Quando gli immigrati eravamo noi
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L’Italia e “The American Dream”
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Storia dall’emigrazione italiana alla crisi del ’29
La nascita e il tramonto del sogno americano
- Luci ed ombre
Pedagogia: Maria Montessori
Dall’Italia all’America, la storia di chi ce l’ha fatta
Inglese: “The Roaring Twenties”
The Great Gatsby and the other face of The American Dream
Italiano: Pascoli - Italy
L’abbandono del nido
- Il ritorno alla terra d’origine
“Se c’è qualcuno lì fuori che dubita ancora che l’America sia un luogo dove tutto è possibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri fondatori sia vivo tutt’oggi, che ancora mette in dubbio il potere della nostra democrazia, stanotte è la vostra risposta”. 4 novembre 2008, Chicago
Barack Obama
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Ho scelto “Il sogno americano” come tema per la mia tesina poiché l’America, e in particolare gli Stati Uniti rappresentano un sogno per me stessa, la speranza di un futuro migliore di quello che sicuramente potrei avere in Italia.
Dal momento che sento di appartenere più all’America che al nostro Paese, seppur sono nata e cresciuta qui, ho deciso di ricercare quali sono stati i motivi che hanno spinto i nostri nonni o forse generazioni ancora più anziane, ad attraversare un Oceano, esponendosi a rischi e al pericolo di non approdare mai nella terra “where everything is possible”.
Mi sono chiesta se l’America dei film, è stata la stessa che i nostri connazionali emigrati si sono trovati davanti, se per loro è stato facile inserirsi in una nazione che celebra la libertà e il diritto al benessere (“The pursuit of happiness”) tra i principi alla base della Dichiarazione d’Indipendenza ma allo stesso tempo nasconde giochi di potere e innumerevoli ipocrisie.
In questa tesina ho ripercorso attraverso la storia, la pedagogia e la letteratura italiana e inglese, il “viaggio” concreto o ideale che ha portato gli italiani ad amare ma allo stesso tempo ad odiare gli USA.
Nell’augurio che un giorno, potrà essere il mio viaggio….
“…che tutti gli uomini sono creati uguali; che sono stati dotati dal loro Creatore di taluni diritti inalienabili; che, fra questi diritti, vi sono la vita, la libertà e il perseguimento del benessere. Che per garantire questi diritti, vengono istituiti fra gli uomini dei governi che derivano dal consenso dei governati il loro giusto potere [...] “
Thomas Jefferson
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Storia
La definizione “sogno americano” è comparsa per la prima volta nel 1931 nel libro “The Epic of America”, mentre gli Stati Uniti stavano soffrendo per la grande depressione.
Con tale espressione si intende il sogno di una terra in cui la vita dovrebbe essere migliore, una terra che offre possibilità in base alle proprie capacità.
Esso non è semplicemente un sogno di ricchezza, ma un sogno di ordine sociale in cui ogni uomo e ogni donna deve essere in grado di raggiungere il massimo benessere indipendentemente dalla circostanza fortuita di nascita o di posizione.
Fra il 1880 e il 1915 approdano negli Stati Uniti quattro milioni di italiani, su 9 milioni circa di emigranti che scelsero di attraversare l’Oceano verso le Americhe.
“Mamma dammi cento lire, che in America voglio andar […]” Imploravano una volta i giovanotti meridionali.
In quegli anni, per gli italiani, soprattutto del sud Italia, l’America assunse un significato particolare: più che un luogo geografico rappresentava un sogno, e moltissimi nostri connazionali lo inseguirono convinti che sarebbe stato molto facile realizzarlo.
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Come un contagio, la voglia di migrare colpì un po’ tutti, uomini e donne, adulti e bambini; affascinate dal “sogno” intere popolazioni lasciarono i loro villaggi per affrontare la “grande avventura”.
Gente che non si era mai allontanata, se non di pochi chilometri, dal campanile del paese, affrontò gli oceani per raggiungere la terra sognata.
Una delegazione governativa americana che in quegli anni visitò l’Italia, si sentì accogliere dal sindaco di un paese abruzzese con queste parole:
Vi do il benvenuto a nome di tutti i seimila abitanti della nostra città:
“Tremila di essi sono già in America e gli altri si accingono a partire”.
Inutile dire che questa massa enorme di nuovi arrivati non mancò di creare problemi gravissimi.
Nonostante le città americane avessero fortemente bisogno di braccia a buon mercato per scavare tunnel o per elevare grattacieli, nel contempo non erano assolutamente attrezzate per accogliere un numero così elevato di “ospiti”.
Completamente impreparati ad affrontare il nuovo ambiente, resi ciechi, sordi e muti dall’incapacità di esprimersi in inglese, gli immigrati italiani si trovarono subito alla mercé di coloro che, senza scrupoli, specularono sulla loro pelle.
