ITIS A. Einstein Liceo delle scienze applicate
Vimercate (MB)
Anno scolastico 2014/2015
Esame di Stato 2014/2015
Tesina di maturità scientifica
Tra Freud e racchette
Tutor Candidato
Prof.ssa Gaetana Scorzelli Capoccia Paolo
Matricola: 12375 1
Sommario
- Introduzione
- La fisica nel tennis
- Cinematica
- Leggi della dinamica
- Forze fondamentali della fisica
- La forza normale
- Forza d’attrito
- La
- Urti
- Fisica applicata al tennis
- Il cervello tennistico
- Il sistema nervoso
- I movimenti e la loro coordinazione
- 5 tappe neuromotorie
- Il cervello degli atleti esperti sviluppa capacità particolari
- Contrazione muscolare
- L’ATP
- Idrolisi e fosforilazione dell’ATP
- I sistemi energetici nello sport e nell’allenamento
- Sorgenti energetiche per rifornire l’ATP
- I tre sistemi energetici
- Il sistema ATP - PCr
- Il sistema glicolitico
- Acido lattico e lattato
- Il sistema ossidativo
- Ciclo di Krebs
- Freud e la psicoanalisi
- Freud l’inventore della psicanalisi · .
- Le tappe storiche
- La psicoanalisi
- Complesso di Edipo
- L’interpretazione dei sogni
- Il trionfo di Edipo.
- Le ossessioni tennistiche più comuni
- Il complesso d’inferiorità 2
Introduzione
Gli sport sono tutti diversi ed hanno delle caratteristiche proprie.
Di solito vengono divisi in due categorie: sport di squadra e sport individuali.
Al primo gruppo appartengono sport come il calcio, la pallavolo, il basket, il rugby; al secondo invece sport come il tennis (singolare), il golf, la boxe, lo sci etc. Si è soli in campo: lo scopo primario è riuscire a trovare un modo per vincere il punto. Si gioca, nella maggior parte dei tornei, due set su tre al meglio dei sei giochi; solo in quattro tornei chiamati Grande Slam, (si svolgono a Melbourne, Parigi, Wimbledon, New York) si gioca sempre al meglio dei sei giochi ma stavolta tre set su cinque.
Gli oggetti fondamentali nel tennis. Il tennista utilizza una racchetta da tennis per colpire la pallina e deve rimandarla al di là della rete. Lo scopo primario di una racchetta da tennis è quello di colpire una pallina gialla, facendole cambiare direzione e velocità, nella speranza che vada a finire nella zona di campo a cui si è mirato. Questo evento dura, nella maggior parte dei casi, all’incirca cinque millesimi di secondo. In tale brevissimo lasso di tempo, racchetta e pallina sono coinvolte in una serie di interazioni che riguardano in particolare la fisica e la tecnologia. Il punto preciso in cui avviene l’impatto, la velocità della racchetta, l’inclinazione di quest’ultima e moltissimi altri fattori incidono in maniera determinante sul buon esito o meno del colpo effettuato. Proprio per questa ragione i tennisti spendono molta attenzione nel cambiare il loro strumento e nel modificare la tensione delle corde, nella speranza di apportare dei benefici al loro gioco.
“C’è una grandissima differenza a livello psicologico tra i due gruppi di sport. In quelli di squadra è fondamentale la coesione, lo spirito di gruppo (o di squadra) e la solidarietà; in quelli singoli sono fondamentali altri fattori come individualismo, agonismo, competitività, sicurezza. A mio avviso il tennis è uno degli sport mentalmente più duri, perché sei sempre solo. Sei molto solo in campo, non hai nessuno da criticare o a cui chiedere aiuto, sei tutto solo e se ti capita di avere una giornata storta, hai una giornata storta e la devi affrontare. Negli sport di squadra se hai una giornata storta, la tua squadra può comunque vincere, puoi lasciar perdere o sostenere il tuo compagno, lui fa goal e tutto va bene, la tua squadra vince e tu mantieni la fiducia vincente. Nel tennis sei solo. È questa la cosa più sfiancante. - Ernests Gulbis.
Ernests Gulbis, tennista professionista mentre sta eseguendo il rovescio.
