Storie di eroi
Anno scolastico: 2010-2011
Miriam Palumbo VE
Introduzione: chi è l’eroe?
“L'essere intermedio tra gli dei e gli uomini, che interviene nel mondo con imprese eccezionali”. È questa la definizione di eroe del dizionario italiano.
L’eroe è colui che in genere presenta coraggio e astuzia nonché forte valore militare. Combatte per raggiungere il suo obiettivo per il bene della comunità o dei propri cari. Nel corso del tempo, l’eroe si è evoluto, modificato, eliminando alcune peculiarità o risaltandone altre. Ma il dizionario dà anche una seconda definizione: l’eroe è chi sa lottare con generosità fino al cosciente sacrificio di sé per una ragione o un ideale ritenuto valido o giusto.
Ho voluto soffermarmi principalmente su quest’ultimo aspetto. Esistono al giorno d’oggi persone in grado di essere definite eroi? In un mondo dove tutto è commercializzato e omologato, dove i valori sono ormai “fuori moda” o poco “cool”, quali sono i modelli che l’uomo segue e imita? Perché tutti infondo tentiamo di assomigliare al nostro mito, al nostro eroe. Purtroppo per i giovani di oggi non ci sono molte scelte. I mass-media ci mostrano persone valorizzate per il loro aspetto e non per la loro etica o morale. Per come si vestono o si trattano e non per le loro azioni o i loro modi di pensare. E i giovani, di rimando, si comportano allo stesso modo.
È possibile quindi trovare un eroe? Risponderò a questa domanda analizzando quelli che per me, o per molti, sono stati esempi e modelli che hanno segnato un intera generazione e hanno lasciato il segno nel corso della storia.
Indice
- Storia: Martin Luter King
- Giovanni XXIII
- Gino Strada
- Contesto storico: anni 60
- Fisica: Albert Einstein
- Effetto fotoelettrico
- Geografia: Neil Armstrong, il primo uomo sulla Luna
- La Luna
- Italiano: Gabriele D’annunzio
- Il piacere e Il trionfo della morte
- Il Neorealismo
- Peppe Fenoglio: Il partigiano Johnny
- Il Neorealismo cinematografico: Roma città aperta
- Inglese: Oscar Wilde
- The picture of Dorian Gray
- Filosofia: Il superuomo di Nietzsche
Gli eroi che hanno segnato il corso della storia umana, sono davvero tanti, così tanti che sarebbe difficile ricordarseli tutti. Nonostante ciò, pochi sono coloro che si sono distinti per i loro ideali e per il loro credo e hanno combattuto per salvaguardarli o ripristinarli senza utilizzare mezzi radicalmente violenti e aggressivi. Tra questi spicca sicuramente Martin Luter King che, con il metodo della non violenza di Ghandi, è riuscito a eliminare ogni pregiudizio razziale nei confronti della razza nera e ad ottenere i diritti civili per il popolo nero. Nell’ambito ecclesiastico figura importante è stata Giovanni XXIII, detto il “Papa Buono”, che con le sue riforme ha avvicinato la Chiesa al popolo, svecchiandola di alcune “abitudini” che la rendevano troppo lontana e tradizionalista. Infine, uno sguardo alla contemporaneità e a figure presenti e vicine all’eroismo moderno, mi riferisco a Gino Strada, un eroe attuale che nella sua battaglia contro la guerra e le mine antiuomo, riesce a salvare milioni di persone.
Storia
Martin Luter King
“Free at last, they took your life
They could not take your pride”
“Libero infine, ti han tolto la vita
Non sapevano come toglierti l'orgoglio” Pride U2
Unanimemente riconosciuto apostolo della resistenza non violenta, eroe e paladino dei reietti e degli emarginati, “redentore dalla faccia nera”, Martin Luther King si è sempre esposto in prima linea affinché fosse abbattuta nella realtà americana degli anni cinquanta e sessanta ogni sorta di pregiudizio etnico. È stato il più giovane Premio Nobel per la pace della storia e ricordato ancora da molti con onore e riconoscenza.
