Estratto del documento

Istituto professionale per l’agricoltura e l’ambiente

Sara Cescatti

Le erbe in Trentino

Erbe officinali e commestibili

Coltivate e da raccolta spontanea

Insegnante relatore: Franco Frisanco

A.s. 2013-14 1

“Preserve your memories,

they're all that's left you.”

Simon and Garfunkel - Bookends

Indice 2

1. Premessa

2. Abstract

3. Introduzione

1.1. Cenni storici

1.2. Definizioni

1.3. Piante “utili” e piante “dannose”

1.4. Eventuali rischi ed effetti collaterali

2. Piante officinali coltivate

2.1. Perché coltivare le piante officinali

2.2. Situazione in Trentino

2.3. Principali principi attivi

2.4. Coltivazione

2.5. Raccolta

2.6. Trattamenti post-raccolta e metodi di conservazione

2.7. Metodi di estrazione dei principi attivi

2.8. Prodotti ottenibili

1.1. Ad ogni disturbo la propria pianta

3. Raccolta spontanea

3.1. Utilizzi principali

3.2. Rischi

3.3. Perdita di tradizioni

3.4. Possibili azioni per far riconoscere i vecchi usi delle erbe

3.5. Salvaguardia del territorio

4. Marchio TrentinoErbe

4.1. Di cosa si tratta

4.2. Leggi e decreti

4.3. Disciplinare di produzione

4.4. Obblighi e controlli

4.5. Utilizzazioni del marchio

5. Principali specie

6. Fonti Premessa 3

Da sempre l’uomo ha utilizzato le erbe officinali per giovare alla propria salute e al proprio benessere in vari modi: uso interno tramite l’ingestione di varie parti di essa o uso esterno tramite applicazioni.

Già con l’uomo primitivo si sono tramandate queste tradizioni, tradizioni che in parte sono arrivate fino a noi e che tuttora vengono usate, magari in modalità perfezionate.

Durante il corso della storia le erbe hanno sempre costituito un punto fondamentale della cultura popolare e contadina nonostante i “periodi bui” della caduta in disuso delle tradizioni legate ad esse come l’abbandono delle campagne e delle montagne del secolo scorso.

Infatti, è solo negli ultimi decenni che le piante aromatiche e officinali sono ritornate di grande attualità grazie all’interesse sempre maggiore di persone che ritornano a scoprire vecchie tradizioni o semplicemente perché vogliono avvicinarsi ad un mondo più salubre e genuino.

Tuttavia ai giorni nostri si è presentato un problema a riguardo: se da una parte si stanno riscoprendo le sane abitudini di un tempo, dall’altra si sta verificando un fenomeno di sfruttamento dell’ambiente di raccolta, poiché nell’uomo moderno si è sviluppata una visione di consumismo e sfruttamento delle risorse naturali.

Il lavoro svolto di seguito ha così l’obiettivo di far riscoprire le tradizioni tipiche della gente rurale, ma salvaguardando pur sempre il territorio nel quale le specie si trovano facendo aumentare la consapevolezza che l’uomo è solo un “ospite” dell’ambiente e non il padrone di esso.

Questo lavoro svolto è molto significativo per me poiché fin da piccola, mio padre mi ha avvicinato al mondo naturale attraverso la raccolta delle erbe in montagna, tradizione a mio parere molto importante perché parte della nostra storia trentina. Sarebbe un peccato se venisse messa nel dimenticatoio.

In passato le erbe conosciute erano circa 2000 mentre adesso la tradizione si è ridotta a poco più di 30 specie. Alcune erbe sarebbero molto comuni sul territorio ma le conoscenze per la loro raccolta, che i nostri avi ci tramandavano, sono andate scomparendo. 4

Abstract

Das Thema meiner Abschlussarbeit sind die Heilkräuter. Die wilden Kräuter der Natur, Heilkräuter und Heilpflanzen, waren für eine lange Zeit das Einzige, das der Mensch gegen Krankheiten und bei Wunden und Verletzungen einsetzen konnte. Die Verwendung von Pflanzen zur Heilung hat eine lange Geschichte.

