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Istituto istruzione superiore “Leonardo da Vinci” - Civitanova Marche

Esame di Stato 2016

Ludovico Ercoli

Classe 5°, sezione C

Anno scolastico 2015-2016

Dialogo tra fisica e misticismo

Occidente e Oriente si incontrano

Indice

1. Introduzione.............................................................

Pag. 1-3

2. L’Oriente incontra l’Occidente.............................................

Pag. 4-9

  • Conoscenza razionale e conoscenza intuitiva
  • Il limite comune: il linguaggio

3. La nascita della scienza.................................................. Pag.

10-13

  • Dai Greci al Medioevo
  • La rivoluzione scientifica

4. La crisi della visione classica e l’avvento della nuova fisica

................................................................. Pag.

14-19

  • All’interno della visione classica
  • Nuove teorie: il concetto di campo e l’elettromagnetismo
  • Le nuove frontiere della fisica moderna
  • La relatività ristretta
  • La teoria quantistica

5. La dottrina mistica orientale............................................. Pag.

20-23

  • L’Induismo
  • Il Buddhismo
  • Il Taoismo 2

6. Le corrispondenze..........................................................

Pag. 24

7. L’unità sostanziale dell’universo...........................................

Pag. 25-31

  • La relazione tra mente, spazio e tempo
  • Niente è isolato: l’universo è interazione
  • Conferme sperimentali: l’esperimento della doppia fenditura

8. L’universo dinamico........................................................ Pag.

32-36

  • L’atomo non è indivisibile
  • La materia non è statica: vibra!

9. Conclusione............................................................... Pag

38-39

Bibliografia e sitografia

Introduzione

Le nuove scoperte che si sono susseguite nel campo della fisica, a partire dal XX secolo, hanno mutato in modo sostanziale il rapporto dell’uomo con il mondo, influenzando pensatori e scienziati.

Queste nuove scoperte hanno messo in crisi alcuni dei concetti basilari dell’esperienza umana del mondo: concetti come materia, spazio, tempo, energia, causa-effetto, soggetto-oggetto.

Concetti questi che si sono formati e imposti nel corso di diversi secoli e trovano ormai una dimora stabile nella forma mentis nostra e una loro messa in discussione verterà a incidere profondamente sulla nostra immagine della realtà.

Nel Novecento, l’esplorazione del microcosmo delle particelle e la relatività hanno rivelato una profonda revisione della concezione che l’uomo ha dell’universo e del suo rapporto con esso, rivelando un profondo limite delle concezioni classiche.

Questi cambiamenti, determinati dalla fisica moderna, sono stati ampiamente discussi dai fisici e dai filosofi negli ultimi decenni, ma ben di rado ci si è resi conto che essi sembrano condurre tutti nella stessa direzione, verso una concezione del mondo che somiglia molto alle concezioni del misticismo orientale.

D’altra parte ci si è resi conto che molti dei paradossi nati a seguito dei più recenti esperimenti hanno dato prova del limite del pensiero razionale occidentale e la sua pretesa di comprensione assoluta.

Le nuove teorie 3 sviluppate hanno portato all’ipotesi di dover attuare un passo ulteriore rispetto al passato nello studio dell’universo e sembra necessario a tal fine un avvicinamento con l’Oriente.

I concetti della fisica moderna presentano sorprendenti corrispondenze con le idee espresse nelle filosofie religiose dell’Estremo Oriente.

Sebbene queste corrispondenze non siano state finora discusse esaurientemente, esse furono rilevate da alcuni dei grandi fisici dello scorso secolo quando vennero in contatto con le culture dell’Estremo Oriente nei loro giri di conferenze in India Cina e Giappone.

Queste tre citazioni provenienti da tre scienziati di assoluta importanza possono farci comprendere meglio questa vicinanza:

<<I concetti generali sul pensiero umano… messi in evidenza dalle scoperte della fisica atomica, non sono nel numero delle cose completamente nuove, che non si conoscono affatto e di cui non si è mai sentito parlare.

Hanno una loro storia anche nella nostra cultura, e un posto più importante e centrale nel pensiero buddhista e indù.

Ciò che troveremo sarà un’esemplificazione, una conferma, una versione più raffinata della saggezza antica>>.

Scienza e pensiero comune,

(J. R. Oppenheimer, Boringhieri, Torino 1965, pag. 119-120).

<< Per trovare qualcosa che corrisponda alla lezione offertaci dalla teoria atomica [dobbiamo rivolgerci] a quel tipo di problemi epistemologici che già pensatori come Buddha e Lao-Tzu hanno affrontato nel tentativo di armonizzare la nostra posizione di spettatori e attori a un tempo del grande dramma dell’esistenza>>.

