esse fosse caratterizzata da relazioni, abitanti e stili di vita differenti.
L’appartenenza dunque a un’area piuttosto che un’altra era simbolo di status e ruoli sociali differenti.
La città appariva così suddivisa:
- Un quartiere centrale degli affari;
- Una cintura di "slums" abitati prevalentemente da emigrati ad alta mobilità e basso reddito;
- Zone chiamate terre aride, regioni di povertà, degradazione e malattia, il “purgatorio delle anime perdute”;
- Una zona di abitazioni plurifamiliari per lavoratori di reddito medio basso;
- La zona delle abitazioni unifamiliari di lusso;
- L’area periferica (marginale) dei pendolari. 7
La zona 2
L'interesse della Scuola di Chicago si concentra sui problemi della zona n. 2, come zona di transizione o interstiziale. In questa area naturale infatti si verificano le dinamiche sociali più intense e si manifestano i sintomi più evidenti della devianza. Problematiche quali la delinquenza giovanile, il vagabondaggio, la prostituzione, le gang, i tassi di suicidio, la malattia mentale si fanno più presenti e vengono indagati alla ricerca di relazioni forti del tipo causa-effetto, da svelare attraverso la localizzazione e lo studio del contesto territoriale di provenienza, nascita e formazione del fenomeno. In tali zone è inoltre più frequente una situazione di “disorganizzazione sociale”, ovvero l’assenza di un consistente
“forme
set di standard culturali, nonché la debolezza delle tradizionali di controllo sociale
3
”,
di fronte ai conflitti fra culture, ai mutamenti sociali dirompenti e all'instabilità sociale che comporta inevitabilmente un’espansione della disorganizzazione individuale, intesa come perdita della stabilità personale e mancato rispetto delle norme sociali della comunità di appartenenza, per mezzo della manifestazione di comportamenti divergenti e illegali. La sequenza tipica delle variabili che generano tali fenomeni, per la Scuola di Chicago – – avviene nella triade: competizione tra gruppi disorganizzazione sociale devianza.
Gli slums sono caratterizzati anche da un alto grado di mobilità, aspetto degradato dei quartieri o sconfinamento di fabbriche e uffici, massiccia presenza di immigrati, alta percentuale di criminalità. partono dall'idea dell’esistenza di una patologia sociale
I sociologi della Chicago School
alla base del malessere dell'individuo nell’ ambiente urbano: lo svelamento di alcuni
“fenomeni
meccanismi e di certi fattori all'origine dei di anomia e alienazione metropolitane, corresponsabili anche di odierne derive sociali in cui la povertà può essere
4
”,
solo lo stadio ultimo economicamente connotato sembra corrispondere a tale supposizione.
“Superficialità, carattere anonimo e transitorio dei rapporti sociali, in grado di generare tanta tolleranza quanta indifferenza, sono il debole e particolare collante che lega gli
5
”,
individui metropolitani rendendoli più esposti al ruolo negativo esercitato dalle grandi
3 Tratto da Enciclopedia delle scienze sociali Treccani
4 Tratto da: Stefano Laffi, “La scuola di vita della Chicago School”, in Lo straniero n. 62/63
5 Tratto da: Stefano Laffi, “La scuola di vita della Chicago School”, in Lo straniero n. 62/63 8
strutture, dotate di impatto desocializzante e quindi responsabili della disorganizzazione strutturale e culturale.
Nelle città si verificano inoltre con maggior forza fenomeni di anomia (esemplificata dal più alto tasso di suicidi nella zona povera della città), le relazioni si fanno transitorie, i legami parentali e amicali deboli: tale spersonalizzazione dei rapporti sociali primari agisce negli individui come una spinta alla disgregazione sociale, con la risultante formazione di idealtipi quali “il marginal man”, ovvero una “figura di ibrido per cultura e personalità, a cavallo tra due mondi […]. Malessere, instabilità psichica, ipertrofia della coscienza di sé, scarsa reattività: di questi elementi è composta l’identità del marginale, figura di perdente
6
”.
