Indice
- 1. Premessa
- 2. Introduzione
- 3. Definizione di tifoso
- 4. Sport e tifo
- 4.1 Storia del tifo sportivo
- 4.2 Nascita del tifo organizzato nel calcio italiano
- 5. Testimonianze di tifo sportivo nella letteratura
- 6. Psicologia e tifo
- 6.1 Il tifo secondo la psicologia sociale
- 7. Un tifoso davanti alla partita
- 8. Conclusioni
1. Premessa
Girovagando su internet in cerca di idee per la mia tesina, ho trovato un
decalogo che rappresenta perfettamente quello che intendo io per tifare.
È stato stilato da una tifosa romanista (proprio come me), Chiara Maria
Gargioli, ispirandosi al decalogo che il grande Agostino Di Bartolomei scrisse
nel suo libro “Il Manuale del calcio” per i piccoli aspiranti giocatori. Dieci regole
che dovrebbero osservare tutti i calciatori, grandi e piccini:
“1. Il calcio è un gioco di squadra. Si può vincere, perdere o pareggiare. In
ognuno di questi casi sei fondamentale anche tu con il tuo ruolo da tifoso.
Se la squadra perde hai qualche responsabilità. Pensaci.
2. Impara le regole del calcio. Questo è fondamentale: pensa che a volte
anche gli arbitri non le sanno e non dimenticare mai i riti scaramantici,
svolgono un ruolo fondamentale. Disattenderli potrebbe essere fatale alla
squadra.
3. Sii leale con l’avversario. Se i laziali il giorno dopo ti prendono in giro,
lasciali parlare e non arrabbiarti. Ricorda che la vita è una ruota, tra
qualche lunedì toccherà a loro (se si è fortunati anche prima, tipo venerdì
per esempio).
4. L’arbitro e i guardalinee sono esseri umani che possono sbagliare. Ago
ce lo ricorda e non lo dimenticheremo mai. Ho detto mai, nemmeno in
situazioni in cui sembra che sbaglino volutamente.
5. Alimentati in modo adeguato. Se sei goloso portati delle cioccolate,
soprattutto l’inverno ti riscalderà. Se sei un amante del salato vieni munito
di un bel panino, di solito le partite sono all’ora di pranzo o di cena e
questo ti permetterà di non mangiare fuori pasto. Pizza con la mortadella o
panino con la frittata sono le soluzioni migliori se vuoi saziarti.
6. Ricorda sempre che prima di essere un tifoso sei un uomo o una donna.
Non staccare il cellulare, qualcuno potrebbe aver bisogno di te, anche se tu
lo maledirai e non hai voglia di sentire nessuno.
7. La grande caratteristica di un tifoso è la mancanza di coerenza:
ricordatevi sempre quello che pensate di un allenatore e di un giocatore per
poter dire, a distanza di tempo, esattamente il contrario.
8. Di ogni rodimento o gioia procurata dalla Roma sfogati solo con chi ti
ama davvero, perché solo lei o lui ti comprenderanno. Infatti chi non tifa ti
penserà folle e chi non ti ama non avrà motivo per sopportarti.
9. Dopo la partita fai una bella doccia come fossi un giocatore. Non hai
corso è vero, ma lo stress che ti sei procurato, se possibile, è superiore a
quello di chi ha giocato. Se è inverno che la doccia sia calda perché sugli
spalti spesso si gela.
10. Ricordati che tifare Roma è semplice, a volte doloroso, ma sempre
unico...”
2. Introduzione
“Even though there is no question that sex is a nicer activity than watching football (no
nil-nil draws, no offside trap, no cup upsets, and you're warm), in the normal run of
things, the feelings it engenders are simply not as intense as those brought about by a
once-in-a-lifetime last-minute Championship winner.
None of the moments that people describe as the best in their lives seem analogous to
me. Childbirth must be extraordinarily moving, but it doesn't really have the crucial
surprise element, and in any case lasts too long; the fulfilment of personal ambition -
promotions, awards, what have you - doesn't have the last-minute time factor, nor the
element of powerlessness that I felt that night. And what else is there that can possibly
provide the suddenness? A huge pools win, maybe, but the gaining of large sums of
money affects a different part of the psyche altogether, and has none of the communal
ecstasy of football.
There is then, literally, nothing to describe it. I have exhausted all the available options.