Teoria dell’atomo e conoscenza umana,

(N. Bohr, Boringhieri, Torino 1961, pag. 395).

Il grande contributo scientifico alla fisica teorica venuto dal Giappone dopo l’ultima guerra << mondiale può essere l’indice di un certo rapporto fra le idee filosofiche presenti nella tradizione dell’Estremo Oriente e la sostanza filosofica della teoria dei quanti>>.

Fisica e filosofia,

(W. Heisenberg, Il Saggiatore, Milano 1961, pag. 198).

Questi tre fisici contribuirono in maniera decisiva alla formulazione delle nuove teorie della fisica moderna e analizzando le loro affermazioni ci pare doveroso andare più a fondo e tentare di rivelare quale possa essere il livello di vicinanza e corrispondenza tra le filosofie mistiche dell’Oriente e le nuove potenziali visioni che la fisica moderna ha messo in campo.

Ci avvieremo quindi a una discussione circa queste due branche del sapere umano, evidenziando come da entrambe le parti e da posizioni apparentemente opposte si arrivi a considerazioni finali coincidenti.

Vedremo come le due teorie fondamentali della fisica del ventesimo secolo, la meccanica quantistica e la teoria della relatività, ci obblighino entrambe a considerare il mondo in un modo molto simile a quello degli Indù, dei Buddhisti e dei Taoisti.

In questo tentativo ci armeremo di diverse citazioni di esponenti di entrambe le parti e risulterà sorprendente osservare come sembrerà quasi impossibile stabilire se siano state formulate da fisici o da mistici orientali, tanto vicini i concetti e le parole utilizzate.

Nel parlare di scuole mistiche orientali intendo le filosofie religiose dell’Induismo, del Taoismo e del Buddhismo.

Nonostante esse comprendano 4 diverse ramificazioni e intrecci interni possiamo considerare i loro sistemi filosofici fondamentali costanti e caratteristici di ognuna.

A tal proposito si potrebbe affermare che, più in generale, lo scopo che si propone questa trattazione è di accostare il sapere della scienza con le più alte sapienze nate nelle dottrine mistiche di tutti i tempi.

In questo modo vorrei mostrare come il pensiero orientale e il pensiero mistico forniscano alle teorie della scienza contemporanea un importante e coerente riferimento filosofico: una concezione del mondo nella quale le scoperte scientifiche dell’uomo possano trovarsi in perfetta armonia con le sue aspirazioni spirituali e la sua fede religiosa.

I due temi fondamentali di questa concezione sono l’unità e l’interdipendenza di tutti i fenomeni e la natura intrinsecamente dinamica dell’universo.

Quanto più profondamente penetriamo nel mondo submicroscopico, tanto più ci rendiamo conto che il fisico moderno, parimenti al mistico orientale, è giunto a considerare il mondo come un insieme di componenti inseparabili, interagenti, e in moto continuo, e che l’uomo è parte integrante di questo sistema.

La concezione del mondo organicistica, <<ecologica>> delle filosofie orientali è senza dubbio una delle principali ragioni dell’immensa popolarità che esse hanno recentemente ottenuto in Occidente, specialmente tra i giovani.

Nella nostra cultura occidentale, che è ancora dominata da una visione meccanicistica e frammentata del mondo, un numero crescente di persone ha visto in essa la ragione che sta alla base della diffusa insoddisfazione presente nella società di oggi e molti si sono rivolti alle vie orientali di liberazione.

L’Oriente incontra l’Occidente

Prima di iniziare a esaminare più nel dettaglio le corrispondenze tra la fisica moderna e il misticismo orientale, dobbiamo affrontare il problema preliminare di come sia possibile porre a confronto una scienza esatta, espressa nel linguaggio estremamente raffinato della matematica, con le discipline spirituali le quali, oltre a basarsi essenzialmente sulla meditazione, insistono sul fatto che le intuizioni a cui giungono non possono essere comunicate verbalmente.

Nella visione comune questi due saperi dell’umanità non si sono mai trovati a coesistere in qualche maniera, ma 5 forse è arrivato il momento, dopo le nuove scoperte e le interpretazioni messe in campo dalla fisica, di un confronto, per arrivare a cogliere se, al di là delle convinzioni dominanti, la sapienza orientale possa dare un contributo considerevole affinché possa nascere una sintesi tra questi due metodi d’indagine della realtà.

