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Il gioco tra storia, pedagogia e scienza

Contu Alessio

Classe 5^ F

Esame di stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione

Istituto di Istruzione Superiore “G. Brotzu”

Quartu Sant’Elena (CA)

Liceo Scientifico

Anno scolastico 2012/2013

Contu Alessio – Classe 5^ F Il gioco tra storia, pedagogia e scienza

Indice

  • 1. Premessa
  • Che cos’è il gioco?
  • 2. L’importanza del gioco nello sviluppo del bambino
  • 3.1. Freud e il gioco
  • 4. Il gioco e il giocattolo nella storia
  • L’età antica
  • 4.1.1. Marziale e il gioco nella società romana
  • 4.2. Il Medioevo
  • 4.3. Il Rinascimento
  • 4.4. Il Seicento e il Settecento
  • L’Ottocento e il Novecento
  • 4.6. La pedagogia moderna
  • 5. La scienza dei giochi
  • 5.1. Il pallone e la fisica del calcio
  • 5.1.1. Effetto Magnus e legge di Bernoulli
  • 5.2. Il telescopio
  • 5.2.1. I diversi tipi di telescopi
  • 5.3. Gli Shangai
  • 5.3.1. Le strutture reciproche in architettura
  • 5.3.2. Gli Sciangai appendiabiti e il design italiano
  • 6. Bibliografia e sitografia

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1. Premessa

La scelta di questo argomento deriva da un personale momento di riflessione puramente casuale circa il gioco. Più precisamente l’ispirazione è sorta quando, mentre consultavo un articolo di una rivista che trattava i molteplici legami esistenti tra i giochi e il mondo della scienza, mi sono reso conto del fatto che comunemente si tende a sottovalutare l’importanza dei giochi. Per cui ho deciso di effettuare una ricerca più approfondita riguardo la cultura ludica per comprenderne la reale importanza.

Di seguito esporrò sinteticamente i dati più interessanti che ho reperito circa l’evoluzione del gioco nella storia e la sua importanza per lo sviluppo psicofisico del bambino. Inoltre tratterò una breve analisi degli aspetti scientifici di alcuni giocattoli piuttosto comuni.

«L’uomo è veramente uomo soltanto quando gioca»

Friedrich Schiller, Lettere sull’educazione estetica dell’uomo, 1795

Johann Christoph Friedrich von Schiller è stato un poeta, filosofo, drammaturgo e storico tedesco.

Lettere sull’educazione estetica dell’uomo

Nelle elabora la sua estetica ponendo in primo piano il problema dell’armonia delle facoltà umane; come conciliazione l’educazione alla bellezza come medium verso l’unità dell’uomo.

Secondo il punto di vista di Schiller, solo mediante il gioco l’uomo può liberare la propria mente da condizionamenti esterni, poiché il gioco non ha altra finalità che il gioco stesso. Tuttavia Schiller assegna al gioco una prospettiva prettamente filosofica, direttamente correlata alla sua estetica.

Nelle sue Lettere, la conciliazione tra sensibilità e ragione viene affidata al sentimento del bello.

Poiché la bellezza è data dall’equilibrio tra sensibile e sovrasensibile, l’uomo può raggiungere la propria completezza, data dall’insieme di bello e buono, tramite l’educazione estetica, il cui mezzo fondamentale di cui si serve è proprio il gioco. Nelle attività ludiche, infatti, sensibilità e intelletto, materia e forma, esteriorità e interiorità, essendo duplici aspetti inseparabili di una sola attività, sono sempre espressione di bellezza.

Il concetto schilleriano di gioco va tuttavia inteso in un senso più ampio che include anche l’arte, anch’essa atto libero e non obbligato, che diventa la maestra dell’umanità in quanto libera dalla soggezione al peso della realtà e insegna quella creatività che è la libera costruzione della propria persona.

Sebbene banalizzata rispetto alla concezione schilleriana, nel linguaggio comune la parola gioco conserva l’accezione di attività gratuita, più o meno fittizia, che procura un piacere di tipo particolare.

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Che cos’è il gioco?

2.

Nelle scienze del comportamento, per gioco si intende un’attività volontaria e intrinsecamente motivata, svolta da individui di ogni età e di ogni ceto sociale a scopo ricreativo. I giochi possono coinvolgere un solo giocatore oppure prevedono una competizione tra due o più partecipanti.

Essendo un tratto fondamentale della natura umana e non solo, il gioco è studiato da numerose discipline le quali presentano diversi punti di contatto con la ludologia, ossia lo studio dei giochi in sé.

Il primo a parlare di gioco in modo sistematico ed organico fu Johan Huizinga (storico olandese – 1945) nel suo saggio del 1939 “Homo Ludens”, pubblicato in Italia nel 1946.

1872

Huizinga sostiene che la società umana sorge e si sviluppa nel gioco e come gioco, tesi che risulta innovativa perché, rispetto al passato, il gioco è considerato fenomeno culturale e non funzione biologica, in quanto contiene un senso e il piacere da esso derivante va oltre ogni tentativo di darne logica giustificazione.

