Estratto del documento

Caterina Zapparoli Classe 5^fs

Indirizzo Linguistico

Esami di Stato – Anno scolastico 2011/2012

“Donne in carriera”

MATERIE TRATTATE:

  • Storia
  • Inglese
  • Francese
  • Storia dell’arte

Manifestazione in occasione della giornata internazionale della donna (8 marzo)

“Chi ha reso l'uomo il giudice esclusivo, se la donna condivide con lui il dono della ragione?” Mary Wollstonecraft

Storia dell’emancipazione femminile

Introduzione

Definire la donna e tracciare un suo percorso storico autonomo nei diversi contesti sociali è una cosa assai difficile, questo perché la subordinazione della donna all'uomo è millenaria e investe non solo la sfera familiare, ma anche quella delle relazioni sociali, politiche ed economiche.

Dunque per un arco di tempo lunghissimo non è stata considerata, né si è considerata, un soggetto autonomo in grado di creare eventi. Per questo è solito dirsi che la storia delle donne sia l'ombra dell'altra storia, quella che troviamo nei libri e i cui protagonisti sono esclusivamente uomini.

Il filo conduttore nella riflessione sulle donne è la constatazione di una disuguaglianza tra i sessi, di una discriminazione fondata sulla diversità biologica che vede il sesso femminile in una condizione di inferiorità rispetto a quello maschile, giudizio che ha origine già in tempi assai remoti.

Questa discriminazione è assai forte anche ai nostri giorni, basta pensare ai luoghi comuni che ancora oggi condizionano il nostro linguaggio e il nostro modo di pensare: “sesso forte/sesso debole; principio attivo maschile/principio passivo femminile, etc.”.

Emancipazione nel mondo (da fine ‘700 al giorno d’oggi)

L'inferiorità biologica, psicologica e sociale delle donne sancita dalla società maschile, poteva essere impugnata solo dalle donne stesse: i due momenti che favoriscono il sorgere di una coscienza femminile sono rappresentati dall'affermarsi della borghesia e del pensiero illuministico e dalla rivoluzione industriale.

Nell'Europa settecentesca, pervasa dalla filosofia illuminista, si possono individuare gli albori di un movimento femminista: la fiducia nella capacità di miglioramento umano, i concetti di ragione e di progresso, di diritto naturale, di realizzazione della personalità favorirono la discussione sulla condizione storica delle donne.

Tuttavia il discorso illuminista sulla donna era in gran parte legato allo studio della sua natura e perciò non interessato alla possibilità di una specifica conoscenza storica.

In seguito la Rivoluzione Francese deluse parecchio le aspettative femminili: infatti le donne ottennero poche conquiste e la loro condizione non subì un miglioramento poiché la rivoluzione rispettò le istituzioni e i valori borghesi e fu fatta quasi esclusivamente dagli uomini.

Nonostante questo, in questo periodo iniziano a diffondersi alcuni movimenti e circoli femminili.

Nel 1789 Olympe de Gouges propose la “Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne” (Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina) con cui rivendicò l’estensione dei diritti naturali dell’uomo alla donna.

Nonostante il moltiplicarsi di tesi a favore del diritto delle donne alla cittadinanza, la Convenzione nel 1793 respinse il progetto della de Gouges, che fu ghigliottinata nello stesso anno.

Nel frattempo in Inghilterra anche Mary Wollstonecraft cercò di intervenire a favore delle donne.

Ella era una femminista, scrittrice e pedagogista, donna ed intellettuale ribelle ad ogni convenzione che aveva osato rivendicare l’uguaglianza delle donne proponendosi, anche nel suo ultimo romanzo lasciato incompiuto, “L’oppressione della donna”.

Nel 1792 Mary Wollstonecraft, convinta che l’educazione fosse fondamentale per la liberazione delle donne e che, educandole, lo Stato avrebbe formato delle mogli, delle madri e delle cittadine migliori, pubblicò il libro “A Vindication of the Rights of Woman” (Rivendicazione dei diritti della donna), considerato come il primo manifesto del femminismo.

Le opere di de Gouges e di Wollstonecraft iniziarono così a diffondersi nei circoli femminili.

L’ultimo periodo della rivoluzione francese fu caratterizzato da una libertà anarchica, ma successivamente la donna ricadde nella schiavitù con la riorganizzazione della società.

Il processo di emancipazione fu ritardato sia dalla Restaurazione che dal “Codice Napoleonico” introdotto da Napoleone I nel 1804, in cui si ribadiva la condizione di inferiorità della donna, che aveva solo la funzione di fare figli.

Il Codice Civile Napoleonico influenzerà a lungo la condizione giuridica delle donne in tutti i Paesi europei in cui sarà preso a modello.