Inoltre, domandarsi se le nuove teorie della fisica possano sostenere le visioni delle tradizioni orientali, ossia presentarsi come esperienze che siano in grado di giustificare le interpretazioni mistiche.

Ciò che vogliamo confrontare sono le affermazioni fatte dagli scienziati e dai mistici orientali sulla loro conoscenza del mondo.

Per stabilire il contesto adatto a questo confronto dobbiamo chiederci per prima cosa di quale tipo di <<conoscenza>> stiamo parlando: il monaco buddhista intende con il termine <<conoscenza>> la stessa cosa che intende il fisico delle particelle?

In secondo luogo, quali tipi di affermazioni vogliamo confrontare e come vogliamo confrontarle?

Qual è la linea che può unire i dati sperimentali, le equazioni e le teorie da una parte e i testi religiosi, gli antichi miti, o i trattati filosofici dall’altra?

Il compito di questo capitolo è di chiarire questi due punti: la natura della conoscenza di cui ci occupiamo e il linguaggio nella quale questa conoscenza è espressa da ambo le parti.

Scopriremo, nel corso della trattazione, che molti delle difficoltà che incontrano i fisici nell’interpretazione delle nuove teorie e dei nuovi esperimenti sono accostabili ai limiti che devono tener conto i mistici orientali nel loro tentativo di esporre nel linguaggio parlato le loro intuizioni.

Inoltre sarà interessante percepire la sottile vicinanza tra i due metodi di conoscenza sia da parte degli scienziati sia dalla parte dei mistici: entrambi adoperano nella loro ricerca le stesse facoltà mentali, la componente razionale e la componente intuitiva.

1. Conoscenza razionale e conoscenza intuitiva

Nel corso della storia si è potuto constatare che la mente dell’uomo è capace principalmente di due tipi di conoscenza, ovvero di due modalità di coscienza, che spesso vennero chiamati rispettivamente razionale e intuitiva e furono tradizionalmente associati alla scienza e alla religione.

In Occidente, la conoscenza intuitiva, di tipo religioso, non è tenuta in grande considerazione, mentre si privilegia la conoscenza razionale, scientifica; al contrario, l’atteggiamento orientale tradizionale è in genere esattamente l’opposto.

In Oriente i nomi stessi con cui vengono indicati i due tipi di conoscenza rivelano il diverso valore che a essi viene attribuito.

Le Upanisad, testo fondamentale dell’Induismo, per esempio, parlano di una conoscenza più elevata e di un’inferiore e associano quest’ultima alle varie scienze, la prima alla consapevolezza religiosa.

I Buddhisti parlano di conoscenza <<relativa>> e di conoscenza <<assoluta>> oppure di <<verità condizionale>> e di <<verità trascendentale>>.

La conoscenza razionale è ricavata dall’esperienza che abbiamo degli oggetti e degli eventi del nostro ambiente quotidiano.

Essa appartiene al campo dell’intelletto, la cui funzione è quella di discriminare, dividere, confrontare, misurare, e ordinare in categorie.

In tal modo si producono un gran numero di distinzioni intellettuali, di opposti che possono esistere solo l’uno in rapporto all’altro; per questa ragione i buddhisti definiscono <<relativo>> questo tipo di conoscenza.

L’astrazione è una caratteristica tipica di questa conoscenza, perché per confrontare e classificare l’immensa varietà delle forme, di strutture e di fenomeni che ci circondano, non si possono prendere in considerazione tutti gli aspetti, ma se ne devono scegliere solo alcuni significativi.

Perciò si costruisce una mappa intellettuale della realtà nella quale le cose sono ridotte ai loro contorni.

La conoscenza razionale è pertanto un sistema di concetti astratti e di simboli, caratterizzata dalla struttura lineare e sequenziale tipica del nostro modo di pensare e di parlare.

Il mondo naturale, d’altra parte, è un mondo di varietà e complessità infinite, un mondo multidimensionale che non contiene né linee rette né forme perfettamente regolari, in cui le cose non avvengono in successione ma tutte contemporaneamente.

È chiaro che il nostro sistema astratto di pensiero concettuale non potrà mai descrivere completamente questa realtà nella sua complessità.

Da un procedimento di questo tipo possiamo attenderci solo una rappresentazione approssimata della realtà, e di conseguenza tutta la conoscenza razionale è necessariamente limitata.

Il campo della conoscenza razionale è, naturalmente, il campo della scienza che misura e quantifica, classifica e analizza.

