L’evasione e l’illusione nella storia
Alessia Pellegrini – classe 5°B – Liceo Classico “Andrea da Pontedera” Pagina 0 di 12
Alessia Pellegrini
Liceo Classico “Andrea da Pontedera”
Anno Scolastico 2010-2011
Alessia Pellegrini – classe 5°B – Liceo Classico “Andrea da Pontedera” Pagina 1 di 12
«Ogni uomo mente,
ma dategli una maschera
e sarà sincero»
Oscar Wilde
Ragione o finzione,
mania od ossessione?
Che entrino gli attori,
le dame e i signori,
con loro il falso gioco
il canto acuto e roco
il sogno, l’errore, la pazzia
lo stolto, l’emozione, l’armonia.
Che entrino gli attori
la breccia dentro ai cuori
l’occasione, il brio, la magia
il perdono, l’addio, l’allegria.
Che entrino gli attori,
le dame e i signori:
il gioco ormai è fatto
sul palco gaio e matto!
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Indice
- Houdini: l’uomo che evase la morte...........................................................................pag. 3
- Harry lo spaesamento come evasione...............................................................................pag. 4
- Magritte: vita e forma, l’umorismo.....................................................................................pag. 5
- Pirandello: e gli stadi dell’esistenza: l’esteta.....................................................................pag. 6
- Kierkegaard
- L’Arcadia come evasione dalla società....................................................................pag. 8
- Teocrito: il locus amoenus dell’anima.....................................................................................pag. 8
- Virgilio: Butler Yeats: analisi della poesia “The Lake Isle of Innesfree”..............................pag. 9
- William
- È oggi l’esteta?
- Chi
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Harry Houdini – Il mio cervello è la chiave che mi rende libero
La vita e l’illusione
Ehrich Weisz (1874-1926), in arte Harry Houdini, nasce a Budapest (Ungheria). All’età di quattro anni si trasferisce con la famiglia negli Stati Uniti.
Houdini inizia la sua carriera di incantatore senza ottenere grandi successi, almeno in ambito professionale. La sua attività infatti gli fa incontrare, nel 1893, Wilhelmina Beatrice “Bess” Rahner, che diverrà la sua assistente, sostituendo il fratello di Harry, e sua moglie per il resto della sua carriera. Houdini inizia a cimentarsi con i giochi di carte e si autoproclama “il re delle carte”, ma la vera svolta della sua vita avviene nel 1899, quando mostra un numero di evasione dalle manette allo showman Martin Beck. Questi, entusiasmato, gli offre la possibilità di esibirsi nel circuito di spettacoli di Vaudeville dell’Orpheum e lo esorta a concentrarsi su questo tipo di esibizioni.
Da quel momento Harry Houdini si cimenta in ogni tipo di evasione possibile (e non). Niente può fermare il muscoloso mago: corde, manette, lucchetti e contenitori di ogni genere sono da lui vinti con facilità, tanto da fornire degli spettacoli che il pubblico seguiva con estrema tensione e partecipazione, nonché grandissimo entusiasmo.
Nel 1913 presentò quello che per molti è il suo numero più famoso, la cella della tortura cinese dell’acqua, in cui rimaneva sospeso a testa in giù in una cassa di vetro e acciaio piena d’acqua e chiusa a chiave.
Il successo di Houdini fu tale che egli recitò anche in molti film e fece scrivere a suo nome numerosi libri, in alcuni dei quali svelò alcuni dei suoi trucchi. Molti lucchetti o chiusure potevano essere aperte applicandovi una grande forza in determinati punti, oppure con l’ausilio di lacci da scarpe, chiavi o bastoni opportunamente nascosti dal mago. Nei numeri più difficili, invece, come per esempio quello di liberarsi da una camicia di forza o da molte corde che lo imprigionavano, Houdini faceva uso di tutta la sua prestanza fisica, dapprima creandosi uno spazio per muoversi, allargando spalle e torace. Poi allontanava le braccia dal corpo e disarticolava le spalle. I suoi muscoli d’acciaio riuscivano a evadere da ogni materiale e da ogni situazione, cosicché i suoi numeri, prima eseguiti a sipario chiuso, si svolsero direttamente di fronte al pubblico. La lotta per liberarsi era uno spettacolo affascinante tanto quanto la liberazione in sé.
Il mago a caccia di maghi
Ma un’altra grande prigione da cui Houdini uscì vincitore fu quella dello Spiritismo. A quell’epoca era una pratica assai diffusa e Houdini vi fece ricorso in seguito alla morte della sua adorata madre. Alla ricerca di un contatto con lei dall’aldilà, però, il grande illusionista si rese conto che il mestiere di coloro che richiamavano gli spiriti non distava molto dal suo, poiché questi erano per lo più prestigiatori e imbroglioni, pronti ad arricchirsi a spese della sensibilità altrui.
Sdegnato e offeso, Houdini iniziò da quel momento una feroce caccia ai falsi spiritisti. Usava presentarsi nelle città dove aveva da fare degli spettacoli, due giorni prima dal momento previsto per il suo arrivo. Sotto mentite spoglie si recava a delle sedute spiritiche e chiedeva di richiamare persone inesistenti, per saggiare la validità della pratica. Mai nessun medium riuscì però a soddisfarlo, smascherando il suo trucco, ed era anzi lui a smascherare questi impostori, durante i suoi spettacoli.