Nel tennis, possiamo dire che singolare e doppio, tornei open e le competizioni a squadra siano eventi che richiedono abilità mentali diverse. Il solo fatto che nel doppio si possa comunicare con il proprio compagno, o con il capitano (competizioni a squadra), rende le due attività completamente diverse, non solo tecnicamente ma soprattutto psicologicamente. Questa diversa prospettiva psicologica rende alcuni giocatori eccellenti nel doppio o nelle competizioni a squadra ma poi nel singolo, nei tornei open, lasciati soli a competere contro un avversario, si perdono in se stessi. Spesso avviene il contrario: due singolaristi messi a giocare il doppio non sono in grado di fare gioco di squadra.
Il gioco del tennis, inoltre, ha caratteristiche peculiari che lo rendono diverso da altri sport. Tra le peculiarità possiamo notare: è uno sport estremamente solitario e mentalmente stressante, la durata dell’evento ne farebbe un’attività aerobica, ma la natura del gioco ci dice che si tratta fondamentalmente di uno sport anaerobico. Il tempo effettivo di gioco è una piccola percentuale rispetto al tempo totale di gioco, con pause assai frequenti (e ciò pone il tennis al secondo posto tra gli sport considerati mentali subito dopo il golf). I tempi di reazione durante lo scambio sono velocissimi; possiamo distinguere una fase di “azione” ed una di “reazione”. È uno sport in cui sono fondamentali le capacità di attività motoria fine. Il sistema di punteggio ha del perverso ed alcuni autori lo hanno persino definito diabolico. Tutte queste peculiarità, combinate insieme, fanno del tennis uno sport diverso dagli altri, uno sport che richiede, per eccellere, caratteristiche mentali ed adattamenti particolari, non necessari in altri sport.
Nel tennis ci sono 4 macroaree da prendere in considerazione:
- La dimensione tecnica
- La dimensione tattica
- La dimensione atletica
- La dimensione mentale (o meglio “cerebrale”)
Facendo una media generale che contenga variabili quali: sesso, età, livello di gioco, tra i diversi atleti, nel tennis professionistico moderno la dimensione tecnica conta circa un 20% delle capacità totali del tennista.
La dimensione tattica occupa circa un 10% delle capacità totali.
La dimensione atletica incide circa un 30% sulle capacità totali.
La dimensione mentale incide un 40% sulle capacità totali.
Per dirla con Marat Safin, a livello professionistico: “Non è solo giocare a tennis, la parte mentale gioca un ruolo molto importante. Il tennis non è solo buttare la palla dall’altra parte della rete, servire e fare volée, è molto più di ciò; devi usare la tua testa.” I giocatori professionisti sanno giocare tutti a tennis, quello che fa la differenza è come il cervello permette loro di usare le abilità al meglio. “Quando due giocatori con potenziale ed abilità tecnico-tattiche simili si affrontano (ndr. situazione in cui la corretta gestione dell’ansia di tratto diventa un’abilità fondamentale per un tennista) il risultato della partita è spesso determinato da fattori psicologici come la fiducia, la determinazione, la forza di volontà e la concentrazione.”
Nadal ha scritto sempre nella stessa direzione: “Osservando il giocatore numero dieci e quello numero cinquecento della classifica mondiale durante l’allenamento, non è facile dire chi dei due si trovi più alto nel ranking. Senza la pressione della gara, si muoveranno e colpiranno la palla allo stesso modo, ma sapere davvero come si gioca non consiste solo nel colpire bene la palla, bensì nel fare la scelta giusta, nel sapere quando smorzarla o colpirla forte, alta, lunga con backspin, topspin o piatta, e in che punto del campo indirizzarla.”
I tre tipi di rotazione che assume la pallina in base a come è colpita.
Se pensiamo che per creare un giocatore agonista ad alti livelli si richiedono almeno 10000 ore di allenamento intensivo, quanti giocatori dedicano 4000 ore della loro pratica al mentale? È una domanda che probabilmente verrà risolta fra qualche decennio. Sono sicuro che molti di voi avranno da obiettare, che basta fare partite ed acquisire esperienza per allenarsi mentalmente. Certo che esperienza ed esposizione a situazioni agonistiche aiutano a migliorare la prestazione mentale ma certamente da sole non bastano e comunque non sono assolutamente la situazione ottimale.