I can recall nothing else that I have coveted for two decades (what else is there that can
reasonably be coveted for that long?), nor can I recall anything else that I have desired
as both man and boy. So please, be tolerant of those who describe a sporting moment as
their best ever. We do not lack imagination, nor have we had sad and barren lives; it is
just that real life is paler, duller, and contains less potential for unexpected delirium.”.
(Nick Hornby, “Fever Pitch”)
I cuori palpitano, gli spalti rumorosi dello stadio si colorano, il fischio dell’arbitro
è il segnale dell’inizio di un nuovo spettacolo calcistico e coreografico.
Il calcio non è un semplice evento sportivo, ma un fatto sociale, costruito ad
hoc dai media a tal punto da attrarre grandi masse di tifosi negli stadi e
davanti alla televisione. Alcuni di essi sarebbero capaci persino di festeggiare
il matrimonio con la radiolina nascosta nel taschino. Sarebbero addirittura in
grado di amare la loro squadra più del loro partner, privandolo di ogni tipo di
infedeltà (e io sono certamente tra questi). Infatti il calcio riesce a trasferire
un’ondata incontrollabile di emozioni. Ci si ritrova immersi in quella che ormai
potrebbe essere paragonata ad una relazione sentimentale, con quella squadra
che non è lecito tradire, neanche con qualche altra squadra minore che milita
in un diverso campionato.
Le emozioni del tifoso sono un mix di collera, gioia, ostilità, rancore e sono in
funzione degli schemi cognitivi in base ai quali egli ha appreso ad interpretare
gli eventi della partita. Scariche di adrenalina, accelerazioni dei battiti,
costrizione dei vasi sanguigni e aumento della pressione arteriosa sono spesso
i “sintomi” avvertiti per una partita combattuta. Si arriva a far dipendere la
propria indole dalle prestazioni di undici uomini che diventano la clessidra
umorale di chi li osserva ed è come se fosse loro la responsabilità di generare
uno stato d’animo temporaneamente depresso o felice.
Il tifo sportivo diviene così un ottimo indicatore psicologico. Infatti non è
direttamente correlato con la pratica agonistica e con l’amore per lo sport, ma
piuttosto è una complessa interazione fra la psicologia del singolo ed alcuni
aspetti della sua società.
“Non ha importanza dove si è nati, quando come e dove si sono avuti i primi approcci
con il calcio, per diventare un appassionato, un tifoso. Il tifo è una malattia giovanile
che dura tutta la vita. Io abitavo a Bologna. Soffrivo allora per questa squadra del
cuore, soffro atrocemente anche adesso, sempre”.
(Pier Paolo Pasolini, citato in Valerio Piccioni, “Quando giocava Pasolini”, 1996)
3. Definizione di tifoso
Chiariamo subito cosa si intende per “Tifo”. Dall’etimologia greca della parola
(TYPH-OS), tifo richiama una “febbre”, un “offuscamento dei sensi”, un
sostegno entusiastico per una squadra o un personaggio. Non a caso, tutto ciò
che diremo a proposito del tifo sportivo vale anche per quello extra sportivo,
per esempio l’adorazione di un adolescente per il suo cantante preferito. Esiste
però una notevole differenza perché il tifoso sportivo è legato all’agonismo
dello sport considerato e quindi anche a situazioni spiacevoli e negative.
Cosa distingue il tifoso sportivo dal semplice spettatore?
Il tifo sportivo è la situazione in cui l’umore del soggetto dipende dal risultato
agonistico. A differenza del tifoso, lo spettatore è libero di gustarsi l’evento
sportivo, non ha ferite aperte che sanguinano sempre, ogni qualvolta ricorda la
Coppa persa negli ultimi minuti, o lo scudetto perso all’ultima partita.
"Tifoso" è colui che ha la mente annebbiata come chi ha la febbre. Per questo il
tifoso sta agli antipodi dell’autentico sportivo che sa valutare ciò a cui assiste,
cercando di esprimere, nei limiti del possibile, un giudizio ponderato e
personale.
“Si deve cercare di mantenere la passione dei tifosi e dare, cercare di giocare per i
tifosi. Dare spettacolo. Io penso che non basta vincere 1 a 0 per essere felici e contenti
se non si è dato niente alla gente. Penso che la gente debba tornare a casa contenta...
Che ha visto qualche cosa. E si è divertita.” (Zdenek Zeman)
4. Sport e tifo
Il tifo quindi non si riferisce solo a quello dell’ultrà, ma a tutti coloro il cui stato
emotivo dipende dal risultato agonistico, per esempio si è adirati perché
l’arbitro ha “rubato” la partita o si è immensamente felici perché si è “vinto” lo
Introduzione Febbre a 90, parte sana del tifo tesina
“Even though there is no question that sex is a nicer activity than watching football (no nil-nil draws, no offside trap, no cup upsets, and you're warm), in the normal run of things, the feelings it engenders are simply not as intense as those brought about by a once-in-a-lifetime last-minute Championship winner.
None of the moments that people describe as the best in their lives seem analogous to me. Childbirth must be extraordinarily moving, but it doesn't really have the crucial surprise element, and in any case lasts too long; the fulfilment of personal ambition - promotions, awards, what have you - doesn't have the last-minute time factor, nor the element of powerlessness that I felt that night. And what else is there that can possibly provide the suddenness? A huge pools win, maybe, but the gaining of large sums of money affects a different part of the psyche altogether, and has none of the communal ecstasy of football.
There is then, literally, nothing to describe it. I have exhausted all the available options. I can recall nothing else that I have coveted for two decades (what else is there that can reasonably be coveted for that long?), nor can I recall anything else that I have desired as both man and boy. So please, be tolerant of those who describe a sporting moment as their best ever. We do not lack imagination, nor have we had sad and barren lives; it is just that real life is paler, duller, and contains less potential for unexpected delirium.”.
(Nick Hornby, “Fever Pitch”)
Questa tesina parla dei tifosi e dello sport. I cuori palpitano, gli spalti rumorosi dello stadio si colorano, il fischio dell'arbitro è il segnale dell'inizio di un nuovo spettacolo calcistico e coreografico. Il calcio non è un semplice evento sportivo, ma un fatto sociale, costruito ad hoc dai media a tal punto da attrarre grandi masse di tifosi negli stadi e davanti alla televisione. Alcuni di essi sarebbero capaci persino di festeggiare il matrimonio con la radiolina nascosta nel taschino. Sarebbero addirittura in grado di amare la loro squadra più del loro partner, privandolo di ogni tipo di infedeltà (e io sono certamente tra questi). Infatti il calcio riesce a trasferire un'ondata incontrollabile di emozioni. Ci si ritrova immersi in quella che ormai potrebbe essere paragonata ad una relazione sentimentale, con quella squadra che non è lecito tradire, neanche con qualche altra squadra minore che milita in un diverso campionato.
Le emozioni del tifoso sono un mix di collera, gioia, ostilità, rancore e sono in funzione degli schemi cognitivi in base ai quali egli ha appreso ad interpretare gli eventi della partita. Scariche di adrenalina, accelerazioni dei battiti, costrizione dei vasi sanguigni e aumento della pressione arteriosa sono spesso i “sintomi” avvertiti per una partita combattuta. Si arriva a far dipendere la propria indole dalle prestazioni di undici uomini che diventano la clessidra umorale di chi li osserva ed è come se fosse loro la responsabilità di generare uno stato d'animo temporaneamente depresso o felice. Il tifo sportivo diviene così un ottimo indicatore psicologico. Infatti non è direttamente correlato con la pratica agonistica e con l'amore per lo sport, ma piuttosto è una complessa interazione fra la psicologia del singolo ed alcuni aspetti della sua società. La tesina di maturità permette anche dei collegamenti con le varie materie scolastiche.
“Non ha importanza dove si è nati, quando come e dove si sono avuti i primi approcci con il calcio, per diventare un appassionato, un tifoso. Il tifo è una malattia giovanile che dura tutta la vita. Io abitavo a Bologna. Soffrivo allora per questa squadra del cuore, soffro atrocemente anche adesso, sempre”.
(Pier Paolo Pasolini, citato in Valerio Piccioni, “Quando giocava Pasolini”, 1996)
Collegamenti
Febbre a 90, parte sana del tifo tesina
- Storia - Antica Roma
- Latino - Gli Annales di Tacito
- Inglese - Nick Hornby, Febbre a 90
- Italiano - Giacomo Leopardi, A un vincitore nel pallone; Umberto Saba, 5 poesie sul gioco del calcio
- Psicologia - Il tifo secondo la Psicologia sociale
- Scienze - Il sistema endocrino