I limiti di una qualsiasi conoscenza ottenuta con questo metodo sono sempre più evidenti nella scienza moderna e in particolare nella fisica la quale ci ha insegnato che, come dice Werner Heisenberg:

<< ogni parola o concetto, per chiari che possano sembrare, hanno soltanto un campo limitato di applicabilità >>.

Fisica e filosofia,

(W. Heisenberg, Il Saggiatore, Milano 1961, pag. 126).

Per la maggior parte di noi è molto difficile tenere costantemente presente i limiti e la relatività della conoscenza concettuale.

Poiché la nostra rappresentazione della realtà è molto più facile da afferrare che non la realtà stessa, noi tendiamo a confondere le due cose e a prendere i nostri concetti come fossero la realtà.

Possiamo riassumere questa considerazione sulla limitatezza dalla conoscenza razionale con la sintetica formula espressa dallo studioso di semantica Alfred Korzybski:

<< La mappa non è il territorio >>.

In Oriente, invece, ciò che interessa ai mistici è la ricerca di un’esperienza diretta della realtà che trascenda gli schemi di pensiero razionali e le percezioni sensoriali.

La conoscenza che deriva da un’esperienza di questo tipo viene chiamata dai Buddhisti <<conoscenza assoluta>> perché non si basa su discriminazioni, astrazioni e classificazioni dell’intelletto, le quali, abbiamo già visto, sono sempre relative e approssimate.

Essa è, come ci dicono i Buddhisti, l’esperienza diretta dell’<<essenza assoluta>>, indifferenziata, indivisa, indeterminata.

I mistici orientali insistono continuamente sul fatto che la realtà ultima non può mai essere oggetto di ragionamento o di conoscenza dimostrabile.

Né può essere descritta adeguatamente con parole, poiché sta al di là del campo dei sensi e dell’intelletto dai quali derivano le nostre parole e i nostri concetti.

A questo riguardo le Upanisad dicono:

<< Ivi non giunge la vista, né la parola, e neppure la mente. Non sappiamo né conosciamo in qualche modo Lo si possa insegnare… >>.

È questa la distanza più grande che intercorre tra il pensiero occidentale e quello orientale.

L’uomo occidentale difficilmente riesce a trascendere la facoltà intellettiva-astratta e il più delle volte si trova in difficoltà e in confusione di fronte a testi provenienti dalle tradizioni orientali.

La conoscenza dei mistici non essendo trasmissibile a pieno attraverso il linguaggio può essere facilmente incompresa e molte volte interpretata in maniera errata.

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Sintesi

Introduzione Dialogo tra fisica e misticismo, tesina

Le nuove scoperte che si sono susseguite nel campo della fisica, a partire dal XX secolo, hanno mutato in modo sostanziale il rapporto dell’uomo con il mondo, influenzando pensatori e scienziati. Queste nuove scoperte hanno messo in crisi alcuni dei concetti basilari dell’esperienza umana del mondo: concetti come materia, spazio, tempo, energia, causa-effetto, soggetto-oggetto. Concetti questi che si sono formati e imposti nel corso di diversi secoli e trovano ormai una dimora stabile nella nostra forma mentis e una loro messa in discussione verterà a incidere profondamente sulla nostra immagine della realtà. Nel Novecento, l’esplorazione del microcosmo delle particelle e la relatività hanno rivelato una profonda revisione della concezione che l’uomo ha dell’universo e del suo rapporto con esso, rivelando un profondo limite delle concezioni classiche. Questi cambiamenti, determinati dalla fisica moderna, sono stati ampiamente discussi dai fisici e dai filosofi negli ultimi decenni, ma ben di rado ci si è resi conto che essi sembrano condurre tutti nella stessa direzione, verso una concezione del mondo che somiglia molto alle concezioni del misticismo orientale. D’altra parte ci si è resi conto che molti dei paradossi nati a seguito dei più recenti esperimenti hanno dato prova del limite del pensiero razionale occidentale e la sua pretesa di comprensione assoluta. Le nuove teorie sviluppate hanno portato all’ipotesi di dover attuare un passo ulteriore rispetto al passato nello studio dell’universo e sembra necessario a tal fine un avvicinamento con l’Oriente. I concetti della fisica moderna presentano sorprendenti corrispondenze con le idee espresse nelle filosofie religiose dell’Estremo Oriente. Sebbene queste corrispondenze non siano state finora discusse esaurientemente, esse furono rilevate da alcuni dei grandi fisici dello scorso secolo quando vennero in contatto con le culture dell’Estremo Oriente nei loro giri di conferenze in India, Cina e Giappone. Queste tre citazioni provenienti da tre scienziati di assoluta importanza possono farci comprendere meglio questa vicinanza e le ho volute riportare sulla mia tesina:

«I concetti generali sul pensiero umano… messi in evidenza dalle scoperte della fisica atomica, non sono nel numero delle cose completamente nuove, che non si conoscono affatto e di cui non si è mai sentito parlare. Hanno una loro storia anche nella nostra cultura, e un posto più importante e centrale nel pensiero buddhista e indù. Ciò che troveremo sarà un’esemplificazione, una conferma, una versione più raffinata della saggezza antica».