Il gioco è definito categoria primaria, non si lega a nessun particolare grado di civiltà o concezione di vita, è presente da sempre in qualsiasi società. Infatti, le principali facoltà umane, quali il linguaggio, il mito, il culto, la giustizia, sono intrecciate con il gioco. Analogia riscontrabile con il gioco è quella, ad esempio, col luogo di culto, il quale per essere espressione del mistero e della sacralità, deve essere fisicamente isolato dai luoghi della vita ordinaria. Inoltre nelle feste tradizionali o nelle iniziazioni si ha la sospensione della vita ordinaria, la limitazione nello spazio e nel tempo. Tuttavia la consapevolezza del non essere vero coesiste con l’accettazione del fatto che, pur sapendo, ci si comporta come se fosse realtà.

Nonostante lo spirito sia coinvolto nel gioco, esso non ha alcuna funzione morale: non è né virtù né peccato. È un atto libero, non si comanda né s’impone, per cui è disinteressato, fine a sé stesso: si gioca con e per piacere. Essendo solitamente collettivo, fa sì che vi sia un’interazione tra gli individui, assumendo talvolta una valenza formativa nel proporre differenti situazioni da affrontare.

È importante sottolineare che all’interno dell’attività ludica, soprattutto se collettiva, vi è un aspetto imprescindibile caratterizzato dalle regole, il cui mancato rispetto determina la fine del gioco, non necessariamente in senso pratico poiché il gioco può continuare, ma soprattutto nella prospettiva formativa ed estetica.

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L’importanza del gioco nello sviluppo del bambino

3.

L’attività ludico-ricreativa svolge un ruolo molto importante nello sviluppo degli esseri umani sin dalle prime fasi di vita del bambino. Gioco e infanzia, infatti, costituiscono un binomio inscindibile, tanto da poter affermare che, come il lavoro è parte dell’adulto, caratteristico del suo agire, con una finalità anche esterna, così il gioco ha una finalità interna, in se stesso. Il giocare è il modo di vivere più autentico, naturale, spontaneo e costitutivo dei bambini, e rappresenta un bisogno che corrisponde ad esigenze esistenziali, psicologiche, affettive ed emotive del fanciullo.

Il gioco manifesta l’interiorità del bambino, infatti tramite l’osservazione dell’attività ludica dei bambini, possiamo cogliere vari aspetti della loro vita interiore, della loro intimità, che altrimenti potrebbero rimanere latenti, chiusi, diventando per cui, per gli adulti, uno strumento diagnostico, in quanto nel gioco il bambino esplicita e manifesta se stesso.

Spencer sostiene che l’uomo possieda delle energie in eccesso, da lui chiamate surplus di energia, che vengono dissipate nell’attività ludica. Egli notò che con lo sviluppo vi è una progressiva diminuzione dell’attività ludica, secondo lui determinata dal fatto che l’energia veniva impiegata per soddisfare i bisogni primari. Le attività ludiche crescono e si modificano di pari passo con lo sviluppo intellettivo e psicologico del bambino, anche se rimangono una tappa fondamentale nella vita di ogni uomo qualunque sia la sua età.

Il gioco esercita infatti molte funzioni nella crescita del soggetto umano: fisiche, psicologiche, emotive, sociali, di apprendimento, espressive e comunicative.

Il gioco è fondamentale per lo sviluppo del bambino in quanto gli permette di comprendere il funzionamento degli oggetti. In questo caso si parla di gioco funzionale, in quanto non si tratta di una vera e propria attività ludica ma di un esercizio, di un’attività imitativa rispetto a situazioni reali. Si passa dal gioco funzionale al gioco rappresentativo, ossia l’attività ludica vera e propria, quando il bambino comincia ad utilizzare funzionalmente gli oggetti. L’esperienza del gioco insegna al bambino ad essere perseverante e ad avere fiducia nelle proprie capacità mediante un processo che lo rende consapevole del proprio mondo interiore e di quello esteriore.

Le diverse modalità di gioco dipendono dallo sviluppo emotivo del bambino e tendono a modificarsi con la crescita. Questa fase diventa una chiave di lettura del suo equilibrio psichico.

Possiamo dunque individuare diverse fasi legate all’attività ludica nello sviluppo del bambino:

