ITIS “Galileo Ferraris” - Napoli
Giovanni Paolo II
e la poesia della pace
Tesina
dell’Esame
di Stato
Amplificatori
operazionali
Domenico Longo V O
Alunno: Classe: Sez.
A.S. 2011/12 Giovanni Paolo II
Il crollo del Muro di Berlino, il cammino della pace
Storia
Giovanni Paolo II
Una voce storica romantica e realistica insieme attribuisce al Papato di Giovanni Paolo II un ruolo cruciale nella caduta del Muro di Berlino, nel crollo dei regimi comunisti nei paesi dell’Est Europa e, con esso, la fine della divisione del mondo in due blocchi contrapposti (NATO-Patto di Varsavia).
Il Muro di Berlino
Era una barriera di cemento alta circa tre metri. Eretto dal governo comunista della Germania Est, divise in due la città di Berlino per 28 anni, dalla sua costruzione, iniziata il 13 agosto 1961, fino al suo crollo avvenuto il 9 novembre 1989, dopo lo smantellamento della Cortina di ferro da parte dell’Ungheria.
Il Muro di Berlino
Non vi è dubbio che l’operato del Pontefice polacco abbia dato un importante contributo al collasso del blocco comunista, che nell’abbattimento della cortina ha avuto uno dei suoi momenti più evocativi.
La cartina della divisione dell’Europa in due blocchi contrapposti e la Cortina di ferro
Il Muro di Berlino
Ma ad accompagnare il crollo del Muro sono stati anche processi più lunghi, che hanno agito nel tempo fino a mettere in crisi il partito comunista sovietico, motore e controllore dell’Impero orientale, determinandone l’implosione e il disfacimento dall’interno.
La fine della Guerra Fredda
Gli equilibri internazionali cambiarono radicalmente grazie all’opera del segretario del Partito Comunista Sovietico Michail Gorbaciov, con l’introduzione della glasnost e della perestrojka (ristrutturazione politica ed economica).
La fine della Guerra Fredda
Queste due nuove misure favorivano nei paesi satelliti importanti innovazioni che portarono al crollo dei regimi comunisti.
La grande rivoluzione spirituale
In ogni caso, Karol Wojtyla accarezzò l’idea di una grande rivoluzione spirituale che potesse spirare dall’Occidente e in particolare dall’Europa, a giudizio del Pontefice meno esposta rispetto all’America a quel processo di secolarizzazione e di diffusione del consumismo che lo preoccupava profondamente e ha occupato ampi spazi nella sua riflessione.
Il fiume umano in piazza S. Pietro…
Fiume di pace e spiritualità
Il tema della pace
La fine del “comunismo ateo” non esaurisce la missione storica che Giovanni Paolo II si prefigge. La conclusione della Guerra Fredda lo spinge anzi a rilanciare il tema della pace insieme a quello del superamento dell’ingiustizia sociale.
“La pace è un cantiere aperto a tutti e non solamente agli specialisti, ai sapienti e agli strateghi. La pace è una responsabilità universale: essa passa attraverso i mille piccoli atti della vita quotidiana”.
Lo spirito di Assisi
A tal proposito Giovanni Paolo II parla di “spirito di Assisi”…
«Nel rispetto delle differenze delle varie religioni, tutti siamo chiamati a lavorare per la pace e a un impegno fattivo per promuovere la riconciliazione tra i popoli. È questo l’autentico “spirito di Assisi”, che si oppone a ogni forma di violenza e all’abuso della religione quale pretesto per la violenza.
Giovanni Paolo II e i capi delle varie religioni riuniti ad Assisi
Lo spirito di Assisi
Di fronte a un mondo lacerato da conflitti, dove talora si giustifica la violenza in nome di Dio, è importante ribadire che mai le religioni possono diventare veicoli di odio; mai, invocando il nome di Dio, si può arrivare a giustificare il male e la violenza.
Il Dalai Lama, altra figura simbolo del movimento per la pace nel mondo.