Intorno al 1820 in Francia e in Inghilterra nacquero i circoli socialisti utopici, che sostennero la causa delle donne.

Da essi emerse un’analisi della sottomissione delle donne, soprattutto attraverso i violenti attacchi contro il matrimonio.

Il loro impegno per l’eguaglianza tra i sessi fu sostenuto dalla convinzione di una superiorità morale della donna.

Nonostante i numerosi ostacoli, il processo di emancipazione femminile fu avvantaggiato in parte dall’entrata in scena della “Macchina”, simbolo dello sviluppo industriale che caratterizzò il secolo XIX.

L’industrializzazione determinò la rovina della proprietà terriera, l’eliminazione della differenza tra la forza fisica dei lavoratori maschi e delle lavoratrici femminili e la necessità di manodopera, cosa che permise alle donne di entrare a far parte dell’ambito del lavoro produttivo.

Tuttavia, anche in questo contesto, la conquista della dignità di essere umano da parte della donna fu un processo duro e lento poiché le lavoratrici subirono sfruttamenti soprattutto per quanto riguarda i salari e le pessime condizioni lavorative.

In fabbrica gli orari erano disumani, gli incidenti all'ordine del giorno, le deformità fisiche inevitabili a causa della posizione innaturale del corpo e del prolungato tempo in cui si sta in piedi; l'umidità provocava ritardi nello sviluppo femminile e la tubercolosi e l'invecchiamento precoce; gli aborti erano numerosi e i parti difficili, perché le donne in gravidanza lavoravano fino al momento del parto.

Inoltre gli imprenditori iniziano a trarre beneficio da questa situazione, preferendo la manodopera femminile a quella maschile poiché meno costosa e più vulnerabile e docile.

Queste condizioni di sfruttamento permisero alle donne di acquistare coscienza del loro diritto ad essere trattate come persone della loro importanza nel mondo del lavoro.

Di conseguenza esse iniziarono a rivendicare parità economica e sociale con gli uomini.

Dunque la situazione migliorò quando le donne furono integrate alla vita sindacale e iniziarono a difendere i propri interessi.

Un’altra questione importante fu quella relativa ai diritti politici.

Coloro che per prime lottarono per il conseguimento del suffragio femminile furono le cosiddette “suffragette”, le militanti guidate da Millicent Fawcett che, negli anni a cavallo tra i due secoli, chiesero con crescente insistenza l’estensione del diritto di voto alle donne inglesi.

Il movimento delle suffragette nacque per la prima volta in Inghilterra nel 1872, influenzato da John Stuart Mill, il quale nel 1867 pronunciò la prima arringa di fronte al parlamento in favore delle donne.

Successivamente nel 1869 Mill pubblicò un breve trattato intitolato “L’asservimento delle donne”, in cui rifiutava tutti gli argomenti a favore dell’inferiorità femminile e proponeva la parità dei diritti, compreso il suffragio.

Questo suo opuscolo divenne il documento di riferimento per le suffragette.

Nel 1897 fu creata la Società Nazionale per il suffragio femminile e la fondatrice, Millicent Fawcett, cercò di convincere anche gli uomini ad aderire al movimento, perché erano i soli che legalmente potessero concedere il diritto di voto alle donne.

Tuttavia il movimento ebbe scarso successo.

I movimenti femminili ripresero nuovo vigore quando Emmeline Pankhurst fondò, nel 1903, l'Unione sociale e politica delle donne (Women's Social and Political Union - WSPU), uno strumento di lotta per il conseguimento del diritto di voto politico, concesso solo agli uomini tranne che per le elezioni ai consigli municipali e per le elezioni di contea.

Dopo molte manifestazioni e proteste, nel 1918 in Inghilterra fu concesso il diritto di voto alle donne che avevano già compiuto i trent’anni.

Solo dieci anni dopo, nel 1928, il diritto di voto fu esteso a tutte le donne dai 21 anni in su.

Il movimento delle suffragette si diffuse anche negli altri paesi del mondo.

La Nuova Zelanda fu il primo paese in cui il diritto di voto fu concesso alle donne nel 1893.

Negli Stati Uniti il movimento iniziò a svilupparsi a partire dal 1869, ma il suffragio femminile fu riconosciuto solo nel 1920.

In Germania le donne ottennero il diritto di voto nel 1919, in Francia nel 1945 e in Italia nel 1946.

Emancipazione in Italia

La questione femminile in Italia fu affrontata diversamente per due motivi in particolare: l’unità fu raggiunta solo nel 1861 e lo sviluppo industriale si verificò solo alla fine dell’800.

