Estratto del documento

Istituto statale Salvatore Pizzi – Capua

Delirio d’onnipotenza

Ovvero l’indigestione del sé

Anno scolastico 2011/12

Alunna: Giusi Montebello

Classe: V C/A

Indice

Premessa…………………………………………………………………...……..…….3

Mappa concettuale……………………………………………………………..……….4

Introduzione “noi che siamo”……………………………………………………..……5

Filosofia: Nietzsche “Il superuomo nicciano conduce al delirio hitleriano?............6-10

Italiano: D’Annunzio “Il superesteta”…………………………………………………..11-15

Inglese: ……………………………………………………………………………………16-18

  • Aestheticism and Decadence
  • Oscar Wilde “Il ritratto di Dorian Gray”

Greco: La uβρις di Serse nei Persiani di Eschilo…………………………………….19-27

Storia: Regimi totalitari “Fascismo, Nazismo e Stalinismo”……………………...28-40

Latino: “La Germania” secondo Tacito…………………………………………...41-45

Matematica: Il teorema del delirio (Teoremi dei limiti)…………………………..46-52

Fisica: L’onnipotenza della corrente elettrica……………………………………..53-56

Storia dell’arte: L’angoscia del 900 (Munch)………………………………….57-58

2

Premessa. La notte

«Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.

Mai dimenticherò quel fumo.

Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.

Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.

Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l'eternità il desiderio di vivere.

Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.

Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.» Elie Wiesel

Parigi, Praga, Barcellona, Londra, qualsiasi sia la meta, la gita scolastica è sempre il momento più atteso nella vita di uno studente. E quando si tratta dell’ultimo anno viene vissuta come “ultima chance”. Il più delle volte ci si affida al precetto oraziano “carpe diem”, trasformando così il “viaggio d’istruzione” in “viaggio distruzione”.

In effetti la mente è rivolta ad un unico scopo: rendere l’ultima gita indimenticabile! Non facevo, affatto eccezione, ma poi… Tra le mete se ne è affacciata una speciale: Auschwitz e non ho avuto dubbi: era proprio lì che il mio viaggio sarebbe diventato indimenticabile.

Erano anni che con gli scout celebravo la giornata della memoria e quest’anno lo avrei fatto in modo più consapevole. Appena arrivata davanti ai miei occhi si è materializzato, di colpo, in tutta la sua concretezza e ferocia, tutto ciò che libri, fotografie e filmati non avevano che evocato debolmente.

Nessuna conoscenza di studio sulla realtà dei campi di sterminio nazista è minimamente paragonabile a ciò che si prova di fronte allo spettacolo inquietante dei resti di quegli edifici, nei quali sembra ancora di sentire, viva, l’angoscia di coloro che là furono costretti a subire le crudeltà più atroci.

Dominate dalle torrette di guardia, le lugubri baracche, la forca, lo spiazzo in cui l’orchestra del campo suonava al passaggio dei detenuti, il piazzale dell’appello...

Il blocco n. 10, con le finestre sprangate da tavole di legno, in cui si praticavano terribili esperimenti medici, a fianco ad esso il “Muro della morte”, dove avvenivano le fucilazioni, le fustigazioni e la pena del “paletto”.

Tornata a casa ho sentito l’urgenza di raccontare la mia esperienza, ma soprattutto ho avuto bisogno di documentarmi sul perché, rivivendo in un certo senso quell’ansia di “testimoniare” che accompagna per tutta la vita la maggior parte dei sopravvissuti ai lager, l’esigenza di continuarne l’opera instancabile e preziosa.

E’ quello che mi propongo di fare con questo lavoro che non sarà la conclusione di un ciclo di studi, ma l’inizio della mia nuova vita, perché la gita dell’ultimo anno me l’ha cambiata!