Martin Luther King nacque il 15 gennaio 1929, ad Atlanta, in Georgia con il nome di Michael King. Il suo nome si è poi mutato in quello che tutti conosciamo, quando il padre, durante i suoi viaggi, è rimasto affascinato dalla figura di Martin Lutero e ha deciso di cambiare il suo nome e quello del figlio in Martin Luther. Fin dall'infanzia Martin Luther King ha dovuto subire i soprusi di una società razzista.
Movimento per i Diritti Civili
La scintilla che dà inizio al movimento per i Diritti Civili scocca a Montgomery, apparentemente per un banale incidente. Sugli autobus della città le prime tre file di posti sono riservate ai bianchi, le altre possono essere occupate da neri solo se non ci sono bianchi in piedi. Un giorno però un'impiegata nera, Rosa Parks, seduta dietro i posti riservati ai bianchi, rifiuta di alzarsi e cedere il posto, quando salgono alcuni viaggiatori bianchi: viene arrestata e portata in carcere. La notizia si diffonde rapidamente, gli esponenti e i pastori della comunità nera, tra i quali c’è anche Martin Luter King, s'incontrano e decidono subito di boicottare i mezzi pubblici di trasporto: propongono ai neri di non prendere più l'autobus e di recarsi al lavoro a piedi o con altro mezzo. La mattina seguente tutti i neri vanno a lavorare a piedi, a dorso di un mulo, su carri. Il boicottaggio dura un anno e il movimento ottiene la sua prima vittoria: l'abolizione della segregazione sui mezzi pubblici di trasporto.
Da allora King continua a partecipare a manifestazioni di massa e raduni, venendo spesso arrestato o subendo attentati. Ma ogni volta si rafforza il suo impegno per la giustizia e il suo coraggio di lottare. Il movimento si estende ben presto a tutti gli Stati Uniti. Il pellegrinaggio di preghiera a Washington del 17 maggio 1957 per il pieno diritto di voto ai neri è una delle manifestazioni più importanti. Il 28 agosto arriva a Washington la marcia dei 250 mila, che verrà poi chiamata “marcia della libertà”, per chiedere l'approvazione della legge sulla parità dei diritti civili per bianchi e neri. Le telecamere di tutto il mondo sono puntate sulla marea di bianchi e di neri che cantano e pregano intorno al monumento a Lincoln. La legge viene approvata il 10 febbraio 1964. Quella marcia pacifista e la figura di Martin Luther King hanno risonanza in tutto il mondo e le sue predicazioni e i suoi scritti vengono tradotti e letti in molti Paesi, tanto che riesce a ottenere, infine, il Premio Nobel per la Pace.
Il 6 aprile del 1964 King viene colpito da un colpo di fucile di precisione alla testa. Al funerale sono migliaia le persone d'ogni ceto e razza. Durante il rito, celebrato dal vecchio padre di Martin Luther King, risuonano nel silenzio della chiesa battista di Ebenezer le parole d'una sua predicazione registrate su nastro:
«Se qualcuno di voi sarà qui nel giorno della mia morte, sappia che non voglio un grande funerale. E se incaricherete qualcuno di pronunciare un'orazione funebre, raccomandategli che non sia troppo lunga. Ditegli di non parlare del mio premio Nobel, perché non ha importanza... Dica che una voce gridò nel deserto per la giustizia. Dica che ho tentato di spendere la mia vita per vestire gl'ignudi, per nutrire gli affamati, che ho tentato di amare e servire l'umanità».
Il pensiero
Vedeva l'egoismo come un qualcosa di distruttivo per l'essere umano, affermava che chiunque potesse essere grande anche senza istruzione o competenze, bastava un animo gentile; vedeva nel continuo progresso l'assenza dell'animo umano che diventava piccolo di fronte alle sue opere gigantesche, la ricchezza la si poteva ottenere soltanto se la povertà cessasse di esistere.
