Cultura nella società di massa
Introduzione
L’arte, in ogni sua manifestazione, è la più alta espressione umana di creatività e di fantasia, ciò che permette all’uomo di esteriorizzare la propria interiorità.
Ma a cosa serve l’arte? A cosa servono la poesia e la filosofia? Perché si dovrebbero studiare personaggi che hanno detto tutto ed il contrario di tutto? Al giorno d’oggi, in un’epoca comandata dal consumismo, la cultura, la filosofia e l’arte servono veramente a qualcosa?
Quando si parla di arte e di poesia l’opinione comune generalmente accettata è che sono un prodotto assolutamente inutile.
Dall’avvento del consumismo, della società di massa, col potere e l’utilità che ci offrono il denaro e le risorse tangibili, la poesia e l’arte in generale sembrano aver perso il loro ruolo.
In effetti quest’idea non è del tutto nuova, ma trova origine già nell’Ottocento, periodo di grande decollo industriale da parte di molti paesi europei.
Praticità
Innanzitutto è necessario contestualizzare e precisare che cosa s’intende per pratico, perché se dicendo che la cultura e la filosofia sono inutili s’intende che non t’insegnano a costruire un computer o a progettare edifici, allora questo è evidente a chiunque e non è un gran problema, poiché a quei problemi ci pensa qualcun altro.
Ciò che invece è da notare è che la filosofia non si occupa di indagare e risolvere problemi particolari che possono interessare “solo” qualche persona in qualche momento della vita (come per esempio un ingegnere che deve progettare un certo modello o un sistemista che deve costruire una rete di computer), ma delle questioni universali che riguardano tutti, tutte le persone in tutti i tempi.
Il fatto di non riceverne risultati tangibili non significa affatto che sia inutile.
Nichilismo
Nella società moderna vige un nichilismo profondo, ci si accontenta di verità parziali e provvisorie, senza più tentare di porre domande radicali sul senso e sul fondamento ultimo della vita umana, personale e sociale.
In questa situazione trovare un punto fermo sembra un’utopia, ma è particolarmente evidente la causa: se siamo privi di cultura (sia essa storica, sia essa filosofica o qualsivoglia tipologia) rischiamo di assolutizzare il presente e di ritenere che tutte le scoperte ed i luoghi comuni che si ritengono veri in questo tempo siano quelli “veri” in assoluto, mentre il passato era soltanto un ammasso di superstizioni non più valide.
Questo è falso: ci vuole una cultura, essa apre le menti, ne è un esempio evidente l’epistemologia (la branca della filosofia che si occupa delle condizioni sotto le quali si può avere conoscenza scientifica), da essa si capisce che nessuna scienza (nemmeno la matematica) è vera o esatta in ogni tempo, in ogni luogo ed in ogni condizione, ma successive scoperte possono ribaltare tutto ed inoltre una certa scienza ha un senso in un ben preciso campo d’applicazione (la geometria Euclidea –quella studiata e conosciuta da tutti– perde di significato a piccolissime e grandissime scale, altre geometrie affermano per esempio che <<due rette parallele si incontrano in un punto>>).
Se si vuole capire la scienza, o pensare di poter ragionare solo con essa, bisogna saperne anche di questo: è la filosofia che ti fa rendere conto che non basta un’analisi superficiale a dar voce alle proprie convinzioni.
Cos’è il tempo, cos’è la coscienza, cosa è giusto, cosa è sbagliato, qual è il significato di libertà, perché esisto… Riuscire a trovare una risposta a queste domande non è certo facile, ma ci fa rendere conto che, come queste, ci sono un’infinità di cose che non sappiamo e che dovremmo dar meno per scontate.
La cultura è costruttiva
Tantissimi filosofi hanno affermato tesi completamente divergenti su stessi problemi.
Questo a prima vista può sembrare un aspetto di pura incoerenza, la prova effettiva che si tratta di ciarlatanerie; eppure è proprio questo fatto che ci dovrebbe far rendere conto di qualcosa di ancor più vero: le idee più grandiose non sono nate da uomini completamente isolati che hanno basato tutto sui loro progetti ed ideali, bensì nascono dal fatto di possedere una sorta di bagaglio storico formato dalle idee di pensatori del passato e tuttora consultabili così da poter discutere in modo costruttivo e critico.
È evidente che il conflitto d’ideali non è quindi un difetto, ma un segno di costruttività da cui le idee possono trovare basi e rafforzarsi.
Ciò chiaramente non significa che è tutto vero o tutto va bene anzi; significa solo tenere a mente che nessuno ha la verità in tasca e che possiamo trovarci in accordo solo con lo scontrarsi di fronte alle idee altrui.
La cultura non è metafisica
Proprio il fatto di studiare idee, discussioni e pensatori passati mette a disposizione riflessioni su problemi che tornano ogni giorno.
La politica stessa nasce dalla filosofia, essa affronta vari ideali e li rende propri o meno.
La cultura apre le menti, fornisce modelli di ragionamento, la capacità di individuare errori e scegliere da che parte stare.