Man fand in Tirol den allseits bekannten Ötzi (3300 v. Chr.), in dessen Magen fand man ein antiseptisches Moos, das als Sphagnum imbhcatum bekannt ist, und er trug einen kleinen Lederbeutel voller Heilkräuter bei sich. Man nimmt an, dass diese Kräuter eine spirituelle Verwendung hatten, da die Kräuterkunde immer schon mit Mystik und Magie verflochten war. Die Menschen lernten sehr schnell, die Heilkräfte der verschiedenen Kräuter zu erkennen und anzuwenden. Dieses Wissen wurde von Generation zu Generation weitergegeben.

Einige Kräuter wie z. B. die Kamille, der Salbei, das Johanniskraut oder die Pfefferminze, verkörpern auch heute weiterhin die "Apotheke" der normalen Bürger. Mein Vater hat mich schon als kleines Mädchen während unserer Spaziergänge mit der Natur der Heilkräuter vertraut gemacht. 5

Introduzione

Cenni storici

L’uso delle erbe come metodo per curarsi è un sistema usato fin dalla notte dei tempi.

Infatti già nella preistoria l’uomo raccoglieva le erbe, a volte in modo casuale dopo averne sperimentato gli effetti non sempre benevoli.

Spesso la raccolta di queste erbe era a scopo di cibarsene, ma non raramente la raccolta era legata al culto di riti magici e religiosi correlati alla natura, visto il forte legame che legava l’uomo a quest’ultima.

La raccolta di piante per scopi religiosi o magici era permessa solo a persone con un ruolo particolare all’interno delle società dell’epoca, come sciamani o druidi, eredi di tradizioni tramandate a voce; la raccolta doveva inoltre avvenire in determinati giorni a seconda delle varie credenze, come ad esempio la posizione degli astri.

Nel Nord Europa i Druidi, supremi custodi dei riti celtici, veneravano il trifoglio, da loro ritenuto sacro.

In Irlanda, si credeva che fosse il cibo prediletto degli elfi che, secondo la leggenda, si mostravano solo a chi portasse in mano o sul capo il quadrifoglio.

Spesso si credeva che le piante avessero un significato simbolico e sacro, legato a varie leggende e miti.

In Cina, così come in molte altre culture orientali, la fitoterapia e l’erboristeria ricoprono tutt’ora un ruolo molto importante.

Presso gli antichi Sassoni l’ortica fu associata a Thor, il dio del Tuono: si dice che posando le ortiche sul tetto della casa prima del temporale, si potessero indirizzare i fulmini verso la terra e non sulla propria abitazione.

Nell’estremo oriente sono ancora molto legati alle tradizioni e alle credenze religiose o ai miti di un tempo anche perché la loro è una cultura che vive attraverso le epoche.

Infatti già nel III millennio a.C. venne scritto il Grande erbario cinese, scritto secondo la leggenda dall’imperatore Yan che pare abbia assaggiato lui stesso le piante per valutarne i benefici.

Il Grande erbario cinese contiene circa 365 medicamenti a base di erbe, minerali e animali, compreso il tè, usato in passato perché si credeva che combattesse il veleno, oggi usato come antiossidante e considerato nelle credenze cinesi come l’elisir chiave della giovinezza. 6

Anche nella zona del Nord Africa, le regioni affacciate sul Mediterraneo, l’uso delle piante o delle essenze vegetali era molto diffuso.

Anche qui la cultura dell’impiego di parti vegetali è molto antica, addirittura di più di 1500 anni prima di Cristo.

Si ritiene però che questi utilizzi fossero più comuni non come usi alimentari ma come usi cosmetici, secondo ritrovamenti in tombe e sarcofaghi.

Infatti sono stati ritrovati dei testi molto antichi dove venivano riportate indicazioni non solo magiche ma anche mediche, con ingredienti che vengono utilizzati tutt’oggi dalla fitoterapia moderna per le loro proprietà.

