“La vita umana è come un pendolo che oscilla tra noia e dolore, con intervalli fugaci e per di più illusori, di piacere e gioia”
L’essenza del dolore
V sez. A Esame di Raffaele D’Agostino, stato 2015
Argomenti trattati
- Filosofia: Arthur Schopenhauer
- Storia: La mondializzazione del conflitto della seconda guerra mondiale
- Italiano: Ugo Foscolo: Ultime lettere di Jacopo Ortis, Dei sepolcri, A Zacinto.
- Arte: Van Gogh
- Inglese: Thomas Hardy
- Latino: Seneca
Argomenti separati
- Matematica: Studio della funzione
- Chimica: Benzene
- Fisica: La carica elettrica e la legge di Coulomb
Arthur Schopenhauer
Le vicende biografiche e le opere
Arthur Schopenhauer nacque a Danzica il 22 febbraio 1788. Studiò presso l’università di Gottinga e si laureò a Jena. Egli visse a Dresda dove lavorò alle sue prime opere. Dopo un viaggio a Roma e a Napoli, nel 1820, insegnò presso l’università di Berlino, senza alcun successo, perché i suoi corsi erano deserti: tutti preferivano seguire quelli di Hegel.
Nel 1831 Berlino fu colpita da un’epidemia di colera, per cui Schopenhauer dovette lasciare la città e si stabilì a Francoforte dove rimase fino alla morte avvenuta nel 1860.
La sua opera principale fu: Il mondo come volontà e rappresentazione pubblicata nel 1818. Nel 1836 pubblicò Sulla volontà nella natura e nel 1841 I due problemi fondamentali dell’etica.
Schopenhauer intitola il proprio capolavoro: Il mondo come volontà e rappresentazione perché, secondo lui il mondo da un lato è rappresentazione, dall’altro è volontà. La rappresentazione è per Schopenhauer la realtà in quanto oggetto di conoscenza da parte di un soggetto: tutto ciò che esiste per la conoscenza è solamente oggetto in rapporto al soggetto, intuizione di chi intuisce.
Il “velo di Maya”
Schopenhauer crede che gli uomini siano “ignoranti”. Con ciò vuol dire che l’uomo non conosce il mondo.
Schopenhauer pensa che il mondo non sia così com’è. Il mondo non è così come lo si vede. L’uomo non vede realmente il mondo. Infatti Schopenhauer parla del mondo “come volontà e rappresentazione”. Ciò significa che l’uomo, per Schopenhauer, vede il mondo come lo desidera. Non vede il mondo come realmente è. Nella sua filosofia Schopenhauer spiega questo concetto.
Il mondo si può rappresentare sotto due forme. La prima è la forma intellettuale, scientifica. La seconda è la forma della volontà. Il mondo della forma scientifica deriva da una conoscenza sensibile. Il mondo “reale” della scienza si esprime con le forme di spazio, tempo e casualità.
Questa conoscenza è di tipo fenomenico. Ciò significa che deriva dell’esperienza sensibile. Schopenhauer dice che questa conoscenza non è una conoscenza oggettiva. Conoscere il mondo attraverso la sensibilità non significa conoscerlo veramente.
Il “vero” mondo si nasconde agli occhi dell’uomo. Il mondo vero si trova proprio dietro un velo. Questo velo è appunto il “velo di Maya”. Schopenhauer afferma che la vita è un sogno. Il reale si nasconde sotto il velo di Maya.
Per squarciare il velo di Maya bisogna guardare dentro di sé. L’introspezione corporea è la via d’uscita per la sofferenza perché viene superata la distinzione soggetto-oggetto. Osservando il nostro corpo, si può scoprire un’energia cieca e irrazionale che ci spinge a vivere; questa energia che ci anima continuamente è chiamata da Schopenhauer volontà di vivere.
Volontà di vivere
La volontà di vivere è l’essenza di tutte le cose, cioè la cosa in sé dell’universo.
La volontà è:
- Inconscia: poiché la consapevolezza e l’intelletto costituiscono soltanto delle sue manifestazioni.
- Unica: poiché è la radice metafisica di tutta la realtà che poi si manifesta nei singoli individui.
- Eterna e indistruttibile: cioè senza inizio né fine.
- Incausata: è una forza libera e cieca, senza un perché e senza uno scopo poiché non ha alcuna meta oltre sé stessa.
Non può esistere un Dio, perché tutte le qualità che gli altri filosofi hanno attribuito a Dio o ad un altro ente superiore, in realtà sono le stesse qualità della volontà che è l’unico assoluto.
Pessimismo
Dolore, piacere e noia
Secondo Schopenhauer la vita è dolore. Infatti volere significa desiderare e desiderare è mancanza di qualcosa, quindi è sofferenza, dolore. E poiché nell’uomo la volontà è più cosciente che negli altri esseri, proprio l’uomo risulta il più bisognoso, destinato a non trovare mai un appagamento definitivo e verace.
Il godimento (fisico) e la gioia (psichica) non sono altro che una cessazione del dolore temporanea e illusoria, perché nessun’oggetto del volere, una volta conseguito, può dare appagamento durevole. Quindi senza dolore non ci può essere piacere, mentre il dolore, identificandosi con il desiderio, che è la struttura stessa della vita, è un dato primario ed esiste indipendentemente dal piacere.
Accanto al dolore, che è una realtà durevole e al piacere che è qualcosa di momentaneo, Schopenhauer pone la noia, che è un qualcosa di momentaneo e avviene quando il possesso disperde l’attrazione, ovvero quando viene meno il desiderio.
“La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra il dolore e la noia, passando attraverso l’intervallo fugace e illusorio del piacere e della gioia”.
Inoltre, per Schopenhauer, tutto soffre (pessimismo cosmico), infatti il dolore non riguarda soltanto l’uomo ma investe ogni creatura: dal fiore che appassisce per mancanza di acqua all’animale ferito, dal bimbo che nasce al vecchio che muore.
Se l’uomo soffre di più rispetto alle altre creature, è semplicemente perché egli, avendo maggiore consapevolezza, è destinato a patire maggiormente l’insoddisfazione dei propri desideri e l’offesa dei dolori.
A questo punto si potrebbe pensare che il sistema schopenhaueriano dia inizio ad un suicidio universale. Invece il filosofo rifiuta e condanna il suicidio per due motivi:
- Perché il suicidio è un atto di forte affermazione della volontà stessa, in quanto il suicida vuole la vita ed è solo malcontento delle condizioni che gli sono toccate.
- Perché il suicidio sopprime soltanto una manifestazione fenomenica della volontà di vivere e lascia intatta la cosa in sé, la quale, se muore in un individuo, rinasce in mille altri.
Pertanto, secondo Schopenhauer, la vera risposta al dolore del mondo non consiste nel suicidio, ma nella liberazione della stessa volontà di vivere: la noluntas, che è la negazione della volontà.
Per liberarsi dal dolore Schopenhauer identifica tre momenti essenziali: l’arte, la morale o etica della pietà e l’ascesi.
L’arte sottrae l’individuo al desiderio e ai bisogni quotidiani, offrendogli un appagamento. Grazie ad essa l’uomo contempla la vita andando al di sopra della volontà del dolore e del tempo. Le arti possono essere: la musica, la scultura, la pittura, la poesia, ecc…
Ma la funzione liberatrice dell’arte è temporanea, costituisce un conforto alla vita, quando essa cessa il pensiero torna alla sofferenza.
Secondo Schopenhauer la morale è vista come compassione del prossimo, ovvero un sentimento di pietà attraverso cui avvertiamo come nostre le sofferenze degli altri e immedesimandosi in queste ci allontaniamo dalle nostre sofferenze.
Siccome la morale ha dei limiti, Schopenhauer introduce l’ascesi, cioè estirpare il proprio desiderio di esistere, di godere e di volere, rinunciando ai piaceri. Il digiuno, l’umiltà, la povertà e il sacrificio sono manifestazione della castità perfetta e forme dell’ascesi.
Il cammino verso la salvezza dà inizio al nirvana buddista, l’esperienza del nulla, che è la negazione del mondo stesso.
L’illusione dell’amore
Secondo Schopenhauer l’amore è uno dei più forti stimoli dell’esistenza. Il genio dell’eros. Il fine dell’amore è solo l’accoppiamento per perpetuare la vita della specie, allora non c’è amore senza sessualità.
L’unico amore non è quello generativo dell’eros ma quello disinteressato della pietà.
Seconda guerra mondiale
La mondializzazione del conflitto
L’attacco all’URSS: Il “piano Barbarossa”
Alla metà del 1941 due avvenimenti segnarono una svolta decisiva nell’andamento della guerra: l’attacco tedesco all’Unione Sovietica e l’entrata in guerra degli Stati Uniti in seguito all’aggressione giapponese.
Invadendo l’Unione Sovietica e infrangendo il patto di non aggressione del 1939, il nazismo voleva mettere in atto due principali aspirazioni: l’espansionismo verso oriente, ai danni di una popolazione ritenuta inferiore e la lotta contro il comunismo.
Nel giugno del 1941 scattò il piano Barbarossa, nome in codice dell’invasione dell’Unione Sovietica, progettata dall’anno precedente.
Furono impiegate 150 divisioni con oltre 5000 carri armati e più di 3000 aerei; le armate tedesche, affiancate da truppe italiane, rumene, ungheresi, finlandesi e da volontari spagnoli e francesi, giunsero nei Paesi baltici, nell’Ucraina e nella Crimea.
Nonostante l’avanzata tedesca che in soli tre mesi giunse alle porte di Mosca e di Leningrado ponendole sotto assedio, l’esercito sovietico seppe riorganizzarsi, dando vita ad una resistenza accanita, bruciando e distruggendo tutto ciò che non poteva portare con sé nella ritirata.
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Collegamenti: essenza del dolore, tesina
- Filosofia - Arthur Schopenhauer: il dolore.
- Italiano - Ugo Foscolo: Ultime lettere di Jacopo Ortis, Dei Sepolcri, A Zacinto.
- Storia - La mondializzazione del secondo conflitto mondiale.
- Arte - Van Gogh: la sua mentalità inquieta e chiusa, causa del suo dolore.
- Inglese - Thomas Hardy: Immanent will of Schopenhauer.
- Latino - Seneca: dialogi di consolazione, unica via d'uscita dal dolore.