3

Mappa concettuale

Italiano

D’Annunzio Filosofia:

o

Matematica: Nietzsche

I teoremi e “Il superuomo”

dei limiti

Fisica: La corrente elettrica

Storia: I regimi totalitari

Delirio d’onnipotenza

Storia dell’arte: Munch

Latino: “La Germania” di Tacito

Inglese: Oscar Wilde

Greco: Eschilo “I persiani”

“Il ritratto di Dorian Gray”

4

Introduzione “Homo homini lupus”

Plauto Asinaria, v. 495

Noi, che “siamo”

L'uomo ha sempre avuto una convinzione, inveterata, granitica, inamovibile: quella di essere superiore. Poco importa quale sia il secondo termine di paragone, in ogni momento della sua ricerca filosofica esso si è dato privilegi ed esclusive che in realtà poco hanno a che vedere con la verità dei fatti.

Noi, al vertice della creazione, noi, che sappiamo comunicare, noi, che usiamo la tecnica e modifichiamo ciò che ci sta attorno; e solo dopo arrivano gli altri, coloro che “non sono”.

Questo vizio conduce la persona a perdere il senso della realtà, entra in una dimensione paranoica o alienata, effettivamente separata dalla vita reale, innalza un monumento alla propria superbia, pensando di essere il centro del mondo e pretende anche una considerazione superiore a quella che viene data a Dio.

Ci troviamo sicuramente dinanzi ad una alterazione intellettuale, una diversa ed opposta considerazione della verità. Questa è la ragione che spinge alcuni a sentirsi superiori, a pretendere di avere ragione su tutto, a voler imporre il proprio punto di vista.

Ed è proprio da questo delirio d’onnipotenza che è stato sconvolto il Novecento e che trova le sue lontane radici nella ὕβρις dei greci.

Il percorso che ho intenzione di intraprendere con questo lavoro ha lo scopo di cercare le ragioni per le quali alcune personalità alquanto forti e a volte irrazionali hanno lasciato un segno nella società del loro tempo.

Da D’Annunzio, il cui egocentrismo si manifesta soprattutto nelle sue folli azioni politiche, nel suo "vivere inimitabile", nel suo superomismo, che mette in rilievo solo l’aspetto estetico del ben più complesso pensiero del tedesco Nietzsche: il filosofo della liberazione o del nazismo? A Wilde, il dandy libero ed anticonformista, per la cui presentazione non occorre altro che una delle sue famose espressioni: "I have not to declare except my genius!"

5

Il superuomo nicciano conduce al delirio hitleriano?

Intanto è da precisare che lo stesso termine "Superuomo" è fuorviante: il tedesco Übermensch corrisponde, a detta di Gianni Vattimo, alla nozione di "Oltre-uomo", figura dell'uomo che va oltre se stesso, in una nuova epoca contrassegnata dal nichilismo attivo.

Secondo Nietzsche, infatti, il nichilismo passivo che segue alla scoperta dell'inesistenza di uno scopo della vita, può essere superato solo con un accrescimento dello spirito, il quale apre le porte a una nuova epoca.

Questa nuova epoca viene annunciata in Così parlò Zarathustra (Also sprach Zarathustra). È l'era in cui l'uomo è libero dalle catene, libero dai falsi valori. Zarathustra, antico filosofo persiano vissuto nel VII secolo a.C. e fondatore dell’antica religione precristiana, diventa, nella trasfigurazione compiutane da Nietzsche, il profeta del Superuomo.

Egli, infatti, dopo un lungo periodo di solitaria meditazione, si reca nella città più vicina ed aiuta l’uomo a liberarsi dai legami che lo tengono avvinto alla "preistoria", annunciando un nuovo messaggio: «Morti sono tutti gli dèi: ora vogliamo che il superuomo viva» (Così parlò Zarathustra, p. 93).

Friedrich Nietzsche

Il Superuomo abbandona le ipocrisie dei moralisti e afferma se stesso, anteponendo alla morale comune i propri valori e la propria naturale superiorità: "Ma così volli che fosse! Così vorrò che sia"» (Così parlò Zarathustra, p. 242).

Questa teoria affonda, secondo alcuni filosofi, le proprie radici nel darwinismo, liberamente reinterpretato da Nietzsche: il Superuomo viene, infatti, concepito come il frutto più alto dell’evoluzione, l'esponente più elevato della specie umana, formatosi attraverso la lotta per l’esistenza: lotta che porta necessariamente alla vittoria del più forte contro gli inetti, i deboli e gli impotenti.

