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ITIS “Leonardo da Vinci”

Anno scolastico 2011-2012

Classe VA indirizzo Informatico “Progetto ABACUS”

Manzini Marcello

Percorso interdisciplinare

Analisi delle dittature europee paragonandole con quella distopica di 1984 di George Orwell

[Slogans del “Big Brother”] 1

Introduzione

Ho scelto di analizzare le caratteristiche che accomunano i totalitarismi del Novecento partendo dal libro di fantascienza distopica “1984” di George Orwell perché, pur essendo ambientato nel futuro, il 1984 era lontanissimo per l’autore che ha scritto il libro nel 1948. Narra di eventi che appaiono come l’evoluzione e il “miglioramento” dei sistemi totalitari dell’epoca come ad esempio l’uso massiccio dei teleschermi per diffondere la propaganda del partito. La televisione, incubo anche dei giorni nostri, è impiegata in modo massiccio dalla psicopolizia per controllare tutti i membri del partito.

Trama del romanzo

Nel 1984 il mondo è diviso in tre grandi nazioni: l’Oceania, l’Estasia e l’Eurasia. La prima comprende le isole britanniche, il continente americano, l’Oceania e l’Africa Centromeridionale.

La seconda comprende la Cina, la Mongolia, il Giappone e parte dell’India e della Birmania. La terza invece comprende l’Europa e la Russia. I territori rimanenti sono spartiti fra le varie nazioni di volta in volta in base agli esiti delle varie guerre in atto fra le tre superpotenze.

Ogni potenza ha una propria forma di governo: l’Oceania è retta dal Socing (socialismo inglese) il cui capo viene chiamato Big Brother (letteralmente Fratello Maggiore). L’Eurasia è retta dal Neobolscevismo, nato dalle ceneri del Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Infine l’Estasia è retta da un governo traducibile con “annientamento dell’Io”. In Oceania la lingua ufficiale è la Neolingua, nuovo linguaggio che è costituito unicamente da parole con un unico, preciso significato, senza possibilità di interpretazioni eterodosse.

Londra è la sede dei quattro ministeri che si occupano di tutta l’organizzazione governativa.

Il Ministero della Verità (Miniver) si occupa della stampa, dei divertimenti, delle scuole e delle arti. Il Ministero della Pace (Minipax) si occupa della guerra. Il Ministero dell’Amore (Minamor) mantiene l’ordine e fa rispettare le leggi. Il Ministero dell’Abbondanza (Minabbon) è

(George Orwell, op. cit., pg. 10)

responsabile dei problemi economici.

Winston lavora al Ministero della Verità ed è membro del partito Esterno, una delle tre classi sociali, nate dalle ceneri delle medievali classi sociali (Aristocrazia, Clero e Servi della gleba), in cui è divisa la popolazione. Le altre classi sono il Partito Interno che, a differenza di quello esterno, gode di numerosi privilegi fra i quali il più importante è quello di poter spegnere, solo per un breve periodo di tempo, i monitor che sono installati in ogni casa e nei luoghi pubblici tramite i quali il partito controlla e gestisce ogni aspetto della vita quotidiana dei membri del partito, e i Prolet che costituiscono la stragrande maggioranza della popolazione i quali non sono controllati dai teleschermi.

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Il protagonista vive in un mondo in cui tutto ciò che è detto dal partito è considerato come un dogma, vero e inconfutabile. Nel caso in cui qualche sua affermazione si riveli inesatta inizia un lungo processo di falsificazione. Per prima cosa vien corretta l’affermazione errata, successivamente viene ristampata una copia del documento contenente l’errata dichiarazione per archiviarlo e infine tutte le copie originali contenenti l’errore vengono bruciate in modo da non lasciar alcuna traccia dello sbaglio commesso dal Big Brother eliminando allo stesso tempo ogni traccia del passato. In questo modo il partito può esercitare un potere enorme sulla popolazione.

Non era vero, per esempio, come era dichiarato nei manuali di Storia del Partito, che il Partito avesse inventato gli aeroplani. Lui ricordava di aver visto aeroplani fin da quand’era bambino. E tuttavia non si poteva provarlo. Non c’era mai nessuna prova.