(J.R. Oppenheimer, Scienza e pensiero comune, Boringhieri, Torino 1965, pag. 119-120).

«Per trovare qualcosa che corrisponda alla lezione offertaci dalla teoria atomica [dobbiamo rivolgerci] a quel tipo di problemi epistemologici che già pensatori come Buddha e Lao-Tzu hanno affrontato nel tentativo di armonizzare la nostra posizione di spettatori e attori a un tempo del grande dramma dell’esistenza».

(N. Bohr, Teoria dell’atomo e conoscenza umana, Boringhieri, Torino 1961, pag. 395).

«Il grande contributo scientifico alla fisica teorica venuto dal Giappone dopo l’ultima guerra mondiale può essere l’indice di un certo rapporto fra le idee filosofiche presenti nella tradizione dell’Estremo Oriente e la sostanza filosofica della teoria dei quanti».

(W. Heisenberg, Fisica e filosofia, Il Saggiatore, Milano 1961, pag. 198).

Questi tre fisici contribuirono in maniera decisiva alla formulazione delle nuove teorie della fisica moderna e analizzando le loro affermazioni ci pare doveroso andare più a fondo e tentare di rivelare quale possa essere il livello di vicinanza e corrispondenza tra le filosofie mistiche dell’Oriente e le nuove potenziali visioni che la fisica moderna ha messo in campo. Ci avvieremo quindi a una discussione circa queste due branche del sapere umano, evidenziando come da entrambe le parti e da posizioni apparentemente opposte si arrivi a considerazioni finali coincidenti. Vedremo come le due teorie fondamentali della fisica del ventesimo secolo, la meccanica quantistica e la teoria della relatività, ci obblighino entrambe a considerare il mondo in un modo molto simile a quello degli Indù, dei Buddhisti e dei Taoisti. In questo tentativo ci armeremo di diverse citazioni di esponenti di entrambe le parti e risulterà sorprendente osservare come sembrerà quasi impossibile stabilire se siano state formulate da fisici o da mistici orientali, tanto vicini i concetti e le parole utilizzate. Nel parlare di scuole mistiche orientali intendo le filosofie religiose dell’Induismo, del Taoismo e del Buddhismo. Nonostante esse comprendano diverse ramificazioni e intrecci interni possiamo considerare i loro sistemi filosofici fondamentali costanti e caratteristici di ognuna. A tal proposito si potrebbe affermare che, più in generale, lo scopo che si propone questa trattazione è di accostare il sapere della scienza con le più alte sapienze nate nelle dottrine mistiche di tutti i tempi. In questo modo vorrei mostrare come il pensiero orientale e il pensiero mistico forniscano alle teorie della scienza contemporanea un importante e coerente riferimento filosofico: una concezione del mondo nella quale le scoperte scientifiche dell’uomo possano trovarsi in perfetta armonia con le sue aspirazioni spirituali e la sua fede religiosa. I due temi fondamentali di questa concezione sono l’unità e l’interdipendenza di tutti i fenomeni e la natura intrinsecamente dinamica dell’universo. Quanto più profondamente penetriamo nel mondo submicroscopico, tanto più ci rendiamo conto che il fisico moderno, parimenti al mistico orientale, è giunto a considerare il mondo come un insieme di componenti inseparabili, interagenti, e in moto continuo, e che l’uomo è parte integrante di questo sistema. La concezione del mondo organicistica, «ecologica» delle filosofie orientali è senza dubbio una delle principali ragioni dell’immensa popolarità che esse hanno recentemente ottenuto in Occidente, specialmente tra i giovani. Nella nostra cultura occidentale, che è ancora dominata da una visione meccanicistica e frammentata del mondo, un numero crescente di persone ha visto in essa la ragione che sta alla base della diffusa insoddisfazione presente nella società di oggi e molti si sono rivolti alle vie orientali di liberazione. La tesina è monotematica, ma permette vari collegamenti con le materie scolastiche principali.

Collegamenti

Fisica - Storia della scienza - teoria della relatività - meccanica quantistica - filosofie orientali: Dialogo tra fisica e misticismo

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