6

Il Superuomo è qualificato da una serie di caratteristiche: egli è colui che è in grado di accettare la vita, vincere le repressioni morali e sociali, lasciarsi guidare dalle proprie pulsioni lacerando così il "Velo di Maya" introdotto da Schopenhauer (ovvero la Volontà che opprime l'individuo), superare le contraddizioni e le lacerazioni in cui è costretto da tutta una tradizione di pensiero idealistica e cristiana, operare una trasmutazione di valori che rifiuti ogni giustificazione della vita che non venga dalla vita stessa, sopportare la morte di Dio, presenza invadente ed ossessiva, guardare in faccia alla realtà al di là delle illusioni metafisiche, cioè con libertà e creatività, vivere e superare l’eterno ritorno, porsi come volontà di potenza.

Da ciò emerge che la visione del Superuomo non è immaginata come presente, ma proiettata in una prospettiva evolutiva futura; ne consegue l'opportunità di rendere il termine Übermensch, come s'è detto, con "Oltre-uomo".

“L'uomo è una corda, tesa tra l'animale e il Superuomo, una corda sopra un precipizio. Un pericoloso oltrepassamento, un pericoloso andamento, un pericoloso volgersi indietro, un pericoloso trasalire ed arrestarsi.

Ciò che è grande nell'uomo, è che egli è un ponte e non una mèta: ciò che può venire amato, è che egli è un transito e una catastrofe.

Amo coloro che non sanno vivere, sia pure come decadenti, perché sono coloro che vanno oltre. Amo i grandi dispregiatori, perché sono i grandi adoratori e le grandi frecce della nostalgia verso l'altra riva.

Amo coloro che non cercano al di là delle stelle una ragione per naufragare e sacrificarsi: ma si sacrificano alla terra, onde far sì che la terra sia un giorno del Superuomo.

Amo colui che vive per riconoscere, e che vuol conoscere, onde far sì che un giorno viva il Superuomo. E così vuole il proprio tramonto.

Amo colui che lavora e scopre, onde costruire la casa del Superuomo, e preparargli il terreno, gli animali e le piante: perché è uno che vuole la propria rovina.

Amo colui che ama la sua virtù: perché la virtù è una volontà di naufragio e una freccia di nostalgia.

Amo colui che non trattiene per sé goccia alcuna di spirito, ma vuole essere interamente lo spirito della sua virtù; perché è uno che avanza come spirito sopra il ponte.

Amo colui che fa della sua virtù la sua inclinazione e il suo destino: perché è uno che a causa della sua virtù vuole e non vuole più vivere.

Amo colui che non vuole avere molte virtù. Una virtù è più virtù di due, perché è maggiormente un nodo a cui si appende un destino.

Amo colui la cui anima si spende generosamente; e non vuole essere ringraziato, e neanche ringrazia: perché è uno che sempre dona e non si preoccupa della propria conservazione.

Amo colui che si vergogna quando il dado della sorte cade in suo favore, e allora chiede a se stesso: sono forse un falso giocatore? Poiché è uno che vuole inabissarsi».

7

I tre passi per divenire superuomo

I tre passi che l'essere umano deve seguire per divenire superuomo (cioè uomo del superamento) sono:

  • Possedere una volontà costruttiva, in grado di mettere in discussione gli ideali prestabiliti;
  • Superare il nichilismo, attraverso la gioia tragica e il recupero della volontà di potenza;
  • Attuare e promuovere eternamente il processo di creazione e rigenerazione dei valori sposando la nuova e disumana dimensione morale dell'"amor fati", che delinea un amore gioioso e salubre per l'eternità in ogni suo aspetto terribile, caotico e problematico.

Il diritto del Superuomo di essere diverso gli si presenta tuttavia anche come dovere di contrapporsi all'ipocrisia della massa, un dovere che va contro la stessa tradizionale etica del dovere: l'oltreuomo contrappone al "Tu devi!" cristiano e kantiano l'"Io voglio!".