(George Orwell, op. cit., pg. 40)

La fiducia incondizionata nel partito si incrina quando Winston, per sbaglio, trova un vecchio ritaglio di giornale in cui è riportata una notizia completamente differente da quella scritta nei giornali successivi e di cui lui si ricorda. Preda del panico che la psicopolizia (polizia dedita alla cattura delle persone con pensieri e comportamenti fuori dall’ortodossia del partito) possa scoprirlo e “vaporizzarlo” (atto con cui la polizia segreta faceva sparire dalla circolazione tutti coloro che erano sospettati di eterodossia) con quel documento compromettente in mano, decide di sbarazzarsene.

Col passare dei mesi la delusione verso il partito, da lui sempre considerato come fonte di verità, si unisce al risentimento tanto da indurlo ad affittare, dal signor Charrington, una stanza nel quartiere popolare in cui poter passare qualche ora lontano dai teleschermi. La stanza diverrà il luogo in cui potersi incontrare con Julia, ragazza conosciuta da pochi mesi e con la quale ha instaurato una relazione, osteggiata dal partito che imponeva la castità, e che insieme a lei deciderà di fidarsi di O’Brien, ritenuto esponente della Fratellanza, un movimento segreto avverso al Grande Fratello.

O’Brien, membro del Partito Interno, inizialmente si mostra come un prezioso alleato, ma in realtà sarà proprio lui, in quanto agente della psicopolizia sotto copertura, ad interrogare Winston dopo la sua cattura all’interno dell’appartamento da lui affittato. Il signor Charrington non era altri che un altro agente della psicopolizia in incognito.

Winston viene catturato e imprigionato nei sotterranei del Ministero dell’Amore, dove verrà torturato, picchiato fino a renderlo completamente incapace di reagire. L’obiettivo di O’Brien è quello di inculcare in Winston la fede assoluta nel partito e obbligarlo a credere ciecamente in tutto ciò che il partito afferma, ad esempio che 2+2 fa 5, in tre fasi: apprendimento, comprensione, accettazione.

La prima fase è la più dura perché occorre scordare tutto ciò che si è appreso finora fino a rimanere completamente vuoto di nozioni e pronto ad assimilare e a prendere come reale tutto ciò che gli viene detto. In questo periodo dimagrisce vistosamente e non ha più la forza di reagire tanto che si accuserà di una serie lunghissima di colpe, la maggior parte impossibili come l’accusa di pederastia essendo lui fidanzato con Julia.

Dopo un tempo che sembra lunghissimo (all’interno della prigione non esistono orologi, né calendari, risulta perciò tener conto del tempo che passa) le torture cessano, le razioni di cibo migliorano e abbondano. Quando tutto sembra volgere per il meglio viene imprigionato e legato ad una macchina che dà la scossa.

È la seconda fase che serve ad imporre nel protagonista la comprensione che tutto ciò che è detto dal partito è vero, senza mai dubitarne. Per l’ultima fase della prigionia viene trasferito nella stanza 101 (luogo temuto da tutti i prigionieri perché avvolto da un’aura di mistero circa ciò che vi accadeva al suo interno) dove verrà messo a stretto contatto con dei ratti, la sua peggior paura.

La fobia è talmente incontrollabile razionalmente che Winston arriverà a pregare che al suo posto venga messa Julia, la sua amata, pur di evitare il contatto coi roditori. La rieducazione è terminata. Winston viene rilasciato e ricomincia la sua vita normale.

Mentre è seduto al bar a bere il “gin della vittoria” scrive per caso sul tavolo la somma 2+2=5. È la fine dell’indipendenza intellettuale del protagonista, il lavaggio del cervello era riuscito.

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(Nella prima edizione inglese la somma rimaneva in sospeso, illudendo il lettore di una possibile resistenza di Winston al lavaggio del cervello. In realtà si era semplicemente allentato il carattere durante la stampa e per quasi trent’anni l’edizione inglese rimase con il risultato della somma in sospeso).

La cattura avvenuta proprio nel luogo ritenuto più sicuro è stata organizzata dal partito al fine di far penetrare nel protagonista la tecnica del Bispensiero, letteralmente pensiero ortodosso in neolingua.

Bispensiero sta a significare la capacità di condividere simultaneamente due opinioni palesemente contraddittorie e di accettarle entrambe.