Affermava che chi non fosse pronto a morire per un qualcosa in cui crede non possa essere “pronto a vivere” e che le qualità di un uomo si mostrano solo quando deve affrontare una situazione difficile, solo il coraggio poteva vincere la paura.
Il pensiero di M. L. King si espresse criticamente, sia verso il capitalismo selvaggio sia verso il socialismo reale, realizzato in URSS ed in altri paesi. King sostiene nei suoi sermoni, la necessità di riconoscere il bene e il male in entrambi i sistemi economici che si fronteggiavano durante la guerra fredda. Lui descrisse come il capitalismo è fonte di libertà e ricchezza per l'uomo ma al tempo stesso fonte d'impoverimento spirituale perché produce materialismo e consumismo sfrenato, così come il comunismo sovietico è nato da giuste esigenze di eguaglianza, ma distrugge la libertà individuale e annienta l'uomo con i suoi mezzi crudeli e aberranti. M. L. King credeva nel sogno della fratellanza umana tra i popoli della Terra, nella cosiddetta “beloved community” (comunità d'amore) che era ai suoi occhi la “sintesi creativa” della tesi (capitalismo) e dell'antitesi (comunismo), motivata da una profonda fede in Gesù Cristo.
I have a dream
Celeberrimo è rimasto il discorso che Martin Luther King tenne il 28 agosto 1963 durante la marcia per il lavoro e la libertà davanti al Lincoln Memorial di Washington e nel quale pronunciò più volte la fatidica frase “I have a dream” (Io ho un sogno) che sottintendeva la (spasmodica) attesa che egli coltivava, assieme a molte altre persone, perché ogni uomo venisse riconosciuto uguale ad ogni altro, con gli stessi diritti e le stesse prerogative.
«Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho un sogno, oggi!»
Martin Luther King parla alla folla
«E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho un sogno. […] Io ho un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.
Io ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell'arroganza dell'ingiustizia, colmo dell'arroganza dell'oppressione, si trasformerà in un'oasi di libertà e giustizia.
Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho un sogno, oggi!
Io ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E' questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud. Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.
Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l'America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.
Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York.
Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.
Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.
Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.
Ma non soltanto.
Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.
Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.
Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.
E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: “Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente».
Giovanni XXIII
“Ognuno può diventare papa. La prova di ciò è che io lo sono diventato.”
Giovanni XXIII è stato il 261º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica. Fu eletto papa il 28 ottobre 1958 ed in meno di cinque anni di pontificato riuscì ad avviare il rinnovato impulso evangelizzatore della Chiesa Universale. È ricordato con l'appellativo di «Papa buono» ed è stato beatificato da papa Giovanni Paolo II il 3 settembre 2000.
Anche prima di diventare Papa ha compiuto viaggi di apostolato ed evangelizzazione in zone in cui i rapporti con la Chiesa Cattolica erano ormai tesi, come in Bulgaria, in Turchia e Grecia e durante la Seconda Guerra Mondiale è ricordato in particolare per i suoi interventi a favore degli ebrei in fuga dagli stati europei occupati dai nazisti. Ma la svolta si ebbe soltanto nel suo pontificato.
Secondo alcuni analisti sarebbe stato scelto principalmente per un'unica ragione: la sua età. Dopo il lungo pontificato del suo predecessore, i cardinali avrebbero perciò scelto un uomo che presumevano, per via della sua età avanzata sarebbe stato un Papa di «transizione». Ciò che giunse inaspettato fu il fatto che il calore umano, il buon umore e la gentilezza di Giovanni XXIII, oltre alla sua esperienza diplomatica, conquistarono l'affetto di tutto il mondo cattolico e la stima dei non cattolici, in un modo che i suoi predecessori non avevano mai ottenuto. Fin dal momento della scelta del nome, molti cardinali si accorsero che Angelo Giuseppe Roncalli (il suo nome originario) non era ciò che loro si aspettavano, infatti Giovanni era un nome che nessun papa adottava da secoli e nella storia c'era stato un antipapa di nome Giovanni XXIII.
