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Fabrizio Gentile

La figura di Don Chisciotte: sogno

L’anacronistica ricerca del

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Sommario

Introduzione........................................................................................................................ 3

Un’analisi “pirandelliana” del personaggio: l’umorismo di Don Chisciotte..........................5

L’anacronismo.........................................................................8

I caratteri di Don Chisciotte:

L’impressionismo e Don Chisciotte: È ancora tempo per la Bellezza?................................9

War Poets: being poets during the Great War....................................................................11

Quintiliano: l’oratore perfetto ai tempi dell’Impero...........................................................13

Visionarietà.......................................................................15

I caratteri di Don Chisciotte: la

Albert Einstein: la “visione” e la rivoluzione scientifica.....................................................16

Karl Marx: dallo studio del mondo alla visione del nuovo mondo......................................18

Altiero Spinelli: la visione di un’Europa libera ed unita......................................................20

Conclusioni........................................................................................................................ 22

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Introduzione

Nel corso di questi cinque anni di Liceo sono molte le cose che abbiamo imparato.

Da una parte abbiamo le tante nozioni (nomi, formule, date) che indubbiamente costituiscono una parte essenziale di ciò che la Scuola ha provato ad insegnarci.

Dall’altra abbiamo qualcosa di altrettanto, se non addirittura più importante che, tuttavia, non è contenuto nei manuali scolastici: si tratta di una serie di categorie, chiavi di lettura o meglio di che ci accompagneranno una volta usciti dai cancelli del Convitto e che ci permetteranno di guardare con occhi diversi al mondo intorno a noi, permettendoci di passare dalla semplice “visione” del mondo alla ben più complessa “comprensione” di esso.

A conclusione di questi anni, ho reputato di dover dedicare il mio “percorso” di Maturità ad una di queste chiavi di lettura, attraverso la quale fosse possibile rileggere le nozioni apprese nel corso del Liceo. La chiave di lettura da me scelta è rappresentata dalla figura di Don Chisciotte della Mancia, protagonista dell’omonimo romanzo di Miguel de Cervantes.

Questa figura ha rappresentato per me molto di più del semplice protagonista di un romanzo di avventura spagnolo del ‘500. Don Chisciotte rappresenta un tipo di uomo che non è contenibile dalle pagine di un libro: incarna le categorie senza tempo dell’uomo libero e del rivoluzionario.

Il contesto in cui lo incontriamo non è dei più semplici: la Spagna del ‘500 è una nazione alla disperata ricerca di sé, sul ciglio di un periodo di marginalità politica ed economica che la porterà a scomparire dai manuali di Storia fino all’inizio del XX secolo; una nazione che ha abbandonato un glorioso passato per un futuro fortemente incerto. È proprio questo glorioso passato ad essere inseguito con tutte le forze da Don Chisciotte: un passato fortemente idealizzato, visto come il tempo dei romantici sogni di avventura e giustizia, ormai lontano da un presente triste nella sua “banalità”. In questa situazione le persone sarebbero portate ad arrendersi innanzi all’evidenza e all’inesorabilità del processo storico in atto.

“Nulla può cambiare”, “questa è la realtà” sono le parole non dette che si possono leggere sui volti dei personaggi del romanzo. Eppure è in questo panorama senza apparente speranza che vediamo emergere l’ingegnoso hidalgo Don Chisciotte della Mancia. In questo folle personaggio possiamo vedere tutta la volontà di non arrendersi all’apparenza del mondo: vediamo la volontà di riscatto e la voglia di un mondo differente che sappia andare oltre la desolazione di ciò che ci circonda.

L’operazione che mi ripropongo di portare a termine durante questo mio percorso è quello di mostrare l’attualità della figura di Don Chisciotte. Il mio obiettivo sarà quello di astrarre il personaggio dal suo romanzo, di analizzarlo attraverso delle categorie “inusuali” e poi identificare le sue caratteristiche fondamentali: l’anacronismo e la visionarietà.

In seguito vedremo come esse siano presenti in ogni ambito della Cultura e della Storia, evidenziando in che modo il personaggio di Don Chisciotte mostri evidenti analogie con figure che hanno, in ogni modo, rivoluzionato il nostro mondo.

