Fellini e l’anima italiana
Ilaria Bernabei
VD Liceo Scientifico G. Castelnuovo
Anno Scolastico 2011-2012 1
Sommario
pag. 3 L’aggettivo “felliniano”
pag. 4 Fellini e la commedia italiana
pag. 6 La grande madre Mediterranea
pag. 8 L’influenza di Pinocchio in Fellini
pag. 11 Amarcord e la fascinazione per il mito della romanità
pag. 14 Bibliografia 2
L’aggettivo “felliniano”
Pochi autori nella storia del cinema italiano sono rimasti così impressi nella memoria collettiva come Federico Fellini. Il fascino ad ampio raggio esercitato da questo regista, ormai assodato ma all’epoca dibattuto, non compreso, a volte ostacolato, risiede non tanto nel suo inimitabile stile cinematografico, fonte di ispirazione per più generazioni di registi in tutto il mondo, quanto per i temi autobiografici, attuali allora come oggi, che hanno scavato a fondo nell’anima nazionale come pochi altri registi sono riusciti a fare.
Le storie di Fellini, permeate da un senso di meraviglia e di fantastico, dalla fascinazione per il circo (tema notoriamente caro al regista riminese), dai dettagli surrealisti e da riflessioni junghiane, sono riuscite a trascendere la semplice autobiografia
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diventando “portentose mitobiografie di una nazione”.
Il critico Goffredo Fofi in occasione della morte del regista disse che “[Fellini] ci ha capiti e raccontati, noi italiani, come nessuno. [I suoi film] provocavano una reazione di sconcerto e a volte di rigetto, perché, in definitiva, ti sbatteva davanti qualcosa che ti apparteneva così profondamente e
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di cui però volevi liberarti.”
Ha portato sullo schermo non tanto la realtà dell’Italia, così come hanno invece fatto i suoi contemporanei neorealisti, Rossellini, De Sica, Pasolini, quanto l’anima più profonda della nazione e della generazione del dopoguerra. I personaggi di Fellini si discostano nettamente dai protagonisti di Umberto D. o Ladri di biciclette, avvicinandosi invece alle maschere caricaturali che avrebbero poi dominato la commedia all’italiana nei decenni successivi.
Questo suo particolare sguardo è stato infine canonizzato nella lingua italiana con un aggettivo: secondo la Treccani “felliniano” si riferisce infatti: "alle particolari atmosfere, situazioni, personaggi dei suoi film, caratterizzati da un forte autobiografismo, dalla rievocazione della vita di provincia con toni grotteschi e caricaturali, da visioni oniriche di grande suggestione".
1 A. Minuz, Viaggio al termine dell’Italia, Rubbettino Editore, 2012
2 G. Fofi, Ci ha capiti e raccontati, noi italiani, come nessuno, in «L’Unità», 1 novembre 1993 3
Fellini e la commedia italiana
Tra i film di Fellini, I vitelloni è quello più vicino alle strutture della commedia all’italiana che, all’epoca, era nel suo momento di formazione.
Ma mentre la commedia all’italiana raccontava le trasformazioni quotidiane del boom economico, in cui si mirava alla conquista degli status symbols e all’eleganza, gli itinerari del cinema di Fellini, invece, affondano negli archetipi dell’italianità: la Chiesa cattolica, il mito di Roma da un lato e quello del “borgo natio” dall’altro, Mussolini, Pinocchio.
Un’ulteriore figura particolarmente amata da Fellini è quella del latin lover effeminato, anti-eroe che con la sua debole mascolinità è il modo in cui il regista prende le distanze dal modello di virilità invincibile diffuso dal fascismo.
Se, come afferma Maurizio Grande, la commedia all’italiana è “l’Iliade di questo paese sfilacciato, provvisorio, canagliesco, indistruttibile e immodificabile”, l’opera di Fellini trasforma il materiale della commedia in sogno, o meglio, in
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“visione”.
Fellini, in virtù di una sincera empatia con le forme popolari di spettacolo, si muove dentro un’angoscia radicata nei territori dell’italianità, fa cioè della crisi della sua identità italiana un’arte; non l’«arte di arrangiarsi», secondo la formula tipica della commedia, ma quell’Arte oggetto di ammirazione in tutto il mondo che guarda all’Italia come alla “culla del Rinascimento”, del canto lirico, della “dolce vita”.
Nel 1954, in un celebre articolo, il critico Guido Aristarco affermava che il “fenomeno Fellini”
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riguardava più “il costume, la psicologia, la sociologia che non l’arte del film”. Sei anni dopo, con lo straordinario successo de La dolce vita, Fellini sarebbe entrato nei vocabolari di tutto il mondo elevandosi a sinonimo del cosiddetto Italian Style.
3 M. Grande, La commedia all’italiana, Bulzoni, 2003
Italiano
: Pinocchio di C. Collodi
Storia
: Fascismo