Il suo pontificato fu segnato da episodi indelebilmente registrati dalla memoria popolare, oltre che da un'aneddotica celeberrima e vastissima. I suoi «fuori programma», talvolta strepitosamente coinvolgenti, riempirono quel vuoto di contatto con il popolo che le precedenti figure pontificie avevano accuratamente preservato.
Per il primo Natale da Papa visitò i bambini malati dell'ospedale romano Bambin Gesù, ove benedisse i piccoli, alcuni dei quali lo avevano scambiato per Babbo Natale. Il giorno di santo Stefano visitò i carcerati nella prigione romana di Regina Coeli, dicendo loro: «Non potete venire da me, così io vengo da voi.». Memorabilmente, accarezzò il capo del recluso che, disperato, inaspettatamente gli si buttò ai piedi domandandogli se “le parole di speranza che lei ha pronunciato valgono anche per me”.
Inoltre, dopo solo tre mesi di pontificato, il papa annunciò la convocazione del Concilio Vaticano II, destinato ad innovare profondamente la vita della Chiesa. Durante il concilio furono creati il sinodo dei vescovi, la Conferenza episcopale Italiana e il collegio dei cardinali. La riforma liturgica consistette nell’abbandono definitivo del latino e l’introduzione delle lingue parlate dalla gente per avvicinarsi ulteriormente, al popolo. Infine ci fu una forte apertura con le altre chiese, in particolar modo con il pastore David J. Du Plessis, ministro pentecostale della Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio.
Morì il 3 giugno del 1963 a causa di un tumore allo stomaco. «Perché piangere? È un momento di gioia questo, un momento di gloria» furono le sue ultime parole rivolte al suo segretario, Loris Francesco Capovilla.
Il discorso della Luna
Uno dei più celebri discorsi di papa Giovanni, forse una delle allocuzioni in assoluto più celebri della storia della Chiesa, è quello che ormai si conosce come «il discorso della Luna». L'11 ottobre 1962, in occasione della serata di apertura del Concilio, piazza San Pietro era gremita di fedeli che a gran voce chiamavano il Papa ad affacciarsi, cosa che non si sarebbe mai immaginata possibile richiedere al papa precedente, Roncalli, davvero si sporse e pronunciò queste parole:
“Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una sola, ma riassume tutte le voci del mondo; e qui di fatto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera… Osservatela in alto, a guardare questo spettacolo… Noi chiudiamo una grande giornata di pace… Sì, di pace: ‘Gloria a Dio, e pace agli uomini di buona volontà’.
Se domandassi, se potessi chiedere ora a ciascuno: voi da che parte venite? I figli di Roma, che sono qui specialmente rappresentati, risponderebbero: ah, noi siamo i figli più vicini, e voi siete il nostro vescovo. Ebbene, figlioli di Roma, voi sentite veramente di rappresentare la ‘Roma caput mundi’, la capitale del mondo, così come per disegno della Provvidenza è stata chiamata ad essere attraverso i secoli.
La mia persona conta niente: è un fratello che parla a voi, un fratello divenuto padre per volontà di Nostro Signore… Continuiamo dunque a volerci bene, a volerci bene così; guardandoci così nell’incontro: cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte, se c’è, qualche cosa che ci può tenere un po’ in difficoltà… Tornando a casa, troverete i bambini. Date loro una carezza e dite: “
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Storia
Gli anni '60
Fisica
Albert Einstein (l'effetto fotoelettrico)
Geografia
La Luna
Italiano
Gabriele D'Annunzio (Il piacere); il Neorealismo (Beppe Fenoglio e Il partigiano Johnny); il Neorealismo cinematografico (Roma città aperta)
Inglese
Oscar Wilde (The Picture of Dorian Gray)
Filosofia
Friedrich Nietzsche (il superuomo)