La calendula

Secondo la mitologia greca, Afrodite, dea della bellezza, quando venne privata dell’amore di Adone scoppiò in lacrime e pianse a lungo, quando le sue lacrime sacre toccavano terra si trasformavano in fiori di calendula.

Dall’antica Grecia le nozioni sugli usi di erbe e piante sono arrivate sino a noi non solo tramite tradizione orale ma anche tramite trattati.

Le piante venivano usate a scopo medicamentoso e Ippocrate, padre della medicina occidentale, studiò per l’appunto i rimedi vegetali per combattere varie malattie e disturbi.

Tuttavia anche nella cultura greca le proprietà delle erbe e delle piante erano legate ai miti degli eroi e degli dei. Infatti la gente del popolo si recava presso i templi per farsi curare dai sacerdoti con la benevolenza degli dei; ecco perché le piante con proprietà curative hanno acquisito un significato “magico e oracolare”.

Altre piante invece hanno acquisito il loro nome attuale proprio per l’uso che gli eroi ne facevano oppure il loro nome derivava proprio dal mito che le vedeva protagoniste.

L’Achillea

Il suo nome deriva dall’eroe greco Achille (Achilleus in greco). Plinio scrive così: "Anche Achille, il pupillo di Chirone, scoprì una pianta che guarisce le ferite (che per ciò è chiamata Achilleos) e dicono che la usò per risanare le proprie ferite”.

Spesso il nome derivava, molto semplicemente da caratteristiche proprie della pianta (es: Il nome Calendula deriva dal latino Calendae, ovvero “primo giorno del mese”, proprio perché fiorisce una volta al mese).

Calendula officinalis (foto Sara Cescatti) 7

I Romani invece svilupparono i loro interessi nei confronti delle piante soprattutto per uso cosmetico di profumi e unguenti, data l’elevata importanza che aveva la cura del corpo.

Proprio dell’antica Roma era Galeno, medico del II secolo d.C. che inventò i “preparati galenici”, tutt’ora così chiamati, cioè delle soluzioni di alcool, acqua o aceto con lo scopo di estrarre i principi attivi.

Dopo la caduta dell’Impero romano si ebbe un decadimento generale, compreso quello dell’uso delle erbe e il passaggio di tradizioni legate ad esse.

Solo nei monasteri, gli unici luoghi “sicuri” dell’epoca, si tramandarono queste conoscenze e se ne svilupparono altre grazie a monaci e amanuensi. Infatti i monaci possedevano orti e piccoli appezzamenti chiamati dei “semplici”, necessari per la coltivazione delle erbe che poi venivano raccolte ed essiccate e usarono il sistema di distillazione arabo per l’estrazione di oli essenziali e la preparazione di unguenti.

Le piante ricominciarono a essere classificate in libri e testi insieme alle caratteristiche terapeutiche e gli appezzamenti dei “semplici” diventarono degli orti botanici.

Nell’XI secolo a Salerno nacque la Scuola Salernitana, nata secondo la leggenda dall’incontro di un cristiano, un greco, un ebreo e un arabo che avrebbero unito le loro conoscenze formando la prima scuola di medicina. Molto probabilmente la leggenda si basa sulla posizione strategica di Salerno nel mondo allora conosciuto.

Orto "dei semplici" di Palazzo Eccheli-Baisi a Brentonico (foto Sara Cescatti) 8

Immagini tratte dal libro “De Ornatu Mulierum” di Trotula De Ruggiero, prima e più importante medico donna della Scuola salernitana.

In seguito nel Rinascimento si ricominciò ad interessarsi sempre più delle erbe e dei sistemi curativi a base di prodotti vegetali anche a seguito dell’introduzione di nuove specie sconosciute nel mondo occidentale. Infatti l’incremento dei commerci verso i paesi dell’oriente, come India e Cina, e la scoperta del “nuovo mondo”, permise di aumentare la possibilità di utilizzo di nuove piante e di scoprire anche nuovi metodi.

