“Il Grande Torino, fra storia e mito”
Scuola Media S.S. Natale
Esame di III° Media
Tesina di Alessandro Orlando
Giugno 2013
1. Ross come 'l sangh, fòrt come 'l barbera
veuj ricordete adess, mè grand Turin.
An coj ani 'd sagrin
unica e sola, la Toa blëssa a j’era
I vnisìo dal gnente, da guèra e fam
- carri bestiame, tessere, galera -
fratej mòrt an Russia e Partigian
famije spantià, spërduva ògni bandiera.
I j’ero pòver, livid, ësbaruvà
gnanca 'n sòld ësla pel, e për rusché
it duvavi surié, brighé, preghé
fin-a l’ùltima gusa dël tò fià
Fumé a vorìa dì na cica an quat
për divertisse, i dovìo rìje 'd pòch,
pë mangé, i mangiavo fin-a ij gat
i j’ero gnun: ij furb come ij fabiòch
Ma na fior i 'l l’avìo e it j’ere Ti Turin,
tajà 'nt l’assel, a l’era Toa bravura
gioventù nòsta, che tuti ij sagrin
it portavi vìa con Toa fàcia dura.
Toa fàcia d’uvrié, mè Valentin
mè Castijan, Riga, Lòik e col pistin
ëd Gabèt, ch’a -j fasìa vnì tuti fòl
con vint drìbling, e peui a l’era gòl.
Filadèlfia! Ma chi a sarà 'l vilan
a ciame-lo un camp? L’era na cun-a
dë speranse, 'd vita, 'd rinassensa,
l’era sugné, crijé, l’era la lun-a
l’era la stra dla nòsta chërdensa
It l’has vinciù 'l mond
a vint ani it ses mòrt
Mè Turin grand
mè Turin fòrt
Giovanni Arpino
2. Rosso come il sangue
forte come il Barbera
voglio ricordarti adesso, mio grande Torino.
In quegli anni di affanni
unica e sola la tua bellezza era.
Venivamo dal niente, da guerra e da fame
Carri bestiame, tessere, galera,
fratelli morti in Russia e partigiani,
famiglie separate, perduta ogni bandiera.
Eravamo poveri, lividi, spaventati,
neanche un soldo sulla pelle e per lavorare
e dovevi sorridere, brigare, pregare
fino all’ultima goccia del tuo fiato.
Fumare voleva dire una cicca in quattro,
per divertirsi dovevamo ridere di poco,
per mangiare mangiavamo perfino i gatti,
non eravamo nessuno: i furbi come gli sciocchi.
Ma avevamo un fiore ed eri tu, Torino,
tagliata nell’acciaio era la tua bravura,
gioventù nostra che tutti i dispiaceri
portavi via con la tua faccia dura.
La tua faccia d’operaio, mio Valentino!
mio Castigliano, Riga, Loik, e quella peste
di Gabetto, che faceva venire tutti matti
con venti dribbling ed era già gol.
Filadelfia! Ma chi sarà il villano
a chiamarla un campo? Era una culla
di speranze, di vita, di rinascita,
era sognare, gridare, era la luna,
era la strada della nostra crescita.
Hai vinto il Mondo,
a vent’anni sei morto.
Mio Torino grande
Mio Torino forte
3. Indice
- Motivazioni, pag. 4
- Introduzione, pag. 6
- Il Grande Torino, pag. 8
- I record, pag. 8
- I protagonisti, pag. 9
- La tragedia di Superga, pag. 11
- Conclusione, pag. 14
Motivazioni
La motivazione principale che mi ha spinto a svolgere questo lavoro è stata la passione. La passione per il calcio, per il Torino, per gli avvenimenti storici più importanti del nostro paese.
Ma la cosa più interessante è che sentii pronunciare per la prima volta la parola: “Grande Torino” quand'ero molto piccolo, avevo 5 anni e di calcio non ne “masticavo” molto, ma era un mondo che m'interessava e mi attraeva sempre di più. Del Grande Torino, come molte persone, ne sentii parlare da mio nonno, che sempre mi affascinava coi suoi racconti di gioventù spensierata e di guerra.
Se oggi dovessi dedicare a qualcuno la mia tesina la dedicherei a lui, con grande rammarico di non averlo ascoltato abbastanza.
Adesso, spero stia giocando nel Cielo infinito insieme ai Campioni...
Ma che cos'è il Grande Torino? Il Grande Torino può essere considerato la squadra più forte del calcio italiano e una delle migliori di tutti i tempi. Il Grande Torino, per chi ha vissuto in quegli anni è un simbolo di rinascita e il suo epico stadio, come dice Arpino, era una “Culla di speranze, di vita, di rinascita, era sognare, gridare, era la luna, era la strada della nostra crescita”.
Per altri può essere considerata una squadra da quattro soldi, perchè fa riferimento al Toro odierno.
In fondo, il Grande Torino può essere in ognuno di noi. Può trasparire in ogni sentimento, come per esempio la speranza, l'ultima a morire.
Introduzione Tesina terza media Grande Torino
La motivazione principale che mi ha spinto a svolgere questa tesina di terza media è stata la passione. La passione per il calcio, per il Torino, per gli avvenimenti storici più importanti del nostro paese. Ma la cosa più interessante è che sentii pronunciare per la prima volta la parola: “Grande Torino” quand'ero molto piccolo, avevo 5 anni e di calcio non ne “masticavo” molto, ma era un mondo che mi interessava e mi attraeva sempre di più. Del Grande Torino, come molte persone, ne sentii parlare da mio nonno, che sempre mi affascinava coi suoi racconti di gioventù spensierata e di guerra. Se oggi dovessi dedicare a qualcuno la mia tesina la dedicherei a lui, con grande rammarico di non averlo ascoltato abbastanza. Adesso, spero stia giocando nel Cielo infinito insieme ai Campioni.
Ma che cos'è il Grande Torino? Il Grande Torino può essere considerata la squadra più forte del calcio italiano e una delle migliori di tutti i tempi. Il Grande Torino, per chi ha vissuto in quegli anni è un simbolo di rinascita e il suo epico stadio, come dice Arpino, era una “Culla di speranze, di vita, di rinascita, era sognare, gridare, era la luna, era la strada della nostra crescita”. Per altri può essere considerata una squadra da quattro soldi, perché fa riferimento al Toro odierno. In fondo, il Grande Torino può essere in ognuno di noi. Può trasparire in ogni sentimento, come per esempio la speranza, l'ultima a morire. La speranza è colei che accompagnava la gente “a cavallo” fra la guerra e il dopoguerra, la gente che non aveva niente e si consolava con quei “marziani del Fila”.
Il Grande Torino si può esprimere nella voglia di riscatto, nella grinta, nella sagacia, nell'umiltà dei giocatori di un calcio che così bello non sarà mai più. Vale anche per una persona che “va forte”, tanto forte, talmente forte che si fa sconfiggere solo dall'ingrato destino, ma che continua a vivere in ogni persona che la ricorda.