Al contrario, le religioni possono e devono offrire preziose risorse per costruire un’umanità pacifica, perché parlano di pace al cuore dell’uomo.
Lo spirito di Assisi
Siamo venuti ad Assisi in pellegrinaggio di pace. Siamo qui, quali rappresentanti delle varie religioni, per interrogarci di fronte a Dio sul nostro impegno per la pace, per chiederne a Lui il dono, per testimoniare il nostro comune anelito verso un mondo più giusto e solidale.
Lo spirito di Assisi
Vogliamo recare il nostro contributo per allontanare le nubi del terrorismo, dell’odio, dei conflitti armati dall’orizzonte dell’umanità.
Per questo vogliamo ascoltarci gli uni gli altri: già questo — lo sentiamo — è un segno di pace.
Il Dalai Lama e Wojtyla.
C’è già in questo una risposta agli inquietanti interrogativi che ci preoccupano.
Il Papa con Ali Agca. Già questo serve a diradare le nebbie del sospetto e dell’incomprensione.
Differenza spirituale delle due sponde
E fu proprio la considerazione della differenza spirituale delle due sponde dell’Atlantico a guidare Giovanni Paolo II nell’ultima fase del suo Pontificato.
Il presidente Bush e Papa Wojtyla a “colloquio”
Iraqi freedom
Quando, ripensando anche alcune posizioni assunte in precedenza, si espresse in termini molto duri nei confronti dell’intervento militare in Iraq, giungendo a intravedere nel movimento per la pace una occasione di rinnovamento spirituale.
L’impegno di Wojtyla per l’operazione “Iraqi freedom” può esser letto in continuità con la visione di Papa Giovanni XXIII: non appare in tal senso casuale, nel corso della celebrazione della giornata della pace nel gennaio del 2003, il riferimento all’enciclica “Pacem in terris” che Roncalli aveva firmato nell’aprile del ’63, pochi mesi dopo che il mondo si era trovato sulla soglia di un conflitto nucleare.
Pacem in terris
Dall’evocazione del documento di Giovanni XXIII trasparì l’intento di recuperare il senso profetico di quel testo e di attualizzarlo attraverso l’enfatizzazione delle analogie fra la situazione mondiale del 1963 e quella di quarant’anni dopo, e di salvaguardare e garantire le ragioni del diritto internazionale, promuovendo la crescita di un organismo sopranazionale in grado di arginare l’eventuale deregulation dei conflitti e regolare i rapporti tra gli Stati alla luce del messaggio cristiano.
Sentinelle di pace
Altrettanto significativa, per comprendere appieno la posizione del Pontefice in quel tempo, è la definizione che Wojtyla diede dei cristiani prima dell’Angelus del 23 febbraio: “sentinelle di pace” in luogo del concetto evangelico “facitori di pace”.
Il dissidio tra Wojtyla e gli Stati Uniti non ha avuto inizio con la guerra finale a Saddam.
Margiotta Broglio
Fu Francesco Margiotta Broglio a cogliere come le origini della diffidenza vaticana nei confronti dei vincitori della guerra fredda risalissero in realtà all’indomani della caduta del Muro.
Scriveva Margiotta Broglio: “La prospettiva di una espansione non tanto delle idee democratiche e dei diritti umani, quanto del consumismo e del connesso rilassamento dei costumi, di cui, a torto o a ragione, vengono considerati responsabili gli ‘americani’, la reiterata contrarietà romana al mantenimento della pena di morte, sono alcuni elementi di un crescente antiamericanismo vaticano, tacito o espresso che sia”.
Movimento di rinascita spirituale
Furono questi “residui” a spingere Wojtyla a ritenere che attorno al tema della pace potesse sorgere un movimento di rinascita spirituale del quale, in Occidente, sarebbe stata l’Europa a farsi interprete, più che quell’America consumista e secolarizzata.
Terrorismo internazionale
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- Italiano: La vita e le poesie di Giovanni Paolo II
- Storia: La caduta del muro di Berlino
- Elettronica: Gli amplificatori operazionali
- Informatica: Il modello ER
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