  • 0-1 anno: questa prima fase garantisce al bambino delle sensazioni che vanno a gratificare e arricchire il proprio sé che si sta formando. I primi giochi vengono fatti con il proprio corpo e quello della mamma, anche se la sua attenzione è rivolta anche agli oggetti che lo circondano. Si tratta di attività che hanno carattere prettamente esplorativo e ripetitivo. Le azioni infatti si susseguono, e servono a far sì che impari a distinguere fra il sé e il non sé;
  • 2 anni: in questa fase il bambino inizia a prendere coscienza della separazione dalla mamma, e quindi deve far fronte alle crisi di ansia e d’abbandono. In questa fase subentra l’oggetto transazionale, un oggetto che viene offerto al bambino dalla principale figura di attaccamento del bambino (la mamma), e nel momento in cui la mamma si assenta, questo oggetto la rappresenta ed è un segno di certezza;
  • 3 anni: in questa fase di crescita iniziano a compiersi i primi giochi di socializzazione. Il bambino dimostra interesse a giocare con gli altri. Inizia a svilupparsi la capacità immaginativa, si tende ad imitare il comportamento degli altri; un bambino mentre gioca;
  • 4-5 anni: è una fase in cui il gioco diventa espressione delle proprie dinamiche interne. I giochi maggiormente prediletti sono quelli della bambola, del dottore, il gioco a nascondino. L’uso di questi giochi serve a rappresentare delle punizioni o proibizioni che il bambino ha subito.
  • 6-10 anni: i giochi sono caratterizzati dalle regole e si svolgono in gruppo. Questo fa sì che il bambino impari a stare con gli altri e il rispetto delle regole per garantire il buon funzionamento del gioco.

Quindi, come già detto, l’attività ludica è di primaria importanza per la comprensione dello sviluppo evolutivo del bambino, in quanto la valutazione del gioco avviene attraverso delle sequenze sistematiche quindi ordinate. Queste fasi si possono far coincidere con altrettante fasi dello sviluppo cognitivo, di conseguenza lo sviluppo dell’attività ludica nel bambino consente di valutare il funzionamento cognitivo. Il gioco quindi svolge una duplice funzione nello sviluppo evolutivo: consente al bambino di comprendere la realtà a lui esterna (mondo dal quale è ancora escluso) e gli consente un buon adattamento; consente al bambino di conoscere, interpretare e di controllare il proprio mondo interno fatto di desideri, pulsioni, istinti e quindi creare la giusta mediazione tra le due realtà.

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3.1. Freud e il gioco

Anche nella psicanalisi freudiana troviamo rilevanti riferimenti all’importanza dell’attività ludica per lo sviluppo e, in genere, per il comportamento del bambino.

Il gioco ha, secondo Sigmund Freud, una funzione che può essere riportata al fenomeno della “coazione a ripetere”. Con tale espressione il fondatore della psicoanalisi ha inteso indicare tutte quelle tendenze inconsce che, spingendo l’individuo a ripetere in modo coattivo comportamenti schematici o modi di pensare costitutivi di esperienze conflittuali, costringono “a ripetere il rimosso come esperienza attuale, anziché ricordarlo come un brano del passato”.

Il comportamento ripetitivo riveste nel gioco della prima infanzia una funzione essenzialmente catartica; anzi, diventa uno strumento per superare le esperienze dolorose e traumatiche. Freud, per verificare la sua ipotesi, osserva suo nipote Ernst, di diciotto mesi, mentre gioca con un rocchetto.

Nel saggio Al di là del principio del piacere, egli descrive il bimbo che, tenendo in mano un rocchetto, legato ad una cordicella, si diverte a lanciarlo numerose volte al di là della sponda del suo lettino, facendolo, in tal modo, scomparire; poi, tirando nuovamente fuori il rocchetto, egli emette, al suo ricomparire, esclamazioni di gioia e di sorpresa. Il bambino si serve di questo gioco per provocare simbolicamente la scomparsa e la ricomparsa della madre assente, diventando così capace sia di sublimare i traumi, sia di conservare il legame oggettuale con la madre. Egli, quindi, pur non essendo ancora in grado di verbalizzare le proprie pulsioni, è, tuttavia in grado, inventandosi un gioco simbolico, a reagire alle frustrazioni e alle privazioni.

Il gioco simbolico può, dunque, liberare il bambino dall’ansia e dall’angoscia che si producono dall’allontanamento e dalla scomparsa della madre, riproducendone appunto la ricomparsa e negandone la definitiva separazione. Per cui si sviluppa inconsciamente nel bambino la convinzione ed angosciosa mediante l’attività ludica, di superare una qualsiasi situazione frustrante.

L’importanza del ripetere un’esperienza dolorosa deriva, secondo Freud, dalla necessità di ripetere per elaborare psichicamente, impadronirsi di un evento che ha suscitato una forte impressione emotiva per cercare di eliminarlo. Molti giochi, soprattutto in psicoterapia infantile, si ispirano alla concezione freudiana della “coazione a ripetere”. Essi nascono dal bisogno di ripetere l’esperienza o di neutralizzarne l’energia.

L’uomo, fin dalla nascita, ha l’esigenza di diventare protagonista delle sue azioni e non di subire, come spettatore passivo, quelle degli altri. Solamente l’attività ludica, quindi, essendo per la vita infantile piacere e diletto, può contribuire a trasformare l’essere umano, fin da bambino, in protagonista e a fargli cogliere, attraverso gesti magici e parole, una sensazione di onnipotenza.

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Sintesi

Filosofia – Freud e la funzione del gioco nello sviluppo del bambino

Storia – Evoluzione del gioco nel corso della storia

Latino – Marziale e il gioco nella società romana

Fisica – La fisica del calcio: effetto Magnus e legge di Bernoulli

Scienze – Il telescopio

Storia dell'arte – Gli Shangai e le strutture reciproche

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