A conclusione di questo percorso spero di aver offerto una nuova analisi del personaggio e di aver chiarito l’importanza storica, culturale ed etica della figura dell’anacronistico visionario. In essa ripongo grandi speranze: sarà forse da un nuovo Don Chisciotte che arriverà la prossima rivoluzione del nostro mondo?

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Un’analisi “pirandelliana” del personaggio: l’umorismo di Don Chisciotte

Premessa

Nel corso della storia della critica letteraria, la figura di Don Chisciotte è stata al centro di molteplici e differenti analisi. Ognuna di esse, in ultima istanza, utilizza un diverso apparato categoriale per esaminare il carattere in oggetto. Sono celebri le analisi letterarie del personaggio, come d’altronde quelle sociologiche, antropologiche o politiche. All’inizio di questo mio percorso vorrei proporre un’interpretazione differente del personaggio, utilizzando le categorie pirandelliane di “comico” ed “umoristico”.

L’umorismo

“L’umorismo”.

Nel 1908, Luigi Pirandello dà alle stampe il suo saggio Si tratta di

una dissertazione accademica (l’opera viene, infatti, scritta in occasione di un concorso a cattedra dell’istituto superiore di Magistero di Roma) avente come oggetto il concetto stesso di umorismo.

Possiamo dividere il contenuto del saggio in due sezioni: nella prima, Pirandello chiarisce il motivo per cui ha reputato necessaria la sua opera, mostrando le molteplici e differenti accezioni possedute dalla parola “umorismo”. Nella seconda sezione, l’autore fornisce una propria definizione della materia in esame attraverso i concetti di “comico” ed “umoristico”.

Il comico: l’avvertimento del contrario

La definizione del concetto di comico è presentata da Pirandello con l’ausilio di un esempio: «vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di quale orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili. Mi metto a ridere. Avverto che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una vecchia rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima vista e superficialmente, arrestarmi a questa espressione comica. Il comico è, appunto, avvertimento del contrario»

un.

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Con tal esempio Pirandello ci presenta una situazione “comica” chiarendo, tuttavia, il carattere superficiale e transitorio di tale definizione. Ad una più attenta riflessione, infatti, vedremo come al semplice “comico” si sostituisce il ben più complesso “umoristico”.

L’umoristico: il sentimento del contrario

L’esempio pirandelliano continua: «Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse nessun piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente s’inganna che parata così, nascondendo così le rughe e la canizie, riesca a trattenere a sé l’amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l’umoristico.» Eccoci, dunque presentato questo ben più complesso “sentimento del contrario”, del semplice “avvertimento del contrario” e che, da questo momento in poi sarà costantemente ricercato nelle opere pirandelliane.

2 Luigi Pirandello, L’Umorismo, R. Carabba, Lanciano, 1908

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Un personaggio umoristico: Belluca

Per chiarire meglio i caratteri di un personaggio umoristico, gradirei portare ad esempio una figura proveniente dall’opera pirandelliana: l’impiegato Belluca, protagonista della novella “il treno ha fischiato”.

In tale racconto possiamo, infatti, vedere le due categorie in azione. Assistiamo ad una prima definizione “comica” del personaggio. Si tratta della visione dei suoi colleghi di lavoro, i quali, fermandosi all’apparenza, vedono semplicemente l’“impazzire” di un uomo, relegando questa improvvisa esplosione di vitalità nel regno della malattia mentale, senza procedere ad un’indagine più approfondita delle cause di un simile comportamento.

La visione “umoristica”, invece, è quella del narratore (vicino di casa dell’impiegato Belluca) il quale, dietro il comportamento del protagonista, riesce a scorgere tutta la sofferenza e l’alienazione di un uomo costretto a vivere una vita disumanizzante ed estraniante. Dinanzi a una tale prospettiva, come nota Pirandello nel suo saggio, il riso scompare dalle nostre labbra, consapevoli della tragedia umana che si consuma dietro l’apparente comicità della scena.

L’umorismo di Don Chisciotte

Dopo aver chiarito il significato delle espressioni “comico” ed “umoristico”, intese in senso pirandelliano, diviene evidente come esse possano essere utilizzate per descrivere il personaggio di Don Chisciotte.

