Istituto di Istruzione Superiore "A. De Simoni"
a.s. 2013-2014
Esame di Stato
Classe 5^A programmatori
Pedrolini Pietro
Il "Fiscal Compact"
Analisi sulla formazione, il contenuto e gli effetti del
Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance
Indice
Introduzione.................................................................1
1. Un primo sguardo...
1.1 Cos'è il Fiscal Compact ........................................ 2
2. Le origini
2.1 Trattato di Maastricht ….................................. 3
2.2 Patto di stabilità e crescita............................... 5
2.3 "Six pack"........................................................ 6
2.4 "Two pack"....................................................... 7
3. Uno sguardo all'interno...
3.1 La struttura....................................................... 8
3.2 L'articolo 3....................................................... 8
3.3 L'articolo 4....................................................... 9
4. Gli effetti nell'economia... in Italia
4.1 La spesa pubblica............................................10
4.2 Il disavanzo e il debito pubblico..................... 11
4.3 Il prodotto interno lordo..................................13
5. Critiche e considerazioni....................................... 15
Il dubbio.................................................................... 17
Fonti........................................................................... 18
Allegati
Allegato 1: Dati statistici........................................... 19
Introduzione
Nel 2008 è scoppiata una crisi economico-finanziaria che ha investito tutti i Paesi del mondo con la sola eccezione di alcune economie ancora in via di sviluppo.
L'Europa ha dovuto affrontare inizialmente una crisi economica, che ha comportato una fase di pesante recessione e di abbattimento del Pil. Dal 2010 si è iniziato a parlare per i Paesi dell'eurozona di “crisi dei debiti sovrani”, una crisi caratterizzata dall'aumento dei tassi di interesse sui titoli di Stato, per quei Paesi con un alto debito pubblico, a causa della diffusa idea di possibile insolvenza degli stessi.
Le Potenze europee hanno quindi ritenuto fondamentale risanare le finanze pubbliche, individuando nelle misure di austerità il primo passo della marcia che le avrebbe condotte fuori dalla crisi.
Notizie riguardanti le misure di austerità, gli effetti che esse producono e le critiche a riguardo, sono riportate quotidianamente da tutti i mezzi di informazione. È così che si è cominciato ad avere familiarità con terminologie che fino a prima della crisi erano utilizzate solo da economisti ed esperti del settore, come spread, rapporto deficit/Pil o “Fiscal compact”.
Proprio quest'ultimo accordo tra Stati è al centro di un movimentato dibattito tra chi lo ritiene la cura alla situazione italiana (e più in generale a quella europea) e chi pensa sia solamente un macigno pronto a far affondare definitivamente l'economia già annaspante del nostro Paese.
Nelle pagine seguenti si cercherà di fare chiarezza in merito a questo argomento, che nonostante sia così importante per l'economia italiana, e dunque per il nostro futuro, è in molti casi velato da disinteresse o confusione.
Verranno analizzate le tappe che hanno portato alla creazione dell'accordo, ciò che esso prevede e come ha influenzato la vita economica in Italia.
Gli effetti che esso ha prodotto saranno trattati ed analizzati con obiettività, in modo da restituire, alla fine dello scritto, un quadro generale sull'argomento che non tenga conto delle opinioni soggettive di economisti o giornalisti.
Non mancheranno tuttavia delle considerazioni personali legate all'opinione che io stesso ho maturato in merito al “Fiscal compact” e che ritengo opportuno esporre in quanto formatesi in seguito allo studio dell'argomento in questione. 1
1. Un primo sguardo...
1.1 Cos'è il Fiscal Compact?
Il Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance, più noto come Fiscal Compact, è un trattato internazionale siglato da 25 Paesi dell'Unione Europea il 2 marzo 2012.
Tale accordo prevede norme di natura economica, vincolanti per i Paesi firmatari, che hanno come obiettivo la riduzione del debito pubblico e il conseguimento del pareggio di bilancio strutturale.
È stato firmato da tutti e diciotto i Paesi attualmente facenti parte dell'eurozona (Immagine 1, in blu), cioè Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna (la Lettonia seppur abbia adottato l'euro dal 1° gennaio 2014 lo aveva già firmato) e da sette Paesi membri dell'Unione Europea non appartenenti (Immagine 1) all'eurozona (Immagine 1, in azzurro), cioè Bulgaria, Danimarca, Lituania, Ungheria, Polonia, Romania e Svezia. Gli unici Paesi aderenti all'Unione Europea che non hanno firmato il Trattato (Immagine 1, in rosso) sono Gran Bretagna, Repubblica Ceca e Croazia (entrata nell'Unione nel 2013).
Il Fiscal Compact è entrato in vigore, dopo la ratifica degli organi competenti dei Paesi firmatari, a diverse scadenze nel corso del 2013, ad eccezione della Bulgaria (1° gennaio 2014).
Il Parlamento italiano ne ha approvata la ratifica nel luglio del 2012. L'approvazione è stata votata il 12 luglio al Senato della Repubblica e il 17 luglio alla Camera dei Deputati, in entrambe le votazioni un'ampia maggioranza ha acconsentito alla ratifica.
Tra i partiti favorevoli all'adozione da parte dell'Italia del Fiscal Compact vi furono il Popolo della Libertà, il Partito Democratico e altre forze di centro quali Nuovo Centrodestra e Scelta Civica. Si parlerà in seguito della nuova linea di pensiero che tali partiti hanno adottato una volta entrato in vigore l'accordo.