Quindi, la lotta per l'emancipazione della donna si accese in ritardo rispetto al resto dell'Europa.

In particolare la questione della donna iniziò ad assumere importanza nel momento in cui, con l’avvento dell’industrializzazione, iniziò ad essere necessaria anche la manodopera femminile.

I primi movimenti femminili in Italia si diffusero all’inizio del ‘900: ad essi aderirono inizialmente le donne della borghesia, alle quali si affiancarono successivamente le masse femminili cattoliche e socialiste.

La condizione della donna italiana migliorò paradossalmente con l’entrata in guerra dell’Italia; infatti la figura femminile dovette sostituire quella maschile impegnata al fronte.

In questo modo le donne ebbero massicciamente accesso al mondo produttivo, il che implicò prima la sospensione e poi l’abolizione di norme restrittive nei loro confronti, come il divieto del lavoro notturno.

Il ruolo importante giocato nella fase bellica condusse, dopo la conclusione del conflitto, all’importante legge Sacchi del 1919.

Essa, intitolata «Disposizioni sulla capacità giuridica della donna», abolì l’autorizzazione maritale e stabilì nell’art. 7 che le donne erano «ammesse, a pari titolo degli uomini, ad esercitare tutte le professioni ed a coprire tutti gli impieghi pubblici».

Il regolamento emanato nel 1920 introdusse alcune eccezioni: fu escluso l’ingresso femminile nella magistratura, nella carriera militare e nelle carriere direttive nello Stato.

Tuttavia questi miglioramenti si rivelarono presto vani poiché con il consolidamento del regime fascista il tema del voto femminile fu messo da parte, si cercò di ridurre la presenza femminile nel mercato del lavoro e si esclusero le donne dalle professioni a cui era associato un certo prestigio intellettuale, considerato solo una prerogativa maschile.

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, le donne furono obbligate ad affrontare situazioni critiche da sole, in assenza dei mariti chiamati al fronte, dimostrando tenacia e doti di dedizione.

Fu molto importante, per esempio, l’adesione delle donne, talvolta giovanissime, ai gruppi della Resistenza.

Significativa fu anche la costituzione dei Gruppi di difesa della donna per l’assistenza ai combattenti della libertà (GDD) nel novembre 1943.

La decisione di concedere alle donne il diritto di voto venne presa in considerazione a poco più di due mesi dalla conclusione del conflitto, nonostante fosse maturata già a partire dal 1944.

Il diritto di voto fu esercitato dalle donne per la prima volta il 2 giugno 1946, giorno in cui l’Italia andò alle urne per eleggere i deputati dell’Assemblea Costituente e per il referendum istituzionale.

Femminismo

Intorno agli anni sessanta iniziò a diffondersi un movimento definito “femminista”, che può essere considerato come l’erede del movimento delle suffragette.

A differenza delle suffragette, le femministe non rivendicavano solo l’uguaglianza dal punto di vista dei diritti politici, ma rimisero in discussione il loro posto nella società, i rapporti con l'altro sesso, i ruoli in famiglia, i luoghi comuni più diffusi riguardo all'immagine femminile; in altri termini le femministe lottarono per ridefinire il loro ruolo rispetto agli uomini non solo dal punto di vista politico, ma anche dal punto di vista sociale e familiare.

Negli anni Settanta sorsero nuovi movimenti di donne negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Francia e in Italia definiti femministi.

I movimenti femministi degli anni ‘70 si dedicarono alla presa di coscienza dello stato di oppressione in cui versavano le donne e quindi alla propria liberazione da questo.

Il movimento rimase sempre in buona parte estraneo alla politica e alle ideologie tradizionali (considerate entrambe prodotti di una cultura solo maschile) e conferì una maggior attenzione alle singole esperienze di vita, utilizzate come base per analizzare la situazione comune a tutte le donne.

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Sintesi
Introduzione Emancipazione femminile - Tesina
Questa tesina di maturità descrive la storia dell'emancipazione femminile, riportando esempi di donne che hanno fatto della lotta per i diritti uno dei punti più importanti della loro carriera; in tal senso due esempi molto noti sono quelli della scrittrice inglese Virginia Woolf e della scrittrice francese Simone De Beauvoir. La tesina inoltre affronta temi come la moda in legame all'emancipazione femminile con il personaggio della stilista francese Coco Chanel, lo stile liberty in ambito artistico.
Collegamenti
Emancipazione femminile - Tesina
Storia - La storia dell'emancipazione femminile in Italia e nel resto del mondo. Inglese - Virginia Woolf. Francese - Simone De Beauvoir. Storia dell'arte - Lo stile liberty.
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