Tra la fine dell‘800 e l’inizio del ‘900 è da ricordare il medico inglese Edward Bach, famoso per le sue teorie in campo erboristico note come “i fiori di Bach”.

Egli sosteneva che la terapia erboristica dovesse essere semplice e accessibile a tutti, poiché i primi medici siamo noi stessi e ognuno di noi è in grado di compiere un’autodiagnosi.

La fitoterapia di Bach si basava sul concetto che un sintomo fosse la manifestazione fisica di sentimenti ed emozioni e di caratteri della personalità.

L’echinacea: pianta coltivata solo in Nord America, luogo di cui è originaria.

Sulla base di tali concetti Bach identificò 38 fiori, corrispondenti ad altrettanti tipi di emozione, la cui «energia» è in grado trasformare l’emozione negativa in positiva.

L’uso delle piante è poi diminuito nel corso dei secoli anche per il fatto che molti principi attivi, una volta estratti dalle piante, si sono ricreati chimicamente in laboratorio.

Tuttavia l’uso delle erbe a scopo curativo non è scomparso del tutto sia per il fatto che alcuni principi attivi possono essere estratti solo dalla matrice organica di base sia per il fatto che sempre più persone si avvicinano al mondo naturale riscoprendo i principi attivi naturalmente contenuti nelle erbe. In passato non si era certi della concentrazione dei principi attivi poiché questa varia in base all’esposizione, al momento di raccolta, … e perciò la relazione dose-effetto non era conosciuta. Oggi la fitoterapia moderna è in grado di quantificare la relazione dose-effetto creando dei prodotti sicuri ed efficaci. 9

Definizioni

Le piante officinali in genere vengono divise in tre grandi sottogruppi che sono le piante medicinali, le piante aromatiche e le piante cosiddette da profumo.

Nonostante queste tre categorie generali non è detto che una pianta non possa rientrare in due categorie o addirittura in tutte e tre.

(Mentha sp.)

Es: la menta può essere usata in cucina per il suo profumo e sapore fresco e appetibile oppure per aromatizzare sciroppi o liquori; in farmacopea o fitoterapia l’olio essenziale viene estratto per le sue proprietà rinfrescanti, decongestionanti e digerenti; l’olio essenziale può anche essere usato dall’industria cosmetica per creare prodotti di bellezza o deodoranti.

Spesso il termine officinale e medicinale vengono usati come termini simili o addirittura uguali compiendo un errore.

Mentha x piperita (foto Sara Cescatti)

Infatti il termine officinale viene usato in ambiti legali, mentre medicinale, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) “è un organismo vegetale che contiene in uno dei suoi organi sostanze che possono essere utilizzate a fini terapeutici o che sono i precursori di emisintesi di specie farmaceutiche”, cioè sostanze con la proprietà di ristabilire o correggere alcune funzioni biologiche.

Le piante aromatiche sono quelle che contengono sostanze odorose gradevoli e ricche di oli essenziali usate per rendere più appetibili i piatti e per aromatizzare liquori o sciroppi. 10

Nelle piante aromatiche sono incluse le spezie, cioè specie vegetali esotiche usate per le loro proprietà organolettiche e per le proprietà stimolanti, stomachiche, aromatiche, insetticide, correttive di odore e sapore.

Le piante dette da profumo sono quelle usate per l’estrazione di essenze odorose a scopo cosmetico.

(Lavandula sp.)

Le parti vegetali solitamente più usate sono i fiori come ad esempio la lavanda e il gelsomino (Jasminum spp.).

Un’altra categoria non citata prima è quella delle specie usate come coloranti naturali a scopo alimentare o per l’industria tessile, un uso ormai caduto in disuso ma molto importante per il passato.

Del campeggio (Haematoxylum campechianum - foto a sinistra) viene utilizzata la corteccia triturata grossolanamente (foto a destra) come tinta per i tessuti per ottenere un colore rosso intenso.