L'impulso vitale al quale egli obbedisce è, per definizione, "al di là del bene e del male".

Nel concetto di oltreuomo è essenziale la volontà di potenza, Adolf Hitler

8

Vista come momento della storia dell’uomo. Tuttavia, ed è qui che iniziano le difficoltà interpretative, a detta dei critici non è possibile identificare questa figura con quelle storiche che si sono ispirate ad essa, in primis Hitler.

Sarà, ma è lecito nutrire dubbi in proposito; è vero che la figura dell'oltreuomo non viene identificata da Nietzsche con un capo carismatico, ma con un profeta religioso quale Zarathustra, ma non si riesce a comprendere come, nei fatti, dovrebbe esplicarsi questa volontà di potenza, se non con un dominio politico-militare che passa necessariamente attraverso la violenza e la guerra.

Non è questa la via indicata da Nietzsche, secondo il quale il Superuomo è il filosofo dell’avvenire.

Gli "operai della filosofia", come Hegel, per lui non sono veri filosofi: i veri filosofi sono dominatori e legislatori: essi hanno virtù che non hanno niente a che fare con quelle degli altri: possono sopportare la verità, l’intera e crudele verità sulla vita e sul mondo; e così possono accettare veramente la vita e il mondo.

Dicono "così deve essere", prestabiliscono la meta dell’uomo e per far ciò utilizzano i lavori preparatori di tutti gli operai della filosofia e di tutti i dominatori del passato.

"Essi spingono nell’avvenire la mano creatrice e tutto ciò che è e fu diventa per loro un mezzo, uno strumento, un martello. Il loro conoscere equivale a creare, il loro creare a legiferare, il loro volere la verità a volere la potenza".

Ma questo, al di là dell'enfasi quasi poetica del brano, corrisponde ad una realtà di fatto a dir poco nebulosa: non si capisce veramente attraverso quali mezzi storico-politici non violenti si dovrebbe realizzare il loro predominio (regolari elezioni? Plagio delle masse? Acclamazione popolare?); sembra quasi che il carisma di questi Superuomini sia in grado di assicurare loro il successo per virtù di magia.

Ed è davvero difficile, per non dire impossibile, che il pensiero non corra ai deliri ideologici novecenteschi ed in particolare alle folle oceaniche che si accalcavano sotto i balconi di Hitler e Mussolini, è difficile separare la "volontà di potenza" del Superuomo dalle loro imprese belliche.

E' un dato di fatto, comunque, che la svolta in senso filo-nazista non si ebbe con Nietzsche, ma con sua sorella, Elisabeth Förster-Nietzsche, che aveva sposato Bernhard Förster, un ex insegnante di scuola superiore divenuto un agitatore antisemita, il quale progettava di creare un insediamento ariano in Paraguay.

I due convinsero quindici famiglie tedesche a fondare una colonia che sarebbe stata battezzata Nueva Germania (la colonia esiste ancor oggi) e partirono per il Sudamerica il 15 febbraio 1887.

Quando, indebitato fino al collo, Förster si avvelenò, il 3 giugno 1889, Elisabeth rimase in Paraguay ancora per quattro anni, poi fece ritorno in Germania.

Al suo ritorno Nietzsche era ormai un malato di mente, del tutto incapace di prendere parte al vivo dibattito che si svolgeva intorno ai suoi scritti.

Elisabeth si diede da fare per diffondere la fama del fratello e fondò nel 1893 a Naumburg il Nietzsche-Archiv; inoltre, dopo la morte di Friedrich, avvenuta nel 1900, provvide anche alla pubblicazione dei frammenti che vanno sotto il nome di La volontà di potenza.

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Sintesi
  • Storia: i totalitarismi
  • Italiano: Gabriele D'Annunzio
  • Greco: la ὕβρις di Serse
  • Latino: la Germania di Tacito
  • Filosofia: Friedrich Nietzsche (il superuomo)
  • Matematica: il teorema del delirio
  • Fisica: la corrente elettrica
  • Inglese: Oscar Wilde (Il ritratto di Dorian Gray)
  • Storia dell'arte: il Novecento
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