(George Orwell, op. cit., pg. 218)

Un esempio di applicazione della tecnica del bispensiero avviene durante un comizio di guerra durante la settimana dell’odio (settimana di festeggiamenti in favore delle truppe coinvolte nella guerra e insulti contro i prigionieri nemici catturati e fatti sfilare per essere derisi dalla folla).

Al comizio contro il nemico eurasiatico, il relatore riceve un telegramma in cui gli si comunica il cambio di alleanza dall’Eurasia all’Estasia. Senza scomporsi il relatore riprende immediatamente il suo discorso cambiando di colpo il nome del nemico. Ora il nemico era l’Estasia (cosa negata pochi minuti prima) e il cambio non viene percepito dalle persone accorse alla manifestazione che, semplicemente, applaudono, come hanno sempre fatto.

[…] proprio allora era stato annunciato, così, su due piedi, che dopo tutto l’Oceania non era in guerra con l’Eurasia ma con l’Estasia. L’Eurasia era infatti un’alleata. E, naturalmente, non si era affatto ammesso che fosse intervenuto alcun cambiamento. Soltanto si venne a sapere, e con una straordinaria fretta, e dappertutto nello stesso momento, che l’Estasia, e non già l’Eurasia, era da considerare nemica. L’Odio continuava, esattamente come prima, con la sola differenza che ne era mutato il bersaglio.

(George Orwell, op. cit., pg. 187)

Il libro si conclude con l’accettazione da parte del protagonista della superiorità e dell’infallibilità del partito. Winston risulta sconfitto e ammette di amare il Gran Fratello.

Egli era riuscito vincitore su se medesimo. Amava il Gran Fratello

Biography of the author

George Orwell is just a pseudonym, which Eric Blair chose before publishing his books. He chose “George” because it sounded very English, while “Orwell” was the name of a river he liked.

George Orwell was born in India into a middle-class family in 1903, but he studied in England. After having passed the exam to enter the Imperial Police, he went to Burma, however he didn’t accept the institutions he worked for; what is more, as the British weren’t accepted by the local population because they wanted to impose their ideas, Orwell went back to England where he developed an anti-imperialistic attitude.

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He felt he had to write about social problems and injustice, but he knew he had to experience a poor life in order to do that; so, when he was in London and later in Paris, he lived with tramps and outcasts, he begged food, he slept under bridges and did any kind of job in order to get money.

Later he was also commissioned by a left-wing publisher to investigate conditions among the miners and the workers in the industrialized North of England, so once again he could experience the misery life.

Another very important experience was in the year 1936, when Orwell went to Spain, where, during the civil war against Franco, Orwell joined the POUM, a left-wing party. He thought that all the left-wing groups had to be united to defeat Franco, however the Communist party prevailed over the POUM; there was even a fight in which Orwell was wounded, so he went back to England where he changed his political ideas.

Orwell is a political committed intellectual, who considers his art an instrument of communication; according to him, language must be clear and direct (he said that “good prose is like a window pane”) in order to be an instrument of information and communication.

But Orwell will be always remembered as a great author because he had courage to go against the system and write about injustice.

George Orwell cannot be categorized in a movement because he didn’t agree with the fundamental ideas of movements. He was against any kind of injustice and exploitation and he didn’t agree with a state that cannot guarantee the fundamental individual rights of freedom of expression and of thought: if a state cannot guarantee these freedoms it is totalitarian and it is unfair.

Definizione di totalitarismo

Le parole “totalitario” e “totalitarismo” compaiono per la prima volta negli scritti degli antifascisti italiani degli anni Venti. Nel campo dell’analisi storiografica e politica, il termine “totalitarismo” cominciò ad essere applicato in Inghilterra alla fine degli anni Venti tanto al regime fascista che a quello comunista.

Questo accostamento incontrò subito forti resistenze fra gli analisti e gli storici di sinistra che, soprattutto dopo l’avvento del nazismo, vedevano il modello totalitario compiutamente attuato solo nei sistemi politici guidati da Mussolini e da Hitler.

Nel 1934 lo storico americano George Sabine propone la definizione di regimi totalitari per tutti quelli in cui vi fosse l’assoluto predominio di un partito unico. Solo dopo la fine della II Guerra Mondiale la categoria del “totalitarismo” entrò a pieno titolo nel linguaggio della storiografia politica per descrivere le dittature monopartitiche fasciste e comuniste.