Ammonì il suo pubblico così a lungo e con fervore da contribuire in modo decisivo al decadere delle pratiche spiritiche. Per una questione di spiritismo ruppe anche l’amicizia con Conan Doyle, il padre di Sherlock Holmes, poiché la moglie di questo avrebbe detto a Harry di aver ricevuto un messaggio dalla madre morta di lui. C’erano però molte incongruenze, per esempio nel messaggio della madre questa parlava in inglese, mentre in realtà non aveva mai imparato questa lingua e si esprimeva solo in ungherese. C’erano riferimenti al cristianesimo, mentre la madre era ebrea e non c’era alcun segno particolare che solo Harry potesse riconoscere, in quanto suo figlio. Nonostante Holmes fosse un razionalista che rifiutava il soprannaturale, il suo creatore Doyle era un fervente credente nello spiritismo e si oppose pubblicamente a Houdini, rifiutandosi di credere ai suoi resoconti.
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L’ultima sfida
Eppure il grande illusionista non riuscì a vincere la morte, che lo colse durante uno dei numeri più pericolosi, “la pagoda della morte”, nel quale il mago si faceva rinchiudere a testa in giù in una scatola piena d’acqua.
A impedirgli di liberarsi fu un’appendicite grave che egli si era rifiutato di curare subito, per adempiere ai suoi spettacoli, e che si era acuita ulteriormente a causa di un pugno ricevuto da uno studente universitario, poco prima. Houdini era solito permettere quest’ulteriore intrattenimento ai suoi fan, poiché sosteneva che i suoi addominali avrebbero retto qualsiasi cosa. Ma lo studente, probabilmente alticcio, non gli dette neanche il tempo di contrarli e colpì con forza il mago, cogliendolo alla sprovvista. L’appendicite sfociò in peritonite e uccise il grande mago. C’è chi dice che la peritonite non fu l’unica causa del decesso di Harry e si parla di un veleno somministratogli durante il pasto, dei cui maligni effetti, almeno in parte, aveva sofferto anche la moglie Bess.
Anche nella morte, Harry Houdini volle essere leggenda: morì infatti il giorno di Halloween, il 31 ottobre, giorno appunto dei morti viventi, il tempo migliore perché gli spiriti tornino in vita. E chi meglio di lui sarebbe potuto evadere da quest’ulteriore prigione? Modulò con l’amata moglie un codice, attraverso il quale questa avrebbe potuto riconoscere che era proprio suo marito a parlarle. Per dieci anni Bess accese, ogni anno, una candela davanti alla foto del mago, ma senza successo. Soltanto nell’ultima seduta, si vocifera, un libro cadde e si aprì proprio sulla pagina che narrava della vita di Houdini, ma questa vicenda, come molte altre cose sul conto dell’illusionista, è avvolta nel mistero.
Si sa per certo che, dopo quella decima, ultima seduta, Bess si congedò dal marito augurandogli una quanto mai dolce “buonanotte, Harry”.
Da cosa fuggiva Harry?
Se la passione per l’escapologia nasce come fonte di guadagno per risanare le difficili situazioni economiche in cui versa la sua famiglia, è certo che questa disciplina affascinò particolarmente l’animo del grande mago.
Ma da cosa fuggiva Houdini? Da una realtà troppo priva di emozioni? O, come dicono alcuni, dalla morte stessa che per tanti anni cercò di ingannare?
Eppure egli non fu il solo a cercare un modo per estraniarsi dalla banale quotidianità dell’esistente, alla ricerca di nuovi spazi dove tentare le capacità umane.
L’evasione dell’animo, se non quella corporale, è stato un pensiero fisso e ricorrente nelle sensibilità più profonde di tutti i tempi. Soprattutto nelle attività artistiche, hanno dato vita a risultati molto originali.
Lo spaesamento, il diverso, ciò che è apparentemente opposto al naturale eppure è per l’uomo primaria necessità, a causa di un istintivo e affascinante senso per il mistero e l’avventura. Del resto, chi può segnare il confine, le colonne d’Ercole, la gabbia ultima dalla quale non ci si possa liberare? Forse soltanto la morte, l’ultima necessità cogente, per dirla alla Seneca, ma neanche di questo possiamo del tutto esser sicuri...
René Magritte
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In ambito artistico, fin dai primi decenni del Novecento, il senso di spaesamento e disagio esistenziale iniziano a farsi sentire e a ispirare numerose personalità.
Variegate avanguardie artistiche troveranno ampio materiale su cui basarsi, affascinate soprattutto dagli studi dell’inconscio condotti da Freud e dalla nascente psicoanalisi. Ciò che accomuna le diverse avanguardie è il sentimento della rottura con il passato, con le convenzioni.
Storia dell'arte: René Magritte
- Italiano: Luigi Pirandello
- Filosofia: Soren Kierkegaard (gli stadi dell'esistenza)
- Greco: Teocrito
- Latino: Virgilio
- Inglese: William Butler Yeats