La promulgazione da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano avvenne il 23 luglio, e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il 28 luglio. 2
2. Le origini
La normativa europea in materia di finanza pubblica ha visto, dagli anni novanta in avanti, un susseguirsi di regole volte a limitare la facoltà degli Stati membri di attuare a propria discrezione manovre di bilancio, parliamo dunque di limitazioni alla sovranità degli stessi.
Il Fiscal Compact raggruppa e integra i vincoli che erano stati previsti con trattati, direttive e regolamenti europei. Trattato di Maastricht, Patto di stabilità e crescita, “Six pack” e “Two pack” stanno all'origine di questo ultimo accordo internazionale.
2.1 Trattato di Maastricht
Il Trattato di Maastricht, il cui nome ufficiale è Trattato sull'Unione Europea, è stato firmato nella città da cui prende il nome, nei Paesi Bassi, il 7 febbraio 1992 dai rappresentanti dei governi dei Paesi membri della Comunità Economica Europea (Italia, Germania, Francia, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Danimarca, Irlanda, Regno Unito, Grecia, Portogallo, Spagna). Esso è entrato in vigore il primo novembre 1993. (Paesi firmatari del Trattato di Maastricht)
Il Trattato rappresentò un passo avanti per l'integrazione europea, non più solo economica, ma anche politica, istituendo l'Unione Europea (UE).
Oltre ad istituire tale Unione, esso poneva le basi dell'Unione economica e monetaria (UEM), che prevedeva dovesse essere formata entro il 1999 mediante la creazione di una moneta unica (l'euro) e l'istituzione della Banca Centrale Europea, con i relativi compiti.
Affinché fosse possibile accedere all'UEM era necessario che ogni Stato rispettasse dei parametri economici, o criteri di convergenza, che vennero inseriti nel Trattato di Roma (1957 – istituì la Comunità Economica Europea) con una modifica dell'articolo 121 attuata dal Trattato di Maastricht stesso. I parametri sono tuttora vincolanti per gli Stati membri e riguardano:
- La stabilità dei prezzi: il trattato prevede che debba essere raggiunto un alto grado di stabilità dei prezzi, che risulterà da un tasso di inflazione non superiore del 1,5% di quello dei tre Stati membri che hanno registrato il livello di inflazione minore nel periodo precedente all'esame.
Nel 2009 con il Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea (Trattato di Lisbona) la stabilità dei prezzi è diventata obiettivo della stessa UE e la Banca Centrale Europea ha annunciato una definizione quantitativa di stabilità dei prezzi da identificarsi con un tasso di inflazione prossimo ma non superiore al 2%.
- Il tasso di cambio: ogni Stato deve rispettare i margini normali di fluttuazione previsti dal meccanismo di cambio del Sistema monetario europeo per almeno due anni. Essi non devono perciò effettuare svalutazioni della moneta nazionale nei confronti di altri Stati membri dell'Unione.
- I tassi di interesse a lungo termine: il tasso medio di interesse sui titoli pubblici a media scadenza non deve superare del 2% il tasso medio di interesse dei tre Paesi con tasso di inflazione più basso nel periodo precedente all'esame.
- La situazione della finanza pubblica: il Trattato prevede che la sostenibilità della situazione della finanza pubblica debba essere identificata da un disavanzo non eccessivo. Ciò si concretizza con il rispetto da parte degli Stati membri di due parametri quantitativi:
I. Rapporto tra disavanzo pubblico annuale (deficit) e Pil inferiore al 3%.
Nel caso tale criterio non fosse rispettato si dovrà provvedere alla diminuzione sostanziale e costante del rapporto, fino a raggiungere un livello prossimo al 3%.
II. Rapporto tra debito pubblico e Pil inferiore al 60%.
Se il parametro non fosse rispettato il rapporto deve essere ridotto in misura sufficiente avvicinandosi progressivamente al valore di riferimento.
L'Italia, al fine di adottare sin dalla sua introduzione l'euro, attuò politiche restrittive per poter rientrare nei parametri dettati dal Trattato di Maastricht. I risultati furono evidenti nel 1997: il rapporto tra debito e Pil scese al 122,6%, quasi due punti percentuale rispetto al 1995, il rapporto tra deficit e Pil scese invece sotto al 3%, mentre si aggirava intorno al 7% nel 1995.
L'inflazione fu ridotta all'1,5%, divenendo una tra le più basse nei Paesi europei; inoltre il clima di fiducia diffusosi verso il nostro Paese portò all'abbassarsi dei tassi di interesse sui titoli pubblici dal 7% del 1996 al 5,5%. 4
2.2 Patto di stabilità e crescita
Il Patto di stabilità e crescita sorse dalla preocc
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Introduzione Fiscal Compact, tesina
Nel 2008 è scoppiata una crisi economico-finanziaria che ha investito tutti i Paesi del mondo con la sola eccezione di alcune economie ancora in via di sviluppo.
L'Europa ha dovuto affrontare inizialmente una crisi economica, che ha comportato una fase di pesante recessione e di abbattimento del Pil. Dal 2010 si è iniziato a parlare per i Paesi dell'eurozona di “crisi dei debiti sovrani”, una crisi caratterizzata dall'aumento dei tassi di interesse sui titoli di Stato, per quei Paesi con un alto debito pubblico, a causa della diffusa idea di possibile insolvenza degli stessi.
Le Potenze europee hanno quindi ritenuto fondamentale risanare le finanze pubbliche, individuando nelle misure di austerità il primo passo della marcia che le avrebbe condotte fuori dalla crisi.
Collegamenti
- Diritto - Diritto internazionale
- Economia politica - Effetti macroeconomici
- Storia - La Germania nazista