Nel romanzo di Cervantes, infatti, tali concetti vengono inconsapevolmente utilizzati da tutti i personaggi che si confrontano con il “cavaliere dalla triste figura”. A vedere semplicemente la “comicità” della scena sono tutti coloro che si prendono gioco della follia del protagonista e che ricercano una cura a tale male. Lo stesso Cervantes nel descrivere le (dis)avventure del cavaliere non lesina battute ironiche e pungenti sulla sua malattia.

Eppure, la figura di Don Chisciotte non è riducibile a semplice macchietta comica. È impossibile non scorgere nelle sue azioni un qualcosa di più profondo, qualcosa che ci possa far riflettere sul vero significato della vicenda (la cui complessità è testimoniata dal tragico epilogo).

La transizione dal comico all’umoristico che dovrebbe avvenire nel lettore è la stessa che colpisce Sancho Panza a partire dalla metà del romanzo (la cosiddetta “chisciottizzazione dello scudiero”). È lui il primo a nutrire dei dubbi sulla follia del suo padrone, è lui per primo a rimanere deluso dal progressivo rinsavire del protagonista ed è sempre lui a spronarlo fino alla fine a riprendere le sue avventure lungo la Mancia.

Nell’ottica umoristica la follia di Don Chisciotte non è fine a se stessa: essa diviene lo specchio di una dura realtà. Una realtà che sembra aver dimenticato le storie di grandi eroi e cavalieri, una realtà che diviene tragica nella sua banalità, e in cui sembra che la follia e la trasfigurazione della verità siano l’unico modo per ottenere realmente la libertà.

1 Luigi Pirandello, L’Umorismo, R. Carabba, Lanciano, 1908

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I caratteri di Don Chisciotte: l’anacronismo

Una volta analizzato il personaggio di Don Chisciotte, è giunto il momento di individuarne i caratteri principali. Il primo su cui concentrerò il discorso è l’anacronismo. Tale concetto è definito dal vocabolario come «riferito a persone, opinioni, fatti, usanze in contrasto col loro tempo». 3 L’anacronismo si configura pertanto come una tensione non risolta tra due differenti periodi storici: quello in cui lo spirito vorrebbe essere, e quello in cui il corpo si ritrova a vivere.

Il primo è rappresentato, per Don Chisciotte, dalla Spagna medioevale, ambientazione di quei tanti libri di cavalleria che l’hanno entusiasmato lungo tutto il corso della sua vita. Il secondo è rappresentato dalla Spagna di fine ‘500, che avendo abbandonato quel passato si avvia verso una rapida modernizzazione amministrativa e sociale. Quest’ultima, in particolare, è vissuta in maniera tragica dall’ingegnoso hidalgo: la crescita della classe borghese a discapito della vecchia classe dominante della nobiltà di spada assume prima di tutto una valenza morale. Essa viene vista come l’abbandono dei costumi della cavalleria che avevano sempre rappresentato la nobiltà d’animo ed il coraggio, oltre a rievocare grandi avventure, dame da salvare ed epici duelli.

Il nucleo centrale della “follia” donchisciottesca è tutto qui: nel non voler accettare questo mutamento della società e nel voler vivere ancora in quel mondo che ormai esiste solo nei libri di avventura.

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Sintesi

Introduzione figura di Don Chisciotte: l'anacronistica ricerca del sogno, tesina

Nella seguente tesina maturità liceo scientifico si va a fare un'analisi dettagliata di quella che è la figura del Don Chisciotte, un tipo di uomo che non è contenibile dalle pagine di un libro: incarna le categorie senza tempo dell’uomo libero e del rivoluzionario. In questo folle personaggio possiamo vedere tutta la volontà di non arrendersi all’apparenza del mondo: vediamo la volontà di riscatto e la voglia di un mondo differente che sappia andare oltre la desolazione di ciò che ci circonda. I collegamenti presenti in questa tesina scientifica sono:

  • Italiano - Umorismo di Pirandello
  • Arte - Movimento impressionista
  • Inglese - I War Poets
  • Latino - Quintiliano
  • Fisica - Albert Einstein e la teoria della relatività
  • Storia - Altiero Spinelli e il processo di integrazione europea
  • Filosofia - Karl Marx
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