Anche palleggiare contro un muro serve per imparare la tecnica, ma allora perché affidarsi all’allenamento specifico di un maestro? Giocare a tennis vuol dire spostarsi e muoversi su un campo, fare condizionamento fisico. Allora quale è la necessità di svolgere preparazione atletica specifica? Esaminiamo la questione anche da un punto di vista più tecnico. “Giocatori ed esperti sono sorpresi del fatto che circa l’80% del tempo di gioco è trascorso in cose diverse dal colpire la palla per vincere un punto. Molto tempo viene impiegato per i cambi di campo, negli intervalli tra i giochi, tra i punti e per pensare. Però durante l’allenamento, i giocatori raramente usano il 70 o 80% del loro tempo per prepararsi mentalmente.” L’ultima affermazione purtroppo è ancora, tuttora, per la maggior parte veritiera.
Bisogna sfatare un altro luogo comune: la preparazione mentale di un tennista consiste eminentemente nella parte teorica nozionistica concernente la fiducia, la motivazione, la concentrazione, la gestione dell’ansia etc. Sono aspetti importanti ma non sono tutte le abilità mentali richieste ad un giocatore di tennis e soprattutto non servono allo scopo se non vengono praticate, allenate ed automatizzate sul campo in situazioni di gioco reale e poi applicate regolarmente in partita. Sapere non vuol dire automaticamente saper fare. Soprattutto in un gioco come il tennis, che espone l’atleta a situazioni agonistico-competitive psicologicamente stressanti ed ansiogene, in cui reazioni emotive ed istintive possono prendere facilmente il sopravvento sulle attività di gestione e controllo. In altre parole, il gioco mentale va non solo conosciuto teoricamente ma deve essere allenato e praticato come qualsiasi altro colpo ed abilità tecnico-tattica di un giocatore. “Sebbene sappiamo che fattori tecnici, fisici e tattici siano essenziali per lo sviluppo appropriato di un grande tennista, non dobbiamo dimenticare che l’aspetto psicologico deve essere allenato e perfezionato allo stesso modo.” Così come l’automatizzazione di un colpo richiede migliaia di ore di pratica con ripetizioni del gesto fino alla nausea (ultr’apprendimento), lo stesso principio deve essere applicato all’allenamento delle abilità mentali.
Nel panorama tennistico (soprattutto italiano) succede invece che o la preparazione mentale sia completamente assente nella preparazione generale di base di un giovane tennista (all’interno dei circoli) o che i giocatori professionisti (che non ne hanno ricevuto adeguata educazione), se ne avvalgono come una consulenza esterna.
Il mental trainer, nella maggior parte dei casi, erroneamente, non è parte integrante del team di lavoro, il suo aiuto di carattere teorico-motivazionale viene richiesto in misura assai limitata, sporadica ed irregolare, durante le pause o i tempi morti della stagione agonistica, con il risultato che è scarsamente funzionale al miglioramento della prestazione dell’atleta.
Tutto questo nonostante uno studio compiuto dalla ATP (Association of Tennis Professionals) abbia provato come i giocatori che si avvalgono di un mental trainer, sono in grado di migliorare il loro rendimento tennistico dal 15 al 50%.
Fino a pochi anni fa i circoli di tennis si occupavano soltanto di preparazione tecnica e tattica. I maestri di tennis, infatti sono specialisti in questo settore. Avendo poi molteplici impegni ed un numero di allievi molto alto non riuscivano a seguire anche l’aspetto atletico. Negli ultimi anni è diventato sempre più evidente che l’aspetto atletico riveste un ruolo importantissimo nelle abilità di un agonista di alti livelli. È per questo motivo che la preparazione atletica all’interno dei circoli oggigiorno viene sempre più seguita da un preparatore (che spesso però non è specializzato nel tennis ed esterno al circolo di appartenenza).
Ad oggi l’insegnamento e l’allenamento mentale in Italia nei circoli si trova più o meno nelle stesse posizioni della preparazione atletica 20 anni fa. Se ne fa carico (se è in grado di farlo) il maestro. Sfortunatamente, come abbiamo visto e come vedremo, invece, la parte mentale è importante nel tennis soprattutto per essere competitivi ad alti livelli ed è utilissimo che venga proposta sin dalle fasi di avviamento dei bambini all’agonismo.
Il fatto che in Italia la preparazione mentale è (quasi) completamente dimenticata è di nuovo un indice che siamo ancora molto in ritardo in comparazione alle altre scuole tennistiche. Non è un caso che la maggior parte della letteratura mondiale sugli aspetti mentali nel tennis è in lingua inglese, scritta da ricercatori di origine inglese, americana, australiana, nazioni in cui questo sport è molto più radicato nella cultura e tradizione sportiva.