È importante definire il termine droga come il prodotto di origine vegetale (una parte o tutta la pianta) importante per la sua attività biologica.

Le droghe si dividono in:

  • Droghe organizzate, cioè costituite da elementi cellulari generalmente organizzati in tessuti.
  • Droghe non organizzate, cioè costituite dal prodotto dell’attività di tessuti o da estratti semplici più o meno modificati.

N.B.: quando si definisce una droga è importante l’identificazione della specie botanica e della parte di pianta da cui si ricava. 11

Piante utili e piante dannose

In realtà non esiste una classificazione di piante utili e piante dannose poiché il loro fattore di rischio o di utilità è determinato dall’uso più o meno corretto che ne facciamo.

Esempi:

La camomilla (Matricaria chamomilla) è la pianta calmante per antonomasia e tutti ne conoscono gli effetti.

Vengono utilizzati i capolini in infusione in acqua calda per estrarre i principi attivi. Tuttavia se viene lasciata in infusione per un tempo maggiore a quello indicato l’effetto sarà quello opposto cioè si avrà un senso di irrequietezza.

Se assunta a dosi elevate per un lungo periodo di tempo può portare a effetti ben più gravi.

Il tasso (Taxus baccata) è una pianta altamente tossica in tutte le sue parti per l’elevata concentrazione di alcaloidi, in particolare la tassina, tranne per il caso dell’arillo, la parte carnosa di colore rosso che riveste il seme.

Nonostante sia una delle piante più tossiche presenti sul territorio italiano è tuttavia la pianta maggiormente usata per l’estrazione proprio degli alcaloidi per uso chemioterapico. 12

La coca (Erythroxylum coca) è la pianta da cui si ricava un alcaloide che, se lavorato, è noto per i suoi effetti psicoattivi, cioè la cocaina.

Anteprima
Vedrai una selezione di 20 pagine su 95
Erbe in Trentino, tesina Pag. 1 Erbe in Trentino, tesina Pag. 2
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Erbe in Trentino, tesina Pag. 6
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Erbe in Trentino, tesina Pag. 11
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Erbe in Trentino, tesina Pag. 16
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Erbe in Trentino, tesina Pag. 21
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Erbe in Trentino, tesina Pag. 26
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Erbe in Trentino, tesina Pag. 31
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Erbe in Trentino, tesina Pag. 36
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Erbe in Trentino, tesina Pag. 41
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Erbe in Trentino, tesina Pag. 46
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Erbe in Trentino, tesina Pag. 51
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Erbe in Trentino, tesina Pag. 56
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Erbe in Trentino, tesina Pag. 61
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Erbe in Trentino, tesina Pag. 66
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Erbe in Trentino, tesina Pag. 71
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Erbe in Trentino, tesina Pag. 76
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Erbe in Trentino, tesina Pag. 81
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Erbe in Trentino, tesina Pag. 86
Anteprima di 20 pagg. su 95.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Erbe in Trentino, tesina Pag. 91
1 su 95
Sintesi

Introduzione erbe in Trentino, tesina

Da sempre l’uomo ha utilizzato le erbe per giovare alla propria salute e al proprio benessere in vari modi: uso interno tramite l’ingestione di varie parti di essa o uso esterno tramite applicazioni.

Già con l’uomo primitivo si sono tramandate queste tradizioni, tradizioni che in parte sono arrivate fino a noi e che tuttora vengono usate, magari in modalità perfezionate.

Durante il corso della storia le erbe hanno sempre costituito un punto fondamentale della cultura popolare e contadina nonostante i “periodi bui” della caduta in disuso delle tradizioni legate ad esse come l’abbandono delle campagne e delle montagne del secolo scorso.

Infatti, è solo negli ultimi decenni che le piante aromatiche e officinali sono ritornate di grande attualità grazie all’interesse sempre maggiore di persone che ritornano a scoprire vecchie tradizioni o semplicemente perché vogliono avvicinarsi ad un mondo più salubre e genuino.

D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi