Estratto del documento

Un “Gentil Sguardo” sulla realtà.

“Ma dì qui colui che fore trasse le nove rime, cominciando

‘donne ch’avete intelletto d’amore’”

E io a lui: “I’ mi son un che, quando Amor mi spira, noto, e a quel modo

ch’è ditta dentro vo significando”

“O frate, issa vegg’io” diss’elli, “il nodo che ’l Notaro e Guittone e me ritenne

di qua dal dolce stil novo ch’io odo!

Io veggio ben come le vostre penne di retro al dittator vanno strette,

che de le nostre certo non avvenne;

e qual più a gradire oltre si mette, non vede più da l’uno a l’altro stilo”

Purgatorio XXIV 48-62

Introduzione

Una tesina sul Dolce Stil novo. Un voler togliere quella patina di lontananza tra noi e Guinizzelli e allo stesso tempo evidenziare, nel corso della storia sia i grandi passi avanti compiuti dall’umanità sia le affinità ancora oggi radicate.

La grande sfida è stata dunque quella di trovare nella storia più recente, a partire dall’800, le radici profonde della storia, della letteratura, l’arte e la scienza e vederle fondare in parte per alcuni aspetti in un movimento letterario così antico e forse poco ricordato se non, talvolta, per la visione della donna. Il tema, il filo che si pone in modo trasversale a tutto l’operato è dunque la volontà di attualizzare un movimento letterario del duecento facendolo entrare a fare parte di una realtà materialista e legata all’economia e al bilancio aziendale rispetto i sentimenti e le emozioni provate nello scorgere lo sguardo della donna amata.

Spesso, come già detto, il nome del movimento si ricorda per la considerazione, sicuramente importante della donna ma sarebbe riduttivo e superficiale fermarsi ad uno sguardo d’insieme. Tuttavia Guinizzelli, così come Dante, fu in grado di racchiudere tra le righe dei suoi componimenti un’immagine e una descrizione così viva e nitida dei sentimenti provati dall’uomo raggiunto dal sentimento amoroso da ritrovarne ancora le tracce tra le pagine de “Les Fleurs du Mal” nonostante la visione tremendamente disincantata di Baudelaire nei confronti del genere femminile e ancora in D’Annunzio, ammiratore delle donne nella vita così come nei romanzi scritti che lascia comunque la sua creatura, nei panni dello Sperelli, in preda ad una possibile “purificazione” per la vicinanza di Maria Ferres.

È dunque ancora nell’800 che lo Stilnovo trova una nuova attualizzazione nel panorama letterario. Non fu però soltanto questo a riportarne in luce uno degli aspetti. Anche la storia infatti, sembrò nel svolgere il suo corso ritrovarsi, nonostante i tanti decenni trascorsi, molto vicino alle medesime problematiche.

Gli anni in cui Dante e gli esponenti della nuova scuola si affacciarono, si contraddistinsero sicuramente per il carattere frammentario sotto diversi punti di vista. Ben lontani dall’unità si era ancora a livello politico e territoriale. Tre differenti domini infatti si contendevano il primato affiancati dalle diverse nascenti monarchie europee desiderose di poter ottenere parte del territorio italiano. Era allora il particolarismo a farsi portavoce di una “Italia” ancora molto lontana dal definirsi tale.

Fu solamente nell’800 poi, con le tre Guerre di Indipendenza, che gli abitanti della penisola poterono scorgere prima da lontano e poi via via in maniera più nitida un nuovo costume per l’Italia, questa volta davvero unificata almeno dal punto di vista politico. L’eredità eterogenea di Dante tuttavia fece arrivare il suo eco anche a decine di anni di distanza.

La grande diversità legata ai differenti domini, cultura, arte, lingua continuò a serpeggiare tra le città italiane, a dividere anche solo dal punto di vista teorico il Nord dal Sud della penisola. Le ferite di una “questione meridionale” non ancora del tutto sanata.

Gli Stilnovisti rimasero allora nell’immaginario collettivo dell’epoca non soltanto per le tematiche raffinate e perciò comprensibili solamente ad un pubblico istruito ma fu proprio su questo che posero le basi per l’inserimento, all’interno dei componimenti, di nozioni cosmologiche e legate al mondo naturale accessibili a pochi.

Il mondo celeste di Dante, descritto dettagliatamente nel “Paradiso” e molto vicino alla visione aristotelica, lasciava al manifesto del movimento “Al cor gentile reimpara sempre amore” l’occasione di esplicitarsi. Guinizzelli ripose infatti nelle mani dell’intento angelico il movimento di un cielo ancora geocentrico ed estremamente legato alla figura di Dio.

Ancora molto lontani dunque dalle scoperte a cui Copernico aprirà le porte solamente nel ‘500. A partire da questo diverse personalità nel panorama scientifico hanno assunto una fondamentale importanza nel portare avanti le scoperte compiute, una su tutte la posizione centrale del Sole nel sistema e i nascenti modelli cosmologici.

Cavalcanti sarebbe allora rimasto stupito nello scoprire, tra le tante conseguenze analizzate e le loro prove, l’alternanza tra giorno e notte come effetto della rotazione della Terra e il cambiamento stagionale legato al moto di rivoluzione.

Infine, dal punto di vista artistico ancora una analogia. È infatti il simbolo, strumento estremamente importante in ambito artistico così come letterario a farsi appunto tramite tra i due ambiti culturali.

L’uno con l’intento di arrivare al lettore con il messaggio dell’innalzamento dell’anima attraverso il saluto, lo sguardo e l’altro nella graffiante pittura a livello morale di Munch. Un’artista devastato nella vita così come nell’arte che affida, alla maniera di Guinizzelli, al valore del simbolo il messaggio da recapitare all’osservatore.

Opere come “Il Grido”, “Sera nel corso Karl Johann” e “Pubertà” lasciano infatti che un urlo, la folla dal viso sfigurato e un’ombra si facciano portatori della visione drammatica e dura della vita per Munch sotto diversi aspetti.

Il movimento dello Dolce Stil Novo trova allora una sua collocazione morale e teorica svincolata dal proprio secolo che lo rende libero da quei pregiudizi che lo vorrebbero un movimento morto.

Dolce Stil novo

Donne (Madonne) angeliche

presenze tanto distanti

amori dei cuori infranti

Lacrime e bagliori

di agognate albe

tempeste di anime

che gemevano silenti

e sperano in nuove risposte

Tempi veri o immaginari

soffiar di danze agognate

o soffici oppure alteri sguardi

o lanci di un fazzoletto

durante le passeggiate

Baci segreti

da un balcone fiorito

elegia ed esaltazione

di nobili sentimenti e d’amore

dove il sonetto era padrone

di versi e stanze dell’illusione

10.05.2011 Poetyca

“chi è questa che vèn, ch’ogn’om la mira,

che fa tremar di chiaritate l’are

e mena seco Amor, sì che parlare

null’ omo pote, ma ciascun sospira.”

Guido Cavalcanti

Il Dolce Stil novo nella Firenze del XIII secolo

È nella Firenze degli ultimi decenni del XIII secolo che il movimento del Dolce Stil novo riuscì a lasciare un’impronta nuova e lontana per stile e tematiche da ciò che era venuto prima nel panorama letterario.

Se infatti dalla scuola Siciliana e dal suo maggior rappresentante Giacomo da Lentini vennero ripresi in parte i temi trattati (ad esempio l’osservare l’amore dal punto di vista degli effetti che provoca sull’innamorato), il nuovo stile si volle invece da subito allontanare dalla scuola Toscana per la quale Guittone D’Arezzo non aveva disdegnato all’interno dei suoi componimenti tematiche eterogenee, aperte anche a motivi politici, morali e alla quotidianità.

Gli Stilnovisti ponevano come requisito essenziale per le loro canzoni d’amore uno stile limpido lineare, appunto dolce. Questo nuovo circolo letterario si trovò infatti d’accordo nel voler creare un’élite intellettuale, lontana da ideologie che riguardassero privilegi di sangue, che riuscisse a descrivere l’amore e i suoi effetti sugli amanti in maniera completamente diversa e sicuramente più profonda rispetto ad ogni tentativo passato.

Le loro liriche, i loro componimenti dovevano essere un carattere distintivo per il movimento, solamente a loro era concessa la straordinaria fortuna di percepire davvero il sentimento amoroso in ogni sua sfaccettatura.

Amore, nella sua personificazione sorrideva loro e gli permetteva il privilegio unico di saper come arrivare a Dio. Non un soldato, non un monaco e neanche un semplice scrittore poteva riuscire a percepire i sospiri silenziosi degli amanti e farne poesia.

Un nuovo modo di percepire la realtà si faceva largo nella Firenze dell’epoca dove non si era più nobili per ori e per ricchezze. A niente più infatti servivano i possedimenti se non associati ad una facoltà ben più elevata e importante, l’unica in grado di fare comprendere all’uomo il sentimento amoroso: la qualità dell’ingegno, l’intelletto.

Il concetto di nobiltà si spoglia allora di ogni suo significato precedente per abbracciare la nuova corrente di pensiero nella quale domina il binomio intelletto-amore. La nobiltà diventa una nobiltà d’animo, solamente grazie alla quale l’uomo o meglio l’intellettuale è in grado di amare.

Fere lo sol lo fango tutto ’l giorno:

vile reman, né ’l sol perde calore;

dis’ omo alter: “Gentil per sclatta torno”;

lui semblo al fango, al sol gentil valore:

ché non dè dar om fè

che gentilezza sia fòr di coraggio

in degnità d’ere’

sed a vertude non ha gentil core,

com’ aigua porta raggio

e ’l ciel riten le stelle e lo splendore.

Guido Guinizzelli

Nonostante predicassero una nobiltà d’animo e non di sangue, i facenti parte alla cerchia (i “cori gentili”) avevano tutti una notevole formazione culturale che li faceva appartenere all’alta borghesia universitaria.

Grazie però a questa loro vasta cultura riuscirono nel loro intento di fare rimanere il Dolce Stil novo un movimento fortemente racchiuso tra chi era in grado di capire, e ciò era possibile solo se si disponeva di un bagaglio culturale importante, i loro componimenti spesso contraddistinti da sprazzi di teorie scientifiche o teologiche.

Motivo per il quale avevano cercato di allontanarsi dalla scuola toscana sicuramente carente rispetto loro di tali conoscenze. In questa vicinanza al mondo universitario e alla cultura cittadina trova perciò risposta l’abbandono dei vecchi canoni dell’amor cortese che vedeva il sentimento d’amore come mezzo di un’elevazione non spirituale ma bensì sociale.

Se gli esponenti del Dolce Stil novo rifiutarono con fermezza la scuola Toscana, così come i vecchi canoni cortesi, ripresero invece dalla scuola Siciliana non soltanto la struttura dei componimenti poetici (la canzone e il sonetto) ma anche una delle tematiche fondamentali di tutto il movimento: l’interiorizzazione, l’autoanalisi.

In una forma se vogliamo di poesia “egoistica” i poeti lasciavano su carta le sensazioni provate nel vedere la donna amata, i cambiamenti che ella aveva provocato in loro, la disperazione nel vederla così lontana e la gioia provata nello scorgere un suo sorriso.

Il concetto cardine del Dolce Stil novo è dunque l’amore, visto tuttavia non solamente come sentimento che lega due persone. Esso diventa qualcosa di più importante, la sua funzione non è infatti solo quella di costruire un legame con la persona amata ma è grazie a questo che l’uomo può intraprendere un processo di perfezionamento morale e spirituale e raggiungere così Dio.

La figura della “Donna Angelica”

“Lo vostro bel saluto e ’l gentil sguardo

Che fate quando v’encontro, m’ancide:

Amor m’assale e già non ha reguardo

S’elli face peccato over merzede.”

Guido Guinizzelli

L’importanza che gli esponenti del Dolce Stil novo attribuirono al sentimento amoroso trova la sua perfetta assonanza con la figura cardine della donna angelo.

L’amore arriva al poeta, all’uomo attraverso un cenno, un saluto (dal latino salus, salvezza) che diventa il segnale figurato dell’aver intrapreso un percorso la cui meta è Dio.

È solo grazie alla donna, alle sue ali immaginarie che il poeta può raggiungere ciò che di più alto esiste e per farlo a nulla servirebbe l’amore ricambiato di una comune donna.

La donna angelica non è niente di più lontano dell’oggetto del desiderio carnale, ciò a cui gli uomini aspirano è che la sua “splendente bellezza” abbia cura di loro e si ponga come intermediario tra Dio e le creature mortali, gli uomini.

In nessun sonetto o canzone vengono per questo motivo descritti o citati particolari del corpo o dettagli fisici delle donne. La loro bellezza, mai descritta direttamente, viene come riflessa su fenomeni naturali o più frequentemente negli effetti che provoca agli altri.

“Questa vertù d’amor che m’ha disfatto

da’ vostr’ occhi gentil’ presta si mosse:

un dardo mi gittò dentro dal fianco.”

Guido Cavalcanti

L’amore diventa sinonimo di aspirazione alla donna, alla sua vicinanza e con essa la ben più importante aspirazione dell’animo del poeta a Dio.

Se quindi tutti i poeti adottano la stessa tecnica stilistica del descrivere questo processo interiore, ognuno di loro riuscì ad ogni modo a lasciare una traccia personale del proprio modo di concepire questa ascesa e soprattutto una differente visione della donna angelica.

Gli esponenti dello Stil novo evidenziarono la loro volontà di un comportamento esemplare anche ponendo all’interno dei propri componimenti la citazione dei nomi delle donne lodate, come la Beatrice di Dante o la Giovanna di Cavalcanti.

Nonostante ciò non era però loro intenzione dare ai lettori l’impressione di una donna reale, concreta. Sebbene le figure femminili vengano quindi riconosciute con una parvenza umana rimanevano allo stesso modo esseri quasi innaturali, avvolti nella loro aurea lucente dalla quale erano in grado di concedere la salvezza al poeta.

L’immagine della donna non rimane niente di più se non il simbolo del percorso intrapreso dall’anima dell’innamorato.

Dante, Guinizzelli e Cavalcanti: l’anima del movimento

Il movimento del Dolce Stil novo trovò il suo primo panorama letterario nella Bologna di fine ‘200, avendo però come anni di maggior sviluppo il periodo compreso tra il 1280 e il 1310 durante il quale il nuovo stile spostò il suo ambito a Firenze, luogo di nascita di molti degli esponenti del circolo.

Tra questi, come rappresentanti vengono ricordati soprattutto Dante Alighieri, Guido Guinizzelli e Guido Cavalcanti, infine come autori minori Cino da Pistoia, Lapo Gianni, Dino Frescobaldi e Gianni Alfani.

Dante Alighieri: “Tanto gentile e tanto onesta pare”

“Tanto gentile e tanto onesta pare

la donna mia, quand’ella altrui saluta,

ch’ogne lingua deven, tremando, muta,

e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,

benignamente d’umiltà vestuta,

e par che sia una cosa venuta

da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira

che dà per li occhi una dolcezza al core,

che ’ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova

un spirito soave pien d’amore,

che va dicendo a l’anima: Sospira.”

Ancora molto giovane Dante (nato a Firenze nel 1265 e morto a Ravenna nel 1321) si vede coinvolto in questo rivoluzionario movimento letterario.

Egli vede lo Stil novo come il culmine di una poetica iniziata dai Siciliani, senza dimenticare però l’originalità e la novità della nuova scuola.

È infatti nella “Vita Nuova”, prima grande opera antecedente alla Divina Commedia, che il poeta raccoglie una parte dei testi poetici scritti nel periodo della giovinezza dove racconta la storia del suo amore verso Beatrice.

In questi sonetti come, ad esempio “Tanto gentile e tanto onesta pare”, vi sono riferimenti a Guinizzelli (per l’identità tra nobiltà d’animo e amore, la figura della donna angelo, il tema del saluto) e Cavalcanti (per la teoria degli spiriti).

Dante attraverso le lodi, descrive nella sua opera la donna amata, spostando, come tipico dello Stil novo, l’attenzione non verso di sé ma verso Beatrice, generatrice di beatitudine e mezzo per arrivare a Dio.

Guido Guinizzelli: “Lo vostro bel saluto e ’l gentil sguardo”

Lo vostro bel saluto e ’l gentil sguardo

“che fate quando v’encontro, m’ancide:

Amor m’assale e già non ha reguardo

s’elli face peccato over merzede,

ché per mezzo lo cor me lanciò un dardo

che d’oltre ’n parte lo taglia e divide;

parlar non posso, ché ’n pene io ardo

sì come quelli che sua morte vede.

Per li occhi passa come fa lo trono,

che fer’ per la finestra de la torre

e ciò che dentro trova spezza e fende;

remagno como statüa d’ottono,

ove vita né spirto non ricorre,

se non che la figura d’omo rende.”

Il poeta bolognese (nato nel 1230 e morto a Monselice nel 1276) ebbe una straordinaria importanza per il movimento.

Avvicinatosi prima alla scuola Siciliana poi a quella Toscana, fu solo nei tre secoli successivi alla metà del secolo che iniziò a essere riconosciuto e poi

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Sintesi

Italiano

: Il Dolce Stil Novo; Charles Baudelaire (la visione della donna); Gabriele D'Annunzio.

Storia

: Il frazionamento territoriale duecentesco; le guerre di Indipendenza, l'unità d'Italia.

Scienze

: La visione astronomica dello Stil Novo; i moti del pianeta Terra.

Storia dell'arte

: I simboli dello Stil Novo; Edvard Munch (il ritrovato simbolismo).

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