La fisica nel tennis
Il tennis comprende la psiche, la tattica e la tecnica. Ad ogni movimento corrisponde una determinata legge. Teorizzando situazioni ideali si può arrivare a fornire una spiegazione esauriente delle motivazioni dei movimenti. Innanzitutto i colpi fondamentali sono tre: dritto (o diritto), rovescio e servizio. Tutti e tre sono impatti racchetta-pallina e sono esempi del principio di conservazione della quantità di moto (massa per la velocità). Questa legge dice che “la quantità di moto di un sistema è costante nel tempo se la risultante delle forze esterne che agiscono sullo stesso è nulla”. Se la racchetta e la pallina hanno massa fissata, più la velocità con cui la prima colpisce la seconda sarà elevata, maggiore sarà la velocità con cui la palla lascia la racchetta. Quindi l’obiettivo della tecnica è quello di far sviluppare al braccio la massima velocità consentita.
Siccome il movimento della racchetta è una rotazione orizzontale nel caso di dritto e rovescio e verticale in quello del servizio si prende in considerazione la forza centrifuga: è da considerare in particolare modo la formula inversa visto che l’obiettivo è quello di ricavare maggior velocità, dove in questo caso F è la forza sviluppata dal braccio, r è la distanza dalla spalla (centro di rotazione) al punto di impatto lungo il piano ortogonale del piatto corde della racchetta a quello della rotazione e m è la somma delle masse di racchetta e braccio. Per far sì che r aumenti bisogna quindi distendere il braccio il più possibile lontano dal corpo in modo che esso formi un angolo di 90° con la linea del corpo. Un altro modo utile sarebbe incrementare la massa della racchetta.
Questo metodo però presenta grossi limiti infatti il braccio potrebbe non arrivare ad esprimere una velocità. Quindi tra le due opzioni è sicuramente più conveniente cercare un movimento più ampio.
Un’altra soluzione per riuscire ad imprimere più velocità alla palla è quella di scaricare il peso del corpo su di essa. Tradotto in termini fisici, se tutto il corpo del giocatore durante l’impatto si muove verso la palla, quando si va a calcolare la massa in funzione della quantità di moto non si considera più solo il sistema braccio-racchetta, ma il sistema corpo-racchetta. Nel caso ideale della palla è molto importante quindi la preparazione al colpo così che le gambe piegate siano pronte a spingere il corpo verso il campo avversario.
Un’ultima soluzione invece è quella di tendere meno il piatto corde sfruttando così l’effetto elastico delle stesse.
“Un qualsiasi corpo solido o liquido può essere distorto in diversi modi: allungandolo, torcendolo, comprimendolo ecc. Ognuno di questi contribuisce all’ammontare dell’energia elastica del materiale.” L’energia elastica, sviluppatasi in questo caso dall’allungamento delle corde prodotto dall’impatto con la pallina, si va a convertire quasi completamente (per il principio di conservazione dell’energia) in energia cinetica. Nonostante questo metodo faccia viaggiare la pallina ad una velocità più elevata, esso presenta però un grosso difetto cioè il controllo del colpo diventa molto complicato. Infatti più la velocità con cui la pallina e la racchetta si incontrano sarà elevata, più le corde si allungheranno e più energia sarà sviluppata: troppe variabili per il cervello che senza un lungo allenamento non riesce a controllare con sicurezza il colpo.
Difatti uno degli obiettivi della tecnica tennistica è quello di far controllare dove si vuole mandare la pallina in modo da costruire poi una tattica. Questo controllo avviene sia con un movimento calibrato che con l’aiuto di effetti fisici specifici della pallina rotante in aria. Infatti durante il colpo, oltre al movimento del braccio, vi è anche una rotazione del polso. Questa durante l’impatto mette in movimento rotatorio anche la racchetta e permette così di far sfregare il piatto corde con la palla. L’attrito tra le corde della racchetta e la stoffa della palla mette in rotazione quest’ultima dotandola così di effetti. Essi sono tre: topspin, backspin e slice (orario o antiorario, esso avviene solo nella battuta). I primi due sono rotazioni che avvengono su un asse orizzontale parallelo al piano del campo: il primo si effettua sfregando la palla dal basso verso l’alto ed accentua molto il moto parabolico facendo scendere improvvisamente la palla nella fase di discesa.
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Fisica
Cinematica, urti, leggi d'inerzia, fisica applicata al tennis
Biologia
Il sistema nervoso
Chimica
A.T.P.
Filosofia
Freud e la psicanalisi