che Park ritiene di aver trovato come tipica della popolazione urbana in trasformazione
Il tema della mobilità
Grande importanza nell’analisi di una società, e in particolar modo nello studio della zona di transizione, è rivestito dal concetto di mobilità. Con tale espressione si intende il passaggio di individui o gruppi da uno strato sociale all’altro, o da una posizione all’altra, che può essere di classe, di ceto o di stato. In senso più ampio però si identifica come mobilità quel vasto processo di mutamenti nella struttura di un sistema sociale e in particolare, ci si riferisce a mutamenti nell’occupazione (passaggio da un’economia agricola a una industriale), nella residenza, nel livello di istruzione (diminuzione drastica degli analfabeti), nell’esposizione ai mezzi di comunicazione di massa. Questa è inoltre definita da Ernest Burgess come “il mutamento di movimento”, promosso da stimoli e indice di sviluppo. Secondo il sociologo inoltre la mobilità trova la sua espressione nel lavoro, nella ricerca d’avventura e nel rischio, ovvero in tutti quegli aspetti che più definiscono lo status del singolo nella società, e sono indice della sua predisposizione sociale al cambiamento e alla novità.
Tuttavia questo fenomeno non sempre porta a svolte positive: esso infatti può divenire fonte di corruzione dell’individuo quando la reazione della società sia frammentaria, non controllata e tendente alla disorganizzazione. Inoltre qualora essa interessi la vita cittadina, dove si manifesta con maggior forza e irruenza, si possono sviluppare aree di promiscuità e di vizio, caratterizzate anche da un tasso maggiore di abbandono di infanti e divorzi.
6 Tratto da: Stefano Laffi, “La scuola di vita della Chicago School”, in Lo straniero n. 62/63 9
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Introduzione The Human Side of the System - Tesina
Tesina di maturità basata sullo spazio pubblico nelle costruzioni umane come luogo d’identificazione e definizione della comunità.
Ogni uomo va alla ricerca della propria felicità: c'è chi la cerca nella stabilità di una casa, chi nelle soddisfazioni di un lavoro, chi nella fede; c'è chi cerca la felicità dentro se stesso e chi vive per gli altri. E c'è chi viaggia.
Quando si tratta di viaggiare ci consigliano sempre sul dove, ma mai ci chiedono il come e il perché di questa scelta.
Ma il viaggio può trasmettere felicità?
L'impulso a viaggiare è irrefrenabile, fa parte della natura umana, è una passione che divora e arricchisce allo stesso tempo, come il desiderio della felicità. Gli innumerevoli scopi del viaggiare si intrecciano e non sempre sono chiari per chi resta, ma spesso neppure per chi parte.
C’è il bisogno di conoscere ogni volta cose nuove, far spaziare lo sguardo, perdersi nell’immensità del mondo.
C’è il coraggio di lasciare le proprie sicurezze, che poi può essere anche la necessità di lasciare una quotidianità che soffoca.
C’è la voglia di conoscere, di scoprire ed imparare.
Ma perché è più interessante ciò che è lontano? Perché non basta conoscere il proprio mondo?
Forse viaggiando si possono conoscere gli altri, ed attraverso gli altri, se stessi. Viaggiare permette di scoprire alternative inimmaginate, di svincolarsi dai lacci dei sistemi sociali, basati sulla fissità della persona, sulla sua continuità ed immutabilità, considerate come garanzia di onestà e di carattere: le società fanno pressione sugli individui ad essere “una cosa sola”. Ma l’identità umana è mutevole e molteplice.
La differenza tra l’immagine che gli altri hanno di una persona e quella che lei ha di se stessa, tra quello che è nella realtà e quello che vorrebbe essere, è lo spazio in cui prende vita il desiderio del viaggio.
Per trovare la libertà, bisogna uscire dalla struttura di un unico sistema e comprendere altre culture: è la possibilità di scegliere i modi in cui dare senso alla propria vita che permette di essere liberi. E’ la libertà di credere in se stessi, nei propri sogni.
Quando si inizia un viaggio spesso si sogna qualcosa, come un nome che stimola la fantasia, un richiamo della strada, delle montagne, del mare, del deserto.
Solo facendo quel viaggio, si capirà perché lo si doveva fare, e si darà voce ad una parte di sé che chiede di venir fuori. E se qualche volta è difficile partire, le abitudini, il dovere, gli impegni, la mancanza di tempo, il dubbio, le aspettative delle altre persone impediscono la libertà.
Collegamenti
The Human Side of the System - Tesina
Sociologia
La scuola di Chicago: struttura delle città elaborata da Park e Burgess sulla base dei “giochi sociali”.
Inglese
Building a Nation – Lewis Hine; La fotografia come strumento di denuncia e svolta sociale.
Filosofia
I “passages” come luogo di vita: quando la città diviene casa - Walter Benjamin.
Italiano
“Le città invisibili” di Italo Calvino, la città come schema e rappresentazione, il valore dello spazio.