Fra gli autori che maggiormente contribuirono a definirne le caratteristiche troviamo Hannah Arendt, celebre filosofa tedesca, costretta ad abbandonare la Germania perché ebrea. Nel 1951 pubblicò “Le origini del totalitarismo”, opera in tre parti (Antisemitismo, Imperialismo e Totalitarismo) di cui le prime due sono premessa e condizione della terza.

L’autrice spiega che i movimenti totalitari trovano le condizioni del loro sviluppo nella moderna società di massa e basano la propria forza su settori di essa solitamente refrattari all’attività politica ed estranei ai partiti.

La plebe è un precedente di quello che sarà la massa per gli ebrei nel totalitarismo: i suoi rappresentanti sono “senza mondo” perché hanno perso uno spazio stabile di riferimento, una identità, non hanno aspettative da condividere con altri, non hanno prospettiva per guardare il mondo, sono esposti alla manipolazione ideologica, vivono in una condizione di sradicamento.

(Hanna Arendt, Le Origini del Totalitarismo, pg. 6)

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Per questa ragione quei movimenti non si trovano nella necessità di spostare consensi verso le proprie posizioni sottraendoli ad altre mediante le forme consuete del confronto politico della confutazione e della persuasione, ma alle masse a cui si rivolgono, digiune di conoscenze politiche ed estranee a ogni impegno in questioni di interesse pubblico, offrono una ideologia, ovvero un sistema articolato di credenze con cui identificarsi fanaticamente.

Il partito unico, strumento indispensabile per l’esercizio del potere totalitario, controlla ogni aspetto della vita sociale mediante una polizia segreta onnipresente, che s’impone attraverso il terrore. Il pensiero umano è costituito da due elementi fondamentali: la paura e la speranza.

La prima serve a sottometterlo ma senza un’ideale in cui credere la paura può trasformarsi, in alcune persone, in un elevato coraggio in grado di rivoluzionare la realtà costituita e ciò è fortemente combattuto dai totalitarismi.

Terrore e ideologia sono dunque secondo Arendt i requisiti fondamentali del totalitarismo e questo trova espressione in un capo carismatico che incarna il potere stesso e al quale tutti gli apparati dello Stato fanno riferimento. Egli è il depositario dell’ideologia che da lui soltanto può essere interpretata e corretta ed è lui, infine, che individua chi debba essere additato come “nemico” potenziale o oggettivo, contro cui attivare la macchina del terrore e la polizia segreta.

Secondo gli studiosi americani Friedrich e Brzezinski i totalitarismi sono caratterizzati da sei elementi in comune fra loro:

  • Un’ideologia che abbraccia tutti gli aspetti della vita degli individui e che proietta verso uno stadio finale e perfetto della società;
  • Un partito unico di massa, guidato da un solo capo, che riunisca una minoranza strutturata in forma rigidamente gerarchica e raccolta intorno a un forte nucleo di militanti e fanatici e ciecamente fedeli all’ideologia e pronti a contribuire in ogni modo al suo trionfo;
  • Un sistema di terrore realizzato attraverso il controllo del partito e della polizia segreta ed esercitato sia verso i reali “nemici” del regime, sia verso intere classi della popolazione;
  • Monopolio del partito e del governo di tutti i mass media;
  • Monopolio dell’uso effettivo di tutti gli strumenti di lotta armata;
  • Controllo centralizzato e guida dell’intera economia attraverso il coordinamento burocratico.

Se per il regime di Hitler e per quello di Stalin non vi sono dubbi a proposito del regime politico instaurato in senso totalitario, riguardo al fascismo, definito “totalitarismo imperfetto”, vi sono forti dubbi sul fatto che tale progetto si sia effettivamente realizzato.

Il fascismo non è riuscito a dominare completamente sui grandi gruppi economici e sul mondo della cultura e il monopolio del controllo ideologico e politico sulla società gli è stato impedito dalla presenza di istituzioni indipendenti come la monarchia sabauda e la Chiesa cattolica.

Stalinismo

Ascesa di Stalin

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Sintesi
  • Italiano: Orwell e Pirandello
  • Storia: Totalitarismi (Nazismo, Fascismo e Stalinismo)
  • Inglese: Biografia di George Orwell
  • Elettronica/Telecomunicazioni: PCM
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