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Progetto multidisciplinare maturità 2011
Candidato: Ilenia Pucci
ITC E. Fermi - Empoli
V D mercurio 2
Indice
- Montale Pag 4
- La poetica e il pensiero Pag 4/5
- La bufera e altro Pag 5/6
- La Bufera Pag 6
- Parafrasi della poesia Pag 7
- Commento alla poesia Pag 7/8
- La “guerra totale” Pag 8/9/10
- La ricerca operativa Pag 10
- Storia Pag 10
- Fasi Pag 10/11
- Caratteristiche dei problemi di scelta Pag 12
- Problemi di scelta in condizioni di certezza con effetti immediati Pag 12/13
- Problema Pag 13/14
- La break even analysis Pag 15
- Determinazione del punto di pareggio con il metodo a quantità Pag 16
- Determinazione del punto di pareggio con il metodo a valore Pag 16
- Determinazione del punto di pareggio con il metodo grafico Pag 16/17
- Le variazioni del punto di pareggio Pag 17/18
- La break even analysis nelle scelte direzionali Pag 19/20/21 3
Collegamenti interdisciplinari
Italiano:
Montale e il male di vivere
Storia:
La tragicità della
“Guerra totale”
Matematica:
La ricerca operativa e i
problemi di scelta in
condizioni di certezza con
effetti immediati nel caso
continuo
Il break even point
Economia Aziendale:
La Break even analysis 4
Eugenio Montale
Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981) è stato un poeta, giornalista e critico musicale italiano, premio Nobel per la letteratura nel 1975.
«Soltanto una cosa posso dire: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo»
La poetica e il pensiero
Il motivo di fondo della poesia di Montale è una visione pessimistica e desolata della vita del nostro tempo, in cui, crollati gli ideali romantici e positivistici, tutto appare senza senso, oscuro e misterioso.
Vivere, per lui, è come andare lungo una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia (Meriggiare pallido e assorto) e che impedisce di vedere cosa c'è al di là, ossia lo scopo e il significato della vita.
Né d'altra parte c'è alcuna fede religiosa o politica, che possa consolare e liberare l'uomo dall'angoscia esistenziale.
Nemmeno la poesia, che per Ungaretti e in genere per i poeti del Decadentismo è il solo strumento per conoscere la realtà, può offrire all'uomo alcun aiuto.
Perciò, egli scrive, «non domandarci la formula che mondi possa aprirti», ossia la parola magica e chiarificatrice, che possa darti delle certezze, come pensano di dirla «i poeti laureati».
L'unica cosa certa che egli possa dire, è «ciò che non siamo, ciò che non vogliamo», ossia gli aspetti negativi della nostra vita.
Di fronte al «male di vivere» non c'è altro bene che «la divina Indifferenza», ossia il distacco dignitoso dalla realtà, essere una statua, una nuvola o un falco alto levato (Spesso il male di vivere ho incontrato).
Consapevole che la conoscenza umana non può raggiungere l'assoluto, nemmeno tramite la poesia, a cui spesso si tende ad affidare il ruolo di fonte d'elevazione spirituale per eccellenza, Montale scrive poesia perché questa possa essere una sorta di strumento/testimonianza d'indagine della condizione esistenziale dell'uomo novecentesco.
A differenza delle allusioni Ungarettiane, Montale fa un ampio uso di idee, di emozioni e di sensazioni più indefinite.
Montale cerca una soluzione simbolica in cui la realtà dell'esperienza diventa una testimonianza di vita.
È la negatività esistenziale vissuta dall'uomo novecentesco dilaniato dal divenire storico.
Il poeta, però, vede in alcune immagini una sorta di speranza contro questa situazione di "male di vivere": ad esempio, il mare (pensando a Ossi di seppia) e alcune figure di donne che sono state importanti nella sua vita.
La poesia di Montale assume dunque il valore di testimonianza e un preciso significato morale: Montale esalta lo stoicismo etico di chi compie in qualsiasi situazione storica e politica il proprio dovere.
Montale non credeva all'esistenza di «leggi immutabili e fisse» che regolassero l'esistenza dell'uomo e della natura; da qui deriva la sua coerente sfiducia in qualsiasi teoria filosofica, religiosa, ideologica che avesse la pretesa di dare un inquadramento generale e definitivo, la sua diffidenza verso coloro che proclamavano fedi sicure.
Per il poeta la realtà è segnata da una insanabile frattura fra l'individuo e il mondo, che provoca un senso di frustrazione e di estraneità, un malessere esistenziale.
Questa condizione umana è, secondo Montale, impossibile da sanare se non in momenti eccezionali, veri stati di grazia istantanei che Montale definisce Epifanie, gli eventi prodigiosi in cui si rivela la verità delle cose, il senso nascosto dell'esistenza.
Montale matura negli anni della giovinezza una visione prevalentemente negativa della vita, come egli stesso ha dichiarato.
Rispetto a questa visione, la poesia si pone per Montale come espressione profonda e personale della propria ricerca di dignità e del tentativo più alto di comunicare fra gli uomini.
L'opera di Montale è, infatti, sempre sorretta da un'intima esigenza di moralità, ma priva di qualunque intenzione moralistica: il poeta non si propone come guida spirituale o morale per gli altri; attraverso la poesia egli tenta di esprimere la necessità dell'individuo di vivere nel mondo accogliendo con dignità la propria fragilità, incompiutezza, debolezza.
Alcuni caratteri fondamentali del linguaggio poetico montaliano sono i simboli: nella poesia di Montale compaiono oggetti che tornano e rimbalzano da un testo all'altro e assumono il valore di simboli della condizione umana, segnata, secondo Montale, dal malessere esistenziale, e dall'attesa di un avvenimento, un miracolo, che riscatti questa condizione rivelando il senso e il significato della vita (Epifanie).
In Ossi di seppia il muro è il simbolo negativo di uno stato di chiusura e oppressione, mentre i simboli positivi che alludono alle possibilità di evasione, di fuga e di libertà sono l'anello che non tiene, il varco, la maglia rotta nella rete.
Nelle raccolte successive il panorama culturale, sentimentale e ideologico cambia e, quindi, risulta nuova anche la simbologia.
Per esempio nella seconda raccolta, Le occasioni, diventa centrale la figura di Clizia, il nome letterario che allude ad una giovane americana (Irma Brandeis, italianista ed ebrea) amata da Montale, che si trasforma in una sorta di angelo dal quale soltanto è possibile aspettare il miracolo e dal quale dipende ogni residua possibilità di salvezza.
Collegandosi al tema della guerra prendo in esame la raccolta La bufera e altro, soffermandomi sulla poesia “La Bufera”.
La bufera e altro
Sono componimenti riguardanti temi di guerra e di dolore pubblicati nel 1956.
Essa deriva il proprio titolo dalle aggiunte successive alla prima e più importante sezione, intitolata Finisterre e pubblicata già nel 1943 a Lugano.
A questa andarono via via aggiungendosi altri componimenti, tra i quali Piccolo testamento e Il sogno del prigioniero, che chiudono la raccolta sotto il titolo di Conclusioni provvisorie, datate rispettivamente 12 maggio 1953 e dell'ottobre 1954.
La novità è l'irruzione della politica in un mondo poetico che se ne era del tutto allontanato (come gran parte della cultura letteraria italiana, nel periodo fascista).
Composte nel clima di profondo sconvolgimento legato alla seconda guerra mondiale, da un Montale estremamente pessimista e sfiduciato nei confronti della storia, le liriche di questa raccolta vedono come grande protagonista nuovamente la figura femminile, rilettura della donna "angelicata e angelicante" di reminiscenza dantesca e più in generale, della poetica stilnovista.
In molte occasioni egli si rivolge all'ebrea americana Irma Brandeis, da lui indicata con lo pseudonimo di Clizia, come la ninfa di cui narra Ovidio nelle sue Metamorfosi e che in molte poesie incarna la figura salvifica della "donna angelo".
Al tono colloquiale e narrativo delle prime raccolte (si ricordi l'"ascoltami" della lirica I limoni nella raccolta Ossi di seppia, espressione dal tono decisamente discorsivo, intimo e sommesso) subentra una sintassi molto più complessa, di pari passo con il complicarsi della fitta rete di relazioni tra le cose.
Il dato storico immediato è assunto nella sua valenza metafisica: la guerra e le ideologie che ne sono la causa non sono altro che la manifestazione concreta, tangibile, del "male di vivere" che coglie l'uomo e lo fa soggiacere alle amare leggi della natura, negativa in assoluto.
La bufera rinvia alla seconda guerra mondiale e altro ad avvenimenti successivi o comunque estranei a essa.
Questo terzo libro si divide in sette sezioni: Finisterre (che inizialmente doveva figurare in appendice alle Occasioni), Dopo, Intermezzo, Flashes e dediche, Silvae, Madrigali privati, Conclusioni provvisorie; che si dispongono in successione temporale a delineare una vicenda ideale.
Solo Flashes e dediche si sottrae alla successione cronologia.
La prima sezione conta quindici elementi: La bufera, Lungomare, Su una lettera non scritta, Nel sonno, Serenata indiana, Gli orecchini, La frangia dei capelli, Finestra fiesolana, Il giglio rosso, Il ventaglio, Personae separatae, L'arca, Giorno e notte, Il tuo volo, A mia madre.
L'intera serie di Finisterre assume così il ruolo di antefatto rispetto al resto della Bufera.
Non a caso la seconda sezione è intitolata Dopo, a sottolineare innanzitutto la posizione storica dei testi, concepiti e scritti ‘dopo’ la caduta del regime fascista.
Inoltre, almeno nella prima metà della raccolta, l'aderenza al contesto storico (cioè alla successione cronologica degli eventi reali) rappresenta un vincolo anche per la struttura.
Il titolo del primo testo, La bufera, coincide quasi perfettamente con quello del libro.
Da “La bufera e altro”
La Bufera
La bufera che sgronda sulle foglie
dure della magnolia i lunghi tuoni
marzolini e la grandine,
(i suoni di cristallo nel tuo nido
notturno ti sorprendono, dell'oro
che s'è spento sui mogani, sul taglio
dei libri rilegati, brucia ancora
una grana di zucchero nel guscio
delle tue palpebre)
il lampo che candisce
alberi e muro e li sorprende in quella
eternità d'istante - marmo manna
e distruzione - ch'entro te scolpita
porti per tua condanna e che ti lega
più che l'amore a me, strana sorella, -
e poi lo schianto rude, i sistri, il fremere
dei tamburelli sulla fossa fuia,
lo scalpicciare del fandango, e sopra
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Italiano: Eugenio Montale
Storia: Il bombardamento di Dresda
Matematica: La ricerca operativa
Economia aziendale: Il break even point