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Liceo Scientifico di Stato «Nicolò Copernico» - Brescia

Il futurismo italiano

La prima avanguardia

Anno scolastico 2013/2014

Sarah Milesi

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Liceo Scientifico di Stato «Nicolò Copernico» - Brescia

Indice

  • Introduzione 3
  • I. Futurismo e letteratura 4
  • I manifesti 4
  • Le tavole parolibere 9
  • II. Futurismo e politica 13
  • Partito futurista italiano 13
  • Futurismo e fascismo 14
  • Il futurismo e la guerra 17
  • III. Pittura futurista 20
  • Introduzione generale 20
  • Umberto Boccioni 22
  • Giacomo Balla 26
  • Bibliografia 28

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Introduzione

Il futurismo è stato uno dei primi movimenti avanguardistici degli inizi del Novecento. Esso vide la luce il 20 febbraio del 1909 quando a Parigi venne pubblicato sulla rivista Le Figaro il Manifesto del futurismo, scritto dall’intellettuale e letterato italiano Filippo Tommaso Marinetti.

Il futurismo non riguardò solamente la pittura e la letteratura ma investì tutti i campi dell’arte: scultura, architettura, musica, teatro, cinema, danza, fotografia e grafica.

Questo movimento fu oggetto, nel secondo dopoguerra, di aspre discussioni che sfociarono in una forte svalutazione e in una sorta di rimozione del futurismo. Solo più avanti gli sarà riconosciuto il merito di aver fatto da apripista alle future correnti d’avanguardia novecentesche e di aver riportato alla ribalta, dopo anni di oblio, l’arte italiana.

I futuristi traggono il loro nome dall’idea portante del loro pensiero: l’esaltazione del futuro e della modernità. Essi si proponevano di recidere ogni ponte che li legava ad un passato polveroso, fatto di archeologi e biblioteche, e di proiettarsi nel futuro. Immersi in una società che stava mutando, gli intellettuali aderenti al movimento volevano celebrare gli elementi di modernità che avevano fatto da spinta propulsiva ai cambiamenti in atto.

Protagonisti delle loro opere saranno dunque gli emblemi del progresso tecnico e scientifico, ad esempio l’automobile, raffigurata come pura velocità e dinamismo, e la centrale elettrica, nuova cattedrale del futuro e simbolo della potenza della macchina.

I futuristi rifiutavano il concetto di un’arte elitaria e decadente, confinata nei musei e negli spazi della cultura aulica. Proponeva invece un balzo in avanti, per trasformare la cultura da privilegio di pochi a valore collettivo.

I futuristi mostrarono sempre un acceso interesse e un costante impegno anche nella vita politica dell’Italia di inizio secolo e nel costume popolare del paese. Il movimento darà vita ad un proprio partito ed interverrà nel dibattito che anticiperà l’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale schierandosi a favore dell’intervento.

Sviluppatosi in un mondo sempre più popolato, rumoroso e distratto, il futurismo comprese che se si voleva attirare l’attenzione bisognava stupire anche a costo di sconfinare nell’eccesso. Questa volontà di farsi conoscere li portò ad abbandonare i circoli intellettuali chiusi ed elitari e ad aprirsi a nuove ed alternative strade di comunicazione. Oltre ai volantini, ai manifesti e alla réclame luminosa vere protagoniste furono le «serate futuriste». Durante

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queste serate gli artisti si producevano, di fronte ad un pubblico, con gli strumenti dello scandalo e della provocazione con lo scopo di farsi conoscere e di reclutare simpatizzanti. Le serate erano gratuite e comprendevano la declamazione di testi poetici, la lettura di proclami, l’esecuzione di musiche e la presentazione di quadri. La volontà futurista di coinvolgere tutte le classi sociali si manifestava chiaramente nel corso di queste serate, attrazione fonte di divertimento e svago per aristocratici, borghesi, studenti ed operai. Spesso le serate si concludevano con degli scontri che richiedevano l’intervento delle forze armate e che avrebbero assicurato ai futuristi la prima pagina dei quotidiani del giorno seguente.

Il futurismo ha avuto una lunga vita, essa può essere suddivisa in due fasi principali: la prima avanguardia, periodo che copre gli anni che vanno dalla fondazione (1909) alla Grande guerra, e la seconda fase, sviluppatasi nel primo dopoguerra e spentasi nel 1944 con la morte di Marinetti.

I. Futurismo e letteratura

I manifesti

Il movimento futurista fu inaugurato dalla pubblicazione del Manifesto del futurismo nel febbraio del 1909, che fu presto seguito da numerosi e variegati manifesti riguardanti specifiche aree culturali. Sin dalla sua nascita i manifesti accompagnano in crescente progressione le varie vicende del movimento e la loro produzione fu continua, intensa e animata dalla medesima carica di energia che caratterizzava le opere figurative e letterarie futuriste.