L’impossibilità di comunicare li costrinse ad unirsi fra loro dando vita a dei veri e propri ghetti nei quali le condizioni di vita sono tuttora difficilmente descrivibili.
La maggior parte degli italiani (più di 500 mila) si stabilì a New York che, essendo una delle città più grandi, offriva maggiori opportunità di lavoro, gli altri si divisero tra Philadelphia, Boston, S. Francisco, Baltimora e New Orleans.
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Gli emigranti italiani non dovevano fare i conti solo con le contingenti difficoltà di vita legate alla quotidianità così precaria, a queste infatti si aggiungeva la ferita, ancor più dolorosa, di essere considerati dalla gente del posto “undesired people”, ovvero persone indesiderate.
Agli italiani, con veniva associata l’immagine di gente “cafona”, un’arretratezza di costumi dovuta alle origini contadine, che non gli avrebbe permesso di integrarsi in un contesto civilizzato e indirizzato al progresso come quello americano.
Si sviluppò quindi lo stereotipo degli italiani considerati delinquenti, sporchi, ignoranti, criminali e mafiosi e, come spesso purtroppo accade, “è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio”.
Ciò fece sì che alcuni nostri connazionali, che si erano visti rifiutati e disprezzati dal tessuto sociale nel quale si trovavano, intraprendessero davvero la strada della criminalità e della delinquenza.
Seppure il sogno americano tanto ambito da noi italiani, sembrava svanire una volta giunti sulle coste d’oltreoceano, con l’avvicinarsi del XX secolo, le grandi personalità dell’industria divennero le nuove icone del Sogno Americano, dato che molti di loro erano arrivati a controllare grandi imprese e immensi capitali pur provenendo da umili condizioni sociali; famosi esempi di ciò si trovano nei capitalisti Andrew Carnegie e John D. Rockefeller.
L’acquisizione di un notevole benessere dimostrava che, avendo talento, intelligenza e costanza nel lavoro, era possibile avere successo nella vita.
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Nuove ondate migratorie verso l’America furono avviate negli anni successivi al primo conflitto mondiale, anni in cui gli italiani, come del resto gli europei in generale, cercavano altre possibilità che permettessero di ricostruire quella vita che era stata loro sottratta.
La guerra scoppiò nel 1914, ma solo nel 1917 gli Stati Uniti entrarono apertamente nello scontro.
Dopo il 1918, con la fine del conflitto, Germania, Francia, Inghilterra, Russia e tutti gli altri paesi del Vecchio Continente si trovarono dinanzi a salatissime perdite economiche e di vite umane.
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Introduzione: emigrati italiani e sogno americano tesina
Per la mia tesina di maturità ho scelto “Il sogno americano” come tema per la mia, poiché l’America, e in particolare gli Stati Uniti rappresentano un sogno per me stessa, la speranza di un futuro migliore di quello che sicuramente potrei avere in Italia. Dal momento che sento di appartenere più all’America che al nostro Paese, seppur sono nata e cresciuta qui, ho deciso di ricercare quali sono stati i motivi che hanno spinto i nostri nonni o forse generazioni ancora più anziane, ad attraversare un Oceano, esponendosi a rischi e al pericolo di non approdare mai nella terra “where everything is possible”. Mi sono chiesta se l’America dei film è stata la stessa che i nostri connazionali emigrati si sono trovati davanti, se per loro è stato facile inserirsi in una nazione che celebra la libertà e il diritto al benessere (“The pursuit of happiness”) tra i principi alla base della Dichiarazione d’Indipendenza, ma allo stesso tempo nasconde giochi di potere e innumerevoli ipocrisie.
In questa tesina ho ripercorso attraverso la storia, la pedagogia e la letteratura italiana e inglese, il “viaggio” concreto o ideale che ha portato gli italiani ad amare ma allo stesso tempo ad odiare gli Stati Uniti.
Nell’augurio che un giorno, potrà essere il mio viaggio.
“…che tutti gli uomini sono creati uguali; che sono stati dotati dal loro Creatore di taluni diritti inalienabili; che, fra questi diritti, vi sono la vita, la libertà e il perseguimento del benessere. Che per garantire questi diritti, vengono istituiti fra gli uomini dei governi che derivano dal consenso dei governati il loro giusto potere [...] “
Thomas Jefferson
Collegamenti
Emigrati italiani e sogno americano tesina
- Storia - "L'emigrazione italiana a partire dal 1870" "I ruggenti anni venti dell'America" "La crisi del '29 e il crollo del sogno americano".
- Pedagogia - Maria Montessori "il simbolo di coloro che ce l'hanno fatta; Come il metodo Montessori ha cambiato l'America".
- Italiano - Pascoli "Italy".
- Inglese - Francis Scott Fitzgerald "The Great Gatsby and the American dream's death".