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Le conseguenze immediate della Grande Guerra

Fase conclusiva della conferenza di Versailles

I vincitori stabiliscono la nuova carta politica dell’Europa.

La Grande Guerra produsse mutamenti profondi e di diversa natura. Il 18 gennaio 1919 si aprì a Versailles la Conferenza per la pace. I lavori si conclusero con l’approvazione di cinque trattati. La carta politica dell’Europa ne uscì notevolmente ridisegnata.

Sul Baltico vennero creati quattro Stati-cuscinetto (Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania), per attutire eventuali urti tra Europa e Russia.

La Germania fu obbligata a restituire alla Francia l’Alsazia e la Lorena, a riconoscere l’indipendenza della Polonia. L’impero coloniale tedesco venne diviso tra Inghilterra, Francia, Belgio e Giappone. La Germania, infine, ritenuta la principale responsabile del conflitto, dovette impegnarsi a pagare una pesante indennità come risarcimento dei danni di guerra.

L’Impero austro-ungarico fu smembrato in tre Stati indipendenti: Austria, Cecoslovacchia, Ungheria. L’Austria dovette cedere all’Italia il Trentino, l’Alto Adige, la Venezia Giulia e l’Istria; inoltre, dovette consegnare alla Serbia la Croazia, la Slovenia, la Bosnia e l’Erzegovina, che diedero origine a un nuovo Stato, la Jugoslavia.

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La Bulgaria fu costretta a cedere la Tracia occidentale alla Grecia e la Macedonia alla Jugoslavia.

L’Impero ottomano cessò di esistere e al suo posto fu istituita la Repubblica turca, con capitale Ankara. L’Arabia, invece, fu riconosciuta come Stato indipendente.

Una complessa crisi sociale ed economica grava sull’Europa

Alla fine della prima guerra mondiale l’Europa presentava un panorama di lutti e rovine. Le battaglie combattute sui diversi fronti avevano provocato decine di milioni di morti e feriti, con vedove e orfani bisognosi di aiuto e assistenza. A tutto ciò si aggiungevano le conseguenze negative di un regime alimentare insufficiente e l’espandersi di malattie epidemiche. La produzione che durante la guerra era aumentata per le necessità militari, ora, con la pace, si doveva procedere alla riconversione industriale, cioè all’adattamento dei macchinari a un nuovo tipo di produzione più adatto alle esigenze dei cittadini.

Le grandi democrazie europee

La Francia è segnata dal malessere sociale e dall’instabilità politica

La Francia fu turbata da una serie di scioperi e l’agitazione popolare favorì la diffusione del bolscevismo tra la classe operaia: nacque allora, nel 1920, il Partito comunista francese che, insieme al Partito socialista e al Partito radicale, ottenne nel 1924 un importante successo elettorale.

Il succedersi poi di una serie di crisi di governo favorì l’ascesa della Destra nazionalista e autoritaria, alla quale si contrappose il Fronte popolare (comunisti, socialisti e radicali).

L’Inghilterra conosce le prime difficoltà internazionali

Dopo due anni di guerriglia condotta dai nazionalisti irlandesi, l’Inghilterra riconobbe nel 1921 la nascita dello Stato libero d’Irlanda, con capitale Dublino, mentre l’Ulster restava alla Gran Bretagna.

Nel 1931 fu costituito il Commonwealth, la comunità di nazioni che comprendeva la Gran Bretagna, le colonie, i protettorati e un gruppo di Stati indipendenti (Canada, Sud Africa, Australia, Nuova Zelanda), tutti legati al giuramento di fedeltà alla casa reale inglese.

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I regimi di ispirazione fascista in Europa

La Spagna e il Portogallo sono soggetti a regimi dittatoriali

Nel corso degli anni Venti in numerosi Paesi europei andarono al potere forze politiche che si richiamavano alla dottrina del fascismo italiano. In Spagna, nel 1923, il generale Primo De Rivera instaurò un regime dittatoriale per porre fine sia ai disordini e agli scioperi sia agli attentati compiuti dai movimenti autonomi della Catalogna e dei Paesi Bassi.

In Portogallo venne instaurato, nel 1932, un governo autoritario di impronta cattolica guidato da Antonio de Oliveira Salazar, che restò al potere fino al 1968.

Anche nell’Europa centro-orientale si costituiscono regimi autoritari

Negli anni Trenta si costituirono regimi autoritari e conservatori, in Ungheria, Polonia, Austria, Jugoslavia, Bulgaria, Romania, Grecia, Turchia, Albania, Lituania, Estonia e Lettonia.

Il caso degli Stati Uniti

Gli americani vivono l’illusione di un benessere senza fine

Nell’immediato dopoguerra il governo americano vietò la vendita delle bevande alcoliche (proibizionismo), ritenute fonte di corruzione e di indisciplina sociale. Gli Americani conobbero comunque negli anni Venti, i cosiddetti anni ruggenti, una fase di eccezionale benessere. Cambiarono profondamente le abitudini della popolazione ed entrarono a far parte della vita quotidiana novità in tutti i settori, come il jazz, il charleston, il cinema hollywoodiano, le automobili, gli elettrodomestici.

Crolla la borsa di New York: all’euforia subentra la disperazione

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Al grande sviluppo economico si contrappose una crisi di sovrapproduzione: le aziende non riuscivano più a vendere tutto quello che producevano e cominciarono a ridurre la produzione, a chiudere alcuni reparti e a licenziare gli operai.

Il 24 ottobre 1929 il valore delle azioni crollò: fu questo il “giovedì nero” di Wall Street, la strada dove aveva (e ha tuttora) sede la Borsa di New York. I piccoli risparmiatori persero tutto il denaro che avevano investito, molti si trovarono disoccupati, di conseguenza diminuirono i consumi, alcune aziende furono costrette a chiudere: era iniziato un ciclo negativo, un periodo di miseria e di fame, che fu detto Grande depressione.

Le conseguenze del «Grande crollo» si fanno sentire anche in Europa

La crisi si abbatté rapidamente anche sull’Europa. La Germania per esempio, precipitò in una depressione disastrosa: la disoccupazione aumentò di colpo. Meno drammatiche furono invece le conseguenze della crisi in Francia e in Inghilterra.

La risposta alla crisi: Roosevelt attua il New Deal

Per uscire dalla crisi, il democratico Franklin Delano Roosevelt (eletto presidente nel 1932), avviò una nuova politica economica, che prevedeva l’intervento dello Stato nell’economia: era il New Deal.

Per ridurre la disoccupazione Roosevelt promosse grandi opere pubbliche (costruzione di strade, ponti, porti), che davano lavoro a milioni di persone; anche le industrie che fornivano il materiale per tali costruzioni ripresero la produzione assumendo nuovi operai. La situazione economica dei lavoratori migliorò, dando inizio a un nuovo ciclo positivo, aumentarono i consumi e gradualmente il Paese uscì dalla crisi. Diga sul fiume Colorado.

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La crisi economica e il malessere sociale affliggono l’Italia

L’Italia era uscita stremata dal conflitto mondiale, con oltre mezzo milione di morti. Occorreva ora attuare la riconversione industriale, cioè passare dalla produzione di guerra alla produzione di pace. L’aumento dei salari e degli stipendi era inferiore all’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità. Le risorse dello Stato erano insufficienti per realizzare opere pubbliche per assorbire la disoccupazione. Nel paese, di conseguenza, era diffuso un profondo disagio che coinvolgeva tutti gli strati della società.

  • La grande borghesia era preoccupata per la crescita della forza politica e sindacale del movimento operaio.
  • I proprietari terrieri erano allarmati per le rivendicazioni dei braccianti.
  • I ceti medi erano delusi per i risultati della vittoria e amareggiati per il peggioramento delle loro condizioni di vita.
  • La classe operaia reclamava un maggior potere sindacale nelle fabbriche.
  • I contadini, tornati dal fronte, chiedevano l’assegnazione delle terre e dei latifondi incolti.

Le principali forze politiche hanno obiettivi diversi e contrastanti

Con le prime elezioni politiche del dopoguerra, che si tennero nel 1919, la composizione del parlamento fu completamente rinnovata. Infatti, i liberali persero la maggioranza assoluta; il Partito socialista si affermò come primo partito italiano.

Un notevole successo ottenne anche il Partito popolare italiano fondato nel gennaio 1919 da don Luigi Sturzo. Questo portò il governo, guidato dal liberale Francesco Saverio Nitti ad allearsi con il Partito popolare, per formare la maggioranza parlamentare. Don Luigi Sturzo ed altri esponenti del Partito popolare.

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Il biennio rosso: la rivoluzione mancata

Le lotte del movimento operaio assumono carattere rivoluzionario

Gli anni 1919-1920 sono passati alla storia con il nome di biennio rosso. Quel tormentato periodo fu caratterizzato dalla crescita di un vasto movimento popolare. Nell’estate del 1919 nella nostra Penisola si succedettero quasi ininterrottamente manifestazioni, scioperi e tumulti. Furono saccheggiati negozi, venne imposta la vendita dei generi alimentari a prezzi ridotti, furono bloccati i treni che trasportavano le truppe inviate dal governo per stabilire l’ordine. Nel Meridione si verificarono vere e proprie rivolte.

Il conflitto sociale culmina con l’occupazione delle fabbriche

Nella primavera del 1920 la lotta degli operai entrò nella fase più acuta in Piemonte, Liguria e Lombardia. Agli scioperi per il rinnovo dei contratti di lavoro promossi dai Consigli di fabbrica, gli industriali risposero con i licenziamenti dei sindacalisti più attivi e con la serrata, cioè con la chiusura degli stabilimenti. Le fabbriche vennero allora occupate dagli operai, che continuarono a lavorare portando avanti la produzione fino all’esaurimento delle scorte di magazzino.

Nel giugno 1920 il governo Nitti fu sostituito da un nuovo esecutivo guidato da Giolitti, che riuscì a risolvere in modo indolore il problema dell’occupazione delle fabbriche, convincendo le parti a sottoscrivere un contratto di lavoro che prevedeva anche un aumento di salario.

Operai davanti i cancelli di una fabbrica.

Mussolini e lo squadrismo fascista

Mussolini diventa il punto di riferimento della borghesia moderata e conservatrice

Del disagio sociale e dell’instabilità politica che affliggevano l’Italia approfittò Benito Mussolini, che era stato espulso dal Partito socialista perché favorevole all’intervento dell’Italia nella prima guerra mondiale. Con un programma pieno di nazionalismo e di facili promesse riuscì a procurarsi simpatie e appoggi tra i vari ceti sociali: ex combattenti, studenti, commercianti, insegnanti, impiegati, piccoli proprietari terrieri. Benito Mussolini.

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Nascono i Fasci di combattimento con propositi anticapitalistici e anticlericali

Nel 1919 Mussolini fondò a Milano i Fasci di combattimento, un movimento politico il cui programma prevedeva:

  1. Alcune limitazioni alla proprietà privata;
  2. La giornata lavorativa di otto ore;
  3. La partecipazione degli operai alla «gestione tecnica» delle fabbriche;
  4. La socializzazione dei servizi pubblici da affidare a «organizzazioni proletarie»;
  5. L’inasprimento delle imposte sul capitale e sui profitti realizzati in tempo di guerra;
  6. Il sequestro dei beni delle confraternite religiose e la chiusura delle mense per i poveri.

Si scatena la violenza delle camicie nere

Nel corso del 1920 i fascisti crearono una propria struttura paramilitare. Si trattava delle famigerate squadre d’azione, i cui militanti, muniti di bastoni ferrati, il manganello, indossavano la camicia nera.

Soltanto nei primi cinque mesi del 1921, le spedizioni punitive delle camicie nere provocarono circa 300 morti e la distruzione di centinaia di sedi delle organizzazioni antifasciste.

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Camicie nere fasciste.

Fallisce la pacificazione sociale, nasce il Partito nazionale fascista

Mussolini aveva cercato di fermare la violenza delle camicie nere, per dare al fascismo un tocco di rispettabilità. Per questo cercò di trovare accordi con le forze sindacali operaie e sottoscrisse, nel 1921, un patto di pacificazione con i socialisti, che però non durò a lungo. Nel novembre del 1921 Mussolini trasformò i Fasci di combattimento in Partito nazionale fascista.

La marcia su Roma: il fascismo al potere

Le camicie nere marciano su Roma

Mussolini aveva l’appoggio della Monarchia, dell’esercito e dell’alta burocrazia. Anche Pio XI seguiva con simpatia le imprese dei fascisti e l’opinione pubblica credeva che solo il fascismo potesse restituire l’ordine al Paese.

Così il 28 ottobre 1922, colonne di camicie nere attuarono la marcia su Roma per far cadere il governo: Vittorio Emanuele III fu costretto a dimettersi.

Mussolini fu nominato dal re presidente del Consiglio. Egli formò un governo di coalizione nel quale entrarono, oltre ai fascisti e ai nazionalisti, anche i liberali e i cattolici popolari.

Matteotti denuncia i brogli elettorali, ma è ucciso da sicari fascisti

L’affermazione del fascismo fu sancita dalle elezioni politiche del 1924. La lista nazionale, composta da candidati del Partito fascista e da candidati cattolici e liberali, ottenne oltre il 65% dei voti.

Il 30 maggio, in una delle prime sedute della Camera, il leader socialista Giacomo Matteotti, dopo aver denunciato le scorrettezze nei seggi e le aggressioni agli elettori antifascisti, chiese l’annullamento delle elezioni. Il 10 giugno Matteotti fu rapito da sicari fascisti e due mesi dopo venne ritrovato il suo cadavere.

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Viene cancellato lo Stato liberale ed è soppressa ogni libertà

Tra il 1925 e il 1926, il governo emanò le cosiddette leggi eccezionali che cancellarono ogni forma di libertà.

  • Furono rafforzati i poteri del capo del governo.
  • Furono sciolti i partiti.
  • La stampa contraria al fascismo fu messa a tacere.
  • I sindaci vennero sostituiti da podestà.

Le nuove istituzioni volute da Mussolini esaltano la dottrina e l’Italia fascista

Mussolini creò numerose istituzioni a carattere sociale.

  • L’opera nazionale del dopolavoro.
  • L’opera nazionale per la maternità e per l’infanzia.
  • L’opera nazionale balilla.

Un’altra novità voluta da Mussolini fu il sabato fascista: il lavoro venne limitato alle ore del mattino.

Le ambizioni coloniali di Mussolini si fondano su diversi motivi

Nel gennaio del 1935, la Francia, concesse a Mussolini via libera per la conquista dell’Etiopia che ne ordinò l’invasione.

Diversi erano i motivi che spingevano Mussolini all’impresa coloniale.

  1. Avrebbe risolto in parte il problema della povertà di materie prime del nostro paese;
  2. Avrebbe legato ancor più gli italiani al fascismo.

La Società delle Nazioni decretò allora le sanzioni economiche contro l’Italia e questo favorì l’avvicinamento di Mussolini alla Germania che aveva fornito al nostro Paese le materie prime. E nel 1939 Italia e Germania stipularono il Patto D’Acciaio.

Nel 1938 emanò, come già accaduto in Germania, le leggi razziali contro la popolazione ebraica.

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La Germania nell’immediato dopoguerra

Dopo la fuga dell’imperatore Guglielmo II in Olanda, il potere fu assunto da un governo provvisorio. I comunisti tedeschi, aderenti alla Lega di Spartaco, restarono completamente isolati. Ma nonostante questo, promossero a Berlino e a Monaco di Baviera due tentativi rivoluzionari che furono repressi nel sangue, mentre i loro capi venivano assassinati dai Corpi Franchi. Nel gennaio del 1919 nacque la Repubblica di Weimar democratica e federale.

L’inflazione polverizza il valore della moneta

Per pagare le prime rate per le riparazioni dei danni di guerra, il governo fece stampare una grande quantità di carta moneta. Tale operazione provocò una disastrosa inflazione che in poco tempo annullò quasi completamente il valore del marco.

Le origini e l’ascesa del nazismo

Adolf Hitler.

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Sintesi

Storia

Il periodo tra le due guerre, i regimi totalitari e l'America di Roosevelt

Letteratura

Ermetismo e Giuseppe Ungaretti

Geografia

L'Africa e l'Etiopia

Religione

La religione musulmana

Spagnolo

La guerra civile

Musica

La Marcha Real

Storia dell'arte

Il Cubismo e Pablo Picasso

Inglese

Franklin Delano Roosevelt

Tecnologia

Il petrolio e il motore a scoppio

Scienze

L'energia e le sue forme

Educazione motoria

L'atletica leggera

Allegati

Letteratura e musica

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