Questi documenti, definiti con il termine «manifesto», assumono nell’ideologia marinettiana una funzione che non si limita a mero supporto teorico della produzione artistica del movimento, ma anche punta ad essere un’immediata forma di azione, di assalto provocatorio. Si tratta di un nuovo medium pubblicitario, di tipo spettacolare, in quanto doveva essere più declamato che letto, diffuso simultaneamente in più lingue, e non soltanto attraverso le riviste, ma mediante tecniche inusuali, come il lancio nel 1910 dei volantini dalla Torre dell’Orologio di Venezia, o durante le manifestazioni interventiste. Con Marinetti e i suoi compagni il manifesto diviene un «genere» artistico a sé stante nella costellazione dell’invenzione futurista, accanto al dinamismo plastico, alle tavole parolibere, alle sintesi disegnate.

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Uccidiamo il chiaro di luna

Sempre nel 1909 Marinetti scrisse testo costellato di metafore, assonanze ed immagini che evocano sensazioni personali, che aveva come titolo quello che sarà uno dei motti principali del movimento.

«Uccidere il chiaro di luna»: non uccidere la poesia o cancellare le grandezze del passato, ma eliminare i resti di una cultura sterile e impolverata e ritornare a quello spirito che permise un tempo proprio la creazione di quella. Riuscire in questa opera significa creare poesia nuova, non emulare quella vecchia. Lo stesso, per i futuristi, valeva nella politica.

L’anno seguente i maggiori esponenti dell’arte futurista, Boccioni, Carrà, Balla, Russolo e Severini, firmarono il seguito poco dopo Manifesto dei Pittori futuristi La pittura futurista. – Manifesto tecnico.

Da altri importanti scritti esponenti degli ideali futuristi sono stati il Manifesto dei Musicisti futuristi (1911), il Manifesto tecnico della Scultura futurista (1912) ad opera di Boccioni e il Manifesto tecnico della Letteratura futurista (1912).

Manifesto del futurismo

1. Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.

Avviene in questo primo punto del Manifesto la proposizione dei temi portanti del movimento. I futuristi affermano tramite un potente noi, che si oppone ad un voi, la volontà di celebrare l’audacia, il rischio, il dinamismo e l’azione.

2. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.

La rivoluzione futurista, come si intuisce dal secondo punto, riguarderà anche la poesia e punterà a stravolgerne le regole in favore di una maggiore libertà espressiva ottenuta tramite scelte audaci quali l’eliminazione di aggettivi e avverbi o l’utilizzo dei soli verbi all’infinito.

3. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.

Come nel secondo punto, anche nel terzo viene ribadita la volontà di operare un cambiamento in ambito letterario, nei suoi temi e nelle sue forme.

4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo... un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.

I futuristi mirano alla costruzione di un mondo nuovo, diverso da quello che ha caratterizzato gli anni passati e perché ciò avvenga in modo completo anche l’idea di

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bellezza deve cambiare. Con la formazione di un’estetica nuova, diversa, ci si scosta dall’emblema della bellezza classica della Nike di Samotracia e la si sostituisce con un nuovo modello individuato nell’automobile da corsa, lucida e potente. La macchina dona all’uomo un senso inebriante di controllo della potenza, un’esaltazione e un senso d’emancipazione che contribuiscono a rendere più aggressivo il programma futurista. I futuristi intuiscono che le stesse sensazioni della velocità, del dinamismo e della simultaneità, prodotte dalla nuova tecnologia e dal moderno ambiente urbano, costituiscono l’essenza della realtà. I concetti della velocità e del flusso costante di sensazioni sono in linea con il carattere d’avanguardia del movimento che si oppone al canone classico dell’ordine e della stabilità.

5. Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.

6. Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.

Grazie al progresso e allo sviluppo della tecnica le forze primordiali, istintive, originarie presenti in natura possono essere dominate, formando così un’unione tra elementi moderni, artificiali ed elementi naturali, primigeni.

7. Non v’è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.

8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!... Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.

9. Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.

La guerra viene celebrata come unico strumento in grado di fare pulizia di tutti quegli elementi che legano l’uomo al passato e gli impediscono di avviarsi liberamente verso il futuro e la modernità in esso racchiusa. La guerra è vista come possibilità di recidere le catene delle tradizioni e di sprigionare pienamente l’energia del futuro.

10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.

11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di

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serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, e le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.

I futuristi vogliono cantare la vita reale della nuova metropoli industriale, nella quale si muovono come protagonisti gli emblemi della modernità, cioè i mezzi di trasporto. Essi resteranno affascinati dagli episodi di contestazione sociale e dagli scioperi visti come una marea montante che sembra una pura esplosione di energia.

È dall’Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il FUTURISMO perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquari. Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri.

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Sintesi

Argomenti

  • Italiano: tavole parolibere, Marinetti, Palazzeschi, manifesti
  • Storia: primo anteguerra, futurismo e fascismo
  • Storia dell'arte: